Alla Juventus si sfregano le mani: al Modena Schiavone sta crescendo proprio bene

Il giocatore classe 1993 Schiavone, di proprietà della Juventus, si sta mettendo in mostra con la maglia del Modena in B.
  Romeo Agresti
Corrispondente Juventus per Goal Italia

Grugliasco (TO). Istituto Vittorini (sezione Castellamonte). Prima prova maturità 2012: la crisi e i giovani. Tesina esposta alla prova orale: topografia sullo spianamento di un campo di calcio e differenze tra terreno sintetico e misto. Andrea Schiavone è fatto così, ama smisuratamente uno sport che, passo dopo passo, lo sta vedendo protagonista di un importante percorso di crescita; ma non distoglie la concentrazione dalle priorità, valori leali e sinceri, mix di fattori che lo hanno reso un veterano tra i piccoli.
 
Classe 1993, cartellino di proprietà della Juventus, in estate è approdato in prestito al Modena di Walter Alfredo Novellino. Classico regista moderno, dotato di ottima visione di gioco e piedi educati, è già diventato il pupillo dello stadio “Alberto Braglia”, rimasto estasiato dalle capacità tecniche del ragazzo torinese. Bagaglio tecnico notevole, professionalità totale, Schiavone è sempre riuscito ad emergere avvalendosi di un’innata classe, messa prima al servizio del Settore Giovanile bianconero e poi, successivamente, in serie B con Siena e (ora) Modena.

Il “cervello” piemontese, approdato nel giugno del 1999 alla Juve dopo una piccola esperienza nei “Primi Calci” del Lascaris, ha fatto innamorare tutti gli allenatori che hanno avuto l’opportunità di seguirlo da vicino. Domenico Maggiora, ex tecnico dei Giovanissimi della Juventus, lo ha paragonato a Daniele De Rossi. Massimiliano Maddaloni ai tempi degli Allevi Nazionali, invece, vedeva in lui un promettente Andrea Pirlo. Schiavone – profondendo grande umiltà – ha sempre dichiarato: “Non sarò mai ai livelli di questi due grandi campioni, sono inarrivabili”.
 
Commento condivisibile e indubbiamente rispettoso. Ma il Modena, nel suo piccolo, con un solo innesto ha trovato sia il suo De Rossi sia il suo Pirlo. Il numero 23 gialloblù, infatti, finora ha disputato tutte le partite fin qui giocatore dai ‘Canarini’, un gettone in Coppa Italia e sei in campionato, nessuna sostituzione e due goal realizzati. Il primo, datato 23 agosto, rifilato al Palermo di Iachini: sinistro a giro da fuori area. Il secondo, recentissimo, con lo Spezia: punizione dipinta grazie a un destro chirurgico. Sinistro e destro. Appunto.

Schiavone calcia con estrema naturalezza con entrambi i piedi, potenzialità interessanti proposte anche nella passata stagione a Siena, club in cui ha racimolato 21 presenze impreziosite da 2 reti, bottino importante nonostante le vicissitudini societarie. Il mediano piemontese in Toscana ha instaurato un ottimo rapporto con Mario Beretta, il tecnico lombardo lo ha alternato per tutta la stagione con Gaetano D’Agostino e, nonostante una concorrenza spietata, i risultati si sono rivelati interessanti.

Lo stesso Beretta avrebbe voluto prolungare il feeling a Latina, piazza in cui è sbarcato quest’estate, ma il corteggiamento non è sfociato nella fumata bianca. Schiavone ha optato per Modena e, soprattutto, per Novellino, allenatore bravo ad ottimizzare la linea verde, mister giusto per poter continuare a progredire in maniera esponenziale.
 
Schiavone studia per diventare un big, alla Juventus ha imparato a lavorare duramente, poche parole e tanti fatti, lungo cammino che lo ha portato a diventare non solo il capitano della Primavera, bensì un punto di riferimento per tutti i suoi (ex) compagni. A 15 anni, come ormai d’abitudine per i talenti nostrani, ha rischiato di salutare l’Italia per approdare in Inghilterra. O meglio, notato da Sir Alex Ferguson in occasione della “Nike Cup”, manifestazione in cui il regista torinese ha fatto vedere tutto il suo valore, è finito immediatamente sul taccuino del maestro scozzese. Ma la manovra del Manchester United – fortunatamente per il Belpaese – non s’è rivelata vincente.
   
Da un estimatore all’altro. Questa volta è il turno di Fabrizio Ravanelli, grande ex calciatore della Vecchia Signora con un breve trascorso da allenatore nelle giovanili della Juventus. Penna Bianca, nei pochi mesi in cui ha allenato l’Ajaccio nel 2013, ha tentato di portare Schiavone nella Ligue 1, scenario bocciato con decisione dai dirigenti bianconeri, intenzionati a valutare il ragazzo in Italia.

E nel capoluogo piemontese, a maggior ragione dopo l’ottimo avvio di marca emiliana, hanno intensificato la fase di analisi. Fabio Paratici (direttore sportivo) e Federico Cherubini (collaboratore Area Tecnica) continueranno ad analizzare i contributi di Schiavone, sullo sfondo notevoli ampi margini di miglioramento, profilo da monitorare attentamente per il breve e lungo termine.
 
Schiavone, da pragmatico qual è, pensa solamente all’attualità. Imporsi con il Modena, conquistare un ottimo piazzamento di squadra e valutare quanto di buono proposto durante la stagione. Questo il triangolo che vige nella mente dell’ex calciatore del Siena. Dopodiché, tuttavia, subentra anche l’ambizione. E in questo caso, seguendo la frase tatuata sull’avambraccio destro di Claudio Marchisio, impossible is nothing, proiettare lo sguardo oltre l’orizzonte diventa quasi obbligatorio.
 
Le prime nozioni tattiche assorbite alla corte degli “Esordienti” di Antonio Marchio, tutta la trafila nel Settore Giovanile, gli allenamenti in Prima Squadra siglati Ciro Ferrara con annessi aneddoti di rito: “Una volta ero in mezzo ad un torello. Sfiorai una palla calciata da Alessandro Del Piero. Non mi osai di fargli notare che l’avessi toccata, ma Del Piero subito mi disse: “Perché non hai detto niente? Devi dirlo quando tocchi il pallone”. Una sorta di rimprovero affettuoso”. Semplicemente: pane e Juventus.

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