C'era una volta il Football - "Il catenaccio? L'ha inventato un austriaco"

Scopriamo come è nato uno dei sistemi di gioco più 'italiani'.
«Catenaccio». Lo chiamano così in tutto il mondo. Eppure il modulo (o la filosofia?) di gioco diventato simbolo calcio italiano è nato oltre le Alpi. In Svizzera, per la precisione. La sua invenzione è dovuta a Karl Rappan, al tempo allenatore del Servette di Ginevra. Nato a Vienna nel 1905, suo padre Ludwig fa il bigliettaio tranviario. Lui lavora in un'impresa tessile viennese, ma appena può indossa gli scarpini bullonati per dedicarsi alla sua passione: il calcio. Dopo una discreta carriera in patria con Admira Wacker, Austria e Rapid Vienna, Rappan sceglie di chiudere in Svizzera: nel 1931 si trasferisce al Servette. Un anno dopo siede in panchina, ed i granata mettono in bacheca due titoli svizzeri consecutivi.

Il segreto di questo successo è un'invenzione di Rappan. In pratica, il tecnico austriaco apporta una piccola - ma importantissima - modifica al «Sistema» o «WM» (dallo schieramento della squadra in campo, un 3-2-2-3 che visto dall'alto ricorda proprio una W sovrapposta ad una M): un centrocampista scala alle spalle della difesa, e viene esentato da qualsiasi compito di marcatura individuale: nasce il libero. Non si limita a questo, ovviamente, l'innovazione apportata da Rappan: con questo modulo numericamente spiegabile come 1-3-3-3 tutti i giocatori sono tenuti a prender parte alla manovra difensiva, riponendo in soffitta i continui uno-contro-uno rischiesti dal Sistema. La fase d'attacco, invece, è imperniata sul contropiede: sei, anche sette uomini si riversano in attacco dopo aver recuperato la sfera, prendendo d'infilata le squadre avversarie malamente sbilanciate in avanti.

Proprio al contropiede è legata una delle più grandi imprese nella storia della Nazionale Svizzera, l'eliminazione della Germania negli ottavi di finale del Mondiale di Francia nel 1938. Rappan, che ora siede sulla panchina elvetica, è l'artefice di questo inaspettato successo. Dopo l'1-1 del 4 giugno, come da prassi il match viene ripetuto il giorno successivo. Sotto di due gol al 22' (Hahnemann ed un'autorete di Lörtscher), gli svizzeri continuano inspiegabilmente a difendersi, lasciando il pallino del gioco ai tedeschi. Con il passare dei minuti le energie dimuiscono, e Rappan ne approfitta per far vedere al mondo cos'è il suo «Riegel» (righello, in tedesco): Walaschek e Bickel agguantano il pari, poi André "Trello" Abegglen sigla una doppietta a cavallo tra il 75' ed il 78' che sancisce l'eliminazione dei quotatissimi tedeschi. Denominatore comune delle quattro reti che spazzano via i tedeschi? Il contropiede, naturalmente.

Dopo quell'incontro i francesi ribattezzarono «Verrou» il righello svizzero. Il 12 giugno gli svizzeri furono eliminati dall'Ungheria futura finalista, e Rappan tornò ad allenare squadre di club finendo col vincere nove campionati ed altrettante coppa di Svizzera. Tornerà alla guida della Nazionale per guidarla ai Mondiali casalinghi del 1954 ed a quelli del '62. Si spegnerà a Berna, a 90 anni suonati, sul finire del 1995.

Antonio Giusto