Alla scoperta di Bas Dost, ovvero: lassù qualcuno lo ama

Bas Dost ha in Bundesliga una media goal stupefacente. E pensare che a gennaio doveva partire... storia di un ragazzo che ha sin qui azzeccato tutti i bivii della vita.

Nonostante lo stop di sabato ad Augsburg, dove l’ex compagno di squadra Ragnar Klavan non lo ha nemmeno fatto respirare, Bas Dost rimane il secondo attaccante più efficiente d’Europa, forte di 13 reti realizzate in 908 minuti giocati, per la media di un gol ogni 69'. Solo Cristiano Ronaldo (uno ogni 68') lo supera di una virgola, mentre anche Messi (uno ogni 76') è costretto a rincorrere la punta olandese, passata nel giro di otto settimane da flop a giocatore del mese in Bundesliga.

Dost avrebbe dovuto lasciare Wolfsburg l’estate scorsa, dopo due stagioni poco esaltanti; lo cercava il Feyenoord per sostituire Pellè, ma i tedeschi non facevano sconti sul prezzo.  Nuovo tentativo a dicembre, esito identico. Fino allo sliding doors che gli cambia la carriera. Junior Malanda, lo sfortunato talento belga del Wolfsburg deceduto a gennaio in un incidente stradale, gli dice di non avere fretta. “Andiamo in Sudafrica al caldo, ci facciamo la preparazione invernale e poi tra sei mesi decidiamo”. Due giorni dopo non c’è più.

Alla ripresa del campionato, contro il Bayern Monaco, in campo c’è anche Dost, in quello definito dal diretto interessato un match “emozionale”. C’era da onorare Malanda, e “ognuno di noi ha giocato con un’intensità doppia”. I Lupi vincono 4-1, l’olandese segna una doppietta e incassa i complimenti del suo connazionale più famoso, Arjen Robben. “Non segnerai mai più un gol così bello”. Intanto la macchina si è messa in moto: gol all’Hoffenheim, poker al Bayer Leverkusen, doppiette a Herta Berlino e Werder Brema, inframezzate da quella in Europa League allo Sporting Lisbona, i primi gol internazionali di Dost. “Cos’è successo? Semplicemente, mi hanno fatto giocare”.

Dost non è nuovo a sliding doors prese per il verso giusto. A 18 anni era un robusto ragazzotto che esordiva nel professionismo nell’Emmen, B olandese, e pochi se lo filavano. Un giorno l’ex dt del club, Tom Saintfiet, lo invita a raggiungerlo in Finlandia, a Rovaniemi. Ma finire a giocare a pallone nel paese di Babbo Natale quando si è ancora teenager non è proprio la mossa giusta per chi coltiva una qualche ambizione di carriera; Dost rifiuta, e l’anno dopo sale di livello firmando con l’Heracles Almelo, club di Eredivisie.

Il secondo appuntamento con il destino gli capita a Heerenveen. Il tecnico Ron Jans lo vede poco, tanto da preferirgli come punta centrale un centrocampista, Viktor Elm. Poi l’Ajax cede Luis Suarez al Liverpool e individua Dost come sostituto. Ma l’Heerenveen chiede troppo, si va all’arbitrato, alla fine le due società si accordano, ma intanto la finestra di mercato invernale si è chiusa e mancano i tempi tecnici per formalizzare il trasferimento. L’attaccante rimane in Frisia, accanto al “nemico” Jans. A fine stagione la dirigenza li convoca per mettere le cose in chiaro: “La prossima stagione Jans sarà ancora il nostro allenatore, e Dost ancora la nostra prima punta. Regolatevi di conseguenza”. Risultato? L’Heerenveen sfiora la qualificazione alla Champions, Dost segna 38 gol (32 in campionato) in 39 partite, con una cinquina all’Excelsior come apice. E’ il primo capocannoniere olandese della Eredivisie dai tempi di Klaas-Jan Huntelaar. In estate lo chiama Felix Magath al Wolfsburg.

A proposito di Magath, sulla sua fama da sergente di ferro ne ha parecchie da raccontare. “Lui è un maniaco del controllo, e più i giocatori sono disorientati perché non sanno cosa li aspetterà, più il suo potere aumenta. Ricordo il mio primo ritiro con il Wolfsburg. Eravamo a Glücksburg, sul Mar Baltico. Alle 7 di sera suona il telefono. Scendiamo nella hall, i muscoli ancora indolenziti per l’allenamento del pomeriggio, e ci vengono consegnate delle biciclette. Magath ci porta a una pista di atletica, ci divide in gruppi di quattro e ci ordina di fare due giri di pista a velocità massima. Due giri equivalgono a circa 800 metri; li percorriamo a rotta di collo, poi ci fermiamo. Un minuto di pausa – dice Magath – poi si riparte. Abbiamo ripetuto l’esercizio altre sette volte. Quando rientrammo in albergo, non avevamo più nemmeno la forza di guardarci negli occhi”.  

In Germania la carriera gliela salva il medico del Bayern Monaco, Hans-Wilhelm Muller-Wohlfahrt. Dopo una prima stagione discreta, dove però con l’esonero di Magath perde il posto da titolare a favore di Ivica Olic, Dost inizia a soffrire di problemi alle caviglie. “I medici del Wolfsburg mi dicevano: riposa due settimane e sarai come nuovo. Ma il dolore non si attenuava. Dopo qualche mese decisi di interpellare uno specialista e andai a Monaco. Muller-Wohlfahrt non ebbe dubbi: dovevo operarmi. E così la stagione 13/14 se ne era andata”. Oggi Dost gioca con delle suole rinforzate, cammina con i piedi a papera (non a caso lo chiamano Plattfuß-Bomber, ovvero bomber dai piedi piatti) e, soprattutto, segna una valanga di reti. L’Inter è avvisata.