Verratti, bilancio di un'annata tra i grandi del PSG: numeri da predestinato e un nemico… l'adrenalina

LA STORIA - L'ex play del Pescara ha sicuramente superato l'esame PSG, positiva la sua prima annata in Francia. Ma c'è da lavorare sulla testa, il rosso ad Annecy lo conferma...
Federico Casotti
Telecronista Sportitalia, Editorialista Goal.com

14 settembre 2012, 38’ di Paris SG-Tolosa: Marco Verratti inventa quasi da metà campo un lancio visionario, con il quale consente a Javier Pastore di superare Ahamada con un pallonetto e portare in vantaggio i parigini. E’ il momento in cui il Parco dei Principi scopre il talento del 20enne di Manoppello, e finisce con l’innamorarsene perdutamente.

“Verrattì” gioca la settimana dopo un’altra partita da urlo a Bastia, e in breve tempo si conquista a furor di popolo un posto da titolare in una delle squadre più osservate e chiacchierate del globo. Passato dalla serie B italiana alla trasferta al Camp Nou di Barcellona nel giro di otto mesi, Verratti può ritenersi soddisfatto di una stagione che lo ha proposto al grande calcio per quello che è, sia nelle straordinarie qualità tecniche sia negli aspetti ancora da limare.

I numeri sintetizzano con rara efficacia quanto sia stato felice il suo inserimento tattico nel Paris SG. Collocato al centro del campo, davanti alla difesa, ha composto con Matuidi una coppia ben assortita: uno brevilineo, dalla gran visione di gioco, l’altro più forte fisicamente e più propenso agli inserimenti avanzati. Al di là dei 4 passaggi decisivi, Verratti ha accumulato una media di oltre 60 palloni toccati a partita, dimostrando dunque di essersi realmente collocato nel gioco del Paris SG.

I NUMERI DI VERRATTI
ALL'ESORDIO AL PSG
38 Presenze in tutte le competizioni
19 Partite in cui è stato sostituito
60 I palloni toccati per partita
90% 9 passaggi su 10 a destinazione
4 Gli assist decisivi
14 I cartellini stagionali
Non solo nessun altro compagno tocca così tanti palloni, ma nel campionato francese solo tre giocatori (Capoue, Gonalons e Balmont) hanno un maggiore livello di coinvolgimento in partita. Verratti è dunque esposto a numerose sollecitazioni, ma riesce a rispondere sempre positivamente, se è vero che la percentuale di passaggi riusciti in partita sfiora il 90%: siamo quasi al livello di Xavi, miglior “passeur” dei cinque maggiori campionati europei con quasi il 96% di efficacia.

Senza contare ciò che i numeri non possono descrivere, vale a dire certe giocate estremamente illuminate e un’intesa con Ibrahimovic che si traduce spesso e volentieri in lanci di oltre 40 metri per lo svedese effettuati con grande perizia.

Il rovescio della medaglia, per un giocatore destinato a lasciare un segno importante sui destini della Nazionale azzurra del prossimo decennio, riguarda l’aspetto disciplinare. La raffica di ammonizioni infilata quest’anno al Paris SG non può essere frutto di casualità, né di una presunta “prevenzione” degli arbitri nei suoi confronti. In questo campionato Verratti è già stato ammonito dodici volte, comprese le due che gli sono costate l’espulsione domenica sera ad Annecy.

Cartellini gialli figli del suo ruolo, del fatto di giocare davanti alla difesa e di essere esposto spesso e volentieri alla necessità del fallo tattico; ma anche cartellini spesso incassati alla fine del primo tempo e che ne hanno limitato fortemente il rendimento nel resto della partita. Di 26 presenze in Ligue 1, Verratti ne ha giocate solo 5 intere, mentre in ben 16 occasioni è stato sostituito prima del fischio finale, non sempre per scelta squisitamente tattica.

Non sono mancate infatti le situazioni in cui Ancelotti non ha praticamente avuto altra scelta che rinunciare precocemente al talento abruzzese, perché già ammonito e vistosamente nervoso e dunque a rischio espulsione. Una storia vista anche domenica sera, con la differenza che Ancelotti ad Annecy aveva cercato di mettere alla prova la capacità di Verratti di controllare la propria adrenalina: esperimento fallito, e il fatto che identica sorte sia capitata a Beckham pochi minuti dopo è solo una blanda attenuante.

Dalla trasferta in Savoia, Verratti torna con il primo cartellino rosso della sua carriera francese, ma anche con l’ennesima utile lezione di un‘annata che gli ha consentito di progredire sotto tutti gli aspetti, potendo condividere la quotidianità degli allenamenti con campioni come Ibra, Beckham, Pastore, Thiago Silva e compagnia.

Per compiere il passaggio – pienamente alla sua portata - da grande promessa a campione completo, Verratti dovrà lavorare molto sull’aspetto del carattere e del controllo dell’adrenalina: la sua carriera ne gioverà e Prandelli potrà finalmente consegnargli il timone del centrocampo azzurro. Il calcio italiano non aspetta altro.

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