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Conte ItalyGetty

Conte studia l'Italia del merito: "Il gruppo prima di tutto, dopo il talento". Balotelli avvisato...

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I tre anni sulla panchina bianconera sono il passato, i pensieri di Antonio Conte infatti sono tutti tinti di azzurro. Dal passato di calciatore al presente da nuovo commissario tecnico di un'Italia che, dopo la disfatta brasiliana, ha un disperato bisogno di rialzare la testa.

In una lunga intervista concessa a 'La Gazzetta dello Sport', infatti, l'ex allenatore della Juventus ricorda ancora la sua prima convocazione in Nazionale: "Sacchi giocava con il 4-4-2 e noi alla Juve avevamo ancora il libero e il tornante. Ero contentissimo, ma mi venne subito un gran mal di testa. Ecco perchè io penso che l'Italia debba avere sistema e giocate memorizzati, come in un club. Quando ho cominciato a fare l’allenatore ho pensato a me stesso. Voglio dare a gente meno dotata tecnicamente la possibilità di soluzioni che consentano di inserirsi nel gioco".

Quindi il nuovo CT si proietta sulle sue di convocazioni: "La coperta è un po’ corta dovunque, esclusi i centrali. Ma l’organizzazione di gioco aiuterà.Tutti mi chiedono se ci saranno sorprese e io mi chiedo a cosa si riferiscano. Il gruppo è quello di Cesare, uno più uno meno in relazione alla mia idea di calcio. Anche perché, lo dico subito, non bastano due-tre minuti in A, o magari due goal in una partita. La Nazionale è un premio, qualcosa da conquistare".

Si passa al capitolo giovani: "Non voglio stravolgere il bel lavoro di Sacchi e Viscidi, al quale affianco Sandreani. Deve esserci un certo modo di difendersi, i due attaccanti da far giocare vicini, oppure la ricerca di esterni offensivi che consentano di passare dal 4-4-2 al 4-2-4. giovani, soprattutto Under 21 e 20, devono essere il serbatoio della Nazionale ma devono meritarla. Nelle Under c’è un sistema definito, il 4-4-2 o il 4-2-3-1 nelle sue declinazioni. Ma per me contano più i principi dei numeri. E cioè voler fare noi la partita, essere corti, intensi, aggressivi, recuperare subito palla".

Conte non esclude neppure di utilizzare anche con l'Italia il 3-5-2 già utilizzato con successe alla Juventus, e ribadisce: "La mia Juve è sempre stata propositiva. Il 3-5-2 è un’evoluzione offensiva del 4-2-4 perché attacca con cinque uomini invece di quattro. Ho un progetto a lunga scadenza. Ma rispetto alla Juve, che sugli esterni aveva un difensore e un centrocampista, mi piacerebbero due esterni che facciano male in attacco".

Sui nomi, però, il tecnico salentino preferisce non sbilanciarsi: "Berardi deve crescere in pace. El Shaarawy ora sta bene fisicamente, è tecnico, veloce, completo, può diventare top. Candreva ovviamente è tra i papabili, così come Insigne. Il napoletano ha gran talento, è geniale nell’uno contro uno ma non è facile giocare nella propria città".

Non poteva mancare il nodo Balotelli: "Non ho preconcetti né favoritismi nei confronti di nessuno. Se andare in Premier sia una scelta positiva o negativa non so, ma so che chi arriva in Nazionale deve poi meritare di restare. Conta più l’uomo del calciatore. Io ho sempre puntato sugli uomini. Li valuto dai piedi al collo. Non guardo in faccia. Il talento viene dopo, prima devi metterti a disposizione del gruppo, sennò… ".

Conte quindi spiega la sua idea di centrocampo in cui, a sorpresa, potrebbe non esserci troppo spazio per Pirlo: "Gli parlerò nei prossimi giorni. Aveva dato l’addio, io ho un’idea ben chiara e voglio confrontarmi con lui.  Verratti è un talento, ha fatto un buon Mondiale, sono curioso di allenarlo e vedere dove può giocare. La mia idea è quella di avere un centrale e poi gente “di gambe” come Pogba, Marchisio e Vidal, che si inserisca e faccia due fasi. Vedo bene anche De Rossi centrale con la possibilità che, in fase difensiva, scali per comporre la difesa a quattro".

Infine Conte rivela: "Aver scoperto di poter essere il primo allenatore del Sud è uno dei motivi che mi hanno portato ad accettare l'incarico. Un motivo di orgoglio in più.  Il mio obiettivo è quello di fare capire che preferisco perdere in contropiede piuttosto che stare ad aspettare a metà campo ma, soprattutto, trasmettere amore per l'Italia che, con le sue quattro stelle, viene solo dopo il Brasile".

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