Buffon ammette: "Juventus? Non voglio incontrarla in finale di Champions"

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Il portiere del PSG parla alla 'Gazzetta dello Sport': "In Nazionale? Mancini mi ha chiesto la disponibilità, ma è una possibilità nulla".

In molti lo davano per finito, anzi, la sua carriera ad un certo punto sembrava davvero finita. Poi Buffon ha scoperto l'amore del Paris Saint-Germain e la voglia di continuare a lottare per grandi obiettivi come la Champions League. Oggi il portiere si è raccontato alla 'Gazzetta dello Sport', toccando vari temi, tra i quali ovviamente anche la Juventus.

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Queste le sue parole in merito al suo attuale momento in Francia: "Mi sento più forte di cinque anni fa. Dopo una settimana hanno capito che non era arrivato uno che stava invecchiando, ma che voleva ritagliarsi spazi importanti e se li sta guadagnando. Senza perdere di vista il focus: far crescere la squadra. Ho conquistato il ruolo che volevo e per il quale sono stato scelto: mettere a disposizione le mie conoscenze per fare crescere l’ambiente e dimostrare che ci sono ancora e ci sono bene".

Poi spazio inevitabilmente alla Juventus: "Nessun rimpianto e nessuna delusione. Io e la Juventus abbiamo programmato insieme, da molto lontano, un percorso d’addio che ha chiuso il cerchio in modo perfetto. Questa settimana ero in Italia, ho telefonato ad Andrea e mi ha dato il permesso di allenarmi tre giorni alla Continassa.

PSG-Juventus a Madrid come finale di Champions? No, perché non voglio che la mia eventuale gioia sia condizionata dalle lacrime dei miei ex compagni e dei miei ex tifosi. Ne abbiamo già piante troppe insieme. Mi merito una gioia piena. Se proprio devo affrontare la Juventus, meglio prima della finale".

PS Buffon

Buffon parla infine anche di Nazionale: "Dopo la Svezia, Gigi Di Biagio mi telefona e mi dice che ha bisogno di me per le due amichevoli. Anche se era un momento difficile, per amicizia e senso di responsabilità io ho risposto di sì. Ma a quel punto sono state dette cose vergognose, mi hanno fatto passare per l’imbucato alla festa, per il vecchio che si aggrappa alla poltrona. Per vincere servono esperienza, personalità, carisma. E allora, per orgoglio e dignità, anche a costo di sembrare superbo, mi sono fatto da parte.

A Mancini, molto carino, che mi ha chiamato per chiedermi una disponibilità in caso di grande emergenza, ho detto sì, ma non ce ne sarà bisogno. Dietro a Donnarumma ci sono Perin, Sirigu, c’è Cragno che sta crescendo, tornerà Meret. Possibilità remota quindi quella di rivederla in azzurro? Possibilità nulla".

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