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Europa League

Alla scoperta di Fran Escribà, il timoniere del Sottomarino Giallo

10:07 CET 16/02/17
Elche coach Fran Escriba
A poche ore dalla sfida di Europa League contro la Roma, scopriamo Fran Escribà, arrivato al Villarreal alla vigilia di questo campionato.

Piccoli nomi, grandi idee. Al Villarreal potrebbero chiedere il copyright per un simile slogan, con una precisazione importante: nel loro caso l’aggettivo piccolo è da intendersi come poco noto al grande pubblico. Così era fino allo scorso 10 agosto Fran Escribà, stesso discorso nel gennaio 2013 per Marcelino Garcia Toral. Due allenatori da Segunda Division, o questo quantomeno era ciò che si pensava di loro. Arrivati in punta di piedi tra mille punti interrogativi, in seguito gradatamente cancellati attraverso i risultati ottenuti sul campo.

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Il popolo del Madrigal (oggi diventato Estadio de la Ceramica) sognava Emery, Arruabarrena, addirittura Riquelme, invece il presidente Fernando Roig scelse Marcelino, poi rimasto sulla panchina del Submarino Amarillo per tre stagioni e mezzo, riportandolo in Liga al primo colpo (quando era subentrato a Julio Velazquez a metà stagione, la squadra era settima), ottenendo tre piazzamenti consecutivi nelle prime sei, arrivando in semifinale di Copa del Rey e di Europa League, nonché facendo respirare nuovamente all’ambiente quel profumo di tornei internazionali che tanti bei ricordi avevano lasciato durante la precedente gestione di Manuel Pellegrini.

La storia si è ripetuta la scorsa estate. Sono cambiate premesse e circostanze, non il quadro complessivo. Licenziato Marcelino a una settimana dall’inizio della stagione, ecco Fran Escribà. Questa volta i tifosi non avevano nemmeno avuto il tempo di sognare un grande nome. Questa volta il cambio non era stato dettato da risultati non in linea con le aspettative, bensì da un rapporto arrivato oltre la soglia massima di logoramento.

E rispetto a Marcelino, che prima del passaggio al Villarreal vantava due promozioni dalla Segunda (con Recreativo Huelva e Real Saragozza) e un’annata magica con il Santander (qualificato per la prima volta nella sua storia ad una coppa europea), Fran Escribà vantava solo un’esperienza positiva, ad Elche, con il quale aveva conquistato una promozione e due salvezze consecutive. Poi era andato al Getafe, venendo esonerato poco meno di due mesi prima dalla fine della stagione. Roig lo presentò così: “Fidatevi, il vostro presidente non è così stupido”.

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Leggenda vuole che Fran Escribà stesse camminando in pantaloncini e bermuda sulla spiaggia di Puig quando, alle undici di sera del 10 agosto, ricevette la chiamata del Villarreal. Il giorno dopo era al campo di allenamento a preparare il preliminare di Champions League contro il Monaco. In poco tempo il tecnico valenciano è diventato l’esempio di come un cambio di gestione all’ultimo minuto non significhi automaticamente doversi rassegnare ad una stagione di transizione, o peggio. Conta molto anche l’ambiente, anzi, l’ecosistema, come descrivono i media spagnoli il mondo Villarreal per evidenziare l’equilibrio relazionale all’interno di un club capace di fondere, anno dopo anno, prestazioni da grande squadra con modesti livelli di pressione tipici delle società di provincia.


Il lavoro di Fran Escribà è partito dalla ricostruzione emotiva e psicologica del gruppo, al quale si è presentato con la frase: “nel calcio, il calcio non è tutto”. Poi è arrivato il lavoro tattico, partito dalle fondamenta gettate da Marcelino


Ovviamente gli inizi di Fran Escribà non sono stati facili: subito fuori dalla Champions, due punti nelle prime due giornate di Liga. Poi il sottomarino ha cominciato ad emergere, arrivando a gennaio in zona Champions League, nonché unica squadra del campionato a non aver perso contro le big, alcune delle quali decisamente maltrattate (vedi il 3-0 all’Atletico Madrid), altre salvatesi per il rotto della cuffia (l’1-1 contro il Barcellona, con punizione-gol di Messi al 90’). Contro tutti i pronostici, il Villarreal è rimasto dove l’aveva lasciato Marcelino, il cui approccio stile martello pneumatico aveva finito con lo sfibrare lo spogliatoio.

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Il lavoro di Fran Escribà è partito da lì, dalla ricostruzione emotiva e psicologica del gruppo, al quale si è presentato con la frase: “nel calcio, il calcio non è tutto”. Poi è arrivato il lavoro tattico, partito – e non avrebbe potuto essere altrimenti – dalle fondamenta create da Marcelino e reso più aperto, maggiormente portato alla costruzione del gioco. Se il Villarreal del recente passato si caratterizzava per il dinamismo del proprio approccio, nel quale l’ordine e l’aggressività che non facevano respirare l’avversario si mescolavano a rapidissime combinazioni palla a terra, funzionali per micidiali contropiedi, quello odierno è più portato al palleggio e alla costruzione ragionata.

Ex giocatore del Valencia mai arrivato in prima squadra, Fran Escribà ha lavorato per anni come assistente di Quique Sanchez Flores: Getafe, Valencia, Benfica e Atletico Madrid. La sua prima panchina è stata quella del già citato Elche, condotto al primo colpo alla promozione (nello stesso anno della salita del Villarreal di Marcelino) con la miglior performance difensiva (27 gol subiti in 42 partite) della Segunda Division dal 2003.

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Lo chiamavano il Mourinho di Elche, ma il tempo ha mostrato come i nick spesso lasciano il tempo che trovano, visto che oggi il Villarreal è squadra ben diversa da quell’Elche. Una squadra che Fran Escribà ha mantenuto due volte nella Liga, per poi dimettersi quando al termine della stagione 2014/15 la squadra venne comunque retrocessa per inadempienze economiche. L’anno seguente è arrivata la citata esperienza negativa al Getafe, prima di quella vacanza interrotta da una telefonata che “non si poteva rifiutare”.

Di una squadra che nell’undici titolare vanta più italiani (Roberto Soriano e Nicola Sansone, ottimo per entrambi l’impatto con la realtà spagnola) della Roma, i giallorossi devono temere soprattutto solidità e organizzazione di gioco, ma anche la cabala. Mai un’italiana è riuscita a eliminare il Villarreal da una coppa europea. Hanno fallito Torino (semifinale di Coppa Intertoto 2002), Brescia (Intertoto 2003), Roma (ottavi Coppa Uefa 2004), Inter (quarti di Champions 2006) e Napoli (Europa League 2011 e 2016). Il Sottomarino continua a fare paura.