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Goal Economy: calcio globale, Superlega ineluttabile

Nel giro dei prossimi dieci anni il Calcio così come lo conosciamo, con i suoi equilibri, le sue gerarchie, la sua “tradizione”, potrebbe essere radicalmente cambiato. Trasformato da profonde rivoluzioni industriali a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, il Calcio è oggi sbarcato a pieno titolo nel variegato e florido universo dell’ Entertainment .

Non è una diminutio rispetto alla sua matrice agonistica. Semmai una sfida, non priva di rischi, da affrontare con consapevolezza. Perché ineluttabile. E perché, in fondo, piena di opportunità. L’intreccio inestricabile tra globalizzazione economica e progresso tecnologico ha infatti allargato oltre ogni immaginazione il “rettangolo di gioco”, un tempo fisicamente  circoscritto dai confini nazionali e dagli stadi. I club calcistici sono diventati attori del circuito mediatico. Sono assurti - in senso ampio – al ruolo di media company che attraverso il core business della competizione producono contenuti puntando a due obiettivi: da un lato, il successo sportivo; dall’altro lato, la conquista dell’attenzione, del tempo e, in ultima analisi, della disponibilità di spesa di un pubblico sempre più vasto, che vada anche al di là della cerchia dei tifosi “storici”.

Lo spettacolo sportivo è fruibile ormai ovunque, attraverso qualunque tipo di supporto informatico e a prezzi accessibili. Non ci sono più barriere e dazi. Ed ecco anche perché i competitors stanno rapidamente mutando. Fino a poche stagioni fa, i principali club di un Paese si sfidavano per il primato interno e al massimo si confrontavano con i team leader degli altri campionati di vertice del Continente. La distanza tra grandi società e medio-piccole in Europa si è andata così allargandosi. Basti pensare che negli ultimi cinque anni i primi 20 club europei hanno visto crescere i ricavi commerciali e da sponsorizzazioni per una cifra vicina a 1,5 miliardi di dollari, mentre i restanti 700 team del Vecchio Continente nello stesso periodo hanno registrato un aumento complessivo di appena 300 milioni.


Negli ultimi cinque anni i primi 20 club europei hanno visto crescere i ricavi commerciali e da sponsorizzazioni per una cifra vicina a 1,5 miliardi di dollari, mentre i restanti 700 team del Vecchio Continente, nello stesso periodo, hanno registrato un aumento complessivo di appena 300 milioni

Adesso, però, le squadre che per blasone e risorse economiche aspirano ad essere protagoniste sul palcoscenico internazionale e ad impreziosire il proprio fatturato, oltre che la propria bacheca, si ritrovano a fare i conti con una duplice schiera di competitors. Da una parte, il mondo del Calcio si è scoperto realmente planetario e i tradizionali players del settore esponenti delle cosiddette Big Five ( Premier league , Bundesliga , Liga , Serie A e Ligue 1 ) hanno dovuto (e dovranno) subire la “concorrenza” di sceicchi e oligarchi e di realtà in forte ascesa come la Mls americana e la Cina .

Se sul piano tecnico il confronto è ancora impari, gli affari del calciomercato in cui società di questi paesi mettono a segno colpi sempre più importanti danno invece un’idea plastica di questa situazione. D’altra parte, la concorrenza non è più solo interna al mondo del calcio. Se è vero che quest’ultimo si è evoluto, almeno nelle sue realtà di prima fascia, in media company e che il mercato di riferimento è diventato quello dell’entertainment, le Leghe calcistiche hanno di fronte la naturale concorrenza delle altre discipline sportive più seguite in ambito generale o regionale, dalla Formula1 alla Moto Gp, dal basket al Football americano, dal baseball al cricket.

I dirigenti calcistici che hanno una visione più lucida e moderna del gioco ragionano già in questa duplice prospettiva: la competizione intercontinentale fra players calcistici e quella planetaria con gli altri Sport. Non a caso, parlando qualche giorno fa agli studenti della Bocconi, il presidente della Juventus Andrea Agnelli ha evocato un impietoso raffronto tra la Champions league e la Nfl e il Super Bowl. “ La Champions – ha sottolineato Andrea Agnelli - vale 1,5 miliardi di diritti tv contro i quasi 7 della Nfl, nonostante le ricerche di mercato ci dicano che su 2 miliardi di tifosi sportivi nel mondo ben 1,6 miliardi sono tifosi di calcio e soltanto 150 milioni di football americano. Questo deve fare riflettere sul potenziale inespresso con i format attuali del calcio ”.

Potenziale che secondo Karl-Heinz Rummenigge , tra i massimi dirigenti del Bayern Monaco e presidente dell’Eca, l’associazione dei club europei nata nel 2008 dalle ceneri del G14 e composta adesso da 220 membri, potrebbe esprimere  una  Superlega con una ventina di squadre dei grandi Paesi calcistici, e cioè “ le big di Inghilterra, Spagna, Italia, Germania e Francia, magari con qualche partita da giocare in America e Asia ”. Una eventualità che certo non fa piacere alla Uefa e agli organi di governo del Calcio mondiale, alle prese in questi mesi con un laborioso processo di rinnovamento scaturito, per così dire, per via giudiziaria.

Se questo dunque è il laboratorio da cui potrebbe nascere il Calcio post rivoluzioni industriali, c’è solo da augurarsi che le ragioni del business e dello spettacolo non asfissino la passione dei supporter, e che il Football 3.0  si evolva rispettando i diritti dei tifosi, stakeholders insopprimibili, perché come ha scritto Jorge Luis Borges   “ ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio ”.