Da Rafa a Conte, passando per Sarri: Jorginho si prende il Napoli e l'Italia

Le difficoltà con Benitez hanno reso Jorginho un giocatore più completo: nel Napoli di Sarri è diventato il miglior regista della Serie A. E adesso lo aspetta l'Italia di Conte.

GOAL di Sergio Chesi - Vicedirettore Goal.com    

In Italia si chiama pazienza, in Brasile paciência. Siamo là. In fondo si tratta di un concetto universale: saper tenere botta al cospetto delle difficoltà, fare del sacrificio il proprio pane quotidiano e aspettare. Soprattutto aspettare.

Pazienza, o paciência, è la parola che con maggior efficace racconta la carriera di Jorge Luiz Frello Filho. Jorginho, insomma. Arrivato a tanto così da un addio frettoloso, si è ripreso il Napoli in modo inaspettato, diventandone cardine nel momento esatto della svolta, coincisa con la sua promozione a titolare.

D'altra parte è impossibile perdersi d'animo quando ne hai superate, per arrivare fin lì. Jorginho è sbarcato in Italia a 15 anni, da solo, in cerca di un contratto che per oltre un anno non è arrivato. Difficile andare avanti con i 20 euro di paghetta passati dal procuratore, così lontano da casa.

In qualche modo Jorginho c'è riuscito, sostenuto anche nei momenti più complicati da una famiglia che da sempre vive per il calcio. Poi l'osservatore giusto nel posto giusto, il provino della vita e il Verona. Da lì in poi la storia è nota più o meno a tutti, con l'esplosione in Serie B e il passaggio al Napoli nel giro di un paio d'anni.

In azzurro Jorginho è stato vittima di un equivoco sotto la gestione Benitez. Lui, regista puro e centrale di centrocampo, schierato tra i due mediani di un 4-2-3-1. Puntualmente in affanno, è diventato nel giro di pochi mesi una sorta di oggetto misterioso. Eppure quei 17 mesi con Rafa oggi rappresentano la sua fortuna.

Perchè non solo Jorginho si è ripreso il Napoli, ma il Napoli ha trovato un giocatore più completo rispetto a quello acquistato per metà nel gennaio 2014 e riscattato al 100% soltanto quest'estate (non senza qualche esitazione negli ultimi giorni utili per definire le comproprietà).

Un anno e mezzo trascorso a rincorrere col fiatone gli avversari su zone di campo spesso troppo vaste l'ha temprato, reso più solido in fase difensiva. Una crescita di cui ora sta giovando Sarri, lucido nel dargli spazio alle prime campanelle d'allarme sulla tenuta di Valdifiori.

Contro il Chievo Jorginho ha recuperato 11 palloni. Sette giorni prima, in Napoli-Fiorentina, erano stati 12. Nelle ultime sei giornate ha recuperato complessivamente 47 palloni: soltanto cinque centrocampisti hanno fatto meglio. Dato significativo, considerato che non stiamo parlando certo di un mastino.

La differenza, come logico, la sta facendo col pallone tra i piedi. Il tempo che basta, due tocchi e via, come piace a Sarri e allo stesso Jorginho, nuovamente al timone di una mediana a tre con lo stesso entusiasmo di un bambino al luna park per la prima volta.

Da quando è titolare (Napoli-Lazio, 4ª giornata) ha toccato più palloni di tutti in Serie A. Suo anche il record di passaggi totali (502) e passaggi nella trequarti avversaria (82), il dato forse più significativo. Perchè giocare in orizzontale è un conto, farlo in verticale è un altro.

Contro il Chievo ha fatto registrare il suo miglior personale stagionale: 128 palloni toccati e 105 passaggi totali, di cui 95 arrivati a destinazione. Circa  il 90%, la media che sta tenendo da diverse settimane. Ogni 100 passaggi solo 10 non vanno a buon fine: equivale a consegnare la sfera in banca, o giù di lì.

Un'evoluzione che difficilmente Antonio Conte ignorerà nella prossima finestra dedicata alle nazionali. Le amichevoli contro Belgio e Romania rappresentano una delle poche occasioni per testare nuove soluzioni in vista di Euro 2016 e Jorginho, a 24 anni ancora da compiere, sta mostrando di avere i numeri e il physique du rôle per vestire l'azzurro Italia.

Il giusto premio per un processo di maturazione importante, perchè arrivato a fronte di non poche avversità. Una crescita come uomo, prima ancora che giocatore, a cui ha contribuito anche Napoli, città alla quale Jorginho si è legato particolarmente, e la nascita del figlio Vitor nella scorsa primavera.

Un giorno, forse ancora lontano, papà Jorginho racconterà al piccolo Vitor una lunga storia, con il finale ancora tutto da scrivere. In quella storia, statene certi, prima o poi si parlerà di paciência.