Il 'diktat' di Conte: "In Nazionale la parola d'ordine è 'Noi', chi pensa con l'io sta a casa"

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Conte ribadisce la sua filosofia in chiave Italia e svela: "Alla prima chiamata di Tavecchio dissi 'no', ma poi è stato bravo a convincermi".

Prima il gruppo, poi i singoli, è l'ennesimo messaggio lanciato da Antonio Conte per chi vuole ambire a giocare nell'Italia. Il commissario tecnico privilegia il collettivo e lo ribadisce, tra aneddoti e disquisizioni di natura tattica.

Lo fa al 'Corriere della Sera', dove enuncia il proprio 'diktat': "Il talento da solo non basta. Ecco perché in Nazionale la parola d’ordine è: noi. Chi pensa con l’io può restare a casa. Mio padre, in tutta la sua vita, sarà venuto si e no dieci volte a vedermi giocare. Serve il sacro fuoco. E se non ce l’hai è un guaio. Credo che l’Italia debba essere una conquista. Solo così la puoi apprezzare e lottare per difendere il posto. Certo, adesso è difficile perché i giocatori eleggibili sono sempre meno...".

Niente codice etico, ma comportamenti ben precisi da tenere: "Io sono diverso da Prandelli. Le mie regole sono chiare e non c’è bisogno di codificarle. Quanto a Twitter, credo che sia lecito aspettarsi buonsenso da parte di tutti".

Il passaggio dal club alla Nazionale non è stato proprio tutto 'rose e fiori' per Conte: "Manca il lavoro di tutti i giorni e il contatto quotidiano con i giocatori. Intendo la Nazionale come un club e per riuscirci devo fare in una settimana ciò che alla Juve facevo in un mese".

Tra le nuove funzioni c'è il 'tour' tra le squadre di Serie A: "Con i tecnici sto cercando di costruire un rapporto trasparente, che vada oltre gli interessi personali. Mi fido di loro, sperando che loro si fidino di me. Osvaldo è un esempio: l’Inter, dopo l’infortunio, vuole farlo allenare per consentirgli di ritrovare la condizione. E io non lo chiamerò".

L'allenatore salentino, sulla panchina azzurra, non pensava minimamente di esserci: "Non era nei miei pensieri. Ero in vacanza in Croazia con le infradito e alla prima telefonata con Tavecchio ho risposto di no. Il presidente, però, è stato bravo a convincermi. Così sono dovuto andare in un negozio e in tutta fretta mi sono fatto fare il vestito per la presentazione...".

L'approdo di Conte ha rilanciato il progetto Italia: "Mi piace che intorno alla Nazionale ci sia nuovamente entusiasmo. Spero che sia contagioso e che serva a riempire San Siro contro la Croazia perché sarà dura. Ora rappresento il Paese, sono l’allenatore di tutti. Ma se ci sarà bisogno di andare in guerra non mi tirerò indietro. Difendo sempre il mio gruppo".

Il cavallo di battaglia del ct resta il 3-5-2: "È un sistema che conoscono tutti. E l’obiettivo, adesso, è dare certezze ai giocatori per arrivare a qualificarci all’Europeo. Dopo valuteremo pro e contro. Avremo un mese di tempo per lavorare e creare una macchina da guerra. Magari, a quel punto, cercheremo un’evoluzione tattica. E poi i numeri sono fine a se stessi. Sono freddi, aridi. Ciò che conta è l’interpretazione del modulo, la voglia di evolversi".

Sugli interpreti: "Qualcosa si può inventare. Candreva il ruolo di mezzala l’ha già fatto e lo può fare. E poi nella prossima convocazione vedrete qualche giocatore nuovo. Dualismo Pirlo-De Rossi? In mezzo al campo c’è la coda. Serve un regista basso che sappia dettare i tempi del gioco, con due incursori bravi a giocare ad alta intensità. De Rossi negli anni si è specializzato a giocare davanti alla difesa, tanto che nella Roma entra spesso nella linea a quattro. Può fare anche il difensore centrale a tre, ma bisogna lavorarci sopra. Barzagli? E' un ragazzo generoso, lo aspetto a marzo".

"Sono luoghi comuni - ha proseguito - La risposta è il Bayern: giocano a tre dietro ma qualcuno può sostenere che sia una squadra votata a difendersi? È un piacere per gli occhi, così come il Real Madrid. Ancelotti è riuscito a convincere 11 campioni a fare le due fasi e propone delle ripartenze entusiasmanti".

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Il divario tra il nostro calcio e quello estero resta lampante: "Il livello si è abbassato e si sta abbassando ancora. Dobbiamo farcene una ragione. Pensiamo di essere ancora i campioni del mondo, ma non è più così. Guardo tanto calcio straniero e dico che a livello tattico siamo i più bravi. Ma bisogna migliorare l’intensità negli allenamenti. Perché se un giocatore si allena piano, va piano anche la domenica".

Conte pensa solo al presente: "Ora sono concentrato sull’Europeo e anche se tutti dicono che ci qualificheremo, non siamo in una situazione di serenità. Guardare oltre l’Europeo per me è impossibile".

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