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Andrea Carnevale, il calcio come riscatto: drammi, goal, cadute e trionfi

10:06 CET 12/01/22
Andrea Carnevale
Ha vinto con Napoli e Roma e ha giocato i Mondiali, superando drammi familiari, squalifiche e guai con la giustizia: la storia di Andrea Carnevale.

Centravanti o ala sinistra, aveva un fisico importante, che gli permetteva di essere letale nei colpi di testa, buoni mezzi tecnici e atletici e un tiro potente. Grazie a queste qualità sapeva valere sia come ariete in area di rigore, sia da irresistibile contropiedista, quando, lanciato in profondità, si lanciava in strepitose galoppate palla al piede che concludeva spesso con un assist o un goal. 

Andrea Carnevale ha scritto pagine importanti del calcio italiano, vincendo Scudetti e Coppe con il Napoli e la Roma, e indossando la maglia azzurra della Nazionale italiana. Ma nella sua vita ha anche dovuto convivere con drammi terribili e momenti molto difficili, dai quali è tuttavia sempre saputo rialzarsi. 

IL DRAMMA E LA GAVETTA: DAL FONDI ALLA SERIE A

Nato a Monte San Biagio, comune di oltre 6 mila abitanti della provincia di Latina, il 12 gennaio 1961, da ragazzo la sua vita e quella dei suoi due fratelli e delle quattro sorelle è sconvolta da una tragedia familiare. Andrea ha soltanto 13 anni quando, come ricostruisce 'La Repubblica', il padre Gaetano, ex manovale delle Ferrovie dello Stato emigrato in Germania, torna all'improvviso in Italia, e in preda a un raptus di follia, uccide a colpi d'ascia sua moglie Filomena, mentre lava i panni al fiume. 

Un delitto terribile, che ancora oggi fa rabbrividire. Dopo averlo commesso l'uxoricida va in commissariato per costituirsi e viene internato nel manicomio giudiziario di Aversa. Per i 7 figli, privati in modo così assurdo della loro madre, non è facile andare avanti.

"Fu mia sorella Pina a raccontarmi una mattina cosa realmente era accaduto", rivelerà Carnevale.

“Ricordo l’appartamento dove vivevamo a Monte San Biagio ed il fatto di mangiare regolarmente. - dichiara in un'intervista di maggio 2020 a 'La Voce di New York' - Avevamo perso i genitori, la situazione a casa mia, non l’ho mai nascosto, non era delle migliori".

Li aiuta lo zio, omonimo del futuro campione. Andrea, con il coraggio che è proprio dei giovani, si rimbocca le maniche: studia Ragioneria e fa vari lavoretti: l'apprendista meccanico, il garzone di salumeria, l'aiuto falegname, quest'ultimo quello che preferisce, perché lo pagano meglio. Oltre a questo inizia a giocare a calcio, ma le sorelle maggiori non sono contente.

"Aspettavano che tornassi a casa, stanco e sudato dopo interminabili partite, per rimproverarmi, - racconta - per convincermi a trovare un lavoro serio". 

A 15 anni entra nel Settore giovanile del Fondi. A 18 decide di abbandonare la scuola. Il ragazzo calcisticamente ha qualità importanti, così nel 1978/79 debutta da professionista in Serie C1 al Latina, dove totalizza 24 presenze e 3 goal e capiscono che Andrea può diventare un calciatore importante.

"Al Latina e al Fondi devo tutta la mia carriera, - dirà - mi hanno fatto crescere come uomo e come calciatore, sono due città che porterò per sempre nel mio cuore".

L'ascesa del giovane attaccante laziale è rapida. Il Latina retrocede in Serie C2, ma ad ottobre del 1979 il grande Luiz Vinicio, diventato tecnico dell'Avellino, lo vuole con sé in Serie A. Carnevale debutta nel massimo campionato a fine stagione, l'11 maggio 1980. Al Partenio l'Avellino perde 0-1 contro la Roma.

Seguono altre 12 presenze (10 in Serie A, 2 in Coppa Italia) con il primo goal in Serie A segnato con una deviazione di coscia contro l'Ascoli. 

L'UDINESE NEL DESTINO

L'avventura con i biancoverdi tuttavia non decolla, così nel 1981 l'attaccante scende di categoria per giocare in Serie B con la Reggiana. Con la maglia granata Carnevale inizia a segnare con una certa regolarità: segna 6 reti il primo anno (5 in campionato), 14 il secondo (andando in doppia cifra in campionato con 11).

Nell'estate del 1983, tuttavia, vista la retrocessione in Serie C1 della squadra emiliana, passa quindi al Cagliari di Mario Tiddia, sempre in Serie B, per far coppia con Gigi Piras. In rossoblù tuttavia non si ambienta, e dopo sole 10 gare fra campionato e Coppa Italia e una rete rifilata all'Empoli lascia la Sardegna per tornare in Serie A in Sicilia con il Catania di Gianni Di Marzio.

Nonostante i 3 goal in 23 presenze della punta laziale, gli etnei fanno ritorno a fine anno in Serie B. 

Quando lo shock dell'assassinio della madre sembra superato, nel 1983, la vita dà un nuovo duro colpo a Carnevale: il padre uxoricida, infatti, muore suicida nel manicomio di Aversa. Andrea verrà a saperlo solo tempo dopo.

Il calcio, una volta di più, diventa per lui uno strumento di riscatto. Nel 1984 arriva la svolta della sua carriera. L'attaccante è infatti acquistato dall'Udinese del presidente Mazza, con il suo mentore Vinicio passato alla guida dei bianconeri. Artefice dell'operazione di mercato è Ariedo Braida. La stagione, con Zico frenato dai problemi muscolari, vede la squadra chiudere con un 12° posto. Ma Carnevale esplode definitivamente: 8 reti totali, di cui 7 in campionato, alcune particolarmente belle.

L'anno seguente l'Udinese, salutato il fuoriclasse brasiliano, rientrato in Brasile, ottiene una sofferta salvezza con il 13° posto finale, ma per Carnevale le cose vanno molto bene a livello personale: i goal totali salgono a 13, di cui 9 in campionato. Fra questi lasciano il segno i due goal con cui il 23 marzo 1986 affonda il Napoli di Maradona allo Stadio Friuli.

IL BOOM CON IL NAPOLI: GOAL, SCUDETTI E COPPE

Per Carnevale si scatena un'asta di mercato fra Juventus, Milan, Roma, Torino e Napoli, e saranno proprio i partenopei con il D.s. Pierpaolo Marino ad assicurarsi l'emergente attaccante per 4 miliardi di vecchie Lire.

Il suo approdo in azzurro è fondamentale perché i partenopei, guidati in panchina da Ottavio Bianchi, e in campo da Diego Armando Maradona, che in attacco agisce proprio alle spalle di Giordano e Carnevale, conquistino a fine anno uno storico 'double': il primo Scudetto, innanzi tutto, ma anche la Coppa Italia.

E Andrea, che vive una bella stagione con 42 presenze totali e 13 goal (27 presenze e 7 reti nel solo campionato) e viene impiegato prevalentemente da ala sinistra, per lasciare il ruolo di centravanti al suo partner d'attacco, entra di diritto nella storia del club azzurro.

Il nuovo acquisto parte bene, con 3 goal fra Coppa Italia e Coppa UEFA, poi però ha un calo, realizzando in campionato soltanto una doppietta all'Empoli nell'anno solare 1986. Nel girone di ritorno è però decisivo: dopo una doppietta all'Empoli a febbraio, a fine stagione segna 3 reti consecutive, fra cui quella che vale lo Scudetto matematico il 10 maggio 1987.

Su palla filtrante di Maradona il numero 7 azzurro si inserisce in attacco, e scambia al limite dell'area con Giordano. Questi, spalle alla porta, lo smarca al tiro con un colpo di tacco, e Carnevale, a tu per tu con Landucci, lo batte con un tiro preciso, mandando in estasi i 100 mila tifosi del San Paolo. 

Il successivo goal di Roberto Baggio su calcio di punizione fissa il risultato sull'1-1, e non impedisce al fischio finale che esploda la festa dei tifosi e quella dei giocatori in campo e negli spogliatoi. 

"Il primo Scudetto col Napoli mi è rimasto nel cuore. - dice nel maggio 2020 a 'La Voce di New York' - È stato un successo e un traguardo senza tempo, una gioia e una emozione senza eguali. Noi, io assieme ai miei compagni dell’epoca, siamo la storia del Napoli. Abbiamo regalato una emozione a una città e un popolo straordinario. In quella squadra ognuno ha reso forte l’altro, ognuno é migliorato grazie all’altro. La gioia dello Scudetto é qualcosa di eterno, non é solo un nome su un almanacco, é un'emozione che mi porto e porterò sempre dentro di me. Il mio goal alla Fiorentina fu una goduria, con 100 mila tifosi sugli spalti".

Il 13 giugno 1987, imponendosi 1-0 a Bergamo dopo il 3-0 della finale di andata al San Paolo, il Napoli e Carnevale superano l'Atalanta e conquistano anche la Coppa Italia. È un periodo felice della sua vita, e nello stesso anno Andrea corona la storia d'amore con la presentatrice Paola Perego convolando con lei a nozze.

Ma anche nella sua carriera, come nella vita, non gli è mai stato regalato nulla. Nel 1987/88, infatti, per affrontare la Coppa dei Campioni, il Napoli acquista il brasiliano Careca e punta tutto sulla 'MA-GI-CA', il tridente offensivo composto da Maradona, Giordano e, appunto, l'ex centravanti del San Paolo.

La Coppa dalle grandi orecchie resta una chimera, con il Real Madrid che elimina i partenopei, e la punta laziale che viene addirittura espulsa nella gara di ritorno dopo uno scontro con il portiere dei Blancos, Buyo.

In tutta la stagione Carnevale finisce spesso e volentieri in panchina, il rapporto con Bianchi si incrina, ma l'attaccante italiano ha il pregio, in una stagione che si chiude male per il Napoli, con il sorpasso finale del Milan, di tenere duro e non mollare. Mette insieme appena 4 goal in 23 presenze, di cui soltanto 2 in campionato con Avellino e Sampdoria. Tuttavia, dopo la cessione di Giordano, nel 1988/89 diventa il partner d'attacco di Careca.

L'esperienza in Corea con l'Italia Olimpica gli dà nuovi stimoli, e Carnevale vive nel 1988/89 la miglior annata in assoluto. Segna ben 20 goal in 46 presenze, 13 in 28 gare in Serie A, conquistando la maglia della Nazionale maggiore. A fine stagione conquista quello che resterà l'unico successo europeo della sua carriera, la Coppa UEFA, grazie alla vittoria sullo Stoccarda nella doppia finale.

Anche nell'entusiasmante cavalcata continentale Andrea dà il suo apporto con 3 goal importanti in 8 presenze, firmati a Bordeaux, in Francia, nella gara di andata degli ottavi di finale (1-0), contro la Juventus, nella suggestiva rimonta per 3-0 ai supplementari,  al San Paolo, nel ritorno dei quarti di finale, e al Bayern Monaco, nella semifinale di andata di Fuorigrotta vinta dagli Azzurri per 2-0.

L'esperienza napoletana di Carnevale si conclude nel 1989/90, la stagione che consegna alla squadra campana, passata sotto la guida tecnica di Albertino Bigon, il 2° Scudetto al termine di un lungo duello con il Milan. Il rendimento di Andrea è meno importante dell'anno precedente, ma i suoi 8 goal in 31 presenze in Serie A, cui si somma un'altra rete in 11 apparizioni fra Coppa Italia e Coppa UEFA, sono comunque determinanti.

LE OLIMPIADI DI SEUL E IL FLOP A ITALIA '90

Francesco Rocca, il Ct. dell'Italia Olimpica, lo convoca per le Olimpiadi calcistiche che si disputano in Corea del Sud nel settembre del 1988. Gli Azzurrini si piazzano quarti ed è qui, nonostante la clamorosa debacle contro lo Zambia, che Azeglio Vicini resta folgorato dal rendimento dell'attaccante laziale, autore di 2 goal nel torneo in Asia contro Guatemala e Unione Sovietica.

Così il 22 aprile del 1989 lo fa esordire in Nazionale maggiore nell'amichevole pareggiata 1-1 a Verona contro l'Uruguay. Carnevale subentra al 40' al posto di Vialli e gioca in coppia con Baggio. Il Ct. gli dà fiducia e lui segna 2 reti nelle successive amichevoli pre-Mondiali con Ungheria e Bulgaria, salvo poi incepparsi e non trovare più la rete nelle successive 5 gare disputate.

Ai Mondiali, nella testa di Vicini, è lui comunque il titolare in attacco assieme a Vialli, ma il rendimento dell'attaccante del Napoli non è all'altezza. E succede che mentre Carnevale vive un momento di appannamento, un altro compagno di squadra, quel Totò Schillaci convocato all'ultimo, attraversa un momento di assoluta esaltazione e incarnerà il sogno di un intero popolo.

Carnevale parte titolare nelle prime due gare del girone contro Austria e Stati Uniti, ma viene sempre richiamato in panchina nella ripresa per lasciar spazio al bomber siciliano. Nella prima partita il cambio è decisivo, perché proprio un colpo di testa di Schillaci in zona Cesarini dà il successo agli Azzurri. Alla 2ª sostituzione consecutiva contro gli americani, invece, succede il patatrac: mentre esce dal campo, l'attaccante laziale rivolge un sono "Vaffa" a Vicini.

Se l'Italia vivrà altre notti magiche, con l'amara delusione dell'eliminazione in semifinale contro l'Argentina, i Mondiali di Carnevale e la sua esperienza in azzurro si chiudono di fatto con quel gesto.

LA ROMA E LA SQUALIFICA PER DOPING

Dopo i deludenti Mondiali la Roma, che già lo aveva inseguito negli anni precedenti, sborsa 6 miliardi e 800 milioni per il suo cartellino, e Carnevale saluta il Napoli dopo 4 stagioni condite da 46 goal in 153 presenze. L'avvio di stagione è molto promettente, e lo vede raggiungere probabilmente a 29 anni l'apice della sua carriera da calciatore.

Il Carnevale dei primi mesi in giallorosso è infatti un attaccante in grado di fare la differenza in Italia e in Europa, e segna 4 goal nelle prime 5 partite. Se non riescono a fermarlo i difensori, sarà però il fato ad arrestarne l'ascesa. L'8 ottobre del 1990 è infatti ufficializzata la positività dell'attaccante e di Peruzzi ai controlli antidoping effettuati dopo Roma-Bari di campionato.

La sostanza incriminata è la Fentermina. Si parla del 'Lipopill', un farmaco dimagrante, che i due calciatori avrebbero assunto. Ma la vicenda non sarà mai chiarita completamente. La Roma è convinta che la sanzione sarà lieve, sostenendo attraverso il suo legale la tesi della 'leggerezza', invece è applicato il nuovo regolamento antidoping e il 13 ottobre c'è la stangata, con una squalifica di un anno per i due calciatori. Il 30 ottobre il CAF conferma la sanzione.

Per la carriera di Carnevale è una vera e propria tegola. Vince comunque la seconda Coppa Italia della sua carriera, ma ovviamente dalla tribuna, e quando torna in campo il 20 ottobre 1991, nella gara del campionato successivo con il Torino, non ha più lo smalto che aveva dimostrato nei suoi primi mesi romani.

In tre stagioni alla Roma mette insieme comunque 25 reti in 73 partite, prima di ritagliarsi una seconda parte di carriera da bomber d'esperienza in Serie B.

GLI ULTIMI ANNI E IL RITIRO

Nel 1993, dopo una breve parentesi nuovamente all'Udinese in Serie A (10 presenze senza goal) scende in prestito in Serie B con il Pescara, dove con 14 reti in 24 presenze dà un contributo fondamentale alla salvezza degli abruzzesi. Il 1994/95 lo vede giocare per la terza volta in carriera con i friulani, stavolta retrocessi in Serie B, con 7 goal in 16 gare, più altre 2 reti in Coppa Italia.

Fa un'ultima stagione a Pescara, sempre in Serie B, dove colleziona altre 10 reti in 28 presenze. A 35 anni appende gli scarpini al chiodo, chiudendo una carriera che lo ha visto andare a segno, fra squadre di club e Nazionali, 162 volte in 546 partite giocate.

LA SECONDA VITA DA CAPO OSSERVATORE ALL'UDINESE

Nel 2010, il grande calcio lo riaccoglie nelle nuove vesti di dirigente: Carnevale, che già aveva collaborato con l'Udinese a inizio anni Duemila, ne diventa il Capo degli osservatori, ruolo che ricopre ancora oggi, e per alcuni anni fa anche il Responsabile delle Giovanili.

Contribuisce così al 'Modello Udinese', che ha permesso ai bianconeri di restare in Serie A consecutivamente per 25 anni. 

"Sono il responsabile tecnico degli osservatori che abbiamo in tutto il mondo. - spiega in un'intervista del 2019 al sito ufficiale del club - Con loro mi confronto quotidianamente sui numerosi calciatori che visioniamo, in video e dal vivo, con l’obiettivo di individuare i talenti prima delle grandi società e i calciatori più adatti alla nostra squadra, posizione per posizione. Il nostro è un lavoro di gruppo, analizziamo tutti i principali campionati del mondo e tutte le competizioni internazionali, anche quelle giovanili".

Ancora una volta il calcio è stato per Carnevale uno strumento di rinascita e riscatto. Perché nella vita, come recita un celebre aforisma, "non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi".