Addio Cincinnato! Il Cagliari piange la morte di Tiddia

Mario Tiddia, storico giocatore e allenatore del Cagliari si è spento all’età di 73 anni

Mario Tiddia si è spento ieri, nella sua Sarroch a 73 anni, dopo aver lottato per 10 anni contro un male incurabile. Ha affrontato la partita più difficile con la tenacia e la determinazione di sempre, ma non ce l’ha fatta.

Il Cagliari e la Sardegna sportiva perdono un personaggio che ha legato indissolubilmente il suo nome al Cagliari ed è stato sempre orgoglioso della sua sardità e della sua terra.

Carriera da calciatore

Tiddia nasce a Sarroch nel 1936, in un’epoca anteriore all’arrivo dei Moratti e alla costruzione della raffineria SARAS nella località in cui è nato e che avverrà a fine anni ’50. Dopo aver militato nella squadra juniores del Cagliari esordisce in Serie B con la maglia rossoblu nella sfortunata stagione 1958-59, quella della retrocessione in Serie C. In campo è un terzino arcigno e di grande agonismo, ma fuori dal rettangolo di gioco è una persona pacata e generosa. Dopo tanta gavetta in Serie B e in Serie C, dove insieme all’argentino Miguel Angelo Longo formerà una coppia difensiva inossidabile, approda nella massima serie a 28 anni con il Cagliari.

L’esordio in Serie A avviene nella stagione 1964-65, un campionato caratterizzato da un girone d’andata concluso all’ultimo posto e da una prodigiosa rimonta, guidata dai goal di Gigi Riva e Cappellaro, che porterà il Cagliari fino al nono posto. Contribuisce attivamente alle salvezze del Cagliari in Serie A nei due campionati successivi, ma nell’estate 1967 esce fuori dal “giro” dei titolari anche al cospetto di terzini di maggiore qualità come Mancin e Zignoli, che insieme all’inamovibile Martiradonna gli chiudono ogni spazio nell’unidici rossoblu. Vince lo scudetto del 1970, anche se di fatto non colleziona neppure una presenza in quella stagione, e chiude la carriera da calciatore nella stagione 1971-72.

Carriera da allenatore

Sin dal 1973 inizia la collaborazione con le squadre giovanili del Cagliari, in veste di allenatore. Nella stagione 1975-76 ha l’ingrato compito di sostituire sulla panchina rossoblu Luisito Suarez, dopo che il Cagliari aveva chiuso all’ultimo posto il girone d’andata e aveva perso Gigi Riva (per sempre) a causa di un infortunio agli adduttori.

Tiddia si gioca le sue carte e fa esordire in Serie A alcuni giovani della primavera: il portiere Copparoni, il terzino Lamagni, il centrocampista Leschio, l’ala Quagliozzi e il ventiduenne Gigi Piras, che diventa il centravanti dei sardi. La squadra gioca bene e colleziona 13 punti in 15 gare, ma retrocede comunque in Serie B.

L’anno dopo non viene confermato e torna ad occuparsi di agricoltura nelle campagne vicino a Sarroch. Ma nella stagione 1977-78, il Cagliari, che l’estate prima aveva perso gli spareggi per la promozione in A, si ritrova all’ultimo posto nel campionato cadetto. La società decide di richiamare Tiddia per cercare di evitare il tracollo e “Cincinnato”, giunge a Cagliari direttamente dalla campagna di Sarroch pronto ad affrontare una difficile battaglia. Con il suo arrivo lo spogliatoio fa quadrato, la difesa viene “blindata” , Gigi Piras torna a mitragliare e con i suoi goal il Cagliari trova la salvezza con due domeniche d’anticipo.

La società conferma Tiddia e il Cagliari, con gli stessi giocatori della stagione precedente, centra la promozione in Serie A nella stagione 1978-79. Tiddia si libera di un peso, negli spogliatoi rivela “Ho riportato il Cagliari nella categoria che gli compete, io che mi ero dovuto arrendere alla retrocessione di tre anni prima!”.

Cincinnato viene confermato dal presidente Delogu e guida il Cagliari anche nella stagione 1979-80. I rossoblu giocano per non retrocedere e dopo un girone d’andata regolare, nel girone di ritorno collezionano un ottimo ruolino di marcia che, anche in virtù delle penalizzazioni a Milan, Lazio, Avellino e Perugia per il “calcio-scommesse”, frutta il sesto posto in classifica, ma alle coppe europee accedevano solo le prime cinque della classifica. Tuttavia, quel prestigioso sesto posto è stato ottenuto da una squadra che, rispetto all’organico della Serie B, potè vantare solo l’innesto di Franco Selvaggi in attacco e, soprattutto, si trattava di una compagine tutta italiana, nonostante fosse consentito l’acquisto di uno straniero per club.

Nella stagione 1980-81, l’ultima della presidenza di Mariano Delogu, Tiddia guida il Cagliari, ancora una volta senza stranieri, ad una tranquilla salvezza. I sardi si salvano con il bel gioco e senza patemi di classifica. Ma nell’estate 1981, l’arrivo del nuovo presidente Amarugi al posto di Delogu determina un significativo cambio di direzione. Tiddia non rientra nei piani della società così come molti suoi fedelissimi che lasciano Cagliari.

Cincinnato torna nelle campagne di Sarroch, consapevole di avere dato tutto al Cagliari sia da giocatore e da allenatore. Nessuno immagina, invece, che sarà ancora protagonista nella stagione più difficile della storia del Cagliari. E’ il novembre del 1987 e il Cagliari non era mai caduto così in basso nella sua gloriosa storia.

I rossoblu, retrocessi qualche mese prima in Serie C1, sono da soli all’ultimo posto in classifica e sull’orlo della retrocessione in Serie C2. Il presidente Tonino Orrù, che a causa dei problemi societari aveva dovuto affrontare una modesta campagna acquisti e la fuga di molti giocatori, decide di affidargli una panchina che scotta, dopo l’esonero di Enzo Robotti.

Cincinnato, nonostante abbia chiuso con il mondo del calcio da almeno 6 anni, accetta la sfida e chiede solo un rinforzo per la difesa, l’esperto libero Zandonà, proveniente dall’Avellino. Il Cagliari, che attacca a testa bassa nelle partite in casa e si chiude a riccio in difesa nelle trasferte, riprende quota, la classifica migliora e Tiddia getta nella mischia anche qualche giovane, come Massimiliano Pani e i fratelli Congiu.

I rossoblu si salvano all’ultima giornata, nonostante la sconfitta a Francavilla. Tiddia ha vinto anche la sfida più difficile, riuscendo a resuscitare una squadra che sembrava indirizzata a precipitare nel baratro della Serie C2 e che invece dall’estate successiva avrebbe iniziato il ciclo vincente di Ranieri, che in soli due anni l’avrebbe riportata in Serie A.

Addio Cincinnato! La tua umiltà, la tua proverbiale saggezza in campo e negli spogliatoi, la tua grinta e la tua tenacia non le dimenticheremo mai. A si biri mellusu!

Silvio Putzolu