Profilo - Calcio offensivo, attenzione per i giovani e 'saggi' nello spogliatoio: Roma, tutto su Garcia

Tatticamente Garcia non è un integralista, anche se poggia le sue idee di gioco sul 4-2-3-1, sistema tipico del calcio francese degli ultimi anni.
Federico Casotti
Telecronista Sportitalia, Editorialista Goal.com

Nove anni dopo, un Rudi torna a sedersi sulla panchina della Roma, e l’auspicio è che stavolta possa andare meglio. Non dovrebbe essere difficile, visto che Rudi Voeller rimase in sella per appena quattro partite, un periodo talmente breve da non intaccare nemmeno il suo indimenticabile passato da giocatore.

Statistiche a parte, Rudi Garcia sbarca a Roma con umiltà per un contesto tutto da scoprire, unito alla determinazione di chi sa di essersi conquistato l’opportunità della serie A contando esclusivamente sulle proprie forze. 49 anni, chiamato Rudi in onore del ciclista tedesco Rudi Altig, figlio d’arte – il padre Josè fu discreto giocatore a Sedan – Garcia ha giocato da centrocampista con Lilla, Caen e Martigues, lasciando il calcio a soli 28 anni a causa di un grave infortunio.

L’esperienza tra Ligue 1 e Ligue 2, unita alla laurea in Scienze Motorie ottenuta subito dopo l’addio da giocatore, lo ha reso sin dalla prima esperienza di un certo respiro, sulla panchina del Digione, il giusto mix tra l’allenatore di campo e lo studioso di calcio.

IL LILLE CAMPIONE 2010-2011
Landreau

Debuchy - Rami - Chedjou - Beria

Mavuba - Balmont - Cabaye

Gervinho - Sow - Hazard
Dopo il buon ciclo al Digione, caratterizzato da una promozione in Ligue 2 e dall’assestamento in seconda serie di un club senza grossa tradizione, e la buona stagione al Le Mans, è ovviamente al Lilla che le qualità di Rudi Garcia sono esplose in maniera definitiva.

Un quinto posto al debutto, un quarto l’anno successivo, fino all’apoteosi del 2011, con la vittoria in Ligue 1 e in Coppa di Francia. Numeri che, uniti a un gioco offensivo, propositivo ma mai spregiudicato, danno l’idea di quanto Rudi Garcia sia un tecnico “da progetto”, in grado di tirare fuori il meglio dal gruppo a disposizione e insieme di farlo progredire nel tempo.

Tatticamente Garcia non è un integralista, anche se poggia le sue idee di gioco sul 4-2-3-1, sistema tipico del calcio francese degli ultimi anni. L’atteggiamento offensivo non impedisce a Garcia di dare grande importanza alla fase difensiva: punto di partenza è la difesa a 4, con un centrale forte fisicamente (Rami, Basa) e uno più abile coi piedi e affidabile in fase di impostazione (Chedjou). I terzini devono garantire invece un buon livello di spinta, perché spesso è richiesto loro di percorrere la fascia nella sua interezza e di proporsi per il cross: Digne e in passato Debuchy sono ottimi esempi di laterali che giocano come piace a Garcia.

La coppia di mediani segue il concetto dei due difensori centrali: un intenditore puro (Balmont) e un centrocampista di raccordo, come Mavuba o in passato Cabaye. E’ proprio in questo pacchetto di due giocatori davanti alla difesa che, ad esempio, uno come De Rossi potrebbe trovare una posizione ideale.

L’atteggiamento offensivo emerge evidentemente dalla trequarti in su, e anche qui è abbastanza facile individuare il Garcia-pensiero. Per lui il centravanti deve partecipare alla manovra, non ciondolare inoperoso in attesa che arrivino palloni: un attaccante-boa, in grado di fare da punto di riferimento per gli inserimenti dei trequartisti, soprattutto dalle fasce, e pazienza se magari segna meno di altri.

IL LILLE 2012-2013
Landreau

Beria - Basa - Chedjou - Digne

Balmont - Gueye

Payet - Martin- Kalou

Roux
Non è un caso se nell’ultimo biennio i centravanti del Lilla (De Melo, Roux) si siano appena avvicinati alla doppia cifra, mentre un contributo più consistente è arrivato quest’anno da Payet e Kalou, certo non prime punte, e in passato da Hazard. Proprio la gestione del talento belga, confermata quest’anno dall’esplosione di Digne, ci aiuta a capire una grande qualità di Garcia: la capacità di far rendere al meglio i giovani.

Hazard esordì in Ligue 1 con Puel, ma è grazie a Garcia che è riuscito a far decollare il suo immenso talento, crescendo anno dopo anno, gradualmente ma inesorabilmente fino a diventare il talento ingaggiato a peso d’oro dal Chelsea. Lo stesso sta valendo per Digne, che per tutto il primo anno era apparso estremamente ligio alle rigide consegne del suo allenatore: solo negli ultimi mesi, una volta confermate sicurezza e maturità, il giovane numero 3 ha potuto avventurarsi ad esempio in conclusioni verso la porta, quasi proibite fino a qualche settimana prima.

Insomma, il curriculum di Garcia non si discute, almeno entro i confini francesi. Le incognite riguardano proprio il suo valore al di qua delle Alpi, anche perché pesano non poco nella valutazione complessiva le due disastrose campagne di Champions League.

Di sicuro la Roma si porta in casa un allenatore competente e preparato, dal carisma non immediato ma presente, che cerca di responsabilizzare i giocatori costruendo un rapporto di reciproca fiducia (il “Consiglio dei saggi” voluto all’interno dello spogliatoio del Lilla ne è la dimostrazione). Dall’altra parte avrà bisogno di rispetto e pazienza, oseremmo dire… del “diritto all’errore”: perché sarà inevitabile un impatto non immediato con una realtà nuova e tutta da scoprire. Ma se verrà lasciato lavorare in pace, sarà perfettamente in grado di costruire qualcosa di molto interessante. Indipendentemente dal nome, o dalla faccia, o dal curriculum: del resto, sull’altra sponda del Tevere, il percorso di Petkovic lo insegna.

Segui Federico Casotti su