Alen Boksic, l'irresistibile 'Alieno' con una carriera segnata dai grandi rimpianti

GFX Boksic
Goal
Centravanti di grandi mezzi fisici e tecnici, era bravissimo nel costruire azioni da goal, meno nel finalizzarle: Boksic, 'L'Alieno' di Lazio e Juve.

"Per il 95% dell'azione Boksic è il giocatore più forte del Mondo. Il problema è il 5% finale..."

Con queste parole Alessandro Nesta inquadrava perfettamente le caratteristiche del suo compagno di squadra croato, un centravanti bravissimo e devastante quando si trattava di creare azioni offensive, ma al contempo spesso poco lucido in fase di finalizzazione. 

Alen Boksic, un metro e 87 per 80 chilogrammi di pura forza ed esplosività, era irresistibile quando aveva modo di sprigionare le lunghe leve il suo strapotere atletico, sfiancando con le progressioni palla al piede le difese avversarie.

Tanto da far dire a Giampiero Ventrone, storico preparatore atletico della Juventus, che l'ex Hajduk era "un quattrocentista rubato all'atletica".

DAGLI ESORDI ALLA COPPA DI JUGOSLAVIA

Nato a Macarsca, sulla costa della Dalmazia, il 21 gennaio 1970, in quella che all'epoca era la Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia,  Alen Boksic tira i suoi primi calci con l'HNK Zmaj, compagine calcistica della sua città, passando poi al Settore giovanile dell'Hajduk Spalato e compiendo con quest'ultimo la sua crescita calcistica.

Debutta giovanissimo, a 17 anni, nella Prva Liga, il massimo campionato jugoslavo, gioca accanto ad altri importanti esponenti del calcio croato, come Jarni, Stimac e Slaven Bilic, si afferma come uno dei talenti emergenti più forti e diventa un beniamino della 'Torcida', come era chiamati gli ultras della squadra di Spalato.

"Nel suo periodo di militanza con l'Hajduk, ci sono due partite dalle quali si può capire quella che è la personalità di Alen Boksic. - spiega in esclusiva a Goal Danilo Crepaldi, autore e grande esperto del calcio prima e dopo la dissoluzione della Jugoslavia - e sono due finali di Coppa di Jugoslavia, una persa e una vinta. Entrambe sono state giocate contro la Stella Rossa".

"La prima - racconta Crepaldi - è stata disputata esattamente una settimana dopo i tragici fatti del 13 maggio 1990 allo Stadio Maksimir, quando gli scontri fra ultras di opposte fazioni in occasione di Dinamo Zagabria-Stella Rossa segnarono l'inizio della guerra fra serbi e croati. Si gioca a Belgrado, al JNA Stadium, lo Stadio del Partizan. C'è una tensione altissima e si temono disordini. L'impianto è blindato con presenza massiccia di polizia ed esercito, ma fortunatamente non succede nulla. Vince 1-0 la Stella Rossa, che si aggiudica la Coppa nazionale, e accade una cosa strana. La Stella Rossa accoglie molto bene i tifosi dell'Hajduk, addirittura fornisce loro panini e bibiti e rende loro agevole il soggiorno nella capitale della Repubblica Federale".

"A fine partita Boksic dirà: 'La Stella Rossa ha vinto meritatamente, e solo un grande club come questo poteva distendere così bene una situazione molto calda come quella di oggi' ".

"L'anno dopo, l'8 maggio 1991, Alen gioca la seconda finale di Coppa del Maresciallo Tito consecutiva, sempre contro la Stella Rossa e ancora una volta al JNA Stadium. Stavolta il risultato è diverso, vince 1-0 l'Hajduk e a decidere la sfida è proprio un suo goal. È la famosa partita in cui Stimac e Mihajlovic vengono espulsi. Si sta già combattendo a Vukovar, c'è stata la strage di croati, con una ventina di persone sgozzate vive dai soldati serbi. Sinisa è originario di Vukovar, e Igor si rivolge a lui con una frase molto pesante: 'Spero che i nostri ragazzi a Vukovar ammazzino tutta la tua famiglia'. La partita fra i due diventa una caccia all'uomo, vengono mandati entrambi negli spogliatoi anzitempo e in una situazione caldissima Boksic riesce a risolverla e a portare il trofeo a Spalato".

Nel settembre del 1990 Alen era in campo anche nella celebre sfida fra Hajduk Spalato e Partizan Belgrado. La gara è ricordata perché è in quell'occasione che per la prima volta viene ammainata la bandiera jugoslava e viene issata al suo posto quella croata dagli ultras della Torcida. La partita, con il Partizan avanti 2-0, si chiude in anticipo per invasione di campo dei tifosi croati.

Boksic condanna quel comportamento: "Non è possibile - dichiara ai media - è ora di finirla, altrimenti il Paese andrà allo sfacelo".

Forse anche quell'episodio fa riflettere Boksic sul suo futuro, e il centravanti, nell'estate del 1991, quando ormai la guerra in Jugoslavia è un dato di fatto, non ne vuol più sapere di giocare in patria e accetta il trasferimento all'Olymique Marsiglia di Bernard Tapie. 

Olympique Marseille 1992/1993

LO SBARCO IN FRANCIA E LA CHAMPIONS LEAGUE CON IL MARSIGLIA

Franz Beckenbauer deve visionare la Stella Rossa per conto dell'OM, così riesce ad avere la videocassetta della finale di Coppa di Jugoslavia del 1991 in vista della finale di Coppa dei Campioni a Bari, che opporrà i francesi ai serbi. Ma osservando le immagini si innamora calcisticamente di Boksic e lo segnala a Tapie, che non perde tempo e ne acquista il cartellino.

La prima stagione in Francia, a 21-22 anni, è tuttavia da dimenticare per il centravanti croato. Alen è infatti chiuso a Marsiglia dal trio Abedì Pelè-Papin-Waddle, e così viene parcheggiato in prestito per un anno al Caen. Ma in Normandia il croato trova poco spazio, giocando una sola gara di campionato. Orgoglioso e introverso di carattere e molto determinato, quando l'anno seguente torna al Marsiglia, in coppia con l'ex romanista Rudi Völler, ne diventa il trascinatore a suon di goal e grandi giocate.

Il Marsiglia del 1992/93 domina il campionato francese, che gli sarà poi revocato per lo 'scandalo Valenciennes', con Boksic capocannoniere con 23 goal, ma soprattutto la Champions League, superando 1-0 nella finale dell'Olympiastadion di Monaco di Baviera il grande Milan di Fabio Capello con rete decisiva di Bolì.

In quell'edizione della Champions Boksic segna 5 reti, una in meno del capocannoniere Romario. Il più bello lo segna di testa in tuffo nel ritorno degli ottavi di finale contro la Dinamo Bucarest al Velodrome. A fine anno è candidato al Pallone d'Oro, e si piazza al 4° posto finale dietro Roberto Baccio, Bergkamp e Cantona.

LE DUE DELUSIONI CON LA JUGOSLAVIA

Fin da giovane Boksic fa parte della Jugoslavia Under 20, ma purtroppo per lui nel 1987 la Federazione decide che per lui, come per altri futuri campioni, come Mihajlovic e Jugovic, la cosa migliore sia restare in patria e fare esperienza in campionato. Così Alen, suo malgrado, deve vedere da casa i suoi compagni di squadra vincere i Mondiali Under 20 in Cile.

È questa la prima di 4 cocenti delusioni che Boksic vivrà nella sua carriera. La seconda arriva ancora con la Jugoslavia, stavolta con la Nazionale maggiore. L'attaccante è in odore di convocazione per gli Europei del 1992, ma i Balcani sono ormai terreno di sanguinose guerre fra nazioni e l'UEFA, a pochi giorni dall'inizio del torneo in Svezia, comunica alla Federazione jugoslava la squalifica della Rappresentativa guidata da Ivica Osim.

'ALIENO' IN ITALIA CON LAZIO E JUVENTUS

Lo scandalo delle partite truccate, ribattezzato 'scandalo Valenciennes', travolge nel 1993 il club campione d'Europa in carica e porta alla revoca del titolo di campione di Francia per il Marsiglia, alla retrocessione d'ufficio in Seconda divisione e alla squalifica dalle coppe europee.

Christophe Robert, giocatore del Valenciennes, confessa infatti di aver ricevuto un'offerta di 250 mila franchi per addomesticare la gara di campionato con il Marsiglia.

Tutti i migliori giocatori della squadra, sono messi in vendita per evitare il fallimento della società. Fra questi c'è ovviamente anche Alen Boksic, sul quale scommette la Lazio di Sergio Cragnotti e del tecnico Zdenek Zeman. L'Aquila paga 15 miliardi di Lire per il cartellino del centravanti croato. Inizialmente il suo arrivo in Italia è previsto nell'inverno del 1994, ma i capitolini ne anticipano il trasferimento nel novembre del 1993.

Boksic è entusiasta del gioco di Zeman e per questo accetta di trasferirsi a Roma. Nel primo scampolo di stagione segna 4 goal in 23 presenze, rivelandosi meno prolifico di quanto era stato nel suo passato ma determinante con le sue doti fisiche e atletiche per aprire gli spazi al bomber Beppe Signori. I goal che segna, peraltro, sono pochi ma tutt'altro che banali. Nel mese di dicembre del 1993, all'Olimpico manda al tappeto la Juventus di Trapattoni con una super prestazione. 

Domina con il suo dinamismo su tutto il fronte offensivo, propiziando l'importante successo dei biancocelesti. Suo il goal del 2-1, che lo vede finalizzare un'azione capolavoro: lancio di Gascoigne per Fuser, che si invola sulla destra e crossa al centro. Boksic si tuffa per colpire di testa, anticipa Torricelli e insacca all'incrocio dei pali. È la rete che taglia le gambe ai bianconeri, che nel finale subiranno anche la rete di 'Gazza' per il definitivo 3-1 dei padroni di casa.

Boksic Lazio

Il giocatore croato resta a Roma 3 anni, in cui segna 21 goal, 19 in campionato, 2 in Coppa Italia. Dopo una seconda stagione molto positiva, con il 2° posto finale in Serie A dietro alla Juventus, le reti personali che salgono a 9 in Serie A e a 11 in totale, e l'impegnativo soprannome di 'Alieno' datogli dai tifosi biancocelesti, però, entra in conflitto con il tecnico boemo.

"Litiga con Zeman perché non è d'accordo con le metodologie di allenamento. - rivela Crepaldi - Dice che sono metodi da marines, che non si adattano alle sue caratteristiche fisiche".

L'idillio fra i biancocelesti e Boksic così si rompe, e il suo 3° anno nella capitale lo vede totalizzare 26 presenze e appena 4 goal complessivi, tutti in campionato, e manifestare quello che sarà il suo grande limite da quel momento in avanti: essere un attaccante incredibile nel create occasioni pericolose, capace anche di grandi giocate, ma sostanzialmente poco concreto sotto porta.

In soccorso di Boksic arriva la Juventus campione d'Europa, con Luciano Moggi che si aggiudica la punta per l'importante cifra di 25 miliardi di Lire, ripagando la Lazio dell'investimento fatto. In bianconero il centravanti parte titolare con grandi aspettative, ma anche a Torino si accorgono che per quanto sia un giocatore che fa sobbalzare sulla sedia per i suoi spunti, in alcune occasioni spreca tante volte ciò che crea.

In mezzo ci si mettono poi i guai fisici. Lippi lo alterna con il giovane ed emergente Christian Vieri come terminale offensivo in coppia con Del Piero. Nella sua unica, ma molto importante, stagione in bianconero, colleziona 7 reti in 33 presenze totali (3 in 22 gare in campionato). Il meglio di sé lo dà in Champions League, dove è determinante nel cammino verso la finale. 

Decide infatti le sfide del girone contro Manchester United e Fenerbahçe, poi firma addirittura una doppietta nel roboante 5-0 casalingo con il Rapid Vienna. Vince lo Scudetto, la Supercoppa Europea e la Coppa Intercontinentale con la Vecchia Signora, ma in quella stagione perde il feeling con le finali.

LA CHAMPIONS PERSA NEL 1997 E IL RITORNO ALLA LAZIO

A Torino Boksic vive la terza grande delusione della sua carriera. Nel primo tempo della finale dell'Intercontinentale a Tokyo domina in lungo e in largo, ma fallisce almeno due ghiotte palle-goal. Per fortuna per lui ci pensa però Del Piero. Ma il rimpianto più grande in assoluto, per sua ammissione, è la sconfitta in finale di Champions League il 28 maggio 1997.

A Monaco di Baviera Boksic pensa di potersi aggiudicare per la 2ª volta nella sua storia la Coppa dalle grandi orecchie, e di diventare il giocatore dell'ex Jugoslavia ad averla vinta più volte. Invece dovrà arrendersi alla doppietta di Riedle e al goal del giovane Ricken nella ripresa.

"Se c'è una partita che vorrei rigiocare, - ha dichiarato di recente il croato - questa è sicuramente la finale di Champions League contro il Borussia Dortmund. Eravamo una squadra molto più forte, nettamente favorita, e abbiamo buttato via la possibilità di diventare campioni d'Europa".

L'avventura in bianconero finisce lì, con quella delusione che si porterà dentro fino al ritiro. Boksic nel 1997/98 torna alla Lazio, che lo paga a sua volta 25 miliardi, e pur tormentato dai problemi al menisco, dà un apporto importante alla squadra guidata da Sven-Goran Eriksson per la conquista di uno Scudetto, 2 Coppe Italia, 2 Supercoppe Italiane, una Coppa delle Coppe. 

Il 1997/98 è il suo anno migliore in assoluto in Serie A, con 26 presenze e 10 goal, cui si aggiungono 5 reti in Coppa Italia. Delle sue finalizzazioni, 3 restano nell'immaginario dei tifosi biancocelesti: le due che realizza in due dei 4 derby stagionali vinti sulla Roma e il clamoroso pallonetto con cui regala alla squadra una preziosa vittoria sul Milan e umilia Sebastiano Rossi l'8 febbraio 1998.

Alessandro Del Piero Alen Boksic Juventus 1996

L'INFORTUNIO CHE LO PRIVA DI FRANCIA '98

Intanto, mentre è diventato una star della Serie A, Boksic è anche il centravanti della Croazia, che rappresenta dal giugno del 1993 dopo che quest'ultima ha ottenuto l'indipendenza. Con Davor Suker forma una coppia d'attacco straordinaria ma è poco fortunato nei grandi tornei. Dopo aver giocato soltanto la prima gara di Euro '96 con la Turchia ed essersi perso il resto del torneo per problemi fisici, gli va ancora peggio a Francia '98.

Nelle qualificazioni è grande protagonista con il suo partner offensivo, e realizza anche 4 goal, ma il destino lo prende ancora una volta di mira. Il 26 aprile si infortuna al menisco del ginocchio destro, non viene operato subito e perde la possibilità di vivere con i suoi connazionali quella straordinaria cavalcata che vede i vatreni chiudere al 3° posto finale.

Per Boksic è il 4° episodio sfavorevole della sua importante carriera.

"L' unica cosa bella di questo periodo maledetto - commentò, appresa la notizia di non poter prendere parte a Francia '98 - è che resterò alla Lazio. Il resto è da buttare".

Gli unici Mondiali della sua carriera li gioca nel 2002, ma, con una rosa di giocatori ormai avanti con gli anni, la Croazia arriva 3ª nel Girone, dietro Italia e Messico, ed è subito eliminata. Chiude la sua avventura in Nazionale con un'ultima amichevole giocata contro la Bulgaria il 12 ottobre 2002, dopo 10 goal in 40 presenze.

Croatia Italy 08101995 Boksic

IL LITIGIO CON ERIKSSON E L'ESPERIENZA IN PREMIER

L'idillio fra Boksic e la Lazio si rompe definitivamente nella parte finale della stagione dello Scudetto. Alla base c'è un incredibile litigio fra il giocatore e il suo allenatore Sven-Goran Eriksson. Prima di una gara di campionato, le squadre stanno facendo riscaldamento ma il croato si lamenta.

“Mister la maglietta è stretta, i pantaloncini non mi stanno, così mi sento un pupazzo. Fatemi avere una divisa più larga”. 

Ma non ci sono altre divise disponibili. Boksic continua a lagnarsi e alla fine Eriksson si spazientisce e lo spedisce in tribuna. 

"A quel punto nterviene Cragnotti, che tenta di mediare, - racconta Crepaldi - Boksic va a sedersi in panchina. Ma fra giocatore e tecnico c'è una brutta litigata, che prosegue a fine partita negli spogliatoi. Si rompe definitivamente il loro rapporto e a fine stagione il centravanti è ceduto agli inglesi del Middlesbrough".

Boksic passa dunque al Boro dopo 43 goal in 157 gare con la maglia della Lazio. In Inghilterra resta 3 stagioni, totalizzando 22 goal in 73 presenze, prima di dire basta e ritirarsi dal calcio giocato all'età di 33 anni.

Boksic Erikssen

IL RITIRO SULL'ISOLA DI MARIASKA

Inizialmente Boksic decide di restare nel Mondo del calcio, ma anche da dirigente resta sempre una figura particolare e non allineata. Affianca così Igor Stimac come Team manager della Nazionale croata nella stagione 2012-13.

"È contro il governo croato di Tudjman, che considera vicino agli ustascia, il movimento nazionalista che durante la Seconda guerra mondiale collaborò con i nazisti. Pubblicamente condanna l'atto di Simunic, che dopo la vittoria per 1-0 in casa con l'Islanda nello spareggio per i Mondiali va sotto la curva degli ultras vatreni e grida: 'Za dom' ('Per la patria'). Quelli gli rispondono 'Sprenmi!' ('Pronti !'). Apparentemente nulla di male, peccato che quello fosse proprio il grido di battaglia degli ustascia di Pavelic, che si macchiarono di orrende stragi".

"Si alza un polverone in Croazia, lui condanna fermamente il giocatore e la FIFA squalifica Simunic, che salta così i Mondiali, per 10 partite. Quando la Croazia vuole fare ricorso, lui è contrario. Sta ancora qualche mese come team manager, poi dice basta e si allontana dal mondo del calcio".

Chiusa l'esperienza da dirigente con la Nazionale, Boksic fa una scelta drastica. Con i risparmi della sua carriera da calciatore, infatti, acquista l'isola di Mariaska, che si trova al largo di Macarsca, la sua città natale. Ancora oggi vive lì con la sua famiglia dedicando il suo tempo alla vela e alla pesca, i suoi grandi hobby.

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