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Calciopoli, Nucini: i buchi dell’accusa

«Gli arbitri andava­no a cena con i giornalisti quando tutti sanno che non si possono avere rapporti con persone esterne. Io? E’ diver­so: mi confidavo solo con Fac­chetti, l’unica persona onesta del mondo del calcio. Perché io, Danilo Nucini, non mi fi­davo di nessuno, neanche del­l’Ufficio Indagini. Ero un uo­mo solo». E, naturalmente, contro tutti: contro i designa­tori che, senza distinzioni (ma Bergamo e Pairetto con par­ticolare accanimento) nella sua carriera lo hanno sempre boicottato («I rapporti erano pessimi perché la meritocra­zia non esisteva e io non mi faccio mettere il guinzaglio» salvo poi affermare, incalzato dall’avvocato Trofino, che «a parte un anno, ho avuto quel­lo che meritavo»), contro i col­leghi arbitri («Quelli anziani non vedono di buon occhio i giovani, e non c’è solidarietà»), contro i giornalisti («Il Corrie­re della Sera scrisse che sono stato il peggiore in campo? Ma li legga pure tutti, i gior­nali, sappiamo com’era la sto­ria... »). Contro la Juventus («Pensate che dopo una parti­ta mi regalò una maglietta senza il nome. Segno di anti­patia? Lo dite voi...») e, natu­ralmente, contro Luciano Moggi e Angelo Fabiani con i quali riferisce di incontri car­bonari, di avvertimenti “ma­fiosi” e della consegna di una sim “protetta” che lui, invece di portare agli inquirenti ha buttato via senza dire niente a nessuno (tranne che a Fac­chetti, ovvio). Neppure al pm milanese Bocassini che lo convocò qualche tempo dopo («Non me la sono sentita di ri­velarle le cose. Di cosa abbiam parlato? Dell’andamento del calcio» con la Bocassini...). La sintesi di sei ore - zeppe di contraddizioni e atteggia­menti di ironica sfida verso gli avvocati difensori - di testimo­nianza di Danilo Nucini, ex arbitro e uno dei teste chiave dell’accusa nel processo di Calciopoli, lascia un senso di vago imbarazzo. Per i nume­rosi “buchi” nella sua testimo­nianza e, in definitiva, nell’im­pianto accusatorio dei pm Beatrice e Narducci.

Ma l’aspetto che meriterà mag­giore approfondimento nel corso del dibattimento è il ruolo di Giacinto Facchetti, al­l’epoca dirigente di primo pia­no dell’Inter e amico “di vec­chia data” di Nucini. Talmen­te amico che lui andava a rife­rirgli tutto quello che succe­deva nei raduni di Coverciano e tutte le sue sensazioni (per­ché durante l’udienza fiume di questo che è un processo penale, molto si è basato pro­prio sulle sensazioni), fino a diventare, di fatto, il suo “infil­trato speciale” quando gli chiese (parole di Nucini) di «diventare amico di De San­tis e di informarsi su Fabiani». E lo ha fatto tal­mente bene da farsi portare dallo stesso Fabiani a “rap­porto” da Moggi che lo incon­trò in un albergo di Torino. E fu proprio al termine di quel­l’incontro che Nucini ebbe in consegna la “mitica” sim: la bomba che poteva incastrare Moggi...

Fonte: TuttoSport