Gasperini guarda al passato e ricorda: "L'Inter? Non venni accettato"

Il mister del Genoa, Gasperini, non nasconde di pensare anche ad un eventuale futuro sulla panchina dell'Italia, ma guardando al passato e all'Inter ricorda: "Non venni accettato".

Salvezza ormai raggiunta per il Genoa e Gian Piero Gasperini può cominciare a tirare le somme di una nuova stagione del Genoa nel massimo campionato. Il tecnico comincia a pensare anche ad un possibile futuro alla guida della Nazionale nel dopo-Conte.

"Io sono otto anni che sono al Genoa - ha spiegato Gasperini intervistato dal 'Corriere dello Sport - La grande parte della mia carriera di allenatore si è svolta a Marassi. E' una città dove si sta benissimo e io sto benissimo. Ma so che, in ogni cosa, c'è un inizio e una fine. Io oggi spero che la fine sia la più lontana possibile. Ma, come è naturale e ovvio, sono anche pronto a questa eventualità".

Non tutto è andato per il verso giusto quest'anno... "Forse c'è stato qualche problema con la struttura, non necessariamente con il Presidente - ha spiegato Gasperini - Ma questi si superano. Per me quest'anno la cosa più bella, oltre ai risultati, è stato l'affetto del pubblico, il suo calore, il modo in cui l'ho sentito vicino. Una riconoscenza così e un amore, da me ricambiato, non mi capiterà mai più. Genova e il Genoa sono nel mio cuore, per sempre".

E se dovesse lasciare il Genoa per la Nazionale? "E' chiaro che diventare allenatore della Nazionale è il sogno di ogni allenatore italiano - ha detto - E dunque anche il mio. Dovrei però cambiare mentalità. Per come sono fatto io devo stare tutti i giorni in campo, vedere un giocatore crescere, parlare con loro, condividere tempo e pensieri. In Nazionale c'è poco tempo, bisogna più assemblare che creare. Ma ripeto che è un onore anche solo essere citato per il ruolo che fu di Pozzo e Bearzot".

L'unica esperienza, finora, in top-club Gasperini l'ha vissuta nella stagione 2011-12, quando venne chiamato sulla panchina dell'Inter... "Un'esperienza che, neanche cominciata, era già finita - ha raccontato Gasperini - Mi presero dopo gli esperimenti di Benitez e Leonardo. Allora ero l'emergente e il gioco che facevano le mie squadre piaceva molto. Ma la squadra era nella fase discendente della sua magnifica parabola".

"Avevano vinto tutto con Mourinho e molti erano in calo fisico, come si sarebbe visto in seguito - ha spiegato ancora Gasperini - Io ero convinto di poter rigenerare la squadra e conferire nuova carica psicologica e agonistica. Ma temo che ad essere convinto di questa possibilità fossi solo io. Non i giocatori, non la società. Insomma non sono stato accettato, con i miei metodi che comportavano un lavoro intenso e nuovo. E non sono stato supportato".