I Bidoni del calcio italiano: Renato Portaluppi, il più BELLO DE ROMA (e del Brasile) che indusse in errore anche Liedholm!

Ripercorriamo grazie alla collaborazione con Calcio 2000 la storia recente del nostro calcio...
Nome: Renato Portaluppi
Data di nascita: 9-9-1962
Nazionalità: brasiliana
Squadra: Roma (1988-89)


Ecco un giocatore che può dire di aver vissuto appieno la “Dolce vita” romana. Non c’era locale rinomato di Roma che non lo conoscesse.

Perché Renato Portaluppi, capellone e belloccio del calcio brasiliano, in una stagione a Roma se l’è veramente spassata e con lui tante donne romane cadute ai suoi piedi. Arrivato con la fama di grande campione sia in campo che sotto le lenzuola, nella capitale (purtroppo per i tifosi giallorossi) si è distinto solo per i suoi “dribbling e gol” fuori dal rettangolo di gioco. La Roma aveva beffato il River Plate, convincendo il Flamengo con 2,7 milioni di dollari. Centomila dollari meno degli argentini, ma il giocatore voleva fortissimamente l’Italia. E così fu. Il suo palmares era di tutto rispetto e vi spiccava la vittoria con il Gremio nella Coppa Intercontinentale 1983 contro l’Amburgo. Il brasiliano vinse praticamente da solo, siglando una doppietta nel 2-1 finale. A fine maggio del 1988 il compianto presidente Dino Viola annunciava il fiore all’occhiello di una sontuosa campagna acquisti. Purtroppo il giocatore non riuscì ad ambientarsi e mostrò un certo nervosismo: sono passate alla storia i litigi con il “Principe” Giannini e una presunta scazzottata con Daniele Massaro. Nell’estate del 1989 la sua avventura nella capitale era già conclusa: 23 presenze e nessun gol in campionato il magro bottino. Nulla di paragonabile alla strage di cuori tra le femmine romane.

Che fine ha fatto?

Tornato in Brasile, Renato Gaucho (come viene chiamato nel suo paese) inizia a peregrinare come tutte le promesse fallite in cerca disperata di un ingaggio: gioca nel Flamengo nel ‘90, passa al Botafogo nel ‘91, nel  ‘92 al Cruzeiro, nel ‘94 all’Atletico Mineiro, nel ‘95 alla Fluminense (dove segna un mitico gol di pancia nel derby col Flamengo) e nel ‘97 torna al Flamengo. Nel ‘99 strappa un ultimo contratto con il Bangu. Poi comincia la carriera da allenatore e del vecchio Renato non rimane più nulla. Da playboy si trasforma in “Generale”: allena il Madureira (2001), il Fluminense (2002-2003) e il Vasco de Gama, fino all’esonero dell’aprile 2007. Poi torna alla Flu, che portra fino alla finale di Copa Libertadores (persa contro il Liga de Quito). La critica lo tiene in grande considerazione: nel 2006 la rivista brasiliana "Placar" lo ha eletto secondo miglior tecnico del Paese, dietro Muricy Ramalho, condottiero del San Paolo campione. “Disciplina” è la sua parola d’ordine. Proprio quella che gli è mancata da giocatore per sfondare appieno.

Aveva detto
“Ho avuto centinaia di ragazze. Ho fatto l’amore al Maracanà e nella toilette dell’aereo che mi portava a Roma”

Avevano detto di lui
“E’ il Gullit bianco”

Nils Liedholm (tecnico Roma 1988/89)