Sam Dalla Bona fuori dal giro a 33 anni: "In Italia gioca chi si vende"

Sam Dalla Bona uscì dal calcio che conta quando nel 2011 si ammalò di depressione per la morte del padre. Oggi a 33 anni non riesce a trovare squadra: "Qui gioca chi si vende...".
Avere 33 anni e ritrovarsi fuori dal calcio che conta. E' quello che è successo a Samule Dalla Bona, oggi disoccupato illustre, nel 1998 uno dei talenti più importanti del calcio italiano. Dopo essere cresciuto nel Chelsea, in Premier League (73 presenze e 6 goal complessivi), il biondo centrocampista è tornato nella penisola ma non è riuscito a sfondare.

Milan, Bologna, Lecce, Sampdoria, la promozione in A col Napoli, 2 stagioni con gli azzurri senza vedere il campo, l’Iraklis, il Verona e l’Atalanta. L'ultima gara giocata risale a 2 anni fa con il Mantova, in Seconda Divisione. "A Napoli stavo da Dio, - ha rivelato Dalla Bona in un'intervista a 'La Gazzetta dello Sport' - questo fino alla promozione in A, ma con Reja il rapporto non è decollato. Non mi ha considerato, senza un perché. All’Atalanta mentalmente non c’ero più e fisicamente ho iniziato a non essere all’altezza".

"Nella primavera 2011, - ha raccontato Dalla Bona - papà Luigi si è ammalato. I medici gli avevano dato 5 mesi di vita. Ero legato a lui, non sono riuscito a farmene una ragione. Ero all’Atalanta in prestito, ma avevo ancora un anno di contratto con il Napoli. L’ho strappato per una sistemazione più vicina, a Mantova. Poi a ottobre papà è morto, io non c’ero più con la testa, mi è venuta la depressione. E, in pratica, ho smesso di giocare...".

Ma ciò che più brucia al centrocampista è che nessuno gli ha mai concesso una seconda possibilità, mentre altri suoi colleghi, pur coinvolti nel calcioscommesse, sono rientrati nel calcio che conta. "Oggi non faccio niente. - ha detto Dalla Bona - Mesi fa ho incontrato Grella, ex centrocampista australiano di Empoli e Torino, mi ha proposto di andare al Melbourne Heart, ma per problemi personali ho dovuto dire di no. Penso che la mia carriera a certi livelli possa considerarsi terminata, ma ho il patentino Uefa B per allenare".

"C’è troppa ipocrisia:
- ha proseguito Dalla Bona - se fai tardi la sera o rilasci interviste non autorizzate ti multano. Se vendi le partite, ti perdonano subito. Leggo che Andrea Masiello, uno che ha confessato di aver preso soldi per perdere, durante la squalifica ha incassato lo stipendio minimo che un operaio oggi si sogna e che a gennaio tornerà a giocare. Marco Rossi, altro reo confesso, l’ha preso il Perugia. Altri squalificati giocano da tempo e la giustizia sportiva fa sconti a tutti. Intanto, ci sono decine di giocatori che non hanno mai taroccato una partita senza lavoro".

"Io ho guadagnato bene, ma c’è gente che fatica ad arrivare a fine mese. - ha detto il centrocampista - Farina, che ha denunciato, ha dovuto smettere e per lavorare è andato in Inghilterra. Quindi uno si chiede: perché essere onesti se a far carriera sono sempre i più furbi?".

Dalla Bona ha poi spiegato di essere pulito e di non esser mai stato coinvolto nel calcioscommesse: "Io ho giocato al Sud, a Lecce e Napoli, ma nessuno mi ha mai costretto a fare nulla di illegale. Il mio amico Donati ha giocato in quel Bari, ma è onesto come me, infatti non è stato coinvolto. Io posso avere sbagliato delle annate, ma non ho mai preso soldi per perdere e nessuno mi ha proposto di farlo. Forse sapevano che avrebbero ricevuto un vaff...".

E ancora: "Lecce-parma 3-3 e il fatto di esser stato compagno di squadra di Doni? Io rispondo dei miei comportamenti. - ha detto Dalla Bona - Lecce-Parma l’ho giocata fino in fondo e ho fatto anche goal. All’Atalanta ero l’ultima ruota del carro, non giocavo mai. Posso avere dei sospetti su qualcuno, ma non ho le prove. E, di certo, non tocca a me trovarle".

Guardando indietro sicuramente Dalla Bona farebbe altre scelte: "Se potessi tornare indietro, resterei per sempre in Inghilterra. - ha affermato - Da noi il calcio è uno schifo. Soprattutto quello che c’è attorno. Le pressioni, la mentalità. Io non sono allineato alla 'cultura italiana' e ho pagato anche per questo".