Thohir illustra il progetto Inter: "No Champions League, no problem"

ESCLUSIVA - Lunga intervista al presidente dell'Inter Erick Thohir: "Vogliamo portare in nerazzurro i migliori giocatori, ci faremo trovare pronti davanti alle opportunità".

Lo sbarco in Italia è storia di più di un anno fa. Da lì, un lento ma inesorabile lavoro di metamorfosi per la sua Inter, sempre più ad immagine e somiglianza di Erick Thohir. Dal campo alla scrivania, dagli uomini ai programmi, c'è la firma del patron indonesiano sulle scelte che stanno cambiando volto al club, tornato grande protagonista in sede di mercato in attesa di farlo anche sul campo. 

Sulle strategie, i programmi e il progetto nerazzurro, Erick Thohir ha fatto il punto in esclusiva ai microfoni di Goal, nel corso di una lunga intervista ricca di spunti interessanti. Una sorta di manifesto della sua Inter, la chiave necessaria per capire le mosse di oggi e gli obiettivi di domani. Sempre all'insegna dell'ambizione.

Thohir, si dice che la mancata qualificazione alla prossima Champions League metterebbe a rischio la sopravvivenza stessa dell’Inter. E' vero? "E’ interessante, tutto si basa sempre sul 'si dice'… Ricordiamoci che l’Inter è tuttora il decimo brand più forte al mondo, e i nostri ricavi viaggiano allo stesso ritmo. I nostri ricavi in caso di mancata partecipazione alla Champions League resterebbero intorno ai 180/200 milioni di €, in caso di qualificazione alla Champions aumenterebbero di circa 20/30 milioni. In sostanza, no Champions League, no problem per l’Inter. E anche la mancata qualificazione in Europa League non rappresenterebbe un problema. Ovviamente, essendo noi uno dei dieci brand più importanti del calcio globale, con una tifoseria ben consolidata, dobbiamo pensare in grande. Finire noni o decimi non è da Inter, gli obiettivi devono essere Europa League o Champions League.

La situazione finanziaria dell’Inter desta preoccupazioni? "Stiamo seguendo le regole del Fair Play finanziario, vale a dire spendere in base a quanto ricaviamo. Non ci sono scorciatoie per costruire una squadra forte, è necessario avere un progetto a lungo termine. Quando ingaggiamo i giocatori, ci chiediamo innanzitutto se possono essere funzionali alle esigenze della squadra".

E’ allo studio la ricerca di una maxisponsorizzazione sul tipo di quelle ottenute dal Paris SG e dal Manchester United? "E’ nei nostri programmi, e per questo abbiamo assunto gli uomini migliori a livello dirigenziale, come il CEO Michael Bolingbroke, o altre figure come il Chief digital revenue James White o il Chief stadium David Garth, oltre a Claire Lewis e Dan Chard. Ciò dimostra che non diamo importanza solo all’aspetto sportivo, ma anche a quello manageriale. Abbiamo un grande allenatore come Mancini, perchè non dobbiamo avere anche un grande CEO? Deve esserci il giusto equilibrio tra aspetto sportivo e aspetto manageriale. Il Manchester United non fa la Champions League, ma questo per loro non è un problema. Finanziariamente sono messi bene ed è per questo che continuano a ingaggiare grandi giocatori. Essere in Champions League porterebbe nelle loro casse 50 milioni di € in più, non 500. I grandi club come il Barcellona, il Real Madrid, il Manchester United, vedono 50 milioni come il 10% del loro fatturato. D’altro canto, che succederebbe se club con quel tipo di immagine non partecipassero alla Champions League? Di sicuro i grandi campioni ci penserebbero un po’ di più prima di firmare".

A che punto è la situazione per il nuovo stadio? "San Siro è uno degli stadi migliori del mondo. Nei nostri studi sul nuovo impianto non lo abbiamo mai dimenticato. Ma esiste un’altra ottima area a Milano per lo stadio. Noi vogliamo lo stadio di proprietà ma al momento abbiamo accordi col Milan e con il comune e non possiamo stracciare contratti firmati. Dobbiamo e vogliamo coordinarci con il Milan per questa questione. Vogliono restare o andarsene da San Siro? E se vogliono andarsene, dove? Solo in questo modo possiamo preparare tutto nel migliore dei modi. Uno stadio di proprietà dà tantissimi vantaggi a partire dalla gestione diretta dei biglietti e degli sponsor. Possiamo costruire un bel museo, migliorare i posti a sedere, generare entrate con il branding. Al momento è ancora difficile. Il Milan ha Fly Emirates come sponsor e noi abbiamo Pirelli, ma allo stadio non si possono usare branding permanenti perchè condividiamo la struttura con loro. Vogliamo uno stadio coi nostri colori. Ma per ora rispettiamo i rapporti e gli accordi. Presto però bisognerà prendere un’altra direzione".

Quali sono gli obiettivi di Mancini? "Lo abbiamo ingaggiato per tre anni e mezzo, e se lo vorrà prolungheremo. Non sono vere le voci su fantomatiche clausole. Vogliamo che la squadra abbia stabilità, perchè come dicevo prima costruire una squadra è un lavoro che richiede anni. Per questo abbiamo puntato su Mancini: condivide la nostra stessa visione, lo stesso desiderio di migliorare la squadra, anche se gli investimenti saranno per forza di cose legati al Fair Play Finanziario. Non farà il manager all’inglese, ogni trasferimento verrà concordato da lui con me e la dirigenza. Nè io nè Mancini prenderemo decisioni individualmente, ma lavoreremo insieme per decidere le mosse migliori per il bene dell’Inter".

La posizione di Mancini sarebbe a rischio in caso di mancato obiettivo quest’anno? "Come dicevo prima, il suo contratto è di tre anni e mezzo. Si sa che a volte nel calcio può essere necessario un cambio, come ad esempio abbiamo dovuto fare con Mazzarri. Non avevo alcun problema con lui: ha lavorato duro e ha dato il massimo per la squadra, ma la situazione era stagnante e i tifosi avevano iniziato a mettergli addosso pressione. Così non andava più bene. Abbiamo ingaggiato Mancini perchè crediamo possa fare molto bene, come ha dimostrato in queste prime partite. E’ un profilo che conosce l’Inter e il calcio italiano, ma ha allenato anche all’estero e per questo ha una visione universale ed esperta. Ecco perchè lo abbiamo scelto".

E’ previsto un aumento delle responsabilità per Zanetti? "Lo abbiamo messo sotto contratto per farlo lavorare con la dirigenza, fianco a fianco: ora è il nostro vicepresidente ed è fantastico poterlo coinvolgere nelle discussioni. Spero che possa aiutare l’Inter a diventare ancora più popolare nel mondo, è per noi una leggenda vivente. Ora è stato pure nominato Ambasciatore di Expo 2015, la dimostrazione che la sua figura non appartiene solo all’Inter, ma a tutta la città di Milano. E’ positivo poter lavorare con lui".

Come avete convinto Shaqiri a preferire voi al Liverpool? "Vogliamo fare arrivare i migliori giocatori all’Inter. Sapevamo di avere poche ali e abbiamo comprato Podolski, un campione del mondo con esperienza al Bayern Monaco e all’Arsenal. Allo stesso tempo vogliamo una squadra giovane, di media intorno ai 26 anni. E stiamo lavorando per questo. Ci servono grandi giovani come Kovacic, Icardi e adesso anche Shaqiri. Sono i giocatori del nostro futuro. L’Inter è un grande club come lo è il Liverpool quindi nessuna sorpresa che Shaqiri abbia scelto noi: grande storia, tre Champions League e mai retrocessi in Serie B".

L’Inter ora ha Icardi, Shaqiri e Kovacic, tre tra i migliori Under-23 al mondo... "Certo ora abbiamo Kovacic, Shaqiri e Icardi ma non solo: penso per esempio a Juan Jesus e Dodo. Eppoi la primavera con giocatori come Bonazzoli. La formula della mia Inter sarà lanciare giocatori delle giovanili, comprare le stelle del futuro e affiancare loro gente dalla sicura esperienza. Se arriveranno offerte per i nostri talenti le ascolteremo ma non siamo per niente obbligati ad accettarle. Sono importanti per il nostro presente e futuro. Kovacic e Shaqiri hanno contratti che scadono nel 2019. Ascolteremo, considereremo, decideremo".

Idee per il mercato di gennaio? "Abbiamo un po’ di tempo da qua al 2 febbraio, c’è ancora tempo e in ogni caso abbiamo già fatto un po' di operazioni con buon anticipo. E’ diverso dallo scorso anno, quando prendemmo negli ultimi giorni Hernanes e D’Ambrosio. A ogni modo, da un lato ci sono le limitazioni del fair play finanziario, dall’altro le regole che dall’anno prossimo limiteranno a 25 il numero massimo di giocatori in rosa, e noi ora ne abbiamo 28. Dobbiamo farci trovare preparati. Ci guarderemo intorno per vedere se ci saranno altre opportunità, ma non voglio scendere nei dettagli; sarà anche una questione di opportunità e faremo di tutto per farci trovare pronti e magari trovare quei giocatori che possono completare la rosa".

L’Europa League è da considerarsi l’obiettivo primario del club per questa stagione? "Per diventare i migliori, dobbiamo sempre puntare al meglio. L’Europa League è sicuramente una competizione molto dura, e noi vogliamo fare quanta più strada possibile, a cominciare dai sedicesimi contro il Celtic, e magari riuscire ad arrivare fino in fondo. L’ingaggio di Roberto Mancini è parte della strategia, perchè è un allenatore di esperienza, lo stesso vale per i nuovi acquisti di queste settimane. Vogliamo sempre fare il meglio, non so dove riusciremo ad arrivare ma una cosa è certa, ci sentiamo in obbligo di cercare sempre il meglio".

Vedremo mai un ragazzo indonesiano con la maglia dell’Inter? "Dipende soprattutto dal talento dei giocatori, non sono io a stabilire se un giocatore sia o non sia buono per noi. Ma chissà, magari presto spunterà un fenomeno indonesiano, chi può dirlo?"