Birsa si racconta a Goal: "A Verona sono rinato, la Roma è la vera anti-Juventus"

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Abbiamo intervistato in esclusiva il fantasista sloveno del Chievo: ci ha parlato degli obiettivi dei veronesi e della partita di giovedì contro la Roma.

Non chiamatela “sorpresa”, altrimenti potrebbero offendersi. Il Chievo, ormai, si considera una realtà. E se nelle griglie di partenza della vigilia tutti si ostinano a farlo partire dalle retrovie, spesso in ultima fila, affari loro. D’altronde, basta guardare le partite per rendersene conto: “Non credo che il Chievo possa essere definito una sorpresa – ci racconta con orgoglio Valter Birsa in esclusiva - perché già l’anno scorso avevamo fatto bene e giocato un bel calcio. E anche in questo campionato abbiamo dimostrato di avere personalità e mentalità, in particolare siamo sempre riusciti a giocarcela alla pari con tutte, anche con le grandi. Dunque la nostra classifica non è un caso, ma semplicemente una conseguenza di questo approccio e della convinzione nei nostri mezzi”.

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E non cercate di carpire la ricetta di questo Chievo dei miracoli – questa sì un’etichetta immarcescibile e più che meritata – perché nessuno è disposto a svelarne i segreti, ammesso che di segreti si possa parlare: “A fare la differenza la fanno l’organizzazione societaria, la chiarezza di idee dello staff tecnico e l’impegno che mettiamo tutti noi giocatori quotidianamente. Non conosco altre ricette per ottenere risultati”.

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Di certo, a Verona ci deve essere un’aria particolare, se è vero che chi ci arriva trova un’isola felice e spesso mette radici: “Personalmente – continua il fantasista sloveno del Chievo – mi trovo benissimo. Dal punto di vista professionale, poi, si può dire che sono rinato. Qui ho trovato due elementi essenziali: serenità e continuità. Quando sono arrivato qui venivo da qualche esperienza in cui avevo giocato poco, mi serviva riprendere un po’ il ritmo e ritrovare la condizione. Ci è voluto un po’, ma poi sono riuscito a rimettermi in forma, anche psicologicamente, e i risultati si sono visti. Ora qui sto davvero bene, anche perché l’ambiente è tranquillo e si può lavorare senza troppe pressioni”.

Eccolo, forse, il “segreto” di questo piccolo miracolo italiano. Come sempre il Chievo parte per salvarsi, e come spesso accade l’asticella si alza in fretta, dopo poche partite, quelle che bastano al gruppo di Maran per ricordare a tutti quali siano le qualità di una rosa probabilmente sottovalutata: “Il nostro obiettivo deve essere la salvezza fino a quando la matematica non ci dirà che l’abbiamo raggiunta – ci conferma Birsa -  ma è chiaro che nella nostra testa quando scendiamo in campo c’è sempre il pensiero di fare meglio. Quello è il primo step, ma poiché il mio primo anno qui siamo partiti malissimo (2014-2015, ndr), riuscendo a salvarci solo con una rimonta clamorosa, è meglio procedere per passi. Detto questo, siamo tutti convinti di poter raggiungere questo obiettivo e di poter fare meglio, ma non sono target che si raggiungono a parole, bisogna dimostrare di meritarli sul campo”.

E forse anche lo stesso Maran meriterebbe maggiore considerazione, perché sebbene il suo lavoro sia sotto gli occhi di tutti, troppo spesso passa in secondo piano. Birsa rende onore al suo tecnico: “Secondo me il mister era sottovalutato fino a qualche tempo fa, ma ora non lo è più, perché è impossibile non essersi accorti delle sue qualità e del suo ottimo lavoro. Credo che tutti ormai lo abbiano notato e non ho dubbi che avrà davanti a sé una radiosa carriera, anche perché è ancora giovane”.

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Ma Maran non è l’unico ad essersi messo in luce in questo inizio di stagione, perché le statistiche di Birsa parlano chiaro: 16 presenze su 17 in campionato, quattro gol fatti (6 l’anno scorso su 35 partite giocate) e una maturità raggiunta forse un pizzico troppo tardi, altrimenti chissà cosa sarebbe potuto succedere… “Alla mia età (30 anni, ndr), non vivo più di rimorsi, vivo il presente. Per altro a Verona sto benissimo e sono molto sereno. Professionalmente mi sento realizzato, personalmente ho una bellissima famiglia con la quale passo tutto il tempo libero a disposizione. Non potrei chiedere di meglio. Preferisco vivere il quotidiano piuttosto che sognare”.

Anche perché lo sloveno qualche soddisfazione quest’anno se l’è tolta, come ad esempio schiantare l’Inter alla prima giornata con una doppietta decisiva: “E’ sempre difficile giudicare da fuori, ma tutti gli allenatori hanno bisogno di tempo per trasmettere le proprie idee. Quell’Inter aveva cambiato allenatore da poco e cercava di assestarsi. Molti dei suoi giocatori erano rientrati tardi da Europeo e Coppa America e De Boer non era neanche riuscito a fare il ritiro. Detto questo, noi abbiamo sfruttato il momento, fatto la nostra partita e vinto meritatamente. Di partite importanti ne ho giocate tante, da gare di Champions a Mondiali passando per una finale di coppa in Francia, ovvio però che la gara contro l’Inter difficilmente la dimenticherò. Credo sia stata una delle mie migliori in assoluto”.

Ora, però, arriva un altro appuntamento importante, la sfida contro una Roma delusa dalla sconfitta di Torino ma con tanta voglia di rivincita. La Roma di un’icona come Totti, un simbolo a cui tutti i trequartisti come Birsa (e non solo) guardano con grande ammirazione: “Mi ci vorrebbe un’ora per parlare di un campione come lui. E’ un giocatore magnifico, con un talento infinito, che per quello che ha fatto e per la sua qualità rimarrà non solo nella storia della Roma e del calcio italiano, ma di quella mondiale, perché è uno dei giocatori più forti in assoluto che sia mai nato. E’ il numero 10 per eccellenza, uno che non smetteresti mai di guardare perché le sue giocate sono uniche”.

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La Roma di oggi, però, non è solo Totti e Birsa mette in guardia i compagni. Quando gli chiediamo chi toglierebbe ai giallorossi, ha solo l’imbarazzo della scelta: “Solo uno o posso sceglierne di più...? Ce ne sono talmente tanti… C’è Dzeko che dopo un anno difficile ora sta dimostrando di essere davvero un grande attaccante, c’è Nainggolan a centrocampo, che – se giocherà - si farà certamente sentire, poi là davanti ci sono anche Perotti e Salah che hanno una qualità mostruosa, non puoi perderli di vista un attimo che ti puniscono. Giovedì dovremo stare molto attenti e concentrati. Ho visto la gara di sabato sera: penso si siano affrontate due squadre fortissime, la Juve ha vinto una partita difficile, in cui anche la Roma ha avuto le sue occasioni. Nel complesso, credo che la qualità della rosa della Juve faccia ancora la differenza, perché può contare su giocatori che possono cambiare la partita in ogni momento, anche partendo dalla panchina. Quella partita, però, ha confermato che la Roma è la vera anti-Juventus”. Ma occhio a questo Chievo, “l’anti-sorpresa” del campionato…

 

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