Editoriale - Un dramma Pato-illogico: zampe ‘rotte’, testa bloccata e un tunnel in apparenza senza uscita per il Milan

Quattordici infortuni in 27 mesi, altrettanti minuti per ripiombare nel tunnel: a Barcellona l'ennesimo triste capitolo del calvario dell'attaccante rossonero.
Incredibile, inspiegabile, impensabile. In una parola: assurdo. L’ultimo episodio della Pato-novela ha reso ancor più cupi e preoccupanti i toni di questo ‘drama’ che sta tenendo incollati al teleschermo i milioni di tifosi rossoneri sparsi per il globo.

Martedì sera al Camp Nou, in mondovisione, è andato in onda l’ennesimo colpo di scena della sceneggiatura thrilling della quale l’attaccante rossonero è suo malgrado attore protagonista. Tanti però i personaggi secondari di un cast nel quale si cerca ostinatamente il ‘maggiordomo’ di turno, l’uomo da incolpare. La verità è che anche il miglior Sherlock Holmes brancolerebbe nel buio cercando la soluzione dell’enigma.

La grande serata di Pato, quella del rilancio, dell’improvvisa integrità fisica ritrovata, si è trasformata in un incubo ad occhi aperti: ogni certezza, ogni speranza si è sbriciolata dopo un’illusione durata quattordici minuti.

LA PATO-LOGIA
IN NUMERI

14
Gli infortuni dal 2010 ad oggi
11
Gli infortuni di natura muscolare
53 Le partite saltate per infortunio
58 Media dei giorni tra un ko e l'altro
2 I viaggi di consulto negli States
I numeri del calvario del brasiliano sono impressionanti: quattordici infortuni in ventisette mesi, all’incirca uno ogni 58 giorni, per un totale di 53 partite saltate, praticamente un campionato e mezzo. Tanti, troppi per un ragazzo che sprizzava energia, gioia, spensieratezza nei suoi primi anni in Italia e che dal gennaio del 2010 è sprofondato in un tunnel dal quale non riesce più ad emergere.

La luce sembrava avvicinarsi dopo il consulto ‘miracoloso’ con il professor Frederick Carrick, illustre neurologo della Life University of Marietta, ad Atlanta, che aveva individuato in un problema di ‘comunicazione’ tra il sistema nervoso e i sistema motorio del giocatore la causa principale dei ripetuti infortuni di Pato. Questione di testa più che di muscoli: la paura di farsi male che lo porta beffardamente ad accusare nuovamente dolore. Come a Barcellona, per un fastidio al flessore della coscia sinistra.

Carrick però è solo l’ultimo della lunga lista di specialisti che ha cercato di risolvere i guai del Papero: oltre ai medici dello staff sanitario del club rossonero non vanno dimenticati anche il professor Garrett della Duke University, consultato nel dicembre del 2010, e il tedesco Hans-Wilhelm Muller Wohlfahr, medico del Bayern Monaco nonché quotatissimo luminare in materia di medicina sportiva. Tutti convinti di aver trovato la soluzione, ma nessuno in grado di restituire al mondo del calcio uno dei più limpidi talenti degli ultimi anni.

Sotto accusa è finito il prato di San Siro, teatro esclusivo delle disgrazie di Pato fino allo stop sul tappeto perfetto del Camp Nou, ma anche il programma di crescita muscolare studiato per quel funambolo leggero e leggiardo arrivato in Italia non ancora maggiorenne.


Troppo potenziamento muscolare, errore da non ripetere con El Shaa
Le zampe del Papero da esili son diventate grosse e imponenti, ma non per questo robuste e resistenti. Chissà, forse troppo potenziamento muscolare per un ragazzo ancora in fase di crescita. Un errore che in casa Milan adesso devono assolutamente evitare con un altro campioncino in erba come El Shaarawy, arrivato a Milanello in un’età e con una struttura fisica simile a quella del Pato degli esordi che, va ricordato, nei primi due anni in rossonero non ha avuto infortuni muscolari.

Nonostante i mille pareri la verità, come ammesso da Meersseman prima del viaggio negli States, è che nessuno ha la più minima e pallida idea di quale sia il vero male che attanaglia il brasiliano. Al quale, vista la fragilità emotiva-psicologica, non deve esser stato d’aiuto il pensiero di esser stato scaricato a gennaio come un giocattolo rotto, senza contare le critiche e le malignità sulla sua vita privata.

Zampe ‘rotte’, testa bloccata e un tunnel in apparenza senza uscita: l’augurio di tutti, per il bene del Milan ma soprattutto di un ragazzo di appena ventidue anni, è che il lamento del Papero non si trasformi nel canto del Cigno di un talento da stropicciarsi gli occhi. Più che Sherlock Holmes, servirebbe Dr. House…

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