Mandzukic si racconta sognando la Champions: "Al Bayern grazie a Magath, devo stare più attento ai gialli"

Il bomber croato, potenziale protagonista della finale di Wembley, parla a ruota libera di ambizioni, pregi, difetti e qualche peccato di gioventù di troppo.
Acquistato per 13 milioni dal Wolfsburg nell'estate del 2012 in seguito ad Europeo che gli è valso il titolo di capocannoniere del torneo, l'attaccante croato Mario Mandzukic ha impiegato davvero poco tempo per prendere per mano il Bayern Monaco e trascinarlo verso la conquista della Bundesliga a suon di goal.

Già, perché Mandzukic di reti nel campionato tedesco questa stagione ne ha messe a segno ben 15, guadagnandosi la testa della classifica marcatori della squadra bavarese e costringendo il tecnico Jupp Heynckes a spedire in panchina addirittura il compagno di reparto Mario Gomez, non esattamente l'ultimo arrivato: una scalata impressionante in solamente un anno.

Il croato difende e rivendica la sua scelta di andare al Bayern ("Sapevo che scegliendo il Bayern avrei potuto completare il processo di maturazione già portato avanti nel Wolfsburg"), ringrazia il suo vecchio allenatore Felix Magath, una figura importante nella sua carriera e approfitta dell'intervista di 'Tuttosport' per smentire voci riguardanti i pessimi rapporti.

"No, no, nemico mai. Piuttosto un grande e inflessibile maestro. Se sono diventato quello che sono lo devo soprattutto a lui. Mi ha insegnato tantissimo. Mi ha anche massacrato negli allenamenti e talora inflitto punizioni durissime convocandomi al campo quasi all’alba. Confesso di averlo odiato, però so che l’ha fatto per il mio bene e gliene sarò sempre grato".

Certo, Magath avrà sicuramente avuto le sue ragioni per tartassarlo, visto che il giovane Mario all'epoca non brillava certo per il rigore e la disciplina con cui conduceva la propria vita da calciatore, lasciandosi spesso andare a comportamenti poco ortodossi...altro che Balotelli: "Non so se il mio omonimo milanista abbia saccheggiato un treno o guidato a fari spenti nella notte scappando dalla finestra da un ritiro dell’Under 21... Peccati di gioventù, quando ancora giocavo in Croazia. Martedì ho compiuto 27 anni e se faccio certe cose in Germania, m’arrestano subito... ".

Con il tempo ha imparato a seguire i consigli di tutti, anche del nutrizionista: "Come no? Altrimenti non farei tutti quei chilometri sul campo. Una volta alla Dinamo Zagabria il mister mi vide mentre mangiavo una pizza e mi sgridò severamente dicendomi che sarei ingrassato. Per tutta risposta ho ordinato 10 pizze e sono riuscito a mangiarne 5, così la prossima volta ci penserà dieci volte prima di trattare i suoi ragazzi in malo modo!".

Un carattere difficile di cui i taccuini degli arbitri portano ancora i segni...è stato definito come l'attaccante più cattivo della Bundesliga: i molti cartellini gialli e il gioco duro fanno parte del DNA di un giocatore che come idolo non ha un esempio di morigeratezza: Zlatan Ibrahmovic. "Salihamidzic mi ha definito 'Strassekämpfer', combattente di strada. Certo devo stare più attento ai cartellini gialli. Ho saltato la seconda semifinale di Madrid per somma di ammonizioni e ho sofferto troppo a stare fuori. Me lo dice anche mia mamma Jelica. Prima di ogni partita mi manda un sms ricordandomi di non far arrabbiare gli arbitri e di non beccare il giallo... ".

Marc Wilmots, ct del Belgio, ha dichiarato: "Se avessi come centravanti Mandzukic, vincerei la prossima Coppa del Mondo”. E lui risponde: "Visto che io non sono belga, ho detto al nostro ct Igor Stimac di stare tranquillo perché tra un anno in Brasile la Croazia trionferà. D’altronde siamo quarti nel ranking Fifa, mica uno scherzo...".