Mané story: la stella del Liverpool che giocava con le scarpe rotte

Sadio Manè ha raccontato la sua storia in esclusiva a Goal, spiegando come si diventa una stella del Liverpool partendo dalle strade polverose in Senegal.

Il 24enne ha lasciato la sua città natale di Sedhiou a 15 anni per inseguire il suo sogno. Ci ha raccontato del suo incredibile viaggio per arrivare a diventare uno dei migliori attaccanti della Premier League.

Sadio Mané ha l'abitudine di fare una strabiliante prima impressione al suo esordio, come quando ha scherzato con Nacho Monreal e Callum Chambers, dribblando i due difensori dell'Arsenal prima di insaccare nell'angolino alto della porta dei Gunners al suo debutto col Liverpool .

Così come due anni prima al suo esordio col Southampton si procurò un calcio di rigore, nella partita vinta in League Cup ancora contro l'Arsenal. E il suo agente, Jan Bezemer, rimase senza parole nel descrivere il talento del suo giocatore quando si trasferì dal Metz al Red Bull Salisburgo nel 2012.

Le abilità di Mané erano ben conosciute a Sedhiou, una piccola cittadina del Senegal dove è cresciuto a pane e calcio giocato nelle strade polverose. A 15 anni ha viaggiato per 500 miglia a nord per andare a Dakar dove ha sostenuto il provino che ha dato inizio alla sua carriera.

"Lasciai la mia città per andare nella capitale assieme a mio zio, per effettuare dei provini" , ha raccontato in esclusiva a Goal Mané, che si è piazzato al 39° posto nella Goal 50 2016, la classifica che raccoglie i migliori calciatori al mondo.

"Andammo lì e c'erano tanti ragazzi che venivano testati e organizzati in squadre - ha proseguito Mané - Non lo dimenticherò mai, e adesso è anche divertente da ricordare, ma quando toccò a me effettuare il provino c'era un uomo anziano che mi guardava come se io fossi nel posto sbagliato".

"Mi chiese 'sei qui per il provino?' e io risposi di sì - ha raccontato ancora Mané - 'Con quelle scarpe? Guardale, come puoi pensare di giocare con quelle?', mi disse. In effetti erano davvero malandate, vecchie e rotte. Poi aggiunse 'e quei calzoncini? Non hai dei calzoncini da calcio?

Gli risposi che ero lì con l'attrezzatura migliore che avevo - ha detto ancora Mané - e che volevo solo giocare e dimostrare le mie qualità. E quando sono andato in campo dovevi vedere la sorpresa nel suo viso. Venne da me e disse 'Ti ingaggio subito, giocherai nella mia squadra". Così, dopo quei provini entrai nell'academy".

Ci vollero tante suppliche perché i suoi genitori gli permettessero di lasciare casa e firmare per la Generation Foot, l'academy che contava fra gli allievi anche Diafra Sakho e Papiss Cissé.

"Nella mia città, giocavo per strada o dove capitava - ha raccontato ancora Mané - Ricordo di avere avuto il pallone fra i piedi sin da quando avevo due o tre anni. Quando vedevo bambini giocare a pallone per strada mi univo a loro. E' così che ho cominciato, per strada. Crescendo sono anche andato a vedere delle partite, specialmente quelle della nazionale. Volevo vedere i miei eroi e immaginare di essere uno di loro".

"C'era un grande fermento nel paese durante il Mondiale del 2002 (il Senegal ha battuto la Francia nel match d'esordio ed ha raggiunto i quarti di finale) ma io pensavo solo al calcio già da prima".

"Tutti mi dicevano che ero il migliore in città, ma la mia famiglia non vedeva di buon occhio il calcio. Loro sono molto religiosi e volevano qualcosa di diverso per me.

Ma quando hanno capito che nel mio cuore e nella mia testa c'era solo il calcio si sono convinti a lasciarmi andare a Dakar. All'inizio si sono opposti, ma poi hanno capito che era l'unica cosa che volevo e mi hanno aiutato".

Il suo talento è così puro ed evidente che anche le persone che non conoscevano Mane si sono adoperate per dargli la possibilità di sfondare nel calcio.

"Quando mi sono trasferito a Dakar stavo con una famiglia che nemmeno conoscevo. La mia famiglia conosceva qualcuno che li conosceva e così mi hanno portato lì.

Nonostante questo hanno fatto di tutto per aiutarmi, mi hanno supportato durante il mio percorso e si sono presi cura di me fino a quando non mi sono trasferito a Metz".

Oggi guardano con grande orgoglio Manè mentre ubriaca le difese della Premier League e lo osservano da vicino quando torna in patria per rappresentare il Senegal.

Ogni volta che indossa la maglia della nazionale ha l'occasione per mostrare a loro tutta la sua gratitudine. E raramente la spreca.

Fondamentale per la qualificazione del Senegal in Coppa d'Africa con tre reti messe a segno durante le qualificazioni, Manè sarà la carta vincente del Senegal anche nelle fase finali in Gabon.

Arrivato al Liverpool dal Southampton in estate per 30 milioni di sterline, Manè ha realizzato 10 reti in 11 presenze con la maglia dei Reds.  Anche nelle due precedenti stagioni con i Saints era arrivato in doppia cifra; il suo cocktail di tecnica, intelligenza, velocità e grandissima visione aveva attirato anche l'interesse del Manchester United .

Ma il destino ha voluto che Manè fosse nella lista dei desideri di Jurgen Klopp già dai tempi delle Olimpiadi di Londra nel 2012. Prima di firmare per il Salisburgo, Manè ha ricevuto una mega offerta dallo Spartak Mosca, ma le sua ambizioni lo hanno spinto ad incontrare Klopp con la prospettiva di trasferirsi al Borussia Dortmund.

"Ero così eccitato - ricorda Manè - non potevo credere al fatto che avesse voluto incontrarmi e che pensava potessi aiutare la sua squadra. Era tutto incredibile".

Alla fine il Dortmund non ha trovato l'accordo con il Salisburgo, ma è stata costruita una base e Klopp ha continuato a seguire la crescita di Manè negli anni a venire.

Durante l'ultima finestra estiva di calciomercato, Klopp sapeva esattamente di che tipo di giocatore aveva bisogno per aumentare la potenza offensiva del Liverpool.

"Le cose non hanno funzionato allora ed è stato frustrante - prosegue Manè - ma questa è la vita e niente arriva facilmente.

Ho detto soltanto a me stesso di lavorare duro, spingere al massimo, perché qualcosa di grande sarebbe successo prima o poi. L'ho fatto, sono andato al Southampton, ho giocato bene e Klopp mi ha voluto nuovamente.

Ora ho la fortuna di essere allenato da uno dei migliori allenatori al mondo. Doveva succedere e sono felice di imparare ogni giorno qualcosa da lui".

Quando ha segnato all'Emirates contro l'Arsenal, Manè ha corso subito verso la panchina saltando sulla schiena di Klopp. Un'esultanza quasi liberatoria per aver raggiunto un grande traguardo dopo un percorso difficile e travagliato.

"Ero così giovane e non è stato facile andare via. Mi mancava la famiglia, stare con mia madre e le mie sorelle. Ma per diventare un calciatore devi fare tutto questo e sapevo che questi giorni difficili mi avrebbero aiutato a raggiungere il mio obiettivo".

"Molte, moltissime persone con cui sono cresciuto, compresi calciatori di grande talento, non hanno avuto l'occasione che ha avuto io di diventare un professionista.

Sapevo che i sacrifici erano il prezzo da pagare per il successo. Oggi sono qui, senza rimpianti, e vivo il mio sogno".

Manè, che ha un appartamento al centro di Liverpool e non ha più bisogno del GPS per spostarsi da Melwood a casa, sta migliorando il suo status e le sue aspettative senza soluzione di continuità. 
 

Il suo trasferimento ad Anfield si è rivelato una mossa vincente. Nel tridente con i suoi compagni brasiliani Coutinho e Firmino he messo regolarmente in imbarazzo le difese avversarie in maniera fantastica.

"Quando sei calciatore non devi pensare troppo, soprattutto quando ti trasferisci in un grande club come i Liverpool. Perché altrimenti inizi a confonderti le idee.

Nella mia testa c'era soltanto l'idea che stavo andando in una squadra che mi voleva, da un manager che mi conosceva bene e che dovevo lavorare duro. Non ho mai pensato a come sarebbero andate le cose o a quello che poteva accadere.

Ho lasciato la mente libera ed ero pronto a tutto. Sono davvero felice di far pare di un club così grande, dove ognuno lavora per l'altro. Avere dei buoni compagni di squadra che lottano per lo stesso obiettivo rende tutto più semplice".

Manè ricorda quando aveva 15 anni e sognava ad occhi aperti, senza conoscere praticamente nulla del calcio.

"Quando sei un bambino pensi di sapere tutto e vuoi fare qualunque cosa a modo tuo. Ma ho imparato tanti stili diversi, molteplici soluzioni tattiche e sono sicuramente un giocatore più completto rispetto a quando ho iniziato nell'accademia.

Io sono una persona che ama ascoltare, guardare ed imparare. Sono ancora giovane ed ho sempre voglia di migliorarmi. Ogni giorno è buono per lavorare duramente ed avvicinarsi sempre più al top".

Per Manè questo è soltanto l'inizio. Amato dal Liverpool e odiato da qualunque squadra se lo ritroverà contro.