Juventus, Allegri spiega la sua filosofia e punge Garcia: "Chi urla non mi trasmette niente"

Il tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri, ha parlato del suo modo di intendere il calcio e mandato una frecciata al rivale Garcia: "A me chi urla non dice niente...".
Per Massimiliano Allegri il calcio non è fatto solo di schemi e tattica, ma c'è sempre, molto importante, un aspetto "poetico". Il tecnico della Juventus lo ha detto ai microfoni del quotidiano 'La Repubblica' spiegando la sua filosofia calcistica.

"Non sono un maniaco degli schemi, - ha affermato - ma un estroso: non posso stare 24 ore di fila a cercare una soluzione, devo aspettare che arrivi l’ispirazione e il più delle volte capita quando non ci penso: capita che di notte cambi la formazione che avevo deciso, per esempio. La realtà è che si vive di sensazioni".

"È una cavolata - ha aggiunto l'allenatore livornese - dire che la partita si capisce meglio dalla tribuna. Lassù sei fuori, invece devi stare dentro il campo, percepire, cogliere uno sguardo, un momento. Il calcio non è solo tattica e schemi".

Arrivano così frecciate non da poco verso alcuni colleghi, rei di renderlo qualcosa di scientifico (come Sacchi e Zeman), ma anche di avere un atteggiamento in panchina eccessivamente irruento (come il Ct azzurro Antonio Conte e Rudi Garcia alla Roma).

"Qualcuno vuole far passare il calcio per scienza
- ha tuonato Max - ma non c’è un cavolo di niente di scientifico. È uno spettacolo, e lo spettacolo lo fanno gli artisti. Qui vogliono spoetizzare il calcio, soffocare la creatività: è questo l’errore più grande che stiamo facendo. Se togli la poesia, allora tanta vale giocarsela al computer. Possiamo parlare per ore di schemi e organizzazione, ma le partite le vincono i giocatori. Se hai Messi, parti già quasi da 2-0. Con Ronaldo idem".

"Sacchi - ha sostenuto il tecnico bianconero - ha stravolto il calcio ma a quell’epoca era più facile portare novità. Prima che tutto fosse filmato e analizzato, ci si metteva tre anni a capire come neutralizzare il 4-3-3 di Zeman. Oggi non puoi più sorprendere: per questo devi affidarti al talento". Elogi invece per Montella: "Mi piace come fa giocare la sua Fiorentina".

Al bando per Max anche i colleghi urlatori, con tanto di frecciatina a Garcia e allo stesso Conte: "Se l'autorevolezza di un allenatore deriva dall'urlare, io non ne ho. - ha affermato Allegri - A me chi urla non trasmette niente, mentre ci sono persone che parlano piano e infondono sicurezza, anche timore. Ma il mondo della leadership è ancora tutto da scoprire, per noi allenatori. Una parola detta in un certo modo può cambiare le cose. Forse è in questo campo che si può sorprendere".

Ad Allegri sono rimasti impressi gli insegnamenti di Giovanni Galeone: "Ho avuto la fortuna di avere un maestro come lui, - ha ammesso Allegri - che magari non ha ottenuto grandi risultati ma che mi ha insegnato il piacere del calcio. Temo che tiriamo su polli d’allevamento. In Italia le nazionali giovanili convocano quelli più funzionali al sistema di gioco, in Germania chiamano i migliori e poi vedono come metterli. La differenza è questa. Il calcio è cambiato".

E con il calcio, secondo Allegri, è cambiato anche il ruolo dell'allenatore: "Il lavoro di noi allenatori - ha sostenuto Allegri - serve a dare un’organizzazione, un’identità, delle indicazioni. A impostare la fase difensiva soprattutto quando stai attaccando. Non sminuisco l’importanza dell’allenatore, ma il suo compito principale è mettere a loro agio i giocatori".

"Il calcio
- ha continuato Allegri - si fa su un prato di 106 metri per 68, si corre con i piedi, si gioca con i piedi, la palla spesso prende giri strani e si pretende che in queste condizioni la soluzione la diano delle situazioni schematiche? Se gli schemi servissero a vincere, perché il Real Madrid ha speso cento milioni per Bale, che molto semplicemente dribbla, tira e spacca la porta? Bisogna saper andar oltre la tattica, gli schemi sono solo una traccia".

"Se hai gente come Ibra, Seedorf, Pirlo, Tevez, Nesta, Thiago Silva, Bonucci
- ha sottolineato Allegri - è a loro che ti devi affidare. A loro e alla creatività. In Italia se vai a vedere una partita, ti segni su un foglietto il modulo, t’addormenti e dopo un’ora ti risvegli, trovi i giocatori esattamente nelle stesse posizioni di prima. In Europa fai invece fatica a capire come gli altri giocano, non c’è rigidità. Ma loro imparano da bambini a occupare il campo per intero, al contrario di noi".

Per quanto concerne la sua Juventus, Max è convinto che ci siano possibilità concrete di crescere, anche in Europa: "Ho un gruppo di ragazzi in gamba, - ha detto - che si sono rimessi in discussione, che vogliono ancora vincere. E ho detto loro che mi inc*** molto se non migliorano, perché hanno potenzialità tecniche e fisiche veramente notevoli. Lo dico anche pensando alla Champions".

"Il sorteggio
- ha concluso Allegri - poteva andarci peggio, lo dice uno che ha incrociato un sacco di volte il Barcellona. Il Borussia è alla nostra portata, anche se è difficile capire quale sia il suo vero valore e soprattutto come lo troveremo a febbraio. Ma in Champions possiamo fare grandi cose". Il messaggio ai tifosi bianconeri, che inizialmente lo avevano messo in discussione, arriva forte e chiaro.