Sacchi racconta i sui 70 anni: "La mia ossessione? "La bellezza nel calcio"

Compie 70 anni uno dei maestri del calcio mondiale, Arrigo Sacchi, tecnico che col Parma prima e col Milan poi ha dato un volto nuovo al calcio italiano.

Il primo di aprile non è solo il giorno del famoso 'pesce d'aprile', ma anche il giorno in cui settant'anni fa è nato uno degli allenatori italiani più famosi al mondo: Arrigo Sacchi. Il tecnico, nato a Fusignano, prima col Parma e poi, soprattutto, col Milan ha lasciato un'impronta indelebile nel calcio mondiale. E con la nazionale azzurra, poi, è arrivato ad un passo dal laurearsi campione del mondo, con quella finale di USA '94 persa ai calci di rigore contro il Brasile.

In una intervista rilasciata alla 'Gazzetta dello Sport', Sacchi ha raccontato i suoi anni di carriera e ciò che lo ha smosso per diventare un allenatore prima e uno degli allenatori più grandi al mondo poi... "I miei idoli? Prima le squadre: il Real Madrid, l'Ungheria e il Brasile - ha affermato Sacchi - Poi i giocatori: Di Stefano, Schiaffino, Pelè. Facevo però il tifo per l'Inter. Un giorno il presidente Moratti mi regalò una medaglia d’oro dei tempi di suo padre. Lo ringraziai e gli dissi: 'Io ho allenato il Milan, ma non sono un pentito. Stia attento, i pentiti sono i peggiori'".

Ad illuminarlo, però, è stato il calcio olandese... "Fine anni Sessanta - ricorda Sacchi - Dirigevo il calzaturificio di mio padre, ero in Olanda per lavoro. Fu allora che mi innamorai del calcio totale. Il protagonista era la squadra, non il singolo. Vedere le partite dell'Ajax era come andare a un concerto. Musica armoniosa. Il calcio nasce dalla mente. Michelangelo diceva che i quadri si dipingono con il cervello, le mani sono soltanto strumenti. La stessa cosa vale per il calcio".

Sacchi è stato solo un allenatore che ha saputo plasmare un calcio italiano 'diverso', 'all'olandese', ma è stato anche un allenatore duro nei metodi coi suoi calciatori... "Se ho mai litigato con un giocatore? Liti vere e proprie, no - ha raccontato ancora Sacchi - Ah, adesso che mi viene in mente, una volta ho messo le mani addosso a un centravanti. Marco Rossi, quando allenavo il Parma. Pensi che in quella partita aveva anche segnato, ma non si era impegnato. Glielo dissi, lui mi rispose male e io lo presi per il collo".

Si racconta anche di una lite col bomber del Milan Van Basten, ma Sacchi ridimensiona l'accaduto... "Si è romanzato molto, ma la verità è che tra di noi c'era una grande stima - ha detto ancora Sacchi - Dopo una sconfitta i giornalisti andarono da Marco e gli chiesero che cosa pensasse. Lui, abituato alla stampa olandese, si mise a parlare a ruota libera, a dire qual era il suo calcio ideale. Il giorno dopo, le prime pagine dei quotidiani titolavano: 'Van Basten contro Sacchi'. Lo presi da parte e gli spiegai come funzionava in Italia il rapporto con la stampa. La domenica lo tenni in panchina e gli dissi: 'Visto che ne sai tanto di calcio, oggi stai vicino a me così mi aiuti...'".

Sacchi ricorda anche un altro 'scontro' con Van Basten... "Accadde a Parma, gennaio 1991 - ha proseguito l'ex CT azzurro - Perdevamo 2-0, io ero squalificato e ordinai al mio vice Galbiati di cambiare Van Basten. Marco mi chiese spiegazioni. Gli dissi che stava giocando male. Mi rispose: 'C'erano altri che giocavano male, perché ha tolto me?'. 'Perché gli altri correvano, tu no'. Mi chiese quindici giorni di riposo per riflettere. Glieli concessi. Dopo tre giorni voleva essere reintegrato, ma io gli spiegai che mi aveva chiesto quindici giorni e non erano ancora passati".

Sacchi è riuscito a dare alle sue squadre un'impronta più europea... "Perchè non ho mai amato il calcio all'italiana? Perché a me piace essere protagonista - ha detto Sacchi - e ho sempre voluto che le mie squadre avessero il controllo del gioco".

L'ex tecnico del Milan e l''ossessione' per la bellezza... "Per la bellezza e l'armonia - ha spiegato Sacchi - Quando guardo una partita, voglio lo spettacolo, il divertimento. Ai miei giocatori dicevo sempre: 'La gente vi viene a vedere per passare due ore lontano dai problemi. Non dimenticatelo'".

Lo stress, però, lo ha poi portato al limite... "Dormivo sempre poche ore, pochissime, prima delle partite - ha raccontato - Ero sempre teso, pensieroso. Studiavo strategie, pensavo a che cosa dovevo dire ai giocatori. Ho dato la vita per il calcio, e il calcio mi ha ripagato. Da dove nasceva lo stress? Dalla paura di deludere le persone che credevano in me".

E proprio lo stress lo portò a dire basta... "Nel 2001 tornai al Parma, una sfida con me stesso - ha raccontato Sacchi - E poi anche perché lo dovevo a una città che mi aveva regalato momenti indimenticabili. Duro un mese, poi si spense la luce. Giocammo a Verona, vincemmo, la gente era felice, ma io non sentivo più nulla. Ero a pezzi. Telefonai a mia moglie e le dissi: 'Giovanna, sono arrivato alla frutta'. Me ne andai. Lo stress. In quel periodo non dormivo, pensavo solo al calcio, ero un fascio di nervi. Dovevo dire basta".

Sacchi ha poi raccontato anche di quel campionato perso a favore del Napoli, anche grazie a quella famosa monetina che a Bergamo colpì Alemao... "Rabbia? Tanta - ha ricordato Sacchi - Ma quella volta ci furono cose poco chiare. Poi ho saputo, però sto zitto sennò mi mettono in galera. Diciamo che la politica non fu estranea a quella vicenda".

Altra parentesi importante nella carriera di Sacchi fu quella in azzurro. Ma non tutti lo vedevano di buon occhio sulla panchina dell'Italia... "Mi vedevano come l'uomo venuto dal nulla - ha detto - C'era invidia, cercavo di non farci caso. Fu un periodo molto intenso, sentivo una grande responsabilità".

USA '94 fu il Mondiale di Baggio, nel bene e nel male, col 'Divin Codino' che trascinò gli azzurri fino alla finale, per poi sbagliare uno dei rigori decisivi... "Contro la Nigeria ci salvò Baggio? No, ci salvò Okocha, il nigeriano che continuava a perdere palloni perché voleva dribblare tutti - ha proseguito Sacchi - e ci salvò la nostra tenacia: continuammo a giocare fino alla fine, e poi Mussi crossò quel pallone che Baggio buttò dentro. Perchè feci giocare Baggio in finale anche se non stava bene? Perchè i medici e i preparatori mi dissero che poteva giocare".

Come per Van Basten, anche il suo rapporto con Baggio si dice non fosse idilliaco, ma anche in questo caso Sacchi spiega che la verità è altra... "Sciocchezze - ha detto - Io lo convocai anche se non stava giocando bene con la Juve. Gli feci vedere quanti palloni toccava nella Juve e gli spiegai: 'Se segui il mio gioco, ti garantisco che ne toccherai il doppio. Dopo, però, devi fare la differenza'".

Secondo Sacchi non c'è in giro un altro Sacchi, ma su chi ritenga il miglior allenatore oggi afferma: "Ancelotti, Guardiola e Mourinho. Carlo è un maestro nei rapporti. Pep è un professore sul campo. Mou è carismatico e ha metodi innovativi".