Dr. Paulo e Mr. Dybala: l'argentino si trasforma tra Serie A e Champions

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Deludente in Europa, con una sola grandiosa prestazione in tre anni, devastante in Serie A: Dybala deve ancora crescere.

Segna una tripletta, batte il Benevento, allunga in vetta, lotta per la Scarpa d'Oro e supera i suoi record. Paulo Dybala HD in Serie A. Bloccato senza molti sforzi, senza ingegno, espulso. Paulo Dybala sfuocato in Champions League. Una differenza sostanziale mostrata anche nell'ultima gara giocata dalla Juventus in campionato.

Dopo la terribile notte di Torino in terra europea, Dybala si è riscattato nel match testacoda di campionato: una tripletta che lo porta a ventuno goal in Serie A e venticinque in stagione. In entrambi i casi ha appena superato di due lunghezze il precedente record ottenuto nella primavera del 2016.

A conti fatti un goal ogni due gare in Serie A con la maglia della Juventus per Dybala. E fin qui tutto bene per i tifosi della Juventus e per la stessa Joya, che sta trascinando Madama ad essere ancor più avvantaggiata nella corsa Scudetto contro il Napoli. Ma proprio questo strapotere italiano non può che mostrare ancor più la differenza con l'Europa, a pochi giorni dal 3-0 Reale vicino alla Venaria Reale.

Contro il Real Madrid non solo Dybala è stato controllato senza problemi dai giocatori del Real Madrid, senza riuscire a mostrare la classe del campionato e intravista solo contro il Barcellona nella scorsa annata, ma bensì l'ex Palermo è apparso anche nervoso e con poche idee, finendo per lasciare la Juventus in dieci.

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In Champions Dybala ha una media di appena 0,23 goal a partita, con sei goal in ventisei presenze: è stato sì decisivo contro il Tottenham, ma nel resto di questa annata europea non ha mai trovato il goal. Lo scorso anno la sua stagione migliore tra le tre con la Juventus: quattro centri, di cui due nella magnificica gara contro il Barcellona.

E' il dr. Jekyll, è mr. Hyde. E' Paulo da una parte e Dybala dall'altra, si sdoppia scindendo la classe dalla gioventù non ancora maturata. E questo deve fare l'argentino, crescere: non è Messi. Forse lo sarà in futuro, forse no, ma ora come ora è un campionissimo da mille e una notte sopratutto in Serie A, appena sufficiente in Europa.

Sono i numeri a dimostrarlo, sono i colpi mostrati in un torneo sì e uno no. Per questo Sampaoli non lo reputa imprescindibile per la Nazionale albiceleste, ben lontano dall'essere decisivo in ogni dove. Dalla serata contro il Real Madrid può solo imparare: l'anno prossimo, che sia Juventus o estero, dovrà mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti. E avvicinare la distanza che separa le due competizioni.

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