Platini ricorda il passaggio sfumato all’Inter (“Io avevo dato la mia parola”) e manda un messaggio all’Italia: “Grazie dell’amore e simpatia”

Il presidente dell’Uefa torna sul suo trasferimento in Italia.
Michel Platini ha rilasciato una lunga intervista alla redazione di ‘Sky Sport’. Molti i temi toccati dal presidente dell’Uefa. Di seguito le parti relative alla sua esperienza di calciatore e a quella di presidente della Federazione europea.

Lei ha smesso di giocare a 32 anni. In Italia ci sono giocatori come Del Piero, Totti, Inzaghi, che vanno avanti ad oltranza. Cosa ne pensa? "Non è facile smettere di giocare. Si vede che se la sentono per ancora un po’ di anni. Non penso sia una questione di soldi. Un giorno, però, sarebbe meglio che si fermassero loro piuttosto che sia la gente a fermarli. Quando io ho smesso, non avevo più benzina. Era da tanti anni che giocavo a pallone ed ero veramente stanco, cotto. Ho passato tutto il 1986 infortunato e avevo dei problemi alle caviglie per cui ho deciso di smettere".

Può raccontare di quando firmò il contratto per l’Inter? "Avevo firmato per l’Inter ma, poi, non mi hanno più voluto. Dunque, sono andato alla Juve".

Chi non l’ha voluta? "Avevo firmato nel ‘77, ma le frontiere, dopo, sono rimaste chiuse. Quando le hanno riaperte, avevo un contratto con il Saint Etienne, ma quando ho potuto venire alla Juventus, per onestà ho chiamato l’Inter, dicendo che ero sul punto di firmare con la Juve: “Ho dato la mia parola quattro anni fa a voi, se mi volete sono sempre disposto”. Mi hanno detto che avevano già preso due giocatori e che, dunque, ero libero di fare quello che volevo".

C’è un giocatore che le piace proprio veder giocare? "Ci sono tanti buonissimi giocatori e che sono totalmente diversi. Un giocatore come Messi è molto forte, come forte è Ronaldo, come Xavi, Gerrard è molto forte, Ibrahimovic è forte. Sono totalmente differenti l’uno dall’altro. Avere un’opinione su uno o sull’altro, è totalmente soggettivo".

Dovesse sceglierne uno? "Dipende, due anni fa ho scelto Ronaldo come Pallone d’Oro, lo scorso anno Messi, come Pallone d’Oro, quest’anno sceglierò Xavi per il Pallone d’Oro, se ci sarà da scegliere".

Le piace Pastore? Dicono che le assomigli? "Non vedo tutte le partite del campionato italiano. Adesso c’è Losanna-Palermo di Europa League. Può darsi che vada a vederla. E lo guarderò, se è così bravo e mi assomiglia!".

Cosa pensa di Mourinho? "Gli voglio molto bene per un’unica ragione, perché non ho mai sentito un giocatore criticarlo, punto. E’ stato molto criticato in Italia, ma penso che oggi manchi a tutti i giornalisti italiani. E’ così. Ha avuto successo, fa le sue cose, ma i giocatori gli hanno sempre voluto bene, fin dall’inizio, dal Porto".

Sulle accuse di corruzione per gli Europei del 2012: quale è il suo punto di vista su questa vicenda? "Non lo so, gli abbiamo chiesto delle prove e non ce le ha date. Allora, l’abbiamo mandato al tribunale a Cipro, davanti al procuratore della Repubblica.. E’ facile dire cose, devi provarle, noi aspettiamo le prove".

In Europa ha inserito gli arbitri di porta. Bastava così poco?
"Sì, bastano due milioni di euro in più, per avere due arbitri in più. Non è facile per le Associazioni Nazionali mettere due arbitri in più per il Campionato. Non è solo una questione di soldi ma anche di promozione degli arbitri. E quindi di tutto un cambiamento che poi dovrebbe avvenire all’interno della classe arbitrale. Io quando vedo le partite con 5 arbitri sono felice di andare allo stadio, con 3 ho sempre paura che uno non veda una cosa clamorosa. E’ un problema importante. Per fare gli arbitri, oggi, bisogna essere masochisti. L’arbitro è solo, e ha tante telecamere intorno che fanno vedere tutti i suoi sbagli. Non è giusto questo sistema. Trent’anni fa, quando non c’erano le televisioni, l’arbitro era un Dio, faceva quello che voleva. Adesso è sotto critica in un modo tremendo. Non può vedere tutto. Due arbitri in più lo aiutano a vedere le cose. E soprattutto a vedere se la palla ha superato la linea di porta, che è la prima cosa.  C’è una regola nel calcio: è l’arbitro che decide, non la regia televisiva, è questa la differenza! Se tu vuoi un arbitraggio video, devi mettere una persona che non è più l’arbitro ma che sia vicino alla televisione e che decida lui le cose. A quel punto, l’arbitro non serve più a niente. Dobbiamo aiutare l’arbitro ad arbitrare. Mettere due arbitri  in più aiuta l’arbitro a prendere delle buone decisioni. Sono più favorevole di questo rispetto alla tecnologia".

Cosa sogna ancora Michel Platini? "Non penso a 55 anni di sognare ancora. E non mi ricordo più di aver sognato qualcosa di positivo".

Non consiglia a nessuno, allora, di diventare Presidente UEFA? "Sì, è piacevole esserlo per me, perché puoi fare qualcosa in cui credi. Io sono molto felice di esserlo e sfrutto bene questo momento. Lavoro nel mondo che mi piace di più, quello del pallone".

Nel suo futuro cosa vede? "Non lo so, mi sono sempre lasciato andare al mio destino. Sono sicuro di non tornare a fare l’allenatore e il giocatore. Di questo sono sicurissimo".

Il suo messaggio agli italiani?
"Grazie della riconoscenza, dell’amore e della simpatia che avete per un oriundo francese come me. Come disse Brera: “Platini fa il francese in Italia e l’italiano in Francia”.