Lazio, che collettivo… e Keita si riprende tutto con gli interessi

La Lazio strappa un risultato fondamentale dopo una partita di grande sofferenza. La Champions è ora leggermente più vicina.

In una serata attesa da quasi otto anni, il protagonista non poteva che essere il giocatore meno atteso, più discusso, più arrabbiato. Keita Balde Diao si riprende tutto il maltolto nel giro di quarantacinque minuti scarsi, entrando nella ripresa al posto di Klose e decidendo una gara complicata come le parole crociate in cirillico. Un urlo liberatorio sotto la curva nord che risponde con la stessa intensità, consapevole che il colpo della maravilla di Arbuches può valere come un Van Gogh. Anzi, come un Picasso, perché quel “vamos” urlato a ripetizione riporta tutti nella terra iberica nella quale si fa incetta di Champions League.

La tela di valore la rappresenta senza dubbio lui, Keita, ma la cornice che lo racchiude è di quelle da raccontare. Quarantamila spettatori, una musichetta che metterebbe d'accordo persino un metallaro e un rapper, il Bayer Leverkusen dell'ex romanista Rudi Voeller ma, soprattutto, un collettivo di squadra da fare invidia alla nazionale di nuoto sincronizzato. Privo di Marchetti, Radu e Djordjevic, Pioli ridisegna l'undici titolare schierando in porta Berisha, Lulic sull'out difensivo mancino e Onazi titolare in mezzo al campo, oltre alla sorpresa Mauricio al posto di Gentiletti. Quattro mosse che facevano tremare i tifosi per vari motivi, considerando la poca sicurezza trasmessa dal portiere, la minima attitudine difensiva del bosniaco e la svagatezza solita dei rimanenti due.

La partita è sofferenza pura, il Bayer ha palesemente più gamba e per tenere il quadro sul piedistallo ci vuole più che una grande prestazione. La Lazio risponde con il cuore alle pericolosissime sortite dei trequartisti tedeschi Bellarabi e Calhanoglu, trema sulla bordata di Lars Bender ma si salva con fortuna e spirito di sacrificio. Candreva e Anderson non sprintano quasi mai, il goal lo sfiora Klose che si rompe pochi minuti dopo. Nella ripresa entra subito Keita che si crea e mangia due palle goal, poi Pioli inserisce Milinkovic al posto dell'ottimo Onazi e la Lazio sparisce dal campo, complice anche il cambio di modulo di Schmidt con la mossa Mehmedi per Bender. L'assedio dei tedeschi si infrange sul muro biancoceleste, Mauricio e De Vrij fanno l'impossibile mentre il fato e l'assistente dell'arbitro fanno il resto. Il goal partita di Keita è la naturale conseguenza, la legge del calcio è uguale per tutti.

Ora testa al Bologna, con il vero obiettivo di aggiungere benzina nelle gambe ancora imballate. Il ritorno alla BayArena non è poi così lontano e il risultato dell'Olimpico lascia qualche punto percentuale in più. Mancheranno Marchetti, Klose e Djordjevic, l'unica punta disponibile al momento è Keita. Nonostante il personale e viscerale odio per il turnover, non si può far altro che tifare per una rotazione strategica in campionato. Quella musichetta imponente e maestosa non può essere ascoltata solo per un'altra partita, l'eventuale dipartita ovatterebbe anche lo speciale tintinnio del dio denaro e toglierebbe alla Lazio la forza di lottare costantemente con le migliori squadre d'Italia e d'Europa. A buon intenditor, poche parole.

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