Copenaghen, il tecnico Solbakken era "clinicamente morto": poi il miracolo

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Stale Solbakken Atletico Madrid Copenaghen UEFA Europa League 02222018
Getty Images
Nel Copenaghen che sfiderà l'Atalanta c'è la bella storia del tecnico Stale Solbakken: era stato dichiarato "clinicamente morto" il 13 marzo 2001.

Nel Copenaghen che questa sera al Mapei Stadium di Reggio Emilia sfiderà l'Atalanta nella gara di andata dei playoff di Europa League c'è una bella storia che merita di essere raccontata: quella del tecnico norvegese Stale Solbakken, che dopo aver visto in faccia la morte quando faceva il calciatore è diventato un allenatore di successo.

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Era il 13 marzo 2001 e Solbakken, che giocava da centrocampista proprio nel Copenaghen e aveva 33 anni, ebbe un arresto cardiaco in campo durante l'allenamento con la squadra danese. Subito scattò l'allarme: il medico del club, Frank Odgaard, praticò immediatamente un massaggio cardiaco, dopo 8 minuti arrivò l'ambulanza.

Le speranze che Solbakken potesse farcela erano di fatto nulle, tanto che lo stesso Odgaard dichiarò Solbakken, fra lo sgomento generale, "clinicamente morto". Il suo cuore aveva smesso di battere, ma ecco che nel tragitto dal campo all'ospedale, dopo altri 7 minuti, accadde il miracolo: le pulsazioni ripresero, Solbakken tornò in vita.

Arrivato in ospedale, gli fu poi riscontrato un difetto cardiaco e gli fu impiantato un pacemaker. Il Copenaghen non si è mai dimenticato di lui e nel 2006 lo ha voluto alla guida della squadra dopo gli esordi da tecnico in patria con HamKam, compagine con cui ottenne una promozione. 

Tornato in Danimarca, Solbakken è diventato presto il tecnico più vincente del campionato danese, conquistando 7 titoli di Danimarca e 4 Coppe Nazionali. Anche in questa stagione è partito fortissimo, e attualmente è in testa alla Superligaen a pari merito con l'Aalborg, con 13 punti in 6 gare.

In Europa League si è guadagnato l'accesso ai playoff eliminando nell'ordine i finlandesi del Kups, gli islandesi dello Stjarnane e i bulgari del CSKA Sofia, a conferma di una carriera importante da allenatore. 

Ora il tecnico sogna un'altra impresa e proverà a rendere complicata la vita all'Atalanta di Gasperini. "Dovremo giocare al massimo e avere fortuna", ha detto nella conferenza stampa della vigilia. La stessa buona sorte che lo ha assistito quel 13 maggio 2001, quando il suo cuore ha miracolosamente ripreso a battere.

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