Speciale Goal.com - DOVE SONO FINITI? Taribo West, il predicatore con le treccine

Dopo una vita di calcio e predicazione, il nigeriano potrebbe diventare un dirigente federale nel suo paese.
In campo non sembrava certo un benefattore, anzi aveva fama di essere un difensore rude, un vero picchiatore. Eppure già ai tempi in cui giocava a Milano, Taribo West aveva dimostrato una profonda fede religiosa che gli valse il soprannome di "pastore" e che lo avrebbe portato di li a poco a fondare una comunità evangelica pentecostale proprio nel capoluogo lombardo. A 19 anni Taribo lasciò il suo paese dopo anni di povertà e violenze, per cominciare l'avventura calcistica in Francia, nell'Auxerre, contribuendo a formare un'ottima squadra che avrebbe vinto un campionato e due coppe nazionali.

Nel '97 arrivò all'Inter divenendo subito un personaggio, non solo per lo stile di gioco un po'... irruento ma anche per le inconfondibili treccine colorate con cui si presentava in campo (forse usate anche quelle per spaventare gli avversari). Nella squadra di Simoni conquistò subito un posto da titolare in una delle più travagliate stagioni nerazzurre, conclusasi con la discussa sconfitta in casa della Juventus, quella del rigore negato a Ronaldo (pochi secondi dopo lo scontro tra il brasiliano e Iuliano, Taribo abbattè Del Piero in area interista provocando un beffardo rigore poi parato da Pagliuca), e con la successiva conquista della Coppa Uefa nella finale di Parigi con la Lazio (West si fece espellere prima della fine per un fallo di reazione, quando i nerazzurri erano ormai avanti 3-0). Già a inizio stagione aveva fatto capire qual era il suo modo di giocare, un modo che il fiorentino Andrej Kanchelskis ricorderà per sempre visto che un intervento a forbice del nigeriano gli provocò un infortunio alla caviglia che di fatto ne condizionò tutta la carriera successiva. Da quel giorno i tifosi più facinorosi della Milano nerazzurra cominciarono a intonare il coro “mangiali tutti, Taribo mangiali tutti”.

Il secondo anno all'Inter non fu particolarmente positivo, per lui come per i compagni e, con l'arrivo di Lippi sulla panchina nerazzurra nell'estate del 1999, apparse chiaro che per West non c'era più spazio nella squadra. Si narra di uno scambio di battute tra i due che conferma la vocazione cristiana del nigeriano e la sagacia dell'attuale tecnico della Nazionale: "Dio mi ha detto che devo giocare nell'Inter" disse Taribo al neo-allenatore, "A me non ha detto niente…" rispose Lippi che poco dopo convinse la società a cedere West al Milan. Anche tra i rossoneri la stagione non fu da incorniciare e segnò la fine dell'esperienza italiana del difensore ma anche l'inizio della sua missione spirituale con la fondazione della comunità Shelter in the Storm, nella periferia di Milano.

Nel frattempo la sua carriera di giocatore continuò all'estero: in Inghilterra nel Derby County e qualche anno dopo nel Plymouth, in Germania nel Kaiserslautern, in Serbia nel Partizan Belgrado e poi ancora lontano dall'Europa, tra gli arabi dell'Al-Arabi e infine nella madrepatria tra le fila dello Julius Berger. Una vita divisa in due tra gli impegni calcistici e quelli religiosi con questi ultimi che continuano ancora oggi dopo il ritiro dall’attività agonistica. Negli scorsi anni ha manifestato l’intenzione di candidarsi come governatore di River State, la sua regione in Nigeria e, negli ultimi mesi ha fortemente criticato la federazione calcistica nigeriana, “minacciando” di candidarsi alle prossime elezioni per la presidenza che si terranno nel 2010. Il suo programma prevede l’inserimento nelle alte cariche dei suoi compagni delle Super Eagles, la migliore generazione di calciatori nigeriani della storia che vinse le Olimpiadi del 1996: giocatori del calibro di Kanu, Ikpeba e Oliseh. C’è da credere che, con le sue doti di predicatore, riuscirebbe a convincerli e persino a farsi eleggere.

Domenico Fasciale

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