Colantuono al Toro: «Vi riporterò presto in alto»

Il nuovo allenatore granata: «Corono un sogno. Voglio solo gente motivatissima. Avrei accettato pure in C: perché il Toro è sempre il Toro».
Buon giorno, Stefano Colantuono. Buon giorno, complimenti e in bocca al lupo, ovviamente. «Grazie. Questo è uno dei giorni più belli della mia vita. Sognavo da anni questo mo­mento. Vorrei dire... fin dal 2005, quando vidi quella mu­raglia umana di tifosi grana­ta, i sessantamila al Delle Al­pi nella finale playoff per la promozione in A, io all’epoca guidavo il Perugia. Rimasi fin scioccato: che popolo!, pen­sai. Ebbene, ora sono straor­dinariamente orgoglioso di essere diventato l’allenatore del Toro e di tutti i suoi tifosi, finalmente. Lo volete cono­scere un aneddoto?».

Prego. «Parecchi mesi fa ero in auto con Foschi ed eravamo en­trambi senza squadra. Gli dissi, a un certo punto: “Rino, dopo essere stati assieme a Palermo, ora coltivo un solo sogno. Tornare a lavorare con te. E secondo me la nostra piazza ideale è il Toro. Ri­specchia il nostro carattere sanguigno, forte, passionale”. Ebbene, prima il sogno l’ha realizzato lui, poi io. Era pro­prio destino, evidentemente».

Lei non ha mai sollevato problemi all’idea di tornare ad allenare in B, nonostante le soddisfazioni già ottenute in A.
«Esatto, esatto. Fin dal primo incontro con Cairo e Foschi di due sabati or sono, io dissi sì al Torino senza nessun dub­bio, ma al contrario col mas­simo della gioia. E col cuore in mano. Avrei accettato il To­ro in qualsiasi categoria, an­che... in C! Sì, non si può dire no a una squadra come il To­ro: sarebbe un insulto. Signo­ri, parliamoci chiaro: stiamo parlando di una delle piazze più importanti d’Italia, con una tifoseria unica, fantasti­ca, che ha avuto nella storia immensi uomini come Maz­zola, Ferrini, Meroni, Radice, Giagnoni...».

Al popolo granata che cosa dice? «Avrò, avremo tutti bisogno come mai dell’apporto dei tifosi. Quanto ai giocatori, io ho le idee molto chiare: non voglio solo bravi giocatori, ma anche ben stimolati. Sì, io vo­glio solo gente motivatissi­ma, come me, che sappia sof­frire e che non abbia dubbi, titubanze a indossare la ma­glia granata. Chi non corri­sponde a questo identikit, non potrà fare strada nel To­ro. Peccato per loro, non san­no quello che perderanno. Quelli che invece giocheran­no con noi saranno chiamati a dare tutto senza mai respi­rare durante la stagione, fin dal primo giorno di ritiro. Con la certezza, però, che una volta tornati in A potranno fi­nalmente cominciare a gode­re. E allora il cammino potrà diventare ancor più esaltan­te, a quel punto. Ma adesso non bisogna sognare: bisogna sudare, essere uniti e fare. Ciascuno deve dare il proprio contributo. Non tollererò che qualcuno faccia delle storie: mai. Prima di tutto viene il bene del Toro, non l’indivi­duo: e il bene del Toro è la promozione, a tutti i costi».

Fonte: TuttoSport