Belotti, un 9 per l'Italia... sulle orme di Vialli

Il formidabile inizio di campionato ha elevato le aspettative sul centravanti del Torino, anche in chiave Nazionale: sentiamo chi lo ha visto crescere...

L'esplosione di Andrea Belotti non è una sorpresa solo per i media, ma anche per chi lo conosce bene. Già, perché il “Gallo” ha stupito tutti, anche chi in lui aveva intravisto le stigmate del predestinato, ma di certo non si sarebbe aspettato una crescita così repentina. “Ha bruciato le tappe” è il concetto che ritorna: “Io l'ho conosciuto che era un ragazzino, aveva solo 17 anni – ci dice Alessio Pala, ai tempi responsabile del settore giovanile dell'Albinoleffe e poi allenatore di Andrea in prima squadra – E già allora si vedeva che aveva qualità e tanta voglia di arrivare. Però, ad essere sincero, pensavo potesse essere un buon giocatore di B, e che col tempo sarebbe anche riuscito ad affermarsi in A, ma non mi aspettavo potesse arrivare in Nazionale così in fretta”.

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La stessa idea che si era fatto Salvatore Aronica, ex compagno di Belotti ai tempi di Palermo: “La prima impressione sul suo conto fu estremamente positiva – ci racconta l'ex difensore del Napoli – Perché si vedeva che era uno tosto, uno che non mollava niente e che voleva ritagliarsi il suo spazio. Ma da qui a pronosticare che sarebbe arrivato così in fretta in Nazionale, ce ne passa. Ero sicuro che sarebbe arrivato in Serie A, perché aveva le caratteristiche del bomber vero, però, in tutta sincerità, il suo exploit ha sorpreso anche me”.

A proposito di caratteristiche, Pala e Aronica non si conoscono, non si sono mai parlati, ma quando gli chiediamo chi gli ricorda Belotti, fanno incredibilmente lo stesso nome: “Assomiglia a Gianluca Vialli ai tempi della Cremonese – ci dice il mister, oggi allenatore della Folgore Caratese in Serie D - perché ha la stessa forza fisica, magari un po' grezzo e sgraziato, ma sa fare goal in tutte le maniere: di piede, di testa, in acrobazia. Non è solo forte, ma proprio potente”.

Di sicuro è un attaccante vero – conferma l'ex difensore del Palermo – perché oltre a trovare sempre la via della rete in tutti i modi, sa anche far salire la squadra, giocare di sponda e poi ha una facilità disarmante di controllare palla e orientarsi già per la conclusione. In questo è rapidissimo e mi ricorda Montella e Chiesa. Nel suo essere centravanti di manovra, invece, lo avvicino ad un altro mio ex compagno, Floccari, tipologia di attaccanti utilissimi e che sanno far giocare bene la squadra. Nel complesso, però, mi ricorda un sacco Gianluca Vialli per come difende palla, si gira e a quel punto non lo butti più giù. Io ne so qualcosa perché in allenamento ci ho provato un sacco di volte, ma non c'è stato nulla da fare...”.

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Dell'ex attaccante della Juventus e della Sampdoria sembra avere anche il carattere: “E' un ragazzo con la testa sulle spalle, che lavora un sacco e che ha tanta voglia di migliorarsi – continua Pala – la cosa che mi impressiona di lui è che quando gli altri sono stanchi, lui “esce” e sembra “scherzare” con gli avversari. Ha una resistenza pazzesca ed viene sempre fuori alla distanza, questo è frutto dell'intensità che mette in ogni allenamento. Da ragazzino si sfiancava. Lui diventa importante nella fatica”.

E' anche un ragazzo che fa spogliatoio – il ricordo del Belotti “privato” di Aronica – Simpatico, goliardico, estroverso, uno che sa stare allo scherzo e che si diverte a farli, ma è anche un professionista esemplare e serissimo quando c'è da lavorare. E questo secondo me gli ha permesso di arrivare in alto così in fretta”.

Se questo può essere un difetto, a volte è addirittura troppo esigente verso se stesso: “A Palermo scalpitava – continua Aronica – Aveva davanti gente come Lafferty, Dybala, Hernandez, ma non si accontentava, voleva sempre giocare e non accettava di restare fuori. E' normale vista l'età, ma soffriva la competizione e gli dava tremendamente fastidio non essere sempre protagonista. Il fatto che a Torino, invece, lo considerino ormai un titolare, gli ha dato ancor maggiore sicurezza nei suoi mezzi e ora fa tutto con una naturalezza disarmante. Sono curioso di vederlo in Nazionale, perché anche lì la concorrenza è agguerrita, ma credo che possa ritagliarsi uno spazio importante anche in azzurro”.

Per me Andrea non ha limiti – il parere di mister Pala – Perché ora ha raggiunto la consapevolezza dei “grandi”. Ormai è un attaccante “europeo”. Certo, ha ancora ampi margini di miglioramento, soprattutto dal punto di vista tecnico, ma ha tutto per diventare un punto di riferimento di questa Nazionale”. E chissà che non cominci proprio da Spagna e Macedonia...