Brasile senza un vero '9', le punte non danno garanzie: alla Seleção servirebbe uno come Balotelli...

I primi 180' della Confederations hanno messo a nudo la lacuna della squadra di Scolari: l'assenza di un centravanti pienamente affidabile. Che l'Italia ha invece trovato in Mario.
Cercasi 9 disperatamente. Il problema è che trovarlo è una vera e propria impresa. È un Brasile alla portoghese, quello che si appresta alla Coppa del Mondo più importante della propria storia, e che intanto fa le prove generali alla Confederations Cup. Le vittorie con Giappone e Messico non nascondono la vera lacuna della Seleção di Luiz Felipe Scolari: l'assenza di un centravanti pienamente affidabile, in stile Portogallo, nonostante i 5 goal segnati nelle due gare d'esordio.

Paradossale? Per nulla, se si pensa che la prima punta titolare del 4-2-3-1 di Felipão, ovvero Fred, non è ancora andato a segno. E ha palesato tutti i propri limiti a livello internazionale, apparendo spesso spaesato e fuori dal gioco specialmente contro i messicani. Certo, il bomber del Fluminense, capocannoniere dell'ultimo Brasileirão con 20 reti, ha segnato contro Inghilterra, Italia e Russia in amichevole. Ma non è il craque che tutti attendono con ansia. E che, al momento, là davanti non esiste.

Perché il problema vero, per i brasiliani, è che Fred rappresenta il meglio che il parco punte esprima in un momento storico non semplice. , la sua riserva immediata, è una discreta alternativa ma in Europa non ha sfondato, e comunque è stato chiamato da Scolari a causa dell'infortunio che ha messo ko Leandro Damião. Un altro che ha perso smalto dopo i brillanti esordi, nonostante un interesse italiano e inglese sempre vivo. Meglio non parlare di Luís Fabiano, da tempo fuori dai giochi.

Insomma, al Brasile servirebbe proprio un... Balotelli. Ovvero un centravanti capace di fare reparto da solo, di lottare contro l'intera difesa avversaria, di partecipare alla manovra e non solo attendere il pallone in area, ed essere al contempo freddo sotto porta. Un centravanti ancora giovane, ma già abituato a giocare ad altissimi livelli. Contro il Messico, gara in cui è andato a segno di forza e voglia, Mario ha strappato applausi al pubblico presente al Maracanã e consensi alla stampa brasiliana nella sua totalità.

SELECAO SPUNTATA: CHI SARA' IL '9' AL MONDIALE?
?
2006 - RONALDO
2010 - L. FABIANO
2013 - FRED
2014 - ?

A ben vedere, la Seleção non ha un attaccante da prima pagina dal Ronaldo del 2002, che pur già debilitato da continui infortuni segnò 8 reti in Giappone e Corea del Sud laureandosi capocannoniere nell'avventura del pentacampeonato. Poi è apparso Adriano: lampi accecanti quanto estemporanei. "Balotelli è quello che Adriano avrebbe potuto essere. Non è possibile non provare pena per quanto quest'ultimo avrebbe potuto fare" la corretta analisi di 'Esporte Interativo'.

Ma se un Balotelli nel Brasile c'era, solo che si è buttato via tra problemi che ormai tutti conoscono, ora no, uno così non c'è. E Mano Menezes, predecessore di Scolari, lo aveva già capito: in più di un'amichevole, durante la sua sfortunata e criticata gestione, l'ex ct aveva rinunciato a una prima punta di ruolo, schierando Neymar a fare il falso nueve alla spagnola. Poi è arrivato Felipão, uno che dagli attaccanti puri non prescinde, e l'ordine delle cose è stato ristabilito.

Obiezione: nemmeno il Brasile a detta di molti più bello della storia, quello di inizio anni 80, aveva un centravanti particolarmente rinomato. E per qualcuno fu proprio quel Serginho, prolifico in patria con Santos e San Paolo, il capro espiatorio della sconfitta di Spagna '82. Però quello di Telê Santana era, appunto, una incredibile macchina da guerra, che miscelava il meglio in ogni reparto e poteva permettersi anche di sfondare i portoni avversari con un ariete mal funzionante. Tanto avrebbe invaso il castello per altre vie, prima o poi.

Questo Brasile, che ha addosso la soffocante pressione di dover vincere i Mondiali sì o sì, non ha il medesimo concentrato di fantasia ed esperienza ad alti livelli. E dunque la mancanza di una punta che faccia davvero la differenza, come nell'Italia la fa Balotelli, rischia di essere ancora più pesante di quanto lo fu per Telê. Certo, per fortuna c'è Neymar, in forma mondiale nei primi 180 minuti. Ma si tratta di una dipendenza che alla lunga rischia di non bastare più per nascondere i problemi.