Il precursore di Calciopoli, Argilli, torna a parlare: "Ho fatto bene a scoperchiare il pentolone!"

L'ex capitano del Siena aveva denunciato l'operato della Gea e di Luciano Moggi.
Quattro anni fa, quando giocava nel Livorno, Stefano Argilli fu il primo a parlare dello scandalo di Calciopoli ed ora non si pente di averlo fatto... Era il 30 aprile del 2006 e, alla vigilia della gara tra il Siena e la Juventus, l’ex capitano della formazione toscana su ‘Avvenire’ aveva dichiarato: “Moggi fa il mercato del Siena e non solo. Lo sanno tutti che la sua Gea ha le mani in pasta un po’ ovunque. Del resto al calcio italiano evidentemente fa comodo un accentratore…”.

Ora, a distanza di qualche anno Argilli ricorda che i giorni successivi alle sue dichiarazioni non furono proprio ‘tranquilli’: “Alcuni tifosi del Siena, per fortuna solo una parte, si infuriò dandomi del “traditore”. Alla fine pero' tutti hanno capito e apprezzato il fatto che con quelle tre-quattro frasi, dette al momento giusto, avevo contribuito a scoperchiare un pentolone che bolliva fastidiosamente da troppo tempo”. Poi per Argilli arrivo' la convocazione dalla Procura di Roma: “Confermai il testo dell’intervista al Giudice Palamara, raccontando la mia vicenda personale di giocatore che aveva militato per 9 anni nel Siena, diventandone il capitano, con tanto di ritiro della maglia n° 8 . Poi, stranamente, proprio dopo l’ultima stagione, la migliore, venni ceduto...”.

Qualcuno ha sollevato il dubbio che Argilli avesse fatto quelle dichiarazioni proprio perche’ fu ceduto dal Siena al Livorno: “Molti hanno creduto che ho parlato da “ex ferito”. Il dispiacere per il voltafaccia di certi dirigenti del Siena l’avevo provato, ma il mio fu uno sfogo dettato soltanto dai miei princìpi di lealtà. Sono orgoglioso per essermi spinto fin dove, purtroppo, molti miei colleghi non sono mai riusciti, non avendo evidentemente la forza di parlare liberamente... Posso solo dire che purtroppo quello che ho fatto è rimasto un caso isolato. Al Livorno, dai compagni e da tutta la società venni apprezzato e il mio fu giudicato un atto di “grande coraggio”. Capisco anche che molti ragazzi di vent’anni spesso questo coraggio non ce l’hanno, temono di compromettere sul nascere un’intera carriera...”.