Tassotti si congeda al Milan: "36 anni indimenticabili ma volevo allenare"

Mauro Tassotti, dopo 36 anni, ha lasciato il Milan per lavorare per l'Ucraina: "Il progetto tecnico è intrigante".

E' approdato al Milan nel lontano 1980 e della compagine rossonera è stato prima straordinario campione in campo e poi guida in panchina. Mauro Tassotti dopo 36 anni ha deciso di lasciare quella società con la quale ha vinto tutto e della quale è stato una delle bandiere più importanti.

Per lui prima 17 anni a macinare chilometri sulla fascia destra, poi dal 1997 una serie di avventure come vice storico dei vari tecnici che si sono succeduti con qualche apparizione da allenatore in prima.
Tassotti, che ha deciso di trasferirsi in Ucraina dove sarà il vice di un altro grande ex rossonero, Andriy Shevchenko, intervistato da La Gazzetta dello Sport, ha spiegato: "Diciamo che non è una cosa dell’ultima ora. L’ho soppesata attentamente, dovevo metabolizzarla. E vorrei sottolineare che per il momento l’unica cosa che ho firmato è la rescissione col Milan. Ma dovrebbe tutto andare in porto entro questa settimana. Quando Shevchenko mi ha prospettato questa possibilità mi ha lasciato una sensazione di gratificazione. La sua stima mi ha fatto un piacere enorme. Lui, poi, è molto entusiasta, carichissimo. Ma devo dire che anche il progetto tecnico è intrigante: si lavorerà a una qualificazione mondiale, è una cosa che all’Ucraina non capita ogni quadriennio. E’ qualcosa che mi incuriosisce molto, fino a ora avevo sempre lavorato solo a livello di club".

Tassotti ha spiegato cosa ha provato al momento della rescissione con il Milan: "Mi sono sentito stranito e amareggiato. Mi è venuto il magone perché sono stati 36 anni indimenticabili. Avevo davanti Galliani che mi diceva “Se sei contento tu, lo siamo anche noi”. Sapeva che in cuor mio volevo tornare sul campo e io sapevo che loro non mi avrebbero ostacolato nonostante avessi un altro anno di contratto. Una lacrimuccia? Ci sono andato molto vicino, ma sono riuscito a trattenermi".

Nell'ultima stagione per lui un ruolo 'solo' da osservatore: "Quando un anno fa accettai, mi pareva una buona opportunità di arricchimento professionale. In realtà è stato meno coinvolgente di quanto mi aspettassi. Avevo troppa nostalgia del campo, era inevitabile che andasse a finire in questo modo. Io volevo, e voglio, ancora allenare. Inizialmente lo stacco dal campo mi piacque, poi ho capito che facevo un lavoro troppo distaccato dalle dinamiche in cui avevo sempre vissuto. Ho cercato di abituarmici per forza".

Al Milan intanto sta per chiudersi l'era Berlusconi: "Credo che un presidente migliore non si possa avere, gli voglio bene, ma gli anni passano per tutti ed è inevitabile che a un certo punto si possano prendere certe decisioni. Però in cuor mio spero che non molli e resti al suo posto".