Galeone a tutto Allegri: "Sogno di vederlo in finale di Champions con la Juventus"

ESCLUSIVA - Il maestro di Allegri, Giovanni Galeone, ci racconta passato, presente e futuro del tecnico della Juventus: "Fenomenale col gruppo".
  Romeo Agresti
Corrispondente Juventus per Goal Italia

Un allenatore vecchio stampo che nel calcio italiano ha ottenuto grandi risultati. Un tecnico puro, un maestro sul campo, ancor prima di essere un tattico amante dei moduli. Giovanni Galeone ha lasciato un’impronta indelebile in Italia, avendo sfoggiato cangianti stagioni alla guida di compagini quali Pescara, Perugia, Udinese, Napoli e tante altre, affascinando gli osservatori pallonari per il gioco arioso espresso dalle sue squadre, fatto di nozioni, tecnica e assalto all’avversario.

Un allenatore fuori dai canoni, un intellettuale prestato al calcio, famosa la sua frase: “Credo sempre nel valore formativo dello sport, anche a me ha dato la conoscenza, ma io ero più curioso, mi sono letto tutto Brecht, mi piace l’intelligenza, invidio quelli che “sanno”, quelli coscienti delle loro capacità. Lo sport è una parte diversa della cultura, è l’emozione stessa, la varietà e l’imprevedibilità delle situazioni”.

Galeone ha avuto un ennesimo pregio, quello di aver tenuto a battesimo alcuni tecnici che oggi vanno per la maggiore in Italia, il più famoso è certamente Massimiliano Allegri , oggi campione d'Italia alla Juventus .

Galeone, come è avvenuta la conoscenza tra lei e Massimiliano Allegri? “Fu una cosa assolutamente casuale. Io ero allenatore del Pescara, la squadra era già fatta, ma la dirigenza ingaggiò questo ragazzo che sinceramente non conoscevo. Dopo tre giorni mi era tutto chiaro, era un gran calciatore sul prato verde e un ragazzo serio e rispettoso, arrivò in punta di piedi e dopo poco era già il leader dello spogliatoio. Insomma, un grande acquisto”.

Da quel momento è iniziato un legame duraturo tra di voi… “Sì, con Max abbiamo fatto parecchia strada insieme, sette anni come mio calciatore, due promozioni e tanti bei ricordi. Mi ha seguito in giro per l’Italia, e quando cambiavo squadra lui era sempre la mia prima scelta, sapevo di poter contare sulle sue doti tecniche ed umane. Non mi ha mai tradito, anzi.”

Com’era da giocatore Massimiliano Allegri? “Forte. Pur avendo iniziato come mezzala pura, diventò un fantasista incredibile dotato di tiro, corsa e grande tecnica, leader in campo e nello spogliatoio, capitano e uomo ovunque, era già un allenatore sul rettangolo di gioco e lo dimostrava spesso.

Mi è rimasto in mente quel famoso Pescara-Milan che finì 4-5 per i rossoneri, in cui Max segnò una doppietta, facendo grandi cose: in quell’anno siglò reti importanti; era un calciatore irrinunciabile per me. Qualcuno lo accusava di bella vita, tutto sbagliato. Max era ed è un professionista serissimo, puntuale agli allenamenti e di grande ossequio e disponibilità con tutti. E’ un uomo senza vizi, non beve e non fuma, ad averne ragazzi di quella tipologia”.

Successivamente, terminata la carriera sul campo verde, lei chiama Allegri nel suo staff ad Udine “Si lo volli perché lo ritenevo adatto e pronto. E non mi deluse, affatto. Come mio secondo fece benissimo e cominciò a mettere in cascina esperienza. Attento ai particolari, conduceva con me gli allenamenti e pretendeva dai ragazzi lealtà e dedizione al lavoro, era molto più attento di me all’aspetto tattico, io ho sempre avuto predilezione per la tecnica, per il gioco. Anche Gasperini, che ho avuto a Pescara e oggi allenatore del Genoa con grandi risultati, era un giocatore che sarebbe diventato allenatore come poi è stato. Gasperini più pignolo e tattico, ma anche Max non scherza.

Entrambi sono bravissimi a leggere la partita e ad apportare cambiamenti in corso. Allegri poi ha spiccato il volo conseguendo una gavetta lunghissima, partendo dalla vecchia C2 con l’Aglianese, facendo la trafila e arrivando a Cagliari dove ha messo in mostra la sua bravura. Poi il Milan, lo scudetto, il non arrivo di Tevez e le partenze di Ibrahimovic e Thiago Silva. A Milano ha fatto benissimo: un primo, un secondo e un terzo posto in tre anni, il calcio a volte gira in maniera diversa da come ci si attende. Con Tevez al Milan, a parere mio, il ciclo vincente della Juve di Conte avrebbe tardato ad avviarsi”.

Il suo primo pensiero quando Allegri viene chiamato alla Juventus… “Max mi ha chiamato dall’auto, stava andando a Torino per incontrare Marotta e Paratici, aveva ricevuto la telefonata di convocazione ma non aveva ancora firmato il contratto. Gli ho detto: “Vai sereno a Torino, la Juventus è un’occasione incredibile per te, farai bene. Non devi avere nessun timore”. Lo conosco, sapevo che si sarebbe ulteriormente affermato e questa stagione è il perfetto coronamento di tutto”.

Allegri, ad oggi, è il miglior allenatore della Serie A? “Il più completo. Sicuramente. A differenza di alcuni arrivati subito alla ribalta della massima serie, penso a Mancini, Montella e altri, tra l’altro tutti ottimi allenatori, Max ha fatto il girovago delle panchine e la gavetta gli ha regalato un qualcosa in più, che fa di lui un grande tecnico. Uno che sa tenere lo spogliatoio in mano, sa mediare, sa come rapportarsi con i suoi ragazzi, un mister moderno sia fuori che dentro il campo.

Vi svelo una chicca: sarò alla finale di Coppa Italia tra Juventus e Lazio, perché in quella partita ci saranno tanti uomini del mio staff, ci sarà Trombetta (ora nello staff di Allegri alla Juve, ndr) e qualcuno della Lazio. Ci ritroveremo tutti assieme e sarà una festa. Per me è un fortissimo motivo d’orgoglio vedere questi ragazzi fare strada nel mondo del calcio”.

La Juve in semifinale di Champions si appresta ad affrontare il Real Madrid…. “Prima delle partite di andata e ritorno contro il Monaco ci siamo sentiti e, dopo tante chiacchiere sul match, abbiamo indovinato i risultati delle due sfide. Io e Max siamo sempre sulla stessa lunghezza d’onda. Gli dicevo di lasciar stare i soloni e quelli che si ritengono grandi intenditori di pallone, lui conosce perfettamente il suo gruppo e ha saputo metter da parte l’entusiasmo dei media del sorteggio, gestendo la situazione al meglio. Troppa gente pensava fosse facile. Il Monaco, come poi s'è rivelato, è un team che prende pochi goal ed è ostico da affrontare.

Max si giocherà alla grande le semifinali di Champions, quando si arriva a quei livelli bisogna mettere da parte ogni remora e pensare solo all’obiettivo, magari rischiando sul campo, creando qualche azzardo tecnico e tattico, ma giocandosela fino alla fine. Il Chelsea di qualche anno fa insegna che tutti i pronostici si possono capovolgere, e sono certo che Allegri con la sua Juve farà bene. Il Real Madrid in questo momento è fortissimo, ma non mi pare così galattico. Sogno di vedere Allegri in finale di Champions, ricordando che in 90 minuti può accadere qualsiasi cosa” .