"Shakhtar do Brasil", giù il sipario: Taison si mette in vetrina

Con l'addio di Lucescu a fine stagione, anche i brasiliani dello Shakhtar lasceranno l'Ucraina. Tra questi Taison, in grado di sostituire degnamente Douglas Costa.

Sta per chiudersi un’era allo Shakhtar Donetsk, quella di Mircea Lucescu, che ha trasformato il club ucraino nel brand più riconoscibile di tutto il calcio dell’Est Europa. Le note vicende della guerra civile ucraina, con il conseguente esilio a L'viv, hanno accelerato un processo già comunque in atto, dal momento che il tecnico rumeno viaggia per i settant’anni e l’idea di godersi la meritata pensione ha iniziato – parole sue – ad accarezzarlo in più di una occasione. Senza l’uomo che, a partire dai primi anni del 2000, ha creato lo Shakhtar do Brasil.

Importando e valorizzando decine di talenti verdeoro e ottenendo in cambio il raggiungimento di uno status a livello nazionale (9 titoli in 15 anni) e internazionale (una Coppa Uefa vinta nel 2009, sempre alla fase a gironi di Champions dal 2005-06) mai conosciuto nella propria storia, nessuno può illudersi che tutto rimanga come prima. Le turbolenze politiche hanno fatto il resto, perché è innegabile come per uno straniero un trasferimento a Donetsk (ma sarebbe meglio dire L'viv) sia meno appetibile rispetto al passato. Senza poi un tecnico che parla fluentemente sei lingue, tra le quali il portoghese, la situazione non appare destinata a migliorare.


La nuova politica dello Shakhtar presterà maggiore attenzione sui giocatori ucraini, con il conseguente abbandono del mercato sudamericano e il potenziamento delle infrastrutture del proprio settore giovanile


Fine di un’era, si diceva. Senza dirlo apertamente, la conferma è arrivata proprio dal CEO dello Shakhtar Sergey Palkin, che ha dichiarato come la nuova politica del club sarà improntata a una maggiore attenzione sui giocatori ucraini, con il conseguente abbandono del mercato sudamericano e il contestuale potenziamento, attraverso fondi reperiti tramite il mercato, delle infrastrutture del proprio settore giovanile. Un vivaio che, alla luce della finale di UEFA Youth League raggiunta nel 2015 (e persa con il Chelsea), fa ben sperare per il futuro.

Un altro segnale della mutata strategia in casa dei Minatori è arrivato dalla pressante ricerca di un club satellite, modello Vitesse per il Chelsea, dove far convergere i giovani talenti per permettere loro di acquisire esperienza in un contesto competitivo. Quello che – a detta di Lucescu – non più essere garantito dalla Premier League ucraina dopo la guerra civile. Gli scozzesi del Dundee United sono i principali indiziati per diventare lo Shakhtar II.

Il processo di “ucrainizzazione” è destinato a infiammare il mercato in uscita la prossima estate, con le partenze dei migliori prospetti rimasti di una colonia brasiliana che, solo nell’ultimo anno, ha fruttato 96 milioni di euro (50 dei quali per il solo Alex Teixeira) allo Shakhtar. Sotto la lente ci sono soprattutto i due ex Metalist Kharkiv Marlos e Taison, entrambi in Ucraina ormai da un abbondante quadriennio. 11 gol e 14 assist stagionali per il primo, autentico uomo in più nella semifinale di andata contro il Siviglia, 8 e 15 per il secondo, capace di lasciare il segno in tutte le competizioni a cui ha preso parte quest’anno, incluso il deludente girone di Champions (troppo forti Real Madrid e Paris Saint-Germain), dove con 2 assist nel 3-4 in casa delle merengues ha disputato una delle sua migliori partite dell’anno. E’ stato detto, e scritto, che i giocatori dello Shakhtar con più mercato tendano a impegnarsi di più in Europa rispetto al campionato, perso per il secondo anno di fila a favore della Dinamo Kiev a causa di alcune prestazioni un po’ troppo altalenanti. Un discorso che non vale per Taison, alle prese con la sua migliore stagione di sempre.

Allo Shakhtar, Taison Barcellos Freda, ala classe 88 cresciuta nell’Internacional di Porto Alegre, ha sempre dovuto misurarsi con eredità scomode. Nell’inverno 2013 era arrivato a Donetsk per sostituire Willian, ceduto all’Anzhi Makachkala per 35 milioni di euro. Quest’estate invece il vuoto si era trovato a dover riempire il vuoto, in termini di dribbling, accelerazione e fantasia, lasciato da Douglas Costa, altra cessione multimilionaria (30 i milioni pagati dal Bayern Monaco) dei Minatori. Rispetto al bavarese, Taison è più propenso alla conclusione in porta piuttosto che all’assist, come dimostrato anche dal primato nell’attuale Europa League di tiri nello specchio (1.8 di media a partita).

Prestazioni che hanno portato i tifosi ucraini, non solo quelli dello Shakhtar, a una petizione on-line per la sua naturalizzazione, un autentico toccasana per una compagine che – tolti Konoplyanka e Yarmolenko – manca totalmente di imprevedibilità. Più volte Taison si è dichiarato disposto, e onorato, di indossare la maglia dell’Ucraina, ma deve fare i conti con procedure burocratiche kafkiane – così ha scritto Mark Temnycky sul sito Futbolgrad - che già in passato avevano messo i bastoni tra le ruote a Luiz Adriano. L’attuale milanista fu oggetto di un tira e molla durato un paio di anni, poi arrivarono il trasferimento in Italia e la chiamata del Brasile, pertanto la storia si chiuse in maniera opposta a quella del brasiliano Edmar, primo naturalizzato della nazionale Ucraina, il quale però si trovò la strada spianata dal matrimonio con Tetiana Halovsky.


Più volte Taison si è dichiarato disposto, e onorato di indossare la maglia dell’Ucraina, ma deve fare i conti con procedure burocratiche kafkiane, che già in passato avevano messo i bastoni tra le ruote a Luiz Adriano


All’età di 28 anni, Taison si è dichiarato pronto per un’esperienza in un grande campionato estero. “Non ho nulla da rimproverare allo Shakhtar”, ha detto recentemente, “è un grande club e ha sempre tenuto fede ai propri impegni, pagando regolarmente e occupandosi dei propri giocatori in maniera totale. Sarò sempre grato a questa società, ma penso sia arrivato il momento giusto per testarmi in un altro contesto”. L’ottimo rendimento in campionato (con l’apice toccato lo scorso primo aprile quando, con 3 gol e 2 assist, ha polverizzato la sua ex squadra, il Metalist Kharkiv), ma soprattutto la notevole campagna di Europa League – sempre protagonista nelle vittorie dello Shakhtar su Schalke 04, Anderlecht e Braga - hanno certificato le ambizioni del brasiliano, tra i migliori dei suoi nella prima ora di gioco nel match di andata contro il Siviglia.

Poi è calato, e la luce si è spenta. Stasera ci vorrà un’impresa per espugnare il fortino di una squadra che con la Coppa Uefa/Europa League ha un rapporto speciale, e che rappresenta una sorta di ebstia nera per i club ucraini. L’anno scorso infatti gli andalusi batterono in finale il Dnipro, ma in casa Shakhtar ancora ricordano l’ottavo di finale 2005/06 quando il Siviglia – futuro vincitore della coppa – li eliminò grazie a un gol nel recupero del proprio portiere Palop. Martedì l’Atletico Madrid ha mostrato come si fa a saldare i conti con il proprio passato. Adesso tocca allo Shakhtar. Per dimostrare, a dispetto del secondo posto in campionato, di essere sempre la squadra numero uno in Ucraina, e soprattutto per chiudere in bellezza la fine di un’epoca.