Claudio Paul Caniggia, il 'Figlio del vento' che amava gli eccessi

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Claudio Caniggia
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Dalle prodezze in campo agli eccessi fuori dal terreno di gioco: la 'vida loca' di Claudio Paul Caniggia, il 'Figlio del vento' del goal.

Giocatore forte e decisivo in campo, uomo amante degli eccessi e personaggio eccentrico fuori dal rettangolo di gioco. Questa dicotomia accompagnerà Claudio Paul Caniggia per tutta la durata della sua carriera e oltre, accompagnandolo fino alla contemporaneità.

Caniggia nasce a Henderson, una cittadina nel Nord-Est dell'Argentina, il 9 gennaio 1967. Da ragazzo coltiva la passione per l'atletica leggera. Corre i 100 metri, i 200 e i 400 con buoni risultati e pratica il salto in lungo, gareggiando a livello locale e distinguendosi nella velocità pura. Accreditato di un tempo di 11'' sui 100 metri, viene subito soprannominato in patria 'El Hijo del viento', 'Il Figlio del Vento', appellativo che gli resterà anche durante la sua esperienza da calciatore.

Il calcio è infatti il secondo amore di Caniggia e finisce per diventare il primo quando a 15 anni il ragazzo entra nel Settore giovanile del River Plate, che si accorge che Claudio può fare grandi cose anche con la palla fra i piedi. Cresce così nel mito del brasiliano Garrincha (fatto strano per un argentino) come ala pura di grande talento. Con i 'Millonarios', con cui sviluppa anche buone doti tecniche, esordisce nella Primera División argentina nella stagione 1985/86.

La squadra, trascinata dai goal del 'Principe' Enzo Francescoli, vince il campionato, per poi trionfare in Copa Libertadores, nella Coppa Interamericana e in Coppa Intercontinentale. Questi ultimi tre successi sono vissuti però marginalmente dall'ala di Henderson, che in quel momento è una riserva della squadra e non scende in campo nelle finali. Ma già nel corso della stagione 1986/87 Caniggia scala le gerarchie e diventa un titolare, totalizzando 24 presenze e 3 goal nella Primera División argentina.

Con il River disputa anche la stagione 1987/88 (28 presenze e 5 goal) prima dello sbarco in Europa. La partita che gli cambia la carriera è quella del debutto con la Nazionale argentina, il 10 giugno 1987. L'Albiceleste gioca infatti un amichevole a Zurigo contro l'Italia. Gli Azzurri di Azeglio Vicini vincono 3-1 contro i Campioni del Mondo in carica, trascinati da un Vialli in stato di grazia, ma nella formazione sudamericana si mette in evidenza proprio la giovane ala con alcune accelerazioni nei minuti finali.

È quella la prima volta che Claudio incontra e conosce Diego Armando Maradona, con cui nasce una profonda e fraterna amicizia oltre a un grande feeling sul campo. A Zurigo Caniggia è notato dai dirigenti della Roma, che lo prenota per la stagione successiva, ma nel momento in cui bisogna versare la prima rata pattuita con il River, la paga in grave ritardo.

Claudio Paul Caniggia River Plate

Sul ragazzo si inserisce così il Verona, che versa 3 miliardi di Lire nelle casse del club di Buenos Aires e se lo assicura per la stagione 1988/89, bruciando i giallorossi, che devono ripiegare sul brasiliano Renato Portaluppi. Volto efebico, con una chioma di lunghi e folti capelli biondi ossigenati e l'immancabile cerchietto per tenerli a bada, Caniggia sbarca in Italia nell'estate 1988 con un look da rockstar. Viene presentato come un "Fanna con i capelli" assieme agli altri due stranieri dei Mastini, il connazionale Pedro Antonio Troglio e il difensore tedesco Thomas Berthold.

Il suo primo impatto con il calcio italiano è la Coppa Italia, che vive il suo primo turno a gironi fra agosto e settembre. Caniggia debutta al Menti il 21 agosto 1988 nel derby con il Lanerossi Vicenza, e decide l'infuocata sfida segnando l'1-0 all'87'. La sua rete scatena però l'invasione di campo dei tifosi biancorossi e la guerriglia, con gli ultras che approfittano anche di un guasto all'impianto di illuminazione per darsele di santa ragione. L'arbitro Quartuccio di Torre Annunziata sospende la gara e il Giudice sportivo assegna il 2-0 a tavolino in favore degli scaligeri.

La squadra di Bagnoli, con Caniggia all'ala destra, si qualifica alla seconda fase ed è inserita in un girone apparentemente proibitivo con la Sambenedettese, il Torino e il Milan di Sacchi, che vede l'argentino grande protagonista. La sua partita capolavoro è quella con il Torino al Bentegodi il 14 settembre. I gialloblù schiantano in casa i granata di Radice per 4-0. Dopo il 2-0 targato Troglio e Galderisi, i tifosi si alzano in piedi per applaudire la straordinaria giocata dell'ala argentina, che propizia il 3-0 di Pacione. Caniggia percorre palla al piede tutta la fascia laterale sinistra saltando diversi avversari. Poi, arrivato alla bandierina del calcio d’angolo, sterza ad angolo retto verso la porta avversaria e, in equilibrio sulla linea di fondo, quando si trova a due passi dal palo, offre all'indietro al suo compagno il più facile degli assist.

Nella sfida successiva con il Milan segna il provvisorio 1-0 per i suoi, per poi completare l'opera con una doppietta nel 5-0 alla Sambenedettese che porta gli scaligeri dritti ai quarti di finale. Il cammino del Verona in Coppa Italia si interrompe tuttavia ai quarti, dove ad avere la meglio nel duplice confronto di gennaio è il Pisa di Romeo Anconetani (2-1 a Verona, 1-0 a Pisa). 

In campionato le cose vanno meno bene. Il 9 ottobre 1988 debutta in Serie A in Verona-Pisa 2-2, ma colleziona solo 21 presenze e 3 goal, segnati al Milan (che negli anni in Italia sarà la sua vittima preferita), alla Lazio e al Torino. Il veloce argentino deve infatti fare presto i conti con gli interventi ruvidi dei difensori della Serie A e il 22 gennaio 1989 al Dall'Ara contro il Bologna si rompe una gamba. La convalescenza è lunga, visto che deve star fuori 4 mesi. Senza la sua stella il Verona, partito con ambizioni europee, deve accontentarsi di un mediocre 11° posto ed uscire sul più bello dalla Coppa Italia.

Diego Armando Maradona Claudio Paul Caniggia Verona Napoli 12111988

Al periodo della sua assenza dai campi, secondo molti, similmente a quanto accaduto a Maradona anni prima, risalirebbe anche l'inizio degli eccessi nella vita mondana del calciatore argentino. Caniggia, infischiandosene dei consigli di Bagnoli, avrebbe iniziato a frequentare assiduamente il negozio di parrucchiere di Lele Mora non distante dall'Arena, diventato il ritrovo di vip, calciatori e belle ragazze.

Le forze dell'ordine aprono un'inchiesta, che porterà alla condanna di Mora e di altre persone per spaccio di sostanze stupefacenti. "Un’attività gaudente - scrivono i giudici nella sentenza - i cui ingredienti tuttavia non erano soltanto le feste e le ragazze facili, ma anche la droga”. Cocaina soprattutto. Di cui si vocifera che Caniggia abbia iniziato a fare uso. Tant'è che alcuni tifosi veronesi con un gioco di parole lo ribattezzano 'Claudio Paul varina', dal termine 'polvarina' che in dialetto veneto significa 'polverina'.

Ai problemi fisici ed extra campo del talento argentino si aggiunge una crisi economica della società, che conduce in estate alla cessione dei migliori componenti della rosa del Verona: Caniggia va all'Atalanta per appena 300 milioni in un'operazione da che porta in riva all'Adige lo svedese Robert Prytz.

"Caniggia è stato il più forte giocatore che ho visto con questa maglia nei miei 30 anni di Atalanta, - dichiara a 'Bergamo News' nel maggio 2020 l'ex segretario generale del club nerazzurro Giacomo Randazzoassieme naturalmente a Gaetano Scirea, che morì tragicamente proprio quell’anno. Il Verona nell’84 ci aveva fregato Elkjaer, non ricordo se era lo stesso anno in cui Previtali era arrivato a un passo da concludere anche la trattativa per Gullit che poi invece andò al Milan. Però con Elkjaer il Verona vinse lo Scudetto e allora ci prendemmo la rivincita con Caniggia".

"Alla presentazione erano in migliaia sotto la sede in viale Giulio Cesare, c’era un mare di gente e Caniggia si affacciò a salutare i tifosi. l’Atalanta aveva acquistato un top". 

Il 1989/90 è probabilmente la miglior stagione di Claudio in Italia. I vizi fuori dal rettangolo verde restano ma in campo Caniggia dà spettacolo, e anche grazie al lavoro atletico fatto per recuperare dall'infortunio, con la sua rapidità e agilità diventa imprendibile per i difensori avversari e sotto la guida di Emiliano Mondonico inizia ad accentrare la sua azione, e si trasforma in un'eccezionale seconda punta.

"Quando Mondonico ci lasciava il martedì libero scappavo a Montecarlo. - racconta in un'intervista a 'Libero' - Il mercoledì mattina, alle 6,30 partivo: Montecarlo-Bergamo in due ore e mezza con la Porsche, a 240 km/h".

In campionato segna 8 goal: decide la sfida di Torino contro la Juventus, va a segno 2 volte fra andata e ritorno contro la Roma, con Lazio (doppietta) e il Genoa, oltre che nuovamente con il Milan. Assieme a Glenn Peter Stromberg e a Paulino Evair trascina la Dea al 7° posto finale che vale la qualificazione alla Coppa UEFA, candidandosi ad essere uno dei protagonisti dei Mondiali di Italia '90 con l'Argentina

Nella gara inaugurale contro il Camerun, tuttavia, il difensore Benjamin Massing, per fermare 'Il Figlio del vento' lanciato in contropiede da Batista, non esita ad abbatterlo con un fallaccio che è considerato ancora oggi il più violento della storia dei Mondiali. L'impatto con le gambe dell'argentino è violentissimo e mentre l'arbitro estrae il rosso diretto al giocatore africano, l'attaccante fa un volo rovinoso prima di restare a terra dolorante.

Claudio si rialza, e, pur non al meglio, gioca 5 giorni dopo anche la decisiva gara contro l'U.R.S.S. nel Gruppo B. Ma il meglio lo dà nella fase ad eliminazione diretta. Prima, imbeccato dal suo amico Maradona, segna il goal che elimina il Brasile agli ottavi, poi, nelle semifinali di Napoli contro l'Italia, punisce Zenga in uscita con un beffardo colpo di testa e con il suo guizzo porta la partita ai supplementari. Ai rigori passa la Selección, con Goycochea che spegne definitivamente le notti magiche. Squalificato, non può poi dare il suo apporto in finale nella gara persa con la Germania.

Caniggia Claudio Paul Atalanta Serie A

Nel suo secondo anno a Bergamo incrementa ancora il numero dei goal segnati, 10, castigando fra gli altri il Milan di Sacchi e portando la Dea fino ai quarti di finale di Coppa UEFA. I nerazzurri eliminano Dinamo Zagabria, Fenerbahçe e Colonia prima di cedere nel Derby con l'Inter ai quarti. I tifosi lo eleggono a loro beniamino e gli dedicano un celebre coro sulle note di 'La notte vola' di Lorella Cuccarini.

"Vola, Caniggia vola. Elimina l'Italia e portaci in Europa col sachelì de coca (sacchetto di coca, ndr). Caniggia vola...".

In campionato la squadra non riesce a ripetersi e conclude al 10° posto. L'avventura in nerazzurro si chiude nel 1991/92 (31 presenze e 8 goal) per un totale di 92 presenze e 30 reti complessive prima dello sbarco alla Roma nel 1993.

"Chiudemmo l'operazione col presidente Percassi nell’ufficio di Ciarrapico, - ricorda Randazzo - per l’Atalanta fu un affare da 10 miliardi. Pensare che era stato pagato 300 milioni…".

La Dea si assicura una mega plusvalenza, la Lupa, con qualche anno di ritardo, porta in giallorosso il veloce argentino. Caniggia sembra destinato a fare il definitivo salto di qualità, ma gli eccessi fuori dal campo gli costeranno carissimi. L'argentino gioca poco in campionato (15 presenze e 4 goal) mentre dà il meglio di sé in Coppa UEFA (3 goal in 4 gare) e in Coppa Italia (2 reti in 6 partite, fra cui il 2-0 nella semifinale con il Milan che risulta decisivo per il passaggio del turno dei giallorossi). 

Il 21 marzo 1993 però, al termine della gara di campionato contro la Roma, nelle sue urine vengono trovate tracce di cocaina. Il 22 aprile, Caniggia, che era stato sospeso in via cautelare dal suo club, viene squalificato per 13 mesi, mentre al club giallorosso è inflitta una multa di 100 milioni per responsabilità indiretta. Lui si dichiara innocente e c'è chi come Maradona sostiene che gliel'abbiano fatta pagare per quel goal all'Italia. 

Sta di fatto che l'avventura italiana si conclude nel peggiore dei modi. Scaduta la sanzione il 18 maggio 1994, dopo oltre un anno senza giocare, Caniggia riparte dal Benfica, dove ritrova confidenza con il goal (23 presenze e 8 goal). Convocato da Basile per i Mondiali del 1994, decide con una doppietta la gara con la Nigeria, al termine della quale il suo amico Diego sarà squalificato perché positivo all'efedrina e ad altre sostanze proibite.

Diego Maradona Claudio Caniggia Boca Juniors Kiss 1996

Maradona lo chiama con sé al Boca Juniors, e i due amici si ritrovano assieme con la maglia degli Xeneizes. Caniggia segna abbastanza, ma con poca regolarità: 12 goal in 29 presenze nel 1995/96, poi un anno di inattività e altre due stagioni fino al 1998. Nel 1996, dopo un goal segnato al Velez su assist del Pibe de Oro, è protagonista del celebre bacio sulle labbra con il suo compagno di squadra, che fece molto discutere.

Conclusa l'avventura con il Boca, non convocato da Passarella per i Mondiali del 1998 perché rifiuta di tagliarsi i capelli, fa ritorno per un breve periodo all'Atalanta, in Serie B (17 presenze e un goal) prima che Ivano Bonetti lo voglia al Dundee FC. In Scozia Caniggia rinasce, vivendo una seconda giovinezza che lo porta anche a giocare con i Glasgow Rangers e a vincere un campionato, 2 Coppe di Scozia e 2 Coppe di Lega.

Il ritorno ai vertici convince Bielsa a portarlo ai Mondiali 2002 quando ha 35 anni, senza mai schierarlo. Caniggia, che con l'Albiceleste aveva vinto una Copa America nel 1991, chiude con 16 reti in 50 gare. Non con il calcio giocato perché dopo una stagione col Qatar SC (18 presenze e 5 goal) torna all'attività agonistica nella stagione 2012/13 con altri vecchi campioni come Martin Keown, Ray Parlour e Brian McBride nel Wembley FC, società semiprofessionistica inglese, e riesce nell'impresa di far goal in FA Cup a 45 anni.

Ritiratosi definitivamente al termine di quell'avventura, recentemente è tornato alla ribalta per fatti riguardanti la sua vita privata. Separatosi dopo 31 anni dalla sua prima moglie Mariana Nannis, che gli ha dato 3 figli, per volontà di quest'ultima, ha iniziato una discussa relazione con la sexy giornalista e modella Sofia Bonelli, di 26 anni più giovane di lui.

L'ex moglie ha chiesto a Caniggia la separazione, accusando il marito di consumo di sostanze di stupefacenti e numerosi tradimenti, e pretendendo 40 milioni di euro di risarcimento. 

"Io voglio dargli il divorzio, - ha detto la Nannis al programma 'Live - Non è la D'Urso' - ma deve essere più pulito. Lo sto facendo per i miei figli perché abitano nello stesso hotel dove vive lui con la sua amante che fa la prostituta. Lei ha un sito web dove va con gli uomini a pagamento. Voglio solo salvare mio marito dalla prostituta e dalla tossicodipendenza. Ha avuto una perquisizione per droga già quando giocava in Italia, faceva uso di cocaina, io ho cercato di salvarlo e l'ho fatto ricoverare tre volte, ma lui è scappato. Se smettesse di drogarsi e io ne fossi sicura tornerei con lui. Ci ho provato tre volte, ora deve pensarci la giustizia a farlo ricoverare anche contro la sua volontà".

"Ho fatto tutti i test richiesti dalla legge. Non ho problemi perché sono pulito. - ha ribattuto Caniggia - Le accuse di violenza di genere? Dovrà dimostrarle davanti ai  giudici. Non ho mai commesso violenze né contro di lei né contro nessuna donna. Quello di Mariana è solo terrorismo mediatico. Ora sta danneggiando la mia immagine. Forse nella mia vita ho avuto un periodo di eccessi, ma è successo molti anni fa. Quindi non posso accettare queste accuse".

Anche due dei suoi figli, la procace Charlotte, che ha partecipato al reality 'L'Isola dei famosi', e il figlio più grande, Alexander, arrestato di recente per violazione del lockdown, sono saliti spesso alla ribalta delle cronache. Mentre a livello lavorativo il sodalizio con l'amico Maradona potrebbe rafforzarsi al Gimnasia: il nome di Caniggia è infatti fra i papabili per far parte dell'entourage del tecnico. 

"Mi piacerebbe moltissimo", ha ammesso l'ex atalantino ad 'As'. Ma la sua vida loca continua a far discutere.

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