La nostra Unpopular Opinion vi porterà a dibattere, discutere, polemizzare e riflettere su concetti, idee e punti di vista che il calcio di oggi ha ormai forse esasperato.
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Unpopular Opinion - Il caos calendario è solo l'ennesima figuraccia, nessun rispetto per i tifosi: il calcio italiano è allo sbando più totale
L'ENNESIMA IMBARAZZANTE GESTIONE DEGLI EVENTI
Fa male, fa sinceramente male parlare così del calcio italiano, ma è subentrata l'esasperazione e anche un senso di imbarazzo rispetto a quello che stiamo diventando.
Il caos date e orari, con la collocazione temporale del derby di Roma diventata un caso nazionale, è solo l'ennesima dimostrazione di una gestione approssimativa, a larghi tratti incomprensibile.
Si sapeva da tempo che gli internazionali di Roma sarebbero caduti insieme al derby capitolino, eppure il problema non è stato neppure affrontato. Tra le restrizioni in fase di composizione del calendario non si è pensato che mettere in contemporanea due eventi del genere sarebbe stato troppo da gestire per la città di Roma. In tal senso, tra l'altro, il commento del presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli fa rabbrividire: "Non avevamo previsto la Lazio in finale di Coppa Italia". Perché senza la Lazio in finale, il derby si sarebbe potuto giocare di sabato...
E così si è arrivati fino all'assurdo teatrino tra Prefettura e Lega, che con arroganza si rimbalzano tra loro senza curarsi minimamente del fattore che realmente muove il calcio, ossia i tifosi, quelli realmente più penalizzati da questa situazione.
Gente che fa sacrifici, economici ed organizzativi, e non ha ancora la certezza di quando dovrà andare allo stadio, se domenica o lunedì. E se a quel punto potrà. Una roba disarmante.
IL CASO BENEVENTO-CATANIA
Ovviamente se n'è parlato molto meno a livello nazionale, ma quello che è successo in occasione di Benevento-Catania lo scorso marzo ci fa capire una volta di più di come la macchina organizzativa del calcio italiano sia totalmente in panne.
Stiamo parlando di fatto della partita più attesa dell'anno nel girone C di Serie C, la sfida tra prima e seconda in classifica, che avrebbe deciso le sorti del campionato. Ci si aspettava uno stadio pieno, con migliaia di catanesi presenti nel settore ospiti, considerando anche il gemellaggio tra le due tifoserie.
La vendita dei biglietti è inizialmente libera e vengono emessi oltre 1.300 biglietti per i tifosi del Catania, che di conseguenza si organizzano per la trasferta prenotando treni, aerei, B&B e prendendo eventuali giorni di ferie considerando che la partita si giocava in infrasettimanale.
Cosa succede 24 ore dopo? La prefettura di Benevento blocca tutto: la trasferta è vietata perché c'è il rischio di scontri in autostrada tra i tifosi del Catania e altre tifoserie rivali (quelle di Cavese e Cosenza, in questo caso) a loro volta in viaggio per le rispettive trasferte. Biglietti annullati e rimborsati. Ma solo quelli. Nessun rimborso, ovviamente, per mezzi di trasporto e alloggi. O per i giorni di ferie già comunicati in anticipo.
Un menefreghismo totale, ancora una volta, nei confronti di tifosi. Eppure, ancora una volta, si poteva prevenire. Eppure, ancora una volta, si poteva evitare. Eppure, ancora una volta, il calendario lo si conosceva già da tempo e già da tempo si potevano modificare date ed orari per favorire la sicurezza.
Ma cosa è stato fatto alla fine? Solo un gran casino.
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NON CI MERAVIGLIAMO DEL FALLIMENTO DELLA NAZIONALE
La terza mancata partecipazione a un Mondiale non è un caso. Non può esserlo. Si tratta semplicemente di una conseguenza di tutto ciò. Del fatto che non impariamo dai nostri errori e che non facciamo nulla per evolverci.
In Turchia la federazione ha fermato il campionato per dar spazio e precedenza completamente alla nazionale impegnata nei playoff Mondiali. Cosa che in Italia non è stata minimamente né pensata (ad eccezione di Gattuso) né proposta, perché a quest'ora sai che polemiche.
In Italia ognuno tira acqua al proprio mulino, non c'è collaborazione tra enti, non c'è unità di intenti, non c'è comunicazione. La nazionale non va ai Mondiali solo perché non sappiamo valorizzare ai nostri giocatori, non ci va anche e soprattutto perché siamo tutto questo. Ossia un ricettacolo di errori di valutazione, decisioni sbagliate, dietrofront imbarazzanti e scaricabarile seriali.
Altro esempio: da quanti anni si dice che la Coppa Italia sia una competizione desueta? Intanto Inter-Lazio è stata la finale meno seguita dal 2010 e questa edizione il più grande flop degli ultimi dieci anni in termini di ascolti. Si è mai pensato di cambiare formato? Si è mai pensato di avvicinarla almeno minimamente alle coppe nazionali degli altri paesi, tutte decisamente più appetibili? Ovviamente no.
Questo perché conviene a tutti avere ogni anno tutte le big che arrivano in fondo. E chi ci deve guadagnare ci guadagna. Non ci guadagna il calcio italiano, ma evidentemente poco importa.
