20 anni di Buffon: a Parma ricordano ancora quel giorno...

Il 19 novembre 1995 esordiva in Serie A un non ancora maggiorenne Gianluigi Buffon. Nevio Scala e Alessandro Melli ricordano quel giorno per certi versi storico.

Il 19 novembre 1995 Gianluigi Buffon, a soli 17 anni, fece il suo esordio in Serie A con la maglia del Parma. L'avversario era il Milan di Fabio Capello, l’allenatore di quel Parma era Nevio Scala, oggi Presidente del Parma Calcio 1913, società rinata dalle disavventure della scorsa stagione e ora impegnata nel campionato di Serie D.

In quel pomeriggio di 20 anni fa la scelta di Scala fu sofferta, ma decisa: aveva capito fin da subito chi aveva di fronte. “Luca Bucci, il nostro primo portiere, si era infortunato – racconta - così ho deciso di portare in prima squadra il giovane Buffon dalla Primavera. Ha iniziato ad allenarsi con noi dal martedì. Si è messo in porta e faceva cose straordinarie. Cose che per lui sembrano normali. Poi abbiamo iniziato con le esercitazioni insieme agli attaccanti e nessuno riusciva a fargli gol. Così mi sono girato verso il mio preparatore dei portieri (Vincenzo Di Palma) e gli ho chiesto se anche lui vedeva quello che stavo vedendo io. Questo è un fenomeno, mi ha risposto. Entrambi eravamo senza parole. Le potenzialità del ragazzo avevano stupito tutti, ma ovviamente la decisione è stata presa dopo molte riflessioni. La sfida era contro il Milan. E sapevo che farlo esordire sarebbe stata una scelta molto forte.

Eravamo in ritiro e così sabato sera ho deciso di andare in camera di Gigi per parlargli. Non gli ho dato il tempo di pensare perché fossi lì e gli ho subito detto esattamente questa frase: “e se domani ti faccio giocare?”. Nessun problema mister, è stata la sua risposta. Lo ha detto senza esitazione con una spavalderia positiva. Era consapevole e mi ha trasmesso tutta la sua sicurezza. Sembrava non sentire proprio il peso di una responsabilità così grande. E questa cosa mi ha convinto al 100%. Poi è arrivato il momento più difficile quando ho dovuto avvisare Alessandro Nista, il secondo portiere che pensava di giocare al posto di Bucci. Gli ho spiegato che non era un discorso di simpatia, ma solo una scelta necessaria da fare. Ci è rimasto male, ma anche lui in settimana si era accorto delle qualità di quel ragazzino. Con il dialogo nella mia carriera ho sempre avuto successo. Quando ci si guarda negli occhi e non si raccontano storie, si può risolvere tutto”.

E così, semplicemente guardandolo negli occhi, Scala capì che era arrivato il momento di Buffon. Parma-Milan della decima giornata del campionato di Serie A 1995/96 terminò 0 a 0. “Fece una partita straordinaria – racconta Nevio Scala - senza esaltarsi minimamente. Anche nel post partita ringraziò soltanto l’allenatore e la società per la fiducia. Questa era la sua forza. Esattamente come se avesse fatto la cosa più normale del mondo. Quasi come se non si rendesse conto. Aveva enormi qualità tecniche, ma soprattutto un’incredibile forza interiore. Era un ragazzo decisamente più maturo dei suoi coetanei, ma allo stesso tempo era uno che non dava eccessivo peso a quello che stava facendo. Era un giovane con tanti interessi e non si focalizzava solo sul calcio. Credo che questo lo portasse ad andare in campo con la grande serenità che ha sempre dimostrato. Era simpatico, sempre felice. Invitava proprio all’allegria. Dopo quell’anno io mi allontanai da Parma, ma sul futuro di Buffon non ho mai avuto dubbi”.

Anche Alessandro Melli riuscì a vivere da protagonista l’esordio di Buffon. “Quando abbiamo saputo che avrebbe giocato Gigi non ci fu neanche un attimo di stupore. Lo avevamo visto in settimana da vicino e avevamo capito tutto. Aveva dimostrato di avere qualità straordinarie e una grande personalità. Si vedeva chiaramente che era pronto e preparato per un esordio così importantePer quanto ce ne fosse bisogno, noi senatori di quel Parma abbiamo cercato di metterlo a suo agio, cercando di non dare molta enfasi a quello che gli stava per succedere. Ma ci siamo accorti che per lui era tutto normale. Era sereno. E la sua serenità l’ha trasmessa a noi, prima della partita e in campo poi”. 

Tutti in quel Parma avevano esattamente in testa dove sarebbe potuto arrivare Buffon. Anche chi in quel periodo ci ha sofferto maggiormente… “Gigi era sempre disposto a fermarsi a fine allenamento – racconta Alessandro Melli – quando noi attaccanti ci allenavamo con le conclusioni in porta. Era difficilissimo riuscire a fargli gol. Era bravissimo, reattivo, aveva una lettura anticipata dei nostri tiri, sapeva prima dove avremmo calciato. Abbiamo tutti riconosciuto subito le sue straordinarie qualità tecniche. Poi si dimostrò anche professionale e con una spiccata personalità.

Aveva solo 17 anni ma riusciva a rapportarsi con noi senatori, giocatori già importanti e già di successo, come se fosse già uno di noi. E, in effetti, era uno dei nostri. Lo sapevamo tutti. Tutti erano consapevoli del fatto che Buffon sarebbe arrivato in alto. Lo ha ammesso poi anche lo stesso Luca Bucci che ha sofferto più di tutti questa scelta, perché poi, di fatto, perse il posto da titolare. Inizialmente era molto arrabbiato e nervoso, poi si è rasserenato e tranquillizzato e ha trovato la lucidità per capire che Gigi faceva cose che gli altri non riuscivano a fare. Ancora oggi Bucci mi dice sempre questa frase: “la mia sfortuna è aver avuto un fenomeno dietro di me. Non solo un fenomeno, ma il migliore di tutti”.