Editoriale - Conte e la meritocrazia in Nazionale: Balotelli in azzurro è uno scandalo

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La scelta di Conte di riportare Balotelli in Nazionale lascia non poche perplessità: il rendimento di Mario al Liverpool non giustifica la scelta del ct.

    Sergio Stanco
Editorialista Goal Italia

Diciamo che non c’era uno che si aspettasse la convocazione in Nazionale di Balotelli e diciamo anche che era giusto così. Mario in questo inizio di stagione ha continuato sulla falsariga delle prestazioni svogliate, inconcludenti, irritanti del mondiale e, dunque, molto semplicemente, la maglia azzurra che sta vestendo in questi giorni, non se l’è meritata.

“Chi mi conosce sa bene il mio modus operandi. Prima delle convocazioni, c’erano dei calciatori che non avevano dei responsi a livello calcistico, in termini di partite giocate, come Balotelli o Cerci. Mi baso molto su quello che vedo, cosa danno e non danno i calciatori. La scelta di non convocarli è stata naturale da questo punto di vista. Valuteremo da qui alle prossime convocazioni chi giocherà e come giocherà, e anche quali atteggiamenti avrà, in campo e fuori” . Queste sono le parole di Conte del 20 settembre. Ora, a lui chiediamo, dal 20 settembre ad oggi, cos’è cambiato? Nulla dal punto di vista tecnico-tattico visto che – se possibile – le performance sul campo da allora sono addirittura peggiorate…

Il mister assicura che non è una questione di sponsor, come qualche malalingua ha voluto far credere. Che Balotelli sia in Nazionale proprio quando lo sponsor (che paga pure Mario) deve presentare le nuove scarpe, è solo una “fortunata” (per lo sponsor, s’intende) coincidenza. Se è lì, invece, è semplicemente per una scelta tecnica : “Non mi piace giudicare i giocatori per sentito dire. Voglio testarli per vedere se collimano con le mie idee, la sua convocazione era già prevista. Balotelli non sta attraversando un buon periodo, ma è titolare nel Liverpool. Lui e Cerci erano un patrimonio prima di andare all'estero, è mio dovere valutare quello che possono dare alla nazionale, non si possono escludere a priori”. A questo punto, forse, era meglio sapere che era lì per ragioni commerciali.

Già, perché quello che sta dicendo Conte è che, secondo lui, in questo momento, non abbiamo attaccanti più forti (o, meglio, più in forma) di Balotelli e da lui dobbiamo elemosinare qualche giocata e qualche speranza. A questo punto, la convocazione di Balotelli dà la misura del livello – pessimo – del nostro calcio. Che, alla fine, è anche vero, visto che il nostro parco attaccanti è composto da Immobile (criticato e non titolare al Borussia Dortmund), Pellé (centravanti del Southampton che ha esordito in nazionale a 30 anni), Giovinco (quarto attaccante alla Juve), El Shaarawy (tornato al goal col Milan domenica scorsa dopo 9 mesi di digiuno), Cerci (panchinaro cronico all’Atletico). Il nostro uomo di punta è Simone Zaza, che – con tutto il rispetto – ha segnato 2 goal col Sassuolo quest’anno (mentre la Spagna si permette di snobbare Llorente, tanto per fare un esempio…).

Questo se vediamo la questione solo dal punto di vista tecnico, perché se la affrontiamo da un punto di vista “etico”, la convocazione di Balotelli è lo specchio di quell’Italia che non conosce il concetto di meritocrazia. Perché Okaka, Gabbiadini, Matri e Quagliarella, forse, non hanno le stesse qualità di Balotelli, ma di certo la maglia azzurra se la sarebbero guadagnata con l’impegno, il sudore e la fatica e non l’avrebbero indossata per grazia ricevuta o per presunte qualità superiori.

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“Mario è uno dei cinque attaccanti – ha dichiarato Conte - se sta bene e fa quello che dico io gioca, altrimenti va in panchina o in tribuna. L'errore sta nel non considerarlo uno dei tanti, quello che in realtà è”. Questo è semplicemente falso, perché se fosse davvero come gli altri, Italia-Croazia l’avrebbe guardata - giustamente - dal divano.

 

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