Di Vaio, sei uno da Scarpa d'oro

In Europa duella con Janko ed Eto'o. Sei suoi ex allenatori: «E' completo, male solo alla Juve».
...Aneddoti, riflessioni, schegge di memoria che ricostruiscono le stagioni andate e che spiegano quella della maturità, dove superMarco sta andando oltre se stesso. Tant'è che è in corsa per la Scarpa d'oro: in testa c'è Marc Janko del Salisburgo (32 gol), ma il coefficiente dice che il vero avversario è Eto'o del Barcellona (23 gol)... Ma è tempo di riavvolgere il nastro. Di Vaio arriva a Bari con Fascetti nel 1996, dopo una parentesi col Verona: «Veniva da un periodo bruttissimo — ricorda Fascetti —. Avevo lui e Ventola, gente di grande talento. Per questo non sono stupito della stagione che sta facendo perché è un attaccante completo, vede la porta da tutte le posizioni e, probabilmente, ha fatto una carriera inferiore a quelle che erano le sue possibilità...». Delio Rossi lo conosce a Salerno dove i due vivono un biennio felice: «Con me è stato capocannoniere in B, quindi non mi sorprendono i 19 gol. E' un attaccante sopra le righe. Quando arrivò a Salerno ero scettico: non so su quali basi il presidente Aliberti, che di questioni tecniche capiva il giusto, lo prese. Ma rimasi subito colpito: attaccava la profondità come pochi, fiutava il gol, anche se allora non aveva una tecnica sopraffina. Il suo più grande merito? Essersi ripreso dopo l'esperienza alla Juve. Quando tocchi certi livelli è difficile tornare indietro. Molti non ce l'hanno fatta. Lui sì».

Parma double-face: 20 gol in una stagione travagliata. Ricorda Sacchi, che di quel Parma a un certo punto divenne direttore tecnico: «Lo conosco bene, a Parma ci ha salvato. Ha grandi qualità tecniche, sa smarcarsi senza palla e vede la porta. E' una persona sensibile e se trova un ambiente giusto come può essere quello di Bologna produce il massimo. Dopo la grande annata lo vendemmo alla Juventus. Per noi fu un colpo importante perché con quei soldi prendemmo Adriano e Mutu. A Torino non andò bene: io lo avvisai che non era pronto caratterialmente, non certo per le qualità tecniche che rimangono enormi». Lippi lima il giudizio sull' esperienza juventina di Di Vaio: «Non fallì, ma non riuscì ad esprimere appieno le sue potenzialità come ha poi fatto. Ma con la Juventus ha giocato, segnato bei gol, vinto uno scudetto». Ma il più entusiasta di SuperMarco è Carmignani, il tecnico di quel Parma a reggenza Sacchi: «Di Vaio ha tutto: tecnica, potenza fisica, corsa e gioco aereo. Forse passò alla Juve nel momento sbagliato perché è sempre stato uno da grande squadra. Di Marco ricordo la finale di ritorno di coppa Italia contro la Juventus: da unica punta fece una gara strepitosa»...

Fonte: Gazzetta dello Sport