Lepore e Narducci non ci stanno a far passare l'Inter per colpevole: "Le loro telefonate non avevano rilevanza penale. Sentenza Calciopoli? Spazzata via la più grande operazione di mistificazione giudiziaria"

"Una sentenza già scritta? Penso proprio di no. Siamo soddisfatti, quello che noi avevamo ipotizzato originariamente è tutto vero" afferma il procuratore capo di Napoli, Lepore.
Non è stata una sentenza già scritta quella esposta al Tribunale di Napoli martedì riguardo ai fatti di Calciopoli. E' questa l'idea di Giandomenico Lepore, procuratore capo del capoluogo campano: "Una sentenza già scritta? Penso proprio di no. Siamo soddisfatti, quello che noi avevamo ipotizzato originariamente è tutto vero. La sentenza conferma l'ottimo lavoro dei miei sostituti e dimostra che eravamo nel vero quando abbiamo sostenuto l'accusa".

Ai microfoni di 'Radio Radio', Lepore ha poi detto la sua sulle telefonate dell'Inter tanto sventolate da Moggi e legali: D"agli atti riguardanti le prove già acquisite non sono emersi altri dati. E non potevamo fare altre indagini perché non avrebbero prodotto altri risultati. Quando arrivavano critiche chiedevo sempre ai miei collaboratori: mi dicevano che le intercettazioni legate all'Inter non avevano alcun significato di carattere penale e non potevano essere prese in considerazione".

"Noi tutto il materiale lo demmo a Guido Rossi e a Borrelli consapevoli che potevano esserci cose non di rilevanza penale ma utili alla giustizia sportiva"
- evidenzia Lepore - "Abbiamo ricevuto addirittura l'accusa di aver svolto le indagini in una sola direzione, ma non è assolutamente vero. Abbiamo valutato tutti gli elementi e agito in relazione ai fatti che costituivano reato. Un settimanale  ha addirittura pubblicato un libro con tutte le intercettazioni".

"Il che naturalmente significò l'interruzione di ogni attività investigativa perché le intercettazioni chiaramente vennero automaticamente boicottate e non si poteva andare avanti"
rivela il procuratore. Secondo l'ex pm di Calciopoli Giuseppe Narducci, invece, "È stata spazzata via la più grande operazione di mistificazione mai condotta in questo paese attorno a un processo".

Le parole deil pm sanno tanto di 'giustizia è fatta': "La sentenza riconosce l'assoluta verità probatoria raggiunta dalle nostre attività investigative e accoglie in pieno la nostra impostazione, stabilendo che quella che operò in quel periodo fu un'associazione per delinquere e che quello era un calcio malato e corrotto" - riporta 'La Gazzetta dello sport' - "Alla fine hanno contato i fatti che noi abbiamo dimostrato, respingendo qualsiasi operazione che cercava di allontanare la verità".

Inutile la difesa di Moggi: "Non ha pagato, si è rivelato inconsistente: non ha provato in alcun modo a confutare quello che noi sostenevamo, o almeno a fornire una versione diversa dei fatti per come noi li prospettavamo. In sostanza è un atteggiamento di chi non è teso a dimostrare la propria innocenza o estraneità, ma piuttosto a dire che c'erano anche altri a fare quelle cose: operazione buona solo dal punto di vista mediatico".

Conclusione di Narducci riguardante le telefonate interiste: "Anche altri dirigenti hanno avuto colloqui con la classe arbitrale e non sono stati trattati allo stesso modo? Quelle intercettazioni non avevano lo stesso valore probatorio dei colloqui che hanno riguardato gli attuali imputati e la sentenza ci ha dato ragione anche in questo".

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