Speciale - Lucio alla Juve: dopo Boninsegna, Ibra, Altobelli, Cannavaro e tanti altri, tocca al brasiliano proseguire la tradizione dei trasferimenti sull’asse Milano-Torino

La storia del calcio è piena di calciatori che son passati dall’Inter alla Juventus e dai bianconeri ai nerazzurri. La bilancia delle 'riuscite' pende dal lato Juve.
Gli affari sono affari: massima forse banale, ma che rende l’idea dell’argomento che andiamo ad affrontare. E allora capita anche che due società storicamente nemiche come Juventus ed Inter abbiano, non di rado, concluso degli accordi in fatto di trasferimenti. Di affari tra i due club che han fatto discutere, facendo rumore nelle piazze prima ancora di vederne l’utilità o meno sul campo da gioco, ce ne sono stati diversi. Questione di sottili sfumature cromatiche: dal bianconero al neroazzurro o viceversa, cambia il colore e cambiano i destini. Sin dalla notte dei tempi “pallonari”, in tal senso, ne abbiamo sentite, lette e viste tante.

Andiamo quindi ad esaminare i casi più eclatanti e noti, che hanno coinvolto calciatori che hanno colto l’opportunità di passare da una sponda all’altra delle due acerrime nemiche del calcio nostrano

Andando con la mente parecchio in là nel tempo, il trasferimento che destò più scalpore fu quello di Luigi Cevenini, noto anche come Cevenini III (fu il terzo di cinque fratelli, tutti calciatori di ottimo livello). Cevenini fu centrocampista centrale funambolico, di qualità e col vizio della reete, e giocò dal 1919 al 1927 all’Inter (tolta una stagione in prestito alla Novese), con la quale disputò circa 150 partite (e tenete conto che allora le squadre impegnate in Serie A erano poche, per tacere dello scarso numero di competizioni), vincendo anche uno scudetto. Cevenini, nel 1927, con grosso stupore di tutti, approdò alla Juventus, che aveva bisogno di un calciatore in grado di sostituire Hirzer, campione ungherese costretto a rientrare in patria per via del divieto posto agli stranieri di giocare in Italia. Rimase tre anni in bianconero, facendo buone cose e facendo dimenticare il passato in terra lombarda.

Seguendo l’iter cronologico, come non menzionare Luigi Allemandi, terzino sinistro della Juventus, emigrato nel 1927/1928 in Lombardia, dopo un biennio in bianconero in cui vinse uno scudetto. In realtà, il nome di Allemandi è famoso più che altro per l’illecito di cui si rese protagonista, qualche tempo prima, quando vendette, assieme a due compagni di squadra, un derby al Torino.


Nel 1988 Altobelli lasciò l'Inter per firmare con la Juve
Andando invece ad anni relativamente recenti, è doveroso rimembrare un cambio di casacca che fece davvero clamore. Protagonista ne fu Alessandro Altobelli, centravanti che in nerazzurro si impose ai vertici del calcio italiano ed europeo, segnando caterve di goal da consumata prima punta. Giunto a Milano nel 1977, vi restò per undici anni, segnando oltre duecento reti in partite ufficiali. Nell’estate 1988, creando numerose polemiche, salutò Milano ed andò a firmare un contratto con i bianconeri. Alla Juve fece buone cose, segnando in tutte le competizioni disponibili (Serie A, Coppa Italia, Coppa Uefa) 15 goal: niente male per uno che passò parte del tempo in infermeria. Tuttavia, il feeling con l’ambiente bianconero non fu dei migliori e dopo un solo anno Altobelli se ne andò. Successivamente ‘Spillo’ avrebbe dichiarato che se non avesse accettato l’offerta della Juventus, sarebbe stato costretto a salutare il calcio: nessuno, a suo dire, oltre la squadra bianconera, lo cercò. Né l’Inter lo volle più, su esplicita richiesta di Trapattoni che lo ritenne di troppo.

Trasferimento che anche i più giovani ricordano benissimo, è quello firmato Fabio Cannavaro. Giunto all’Inter dal Parma nel 2002, in nerazzurro rimase solamente due anni, dove, più che altro, si divertì a collezionare infortuni. Nell’estate del 2004, inaspettatamente, il club di Moratti lo diede alla Juventus in cambio di Fabian Carini, portiere uruguagio. Cannavaro in Piemonte vinse due scudetti consecutivi (poi revocati), mentre Carini vide il campo pochissime volte dando sempre dimostrazione di essere il tipico talento persosi per strada. Tra tutti, è sicuramente questo l’affare più sballato tra le due società. Sballato ovviamente per l’Inter: nessun club avrebbe probabilmente accettato a priori uno scambio del genere. E se in futuro Cannavaro avrebbe vinto addirittura il Pallone d’Oro, Carini sarebbe passato alla storia come uno dei più grossi bidoni del calcio italiano.


Fabio Cannavaro: spesso rotto in nerazzurro, 'diga' in maglia bianconera
Più particolare è la storia, invece, di Aldo Serena. Il bomber di Montebelluna era attaccante dalle doti innate, promettente e di proprietà dell’Inter. Nonostante le grosse speranze riposte in lui, tuttavia, il club allora presieduto da Ernesto Pellegrini, decise di cederlo. A farsi più concretamente avanti fu la Juventus, che nel 1985 ingaggiò l’oramai ex interista. In due anni alla Juventus vinse uno scudetto e la Coppa Intercontinentale. A Milano, evidentemente, ebbero nostalgia del centravanti, tanto che Pellegrini scucì 3,7 miliardi delle vecchie lire per riportarlo dalle parti della Pinetina: stavolta l’esperienza nerazzurra di Serena andò decisamente meglio, tanto che la squadra allenata dal Trap, in quegli anni, vinse tutto quel che c’era da vincere.

Proprio nell’ambito dell’affare Serena, fece il percorso inverso (da Torino a Milano, dunque), Marco Tardelli che dopo i fasti juventini, a 33 anni, andò a svernare in nerazzurro, dove disputò due annate senza infamia né lode, ma soprattutto senza vittorie. Quelle collezionate invece, a raffica, nella sua esperienza precedente.

Uno dei calciatori che scatena, ancora oggi, grossi rimpianti è Dino Baggio. Non che fosse un fuoriclasse, ma fu sicuramente uno dei centrocampisti italiani di maggior rilievo degli anni ’90. Baggio fu acquistato nel 1992 dalla Juventus che decise di darlo in prestito all’Inter. Tanta generosità è presto spiegata: la Juventus aveva bisogno di risarcire l’Inter cui aveva strappato l’allenatore Trapattoni. Così, si optò per un prestito del giocatore con diritto di riscatto a favore dell’Inter. Dino non disputò una grande stagione, tanto che, a fine campionato, il riscatto non venne esercitato. Scelta infelice: Baggio disputò due anni alla Juventus di alto livello, tanto da vincere, da protagonista, una Coppa Uefa.

La palma di ingaggio più illusorio la merita quello di Edgar Davids da parte dell’Inter. Il ‘Pitbull’ olandese, dopo aver conquistato gli esigenti tifosi bianconeri a colpi grinta, ed in seguito ad una breve parentesi al Barcellona, venne tesserato dal club di Moratti che, nel 2004, lo portò a San Siro. Il rendimento, che ci si aspettava elevato, fu un vero e proprio pianto. Edgar diede impressione di essere calciatore sul viale del tramonto e, del resto, se una società lungimirante come la Juventus lo lasciò andar via, avrà avuto i suoi buoni motivi. Motivi che, invece, l’Inter non riuscì a comprendere.


L'affare mai digerito: il passaggio di Ibra all'Inter dopo 'Calciopoli'
Inter che invece si dimostrò ben più saggia nell’estate del 2006, nel comprendere quanto fondamentale fosse ingaggiare l’Ibrahimovic furioso, retrocesso in serie B con la Juventus del post-calciopoli. 25 milioni di euro furono corrisposti al club torinese, soldi che Moratti ancora benedice. Lo svedese portò infatti l’Inter a divenire un’armata imbattibile in Serie A, e successivamente fece compiere l’affare del secolo a Moratti: partenza alla volta di Barcellona, in cambio di 50 milioni di euro più il cartellino di Eto’o. Con lui l’Inter, oltre allo scudetto, avrebbe vinto anche la Champions.

Tuttavia, tra tutti, il trasferimento più emblematico, importante e conosciuto, riguarda lo scambio che Inter e Juventus realizzarono, tra Boninsegna ed Anastasi. Il primo, alla soglia delle trentatrè primavere, fu spedito, assieme ad un assegno di seicento milioni delle vecchie lire, alla Juventus. In cambio arrivò a Milano il ventottenne Anastasi. Le risatine della gente che non comprendeva l’assenso dato dagli Agnelli alla conclusione del’affare, sparirono presto dopo le sentenze sputate dal campo. 'Bonimba' diede spettacolo in tre anni alla Juventus, caricandosi sulle spalle il peso dell’attacco bianconero: in quel periodo la Juve vinse due scudetti, una Coppa Italia ed una Coppa Uefa, primo trofeo internazionale del club degli Agnelli. Anastasi, invece, si rivelò un fallimento totale. Ancora oggi, a Milano, quell’affare viene ricordato con molto fastidio.

Tra gli altri casi di giocatori emigrati da un lido all’altro, ricordiamo Schillaci, che dopo un triennio alla Juventus fatto di alti e bassi approdò all’Inter, disputando due stagioni da incubo, e Angelo Peruzzi, portierone e capitano bianconero, che andò a seguire Lippi nella sua avventura a Milano: rimase un solo anno prima di andare alla Lazio, passando gran parte del tempo a ricordare le vittorie degli anni precedenti…

A conti fatti, dopo aver fatto qualche valutazione, il bilancio dei trasferimenti tra le due squadre pende decisamente dalla parte del club neo-campione d’Italia della Juventus. Adesso, toccherà a Lucio continuare questa tradizione. Se non ci riuscirà, l’Inter potrà dire di aver rifilato il più classico dei bidoni al club rivale, altrimenti non si farà altro che proseguire sulla falsariga di quanto, più o meno, visto in questi oltre cento anni di calcio. Sarà il rettangolo verde, in realtà, a parlare più di ogni altra cosa. Nel frattempo il timore che ci si possa pentire di aver dato via libera al difensore brasiliano, dalle parti della Pinetina, esiste eccome. Ai posteri l'ardua sentenza.