Serie A, storie di bidoni: ve li ricordate?

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Gbenga Adewoye
Bidoni, meteore, pacchi clamorosi e grandi nomi che in Italia hanno fallito miseramente. Ecco le più grandi delusioni nella storia della Serie A.

  1. NESAT GULUNOGLU

    Nato in Germania ma con chiare origini turche, Nesat Gulunoglu si fa conoscere con la maglia del Bochum nella storia annata che ha visto il club tedesco piazzarsi al 5° posto in Bundesliga da neopromosso. E' una stella nascente nel 1997, tanto che una tv tedesca decide di dedicargli addirittura uno speciale.

    Due anni dopo la favola del Bochum termina con la retrocessione, ma Gulunoglu riesce a strappare un contratto in Serie A con la Roma. Si trasferisce in giallorosso nell'estate del 1999 a parametro zero, contro la volontà di Zeman che nel frattempo aveva lasciato il posto a Capello, il quale si rende presto conto che le perplessità del collega boemo erano fondate.

    Gulunoglu gioca infatti un pre-campionato imbarazzante, al punto che Capello decide di metterlo fuori rosa. Rimarrà mesi e mesi senza nemmeno allenarsi prima di riuscire a rescindere il proprio contratto con la roma nel dicembre 1999 e tornare in Germania, dove giocherà nelle serie minori fino a 40 anni ed ancora oggi non si sa se abbia appeso gli scarpini al chiodo o meno.

  2. Getty Images

    JOHAN VONLANTHEN

    Quella di Vonlanthen è più una leggenda che una storia. Nato in Colombia, ma naturalizzato svizzero, l'attaccante cresce nello Young Boys prima di vivere una più che positiva esperienza in Olanda, con la maglia del PSV. Nel gennaio del 2005, a 19 anni, è già titolare in Nazionale e il Brescia gli offre una chance in Italia.

    Il Brescia è in lotta per non retrocedere e l'arrivo di Vonlanthen sembra destinato a cambiare la stagione delle 'Rondinelle'. Nulla di tutto ciò, però. In Italia, l'attaccante svizzero giocherà soltanto 9 spezzoni di gara, senza mai andare a segno. A fine stagione, il Brescia finisce in B e Vonlanthen finisce nuovamente in Olanda, al NAC Breda.

    Dopo aver giocato con Salisburgo e Zurigo e dopo un breve passaggio in Colombia, Vonlanthen annuncia di voler smettere col calcio. A soli 26 anni decide di mollare tutto, lasciare tutto ai poveri e vivere nella foresta con la moglie e il figlio. La 'nuova vita', però, dura poco: pochi mesi e torna in campo, ancora in Svizzera, col Grasshopper. Dopo tanti anni a vivacchiare in Challenge League con le maglie di Servette e Wil, nell'agosto 2018 annuncia il ritiro (definitivo?) all'età di 32 anni.
     

  3. Depophotos

    MBAYE DIAGNE

    Mbaye Diagne ha trascinato a suon di goal il Galatasaray alla conquista del campionato turco. Ben 30 i goal messi a segno dal numero 91, quasi il doppio del vicecapocannoniere, fermatosi a quota 16.

    In pochi però ricorderanno che la carriera di Diagne è iniziata proprio in Italia: da giovanissimo, infatti, Mbaye ha lasciato il Senegal per trasferirsi in Italia dove ha cominciato a giocare a calcio. La sua prima squadra è stato il Brandizzo, club del comune in provincia di Torino. Nel 2012 il passaggio al Bra, in Serie D, dove riesce a mettere a segno 23 goal decisivi per la promozione in Lega Pro del club piemontese.

    La Juventus lo nota e lo tessera, mandandolo però in prestito all'Ajaccio, dove però per ragioni burocratiche non riesce a giocare. La Juventus lo propone anche all'Ascoli nell'estate del 2015, ma dopo un breve periodo di prova i marchigiani lo scartano e Diagne viene ceduto a titolo definitivo all'Ujpest per 200.000 euro.

    Da lì in poi tanti altri cambi di maglia fino ad arrivare in Turchia, dove prima al Kasimpasa e poi al Galatasaray si conferma il bomber principe del campionato turco.

  4. Getty Images

    MCDONALD MARIGA

    Se il fratellastro Victor Wanyama sogna ad occhi aperti la Champions League dopo aver eliminato il City ed essere volato in semifinale col suo Tottenham, percorso calcistico ben diverso ha vissuto McDonald Mariga. Al suo arrivo in Italia il centrocampista keniota prometteva bene, ma alla lunga tra guai fisici e sfortunate coincidenze la parabola è diventata discendente.

    A portarlo in Serie A fu il Parma nel 2007, pescandolo dagli svedesi dell'Helsingborg: convince, viene riscattato e nel 2010 finisce nelle mire dell'Inter che lo rileva dai ducali. Da lì, dopo un anno in nerazzurro, viene girato in prestito alla Real Sociedad prima e proprio al Parma poi: in ques'ultima avventura, si rompe il crociato e viene restituito all'Inter.

    Ma il legame tra Mariga e il Parma non finisce qui, perchè gli emiliani lo riacquistano dal club di Moratti in prestito nel gennaio 2013 salvo poi rispedirlo al mittente 6 mesi più tardi. L'Inter lo svincola e, guarda caso, a tesserarlo è neanche a dirlo il Parma: la quarta esperienza coi ducali si conclude nell'estate 2015 dopo il fallimento del club. Firma col Latina nel gennaio 2016 in Serie B e dopo 18 mesi la società laziale fallisce lasciando Mariga senza squadra. Dopo una parentesi in Spagna con l'Oviedo, a 32 anni il keniota è svincolato.

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    FRANCOIS OMAM-BIYIK

    Il suo goal nel match di inaugurazione di Italia '90 non è certo passato inosservato, essendo persino risultato decisivo ai fini della vittoria del 'piccolo' Camerun contro l'Argentina Campione del Mondo in carica. Omam-Biyik, grazie a quel goal conquistò un ingaggio in Francia, al Rennes, per poi riuscire a vestire persino la maglia dell'Olympique Marsiglia.

    Il suo rendimento, però, non fu mai convincente in Francia e così fu costretto a ripartire dal Messico per rilanciarsi. Nel 1997 la Sampdoria di Menotti gli dà una chance unica, ma le sue presenze in maglia blucerchiata saranno appena 6. Poi l'addio...

    Dopo la deludente esperienza italiana, Omam-Biyik non riuscirà più a rilanciarsi e, poco dopo l'inizio del nuovo millennio, dirà addio al calcio.

  6. Getty

    DIEGO TRISTAN

    Chi meglio di un bomber da 82 goal al Deportivo La Coruna per sostituire la leggenda Cristiano Lucarelli? Avrà pensato il presidente del Livorno Aldo Spinelli, che nell'estate del 2007 si fece affascinare dal curriculum dell'allora 31enne Diego Tristan.

    Dopo aver conquistato l'Europa un anno prima, il Livorno progettava una salvezza tranquilla con 'El Mago de La Algaba' lì davanti. Ma 'Diegol' (un altro dei soprannomi di Tristan) segnò appena un goal alla Roma in 22 partite e lasciò l'Italia dopo sei mesi, scampandosi anche la retrocessione sul campo con il Livorno.

    Il passo successivo fu il West Ham, ma a Londra Tristan mise tanta 'panza' e poca presenza. Concluse discretamente la carriera al Cadice, a 34 anni, dopo aver vinto una Coppa di Spagna, due Supercoppe, giocato un Mondiale... e fatto rimpiangere Cristiano Lucarelli.
     

  7. Getty

    LUC CASTAIGNOS

    Molti campioni sono esplosi in Olanda per poi consacrarsi nei grandi club. Tra questi non c'è però Luc Castaignos, che dopo aver ammaliato con il suo killer instinct le big europee alla prima stagione da professionista con la maglia del Feyenoord, si è bruciato irrimediabilmente all'Inter.

    Luc sbarca in nerazzurro nell'anno post triplete, il 2011, quando in panchina c'è Gasperini. L'Inter sta attraversando un periodo di rifondazione e a farne le spese è proprio Castaignos, che gioca soltanto sei partite e realizza un solo goal al Siena. "All’Inter non mantennero le promesse, non mi facevano giocare mai... ", dirà a sua discolpa qualche anno più tardi.

    Lasciata la Pinetina dopo un solo anno, Castaignos ritrova goal e fiducia al Twente: in 114 presenze realizza 42 reti e si guadagna la chiamata dell'Eintracht Francoforte in Bundesliga. Nell'ultima stagione le cose però non vanno per il verso giusto e la porta torna a diventare piccolissima. Nonostante tutto arriva per lui l'offerta dello Sporting Lisbona, che gli permetterà di giocare per la prima volta in Champions League. Saprà rilanciarsi?

  8. Getty

    MAICOSUEL

    Arrivato a Udine nel 2012 con l'appelativo di 'O Mago', esordisce subito col botto in Serie A segnando il primo goal della stagione al Franchi contro la Fiorentina. Sembra essere l'ennesimo grande colpo dei Pozzo, l'ennesima grande plusvalenza. In realtà le cose precipiteranno appena tre giorni dopo...

    L'Udinese si sta giocando l'accesso alla fase a gironi di Champions League contro il Braga. Al Friuli i tempi regolamentari terminano sull'1-1, come all'andata, e dopo i supplementari si va ai calci di rigore. Maicosuel, entrato a dieci minuti dalla fine, ha la responsabilità di calciare il quarto rigore. Tenta un improbabile cucchiaio, che finisce tra le braccia del portiere, condannando così l'Udinese all'eliminazione.

    Dopo quella sciagurata partita, Guidolin lo lascia fuori per cinque gare consecutive. Qualcosa si è rotto e Maicosuel non riuscirà più a conquistare la fiducia dell'allenatore. Dopo due stagioni da comprimario in Friuli, 'O Mago' torna in Brasile e vince anche la coppa nazionale con l'Atletico Mineiro. Nel frattempo tenta anche l'avventura negli Emirati, prima di tornare nuovamente in patria. Oggi, a 32 anni, è finito in prestito in Serie B al Paranà.

  9. Getty Images

    OLIVIER KAPO

    Estate 2004, la Juventus fresca di 3° posto decide di aggiudicarsi un'alternativa idonea a Pavel Nedved e così, i bianconeri puntano su Olivier Kapo, esterno nato in Costa d'Avorio ma cresciuto in Francia, nell'Auxerre.

    In bianconero, però, Capello non lo vede. Nedved vive un'annata straordinaria, condita da ben 7 reti, e per Kapo c'è pochissimo spazio. Appena 14 presenze in Serie A per lui, senza goal e senza lampi degni di nota.

    A fine stagione la Juve punta su Mutu e Kapo viene ceduto in prestito al Monaco, dove non sfigura. L'anno dopo, però, rientrato dal prestito, i bianconeri, travolti dall'uragano Calciopoli, lo girano nuovamente in prestito, al Levante.

    L'estate successiva è il Birmingham a rilevarne il cartellino, versando 3 milioni di sterline alla Juventus.L'ultima sua squadra è stata il Korona Kielce, in Polonia. Intanto suo nipote Maxen è diventato professionista col PSG.

  10. Getty Images

    JONATHAN SILVA

    Monchi ha lasciato ufficialmente la Roma: è tempo di considerazioni. Diversi i giocatori flop acquistati dallo spagnolo, tra cui Silva. Prospetto dello Sporting, blindato da una clausoal di 45 miloni, risucirà a segnare anche un goal in Champions contro il Chelsea

    Allo Sporting però non riesce a trovare continuità, venendo così ceduto in prestito al Boca. Tornato in Europa viene scelto dalla Roma per la corsia sinistra: prestito per mezzo milioni con diritto di riscatto obbligatorio alla decima presenza a 6 milioni per l'80% del cartellino. Due presenze in giallorosso e addio immediato.

    Tornato allo Sporting nell'estate 2018, è stato ceduto in prestito al Leganes, dove milita attualmente.

  11. Getty

    JONATHAN DE GUZMAN

    Arriva al Napoli nel 2014 e dopo una prima discreta stagione finisce fuori dal piano tecnico di Sarri: poi la rissa con Giuntoli e i prestiti al Carpi e al Chievo.
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    MOESTAFA EL KABIR

    Siamo nel 2011, e il promettente El Kabir arriva a Cagliari dal Mjällby. Il nuovo Zlatan. Come tanti giocatori accostati a Ibrahimovic, anche il marocchino naturalizzato olandese non è riuscito minimamente a ripercorrere le orme del colosso del Galaxy.

    Sbarcato in Sardegna, El Kabir si reca subito in spiaggia per scambiare qualche passaggio con i tifosi: subito idolo. Ancor più dopo l'esordio, con rete, contro la Roma. Poi, più nulla. Secondo molti fu una malformazione ai denti la causa per cui salterà quasi tutti il resto della stagione, giocando appena sette gare prima di tornare in Svezia.

    Dopo gli anni in Svezia e una toccata e fuga in Arabia Saudita, El Kabir milita attualmente nel campionato turco. Non si è mai rivelato un grande bomber, tra infortuni, scelte tecniche e discontinuità: a trent'anni fa quel che può con la maglia del Kalmar.

  13. @alainnef13

    ALAIN NEF

    Chi ha l'occhio lungo si sarà sicuramente ricordato di Nef, difensore svizzero che in Europa League ha sfidato, e sfiderà il Napoli, nella gara di ritorno. 36enne, ha giocato in Italia ad inizio carriera. Con note positive solo in Serie B.

    E' il biennio 2006-2008 e Nef gioca due stagioni positive col Piacenza, in Serie B. Nella stessa squadra milita anche Radja Nainggolan, che avrà una carriera decisamente diversa. In biancorosso viene notato dall'Udinese, ma coi bianconeri giocherà appena due gare in Serie A , ma anche due nell'allora Coppa UEFA. Poi l'addio, in silenzio.

    Dopo Huelva, Triestina e Young Boys, Nef nel 2013 è approdato allo Zurigo, con cui ha vinto sei trofei e giocato diverse edizioni dell'Europa League. Tra l'altro l'Udinese lo aveva acquistato proprio da questa specifica squadra svizzera, con cui ha giocato la maggior parte della sua carriera.

  14. Gallo

    ANSSI JAAKKOLA

    Classe 1987, finlandese, filma col Siena nel 2006 dopo aver partecipato ad uno stage. In maglia bianconera non riuscirà però mai a mettersi in mostra, svolgendo al massimo il ruolo di terzo portiere.

    Appena una presenza al Siena, precisamente nel 2007/2008, prima di passare in prestito alla Colligiana e dunque tornare in Serie A, senza però più trovare spazio.

    Jaakkola viene ceduto quindi allo Slavia Praga, anche qui senza essere titolare, per poi andare a giocare in Scozia. Da qui viene ceduto in Sudafrica, dove viene notato da alcuni club inglesi: la spunta il Reading, squadra con cui milita oramai dal 2016 tra alti e bassi.

  15. Getty

    FELIPE MATTIONI

    Il Milan, nel corso della sua gloriosa storia, ha accolto tanti fuoriclasse brasiliani, dal Brasile però è arrivato anche chi, come Felipe Mattioni, in rossonero non ha lasciato traccia. Approdato all’ombra del Duomo con la pesante etichetta di ‘nuovo Cafù’, in realtà in carriera ha dimostrato di avere poco del mitico ‘Pendolino’.

    Un mese dopo il suo debutto in A, il Milan decide di non riscattarlo. Mattioni passa quindi in prestito al Maiorca (dove totalizza 24 partite tra campionato e Coppa del Re) e poi nel 2010 a parametro all’Espanyol. Quest’avventura si dimostrerà estremamente sfortunata a causa di una serie di gravi infortuni. Dopo le non brillanti esperienze all’Everton e al Doncaster, torna in patria per vestire le maglie di di Boa Esporte, Veranopolis, Juventude. Oggi gioca ancora in Brasile con il Coritiba.

  16. Getty

    MARKO VAN GINKEL

    Centrocampista olandese, classe '92, è arrivato giovanissimo al Chelsea dopo l'esplosione nel Vitesse. Con i Blues è arrivato ad esordire in Premier e in Champions, mettendo in mostra il suo grande talento ma anche la preoccupante tendenza agli infortuni.

    Nell'estate del 2014, il Milan decise di scommettere su di lui, ma per gran parte della stagione Van Ginkel rimase un oggetto misterioso. Poi, improvvisamente, da marzo iniziò a giocare tutte le partite, trovando anche il primo goal in Serie A contro la Roma. Un lampo che durò poco, visto che il Milan decise di non riscattarlo.

    Dopo una parentesi in Premier allo Stoke, Van Ginkel è tornato in Olanda nel febbraio nel 2016, trasferendosi al PSV. Una scelta che gli ha cambiato la carriera: l'ex Milan ha infatti trovando una costanza di rendimento impressionante e in questa stagione, culminata con la vittoria del titolo, ha realizzato addirittura 14 goal.

  17. Getty Images

    GREGORY VAN DER WIEL

    Uno dei terzini più ambiti ai tempi dell'Ajax, importante pedina del PSG Campione di ogni competizione francese. Van der Wiel poteva essere uno dei più grandi esterni d'Europa, ma si è perso tra gossip e discontinuità quasi subito. L'aver giocato per i parigini gli dà comunque grande risalto internazionale, nonostante non sia sempre imprescindibile.

    Dopo un quadriennio al PSG, a 28 anni, comincia il suo viaggio fuori dalla Francia. Non proprio esaltante. Delude al Fenerbahce, delude al Cagliari. Accolto con alcuni dubbi ma con tanta speranza da parte dei tifosi rossoblù, il giocatore chiederà di essere ceduto, dopo appena sei mesi e cinque gare flop, causa lotta salvezza. Troppo poco per lui.

    Van Der Wiel, insieme alla sua bellissima Rose Bertram, approda dunque nella MLS. A Toronto fa quel che può, ma anche qui non riesce ad essere soddisfatto: accusata la società di non voler vincere, a differenza sua, il 24 gennaio 2019 ha lasciato ufficialmente il club canadese.

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    BRAIAN ROBERT

    La carriera di questo non meglio identificato giocatore inizia grazie a una fortuita manganellata in testa rifilatagli da un maldestro poliziotto nel tentativo di sedare gli scontri nel derby di La Plata. Per rincuorarlo il padre Daniel, allora dirigente del Gimnasia, riesce tra una raccomandazione e l'altra a farlo inserire in prima squadra.

    Pacco sin dal primo momento in cui mise piede in campo, viene beccato costantemente dai tifosi per il suo status da figlio di papà. Nel campionato argentino non segna nemmeno un goal in 4 anni, ma nell'agosto del 2004 il Gimnasia lo regala a mo di ferma carte alla Lazio nell'ambito dell'operazione che portò Esteban Gonzales (un altro bidone d'eccellenza) in biancoceleste.

    A Roma non capiranno mai se si chiamasse Braian, Brayan o Brian e soprattutto non lo vedranno mai giocare. Dopo un anno in prestito al Catanzaro, dove ha appena il tempo di segnare il primo e unico goal in italiano prima di retrocedere mestamente in Serie C, la Lazio riesce a rispedirlo in qualche modo in Argentina dove farà perdere le sue tracce. Il suo decantato (ma poi da chi?) talento col pallone resterà un mistero tanto quanto il suo nome.

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    DANILO PEREIRA

    'O novo Vieira', così è stato impropriamente soprannominato agli inizi della carriera, approdò in Italia dopo aver fatto tutta a trafila nelle giovanili del Benfica. Il Parma se lo assicurò a costo zero, come il numero di presenze che Danilo accumulerà nei suoi primi sei mesi in Serie A.

    Dopo un prestito in Grecia all'Aris Salonicco, Danilo tornò al Parma con tutti i buoni propositi del caso: "Vorrei fare almeno 10 presenze", dichiarò durante la conferenza stampa di presentazione. In realtà ne fece la metà, prima di un nuovo prestito a gennaio agli olandesi del Roda.

    Nell'estate del 2013 salutò in maniera definitiva il Parma per trasferirsi al Maritimo, dove la sua carriera prese il volo. Due anni dopo lo acquistò il Porto, con cui riuscirà a conquistare la Nazionale e laurearsi campione d'Europa in Francia. Perno del centrocampo dei Dragoes, fa parte della Nazionale portoghese che ha sfidato l'Italia: "A Parma non mi è stata mai data un'occasione. Qualcuno può pensare che sia stata colpa mia, ma io dico che almeno un'occasione avrei avuto il diritto di averla".

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    MAURICIO SPERDUTI

    Dopo qualche buona prestazione in Argentina con la maglia del Newell's Old Boys, nel gennaio del 2013 il Palermo decide di puntare su di lui per risollevare le sorti di un'annata fino a quel punto maledetta, nella speranza che si rivelasse un nuovo Cavani.

    In realtà, se possibile, le cose andarono di male in peggio per Sperduti, che non giocò neppure una partita in quattro mesi, e per il Palermo che a fine stagione venne retrocesso in Serie B. Insieme a lui arrivarono anche i connazionali Faurlin e Formica, che perlomeno scesero in campo, seppur non facendo una bella figura.

    Per Sperduti il ritorno in Argentina fu immediato e dopo un girovagare in squadre di medio-bassa classifica, l'ex rosanero ha deciso di provare una nuova avventura nel campionato boliviano. A 32 anni e con una carriera decisamente al di sotto delle aspettative, ha firmato per l'Oriente Petrolero.

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    BRUNO MONTELONGO

    Approdato al Milan nell'estate del 2010, il giovane uruguayano non è riuscito a mantenere le promesse di una grande carriera dopo l'esplosione in patria. In rossonero, di fatto, ci è rimasto appena sei mesi, giocando appena una partita con la Primavera.

    A gennaio si è trasferito in prestito al Bologna, ma i risultati non sono cambiati. Montelongo non ha mai visto il campo nemmeno in rossoblù e a fine stagione è tornato al Milan prima di essere spedito nuovamente a titolo definitivo in Uruguay senza possibilità di ritorno.

    In patria Montelongo ha trovato finalmente la sua dimensione e continuità con la maglia del River Plate Montevideo, con cui ha disputato la Libertadores. Oggi ha 31 anni e dopo una breve e infruttuoso esperienza in Spagna è tornato ancora una volta in Uruguay, la sua comfort zone, firmando per il Fenix.

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    VINCENT PERICARD

    La scritta 'Sega' sulla maglia del Saint-Etienne che indossava a inizio carriera si rivelò per lui una sentenza più che uno sponsor. La Juventus, però, ignorò l'avvertimento e nell'estate del 2000 Moggi strappò alla concorrenza di Barcellona e Rangers l'allora 17enne talento franco-camerunense che in patria paragonavano già tutti ad Anelka. Quel vecchio lupo di 'Lucianone' ci aveva preso ancora. O forse no? 

    No infatti, non questa volta. “Sono certo di riuscire ad adattarmi al calcio italiano", disse alla presentazione, ma dopo uno splendido goal illusorio al compianto 'Trofeo Birra Moretti' contro il Bari, Pericard scomparve nel nulla. Giocò appena mezz'ora in Champions (con la Juve già eliminata) e uno spezzone in Coppa Italia prima di venire ceduto al Portsmouth, dove ebbe inizio il suo incubo.La prima stagione in terra inglese si concluse con 9 reti, ma un grave infortunio lo portò alla depressione. Raccontò di essere stato imbottito di 'Prozac' per 12 mesi.  

    Le cose non andarono meglio dopo il trasferimento allo Stoke: arrestato per guida ad alta velocità, scontò 5 settimane di carcere. Disse di essere stato molto vicino a diventare matto, ma con l'aiuto di società e amici riuscì ad uscirne. Dopo un girovagare per l'Inghilterra, concluse la sua problematica carriera nel 2012, a soli 30 anni. Recentemente ha raccontato di essere stato scaricato dalla Juventus per colpa di un sms inviato alla donna sbagliata... la compagna dell'allora vicepresidente bianconero Roberto Bettega. 

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    JOSHUA BRILLANTE

    Arrivato alla Fiorentina nel 2014 con l'etichetta di talento, il ragazzo australiano si è rivelato Brillante di nome ma non di fatto. Montella lo ha schierato a sorpresa da titolare nella gara d'esordio in campionato contro la Roma, ma ha capito l'errore e da lì in poi non l'ha più considerato.

    Brillante giocherà appena altri quattro minuti da agosto a gennaio, prima di trasferirsi in prestito nella vicina Empoli. Normalmente al Castellani i giovani talenti riescono a imporsi e a trovare la loro dimensione con meno pressioni, ma non è stato il suo caso: in un anno scenderà in campo soltanto una volta, sempre per pochissimi minuti.

    Dopo il prestito in Serie B al Como, anche questo piuttosto infruttuoso, Brillante verrà poi rispedito in Australia dalla Fiorentina. L'esperienza italiana è stata un flop totale, ma in patria le cose cambieranno in maniera radicale: Brillante vincerà il titolo con il Sydney FC, guadagnandosi la chiamata della Nazionale per i Mondiali di Russia.

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    MARIO BOLATTI

    Quando arriva a Firenze nel gennaio del 2010 dal Porto, sono in molti a vedere in lui uno dei talenti emergenti del calcio sudamericano. Forte di un biglietto da visita niente male, suo è stato infatti il goal che ha permesso all’Argentina di Maradona di strappare il pass per i Mondiali del 2010, ‘El Gringo’ era stato preso per diventare uno dei perni della Viola di Prandelli, in realtà, purtroppo per lui e per la Fiorentina, le cose sono andate in maniera diametralmente opposta.

    L’avventura di Bolatti a Firenze infatti durerà appena una stagione e, in riva all’Arno, più che per le sue qualità tecniche lo ricordano perché nel corso di un allenamento infortunò gravemente Stevan Jovetic, una delle stelle di prima grandezza di quella compagine gigliata. L’asso montenegrino riportò la rottura dei legamenti del ginocchio e fu costretto ad un lunghissimo stop.

    Dopo 27 partite complessive tra Coppe e campionato, la maggior parte delle quali da subentrante, Bolatti lasciò Firenze senza lasciare dietro di lui una scia di rimpianti. La sua carriera è poi proseguita in Sudamerica con le maglie di Internacional, Racing, Botafogo e Belgrano. Oggi milita nel Boca Unidos, la seconda divisione argentina. 

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    DIMITRI ALENICHEV

    Esploso giovanissimo alla Lokomotiv, nel 1994 passa allo Spartak Mosca, dove diventa una delle stelle di prima grandezza della squadra. Con il club moscovita vince quattro campionati di fila e due Coppe di Russia, entrando a far parte del giro della Nazionale maggiore.

    Insignito del riconoscimento di calciatore russo dell’anno, si guadagna le attenzioni di alcuni tra i più importanti club europei. La Roma riesce a superare una folta concorrenza e a portarlo in Serie A nell’estate del 1998, la sua esperienza nella capitale è però tutt’altro che esaltante: due soli goal in campionato in un anno e mezzo.

    Ceduto al Perugia nell’ambito dell’operazione Nakata, il centrocampista russo dopo sei mesi viene venduto al Porto ed è proprio in Portogallo che la sua carriera decolla nuovamente. Agli ordini di Mourinho vince due campionati e soprattutto una Coppa Uefa ed una Champions League, segnando in entrambe le finali, cosa riuscita solo a lui e a Steven Gerrard.

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    RODNEY STRASSER

    Arrivato giovanissimo al Milan, il ragazzo della Sierra Leone si segnala con la Primavera rossonera per le sue grandi qualità e approda in prima squadra già nella stagione 2008/09, in un Milan pieno zeppo di campioni.  

    Ma è la stagione 2010/11 che Strasser vive il suo periodo migliore in rossonero: fa il suo esordio in Champions e segna anche il suo primo goal in Serie A al Sant'Elia contro il Cagliari, tra l'altro decisivo. A fine stagione vincerà addirittura lo Scudetto, giocando al fianco di Robinho, Cassano e Ibrahimovic. Un sogno, destinato a terminare presto...

    Strasser al Milan gioca poco e niente, così viene mandato in prestito: prima Parma, poi Lecce e infine la cessione definitiva al Genoa. Nei successivi quattro anni il povero Rodney va a giocare praticamente ovunque, tra Serie C, Portogallo e Croazia, fino alla rescissione col Genoa dello scorso anno. Oggi, a soli 28 anni, ha trovato squadra in Serie D, al Villafranca.

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    TRENT SAINSBURY

    Colonna della nazionale australiana, Sainsbury inizia a giocare in patria prima di trasferirsi in Olanda allo Zwolle e fare nuovamente le valigie due stagioni dopo per firmare con i cinesi dello Jiangsu Suning, che come è noto sono gestiti dallo stesso proprietario dell'Inter.

    Per questo motivo, nel gennaio 2017, il difensore australiano si trasferisce in prestito all'Inter come tappabuchi. In quattro mesi in nerazzurro giocherà soltanto una partita, 19 minuti per l'esattezza, nell'ultima giornata di campionato contro l'Udinese. Un'esperienza che si concluderà a giugno con l'immediato ritorno in Cina.

    Dopo un altro prestito in Svizzera al Grasshoppers, Sainsbury si trasferisce a titolo gratuito al PSV, dove sin qui aveva giocato pochissimo prima della sfida di Champions contro l'Inter. Sainsbury parte titolare al centro della difesa e gioca tutti e 90 minuti, risultando uno dei migliori in campo. Nella clamorosa eliminazione dell'Inter c'è anche il suo zampino da ex.

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    ROBBIE KEANE

    Nella fantastica carriera del miglior bomber nella storia del calcio irlandese e primatista di presenze in nazionale c'è soltanto una macchia: l'Inter. Un errore di gioventù, che lo ha inserito di diritto tra le meteore della nostra Serie A. Perché bidone uno come Robbie non può esserlo mai.

    D'altronde arrivò in nerazzurro appena 20enne, ma Moratti tirò fuori comunque 31 miliardi delle vecchie lire per assicurarselo. In quell'Inter lì c'erano però Ronaldo e Vieri, ma la vera rovina per Keane fu l'addio di Lippi con cui era partito bene realizzando uno splendido goal in Supercoppa Italia contro la Lazio.

    Con l'arrivo di Tardelli in panchina, Keane riuscì a disputare appena sei partite in campionato prima di trasferirsi al Leeds già a gennaio del 2001. I momenti migliori della sua carriera li ha però vissuti con la maglia del Tottenham, realizzando 91 reti in oltre 200 presenze. Oggi, dopo 23 anni di carriera, ha annunciato ufficialmente il suo ritiro. Nelle ultime stagioni aveva giocato e vinto con i Los Angeles Galaxy prima di un'ultima esperienza in India.

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    CRISTHIAN STUANI

    La Reggina lo acquistò nel gennaio del 2008 dal Danubio con lo scopo di alzare il livello offensivo della squadra, ma l'impatto sulla Serie A dell'attaccante uruguayano non fu lo stesso di tanti altri connazionali che in Italia hanno lasciato il segno.

    Dopo aver accumulato 12 presenze alla sua prima stagione in amaranto, l'anno successivo Stuani trova nella panchina il sua habitat naturale. Gioca appena cinque partite e segna il suo unico goal italiano su calcio di rigore contro il Siena nell'ultima giornata di campionato, con la Reggina già sicura della retrocessione.

    Stuani viene successivamente prestato in Spagna, dove trova la sua dimensione tra Levante, Racing Santander ed Espanyol. Con i catalani, che lo acquistano a titolo definitivo, conquista anche la Nazionale e va addirittura in doppia cifra nella Liga nel 2015.  Dopo una parentesi in Premier con la maglia del Middlesbrough, torna nella Liga e diventa il trascinatore della rivelazione Girona: segna 29 reti in 43 gare, purgando Real e Barcellona. Attualmente è lui il capocannoniere davanti a Messi.

  30. www.kasimpasaspor.org.tr

    TABARE VIUDEZ

    Arrivato al Milan nell'estate del 2008 insieme al connazionale Cardacio, riuscì a stabilire quello che probabilmente è un record unico nella storia rossonera, giocando appena 7 secondi in tutta la stagione. Sì, 7 secondi, ossia il tempo trascorso dal suo ingresso in campo al posto di Beckham e il fischio finale di una sfida contro l'Atalanta terminata 3-0.

    A fine stagione arrivò l'immediata rescissione del contratto e Viudez iniziò a girovagare tra Messico, Uruguay, Turchia e infine Argentina, dove ad accoglierlo è stato un grande club come il River Plate, con cui Viudez ha vinto anche la Copa Libertadores nel 2015.

    Con il River ha giocato anche la finale del Mondiale del Club contro il Barcellona prima di tornare nuovamente in patria, al Nacional, dove ha vinto il titolo ed è balzato agli onori della cronaca negli ultimi tempi per aver bloccato un ladro mentre cercava di entrare in casa sua. Viudez l'ha addirittura immobilizzato, attendendo l'arrivo della polizia. E in Uruguay è diventato un eroe.

  31. -

    LINUS HALLENIUS

    Storicamente con un debole per i giovani talenti (o presunti tali) stranieri, il buon Preziosi si fece ammaliare nel 2010 da questo giovane attaccante svedese capace di classificarsi secondo al FIFA Puskas Award per un goal realizzato con l'Hammarby che a tutti ricordò quello di Van Basten nella finale di Euro '88.

    Peccato che nei successivi sei anni di carriera Hallenius riuscirà a segnare appena 20 reti. Al Genoa giocherà soltanto 45 minuti, passando prima da Lugano e Padova, dove perlomeno è riuscito a timbrare per due volte il cartellino. La sua avventura in Italia terminò nel 2013, quando venne acquistato a titolo definitivo dall'Aarau per 50 mila euro.

    In Svizzera ci restò mezza stagione prima del ritorno all'Hammarby e del trasferimento al blasonato Helsingborg, dove ha confermato la sua fama da 'bomber' realizzando 2 reti in 18 presenze. Rimasto senza contratto, nel 2017 ha firmato con il club della sua città natale, il Sundsvall e in questa stagione è addirittura in lizza per la Scarpa d'Oro con 16 centri in 26 partite di campionato. Vuoi vedere che a 29 anni la carriera del 'Van Basten svedese' ha finalmente svoltato?

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    ISHAK BELFODIL

    Cresciuto nel florido settore giovanile del Lione, approda in Serie A nel gennaio 2012 e vive una mezza stagione non certo esaltante la Bologna. L'anno dopo si trasferisce a Parma, dove trova la sua dimensione. A fine anno saranno infatti 8 le reti messe a segno in 33 presenze.

    Nell'estate del 2013 arriva addirittura la chiamata dell'Inter, ma quello che sembra l'inizio di una scalata si rivelerà il punto di partenza del suo declino. In nerazzuro Belfodil collezionerà appena otto presenze (ovvviamente senza goal) prima di trasferirsi il gennaio successivo a Livorno, con cui concluderà il campionato all'ultimo posto.

    Tornato al Parma, Belfodil vive la stagione più tribolata in Serie A degli emiliani, quella del fallimento. Al termine del campionato, concluso con appena una rete segnata, si trasferisce prima negli Emirati e poi in Belgio, ritrovando confidenza col goal. Oggi ha 27 anni e gioca nell'Hoffenheim con ottimo profitto.

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    STEVE VON BERGEN

    Nazionale svizzero, difensore centrale di grande esperienza, è arrivato in Italia dopo aver vinto tre titoli in patria ed essere passato dalla Bundesliga, giocando per tre stagioni all'Hertha Berlino.

    Lo acquista il Cesena nell'estate del 2010 e il primo anno in Romagna è piuttosto positivo. La squadra conquista infatti un'insperata salvezza e Von Bergen è un titolare indiscusso. L'anno successivo, però, le cose precipitano: lo svizzero gioca sempre con regolarità, ma la stagione del Cesena è disastrosa e si conclude con l'ultimo posto in classifica.

    Nel 2012 passa al Palermo, ma la musica non cambia. In rosanero disputa 35 partite su 38, ma racimola più espulsioni che soddisfazioni. a fine anno sarà ancora retrocessione. A quel punto Von Bergen decide che è arrivato il momento di tornare in Svizzzera, allo Young Boys, dove diventa capitano e protagonista della scalata del club ai vertici del calcio svizzero, con tanto di qualificazione alla fase a gironi di Champions League.

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    MILAN BISEVAC

    Serbo di nazionalità, ma francese d'adozione, ha passato gran parte della sua carriera in Ligue 1 tra Lens, Valenciennes, PSG e Lione. A Parigi è rimasto solamente una stagione, quella 2011/12, la prima dell'era Al-Khelaifi con Pastore, Sirigu e Menez.

    Nel gennaio 2016 lo ha infatti acquistato la Lazio, ma dai numeri (poco più di 10 presenze e un goal) e dalle sue parole si evince come la sua esperienza sia stata un fallimento: "E' un club male organizzato, già a marzo ho capito che volevo andare via". Oggi Bisevac ha 35 anni e gioca in Lussemburgo con il Dudelange, avversario del Milan in Europa League.

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    ANTONIO ADAN

    Arrivato a parametro zero dal Real Madrid, dove era diventato noto per essere stato usato da Jose Mourinho per silurare il nemico Casillas, il 29enne portiere spagnolo sembrava destinato ad occupare i pali rossoblù per parecchio tempo.

    Presentato in pompa magna dal Cagliari ed indicato come erede di quell'Agazzi finito in castigo per questioni contrattuali, Adan era stato imposto come titolare a Lopez anche quando Avramov aveva dimostrato di essere assolutamente affidabile, non meritandosi certo la panchina.

    Fece il suo esordio contro il Chievo e nella seconda partita con la Juventus mise in scena un 'horror show' che convinse il Cagliari a rescindere immediatamente il suo contratto. L'avventura di Adan in Sardegna è durata due mesi: il 19 novembre arrivava, il 27 gennaio se ne andava. Tornò nella Liga, al Betis, dove è diventato un autentico baluardo. Nel 2016 è stato infatti lui il portiere a compiere più parate nel campionato spagnolo e nella stagione 2017/18 ha guidato il Betis alla qualificazione in Europa League, fino ad attirare l'interesse dell'Atletico Madrid. Cagliari malfidato...

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    THOMAS VERMAELEN

    Esploso nell'Ajax e confermatosi nell'Arsenal come uno dei migliori difensori centrali d'Europa, si trasferisce al Barcellona nel 2014 per quasi 20 milioni di euro. Quell'anno i blaugrana vinceranno la Champions, ma lui scenderà in campo appena una volta a causa di un grave infortunio.

    Il calvario è durato praticamente due anni, fino all'estate del 2016, quando Vermaelen ha lasciato il Barcellona per rimettersi in gioco alla Roma. Il belga arrivò nella Capitale in prestito con diritto di riscatto, ma anche in giallorosso il suo impiego è stato con il contagocce: 12 prestazioni complessive in stagione, la gran parte delle quali sotto la sufficienza.

    La sua carriera sembrava ormai destinata a un lento declino, ma nell'ultima stagione Vermaelen è stato rinconfermato a sorpresa dal Barcellona ed ha contribuito nel suo piccolo alla conquista della Liga con 14 presenze, che gli sono valse anche la convocazione ai Mondiali con il Belgio, una delle favorite alla vittoria finale.

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    JAIME PENEDO

    Portiere panamense classe 1981, arriva in Europa nell'estate del 2004 nel Cagliari di Massimo Cellino, consigliato dall'ex rossoblù Dely Valdes. Tuttavia l'Arabe Unido, sua società dì'appartenenza, decide di non dare il via libera al suo trasferimento e Pnedo non si presenta nemmeno al raduno estivo con il Cagliari.

    Dopo diverse problematiche burocratiche, Penedo riesce finalmente ad approdare in Sardegna nel gennaio 2006. Davanti a lui c'erano però a quel punto tre portieri esperti come Chimenti, Campagnolo e Carini. Così Penedo finì ai margini della rosa, fino all'addio definitivo nell'estate 2006.

    Penedo fece un paio di provini in Spagna, ma non ebbe molta fortuna e decise quindi di tornare a Panama nell'Arabe Unido. Nel continente americano è riuscito però a farsi un nome, arrivando per due volte in finale di Gold Cup e venendo eletto miglior portiere della competizione nel 2013. Poi, a 36 anni, è arrivata la soddisfazione più grande con la qualificazione ai Mondiali. L'esordio non è stato fortunato contro il Belgio, ma Penedo è stato il migliore in campo nel primo tempo con alcune parate decisive.

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    CRISTIAN 'CEBOLLA' RODRIGUEZ

    Nel gennaio 2015 arriva in prestito al Parma: giocherà appena cinque gare, e verrà squalificato per quattro gare per aver afferrato e offeso l'arbitro in un match contro l'Atalanta.

    La squalifica sarà effettiva dopo l'addio, ufficiale il giorno dopo il fallimento del Parma. Ma il Cebolla è passato alla storia per un altro motivo, ovvero per essere arrivato in gialloblù convinto che la squadra non stesse fallendo: "Mi avevano detto che c'erano degli stipendi da pagare ma anche che era arrivato un presidente ricco che avrebbe risolto tutto...".

    Lasciata Parma, Rodriguez ha giocato per il Gremio in Brasile, per l'Independiente in Argentina ed ora per il Penarol in Uruguay: sempre mantenendo un ruolo di primo piano nella Nazionale dell'Uruguay.

  39. AA

    OKAN BURUK

    All'Inter è passato di peggio, molto peggio, ma Okan è uno di quei bidoni nostalgici di inizio anni 2000 che non passeranno mai di moda. Per lui Moratti non spese nulla, ma il suo acquisto non si rivelò di certo un affare, visto che il turco giocò appena 25 partite in tre anni di Serie A.

    Di lui ci si ricorda per il goal alla Roma, ma anche per l'espulsione diretta subita in casa del Chievo, l'episodio che segnò definitivamente la sua esperienza all'Inter. Da quel momento in poi, infatti, Okan giocò poco e nulla e venne rispedito in Turchia con spedizione gratuita dopo un campionato passato perlopiù in tribuna.

    Tra Besiktas, Galatasaray e Basaksehir è tornato protagonista, ma senza riuscire a vincere nemmeno un titolo. Ritiratosi nel 2010, ha iniziato la carriera da allenatore tra una squadra e l'altra del campionato turco, fino alla svolta arrivata nel 2017 con l'approdo all'Akhisar Belediye, che ha guidato fino alla vittoria di una storica Coppa di Turchia in finale contro il Fenerbahce.

  40. AA

    ABEL XAVIER

    Talmente eccentrico da far impallidire Dani Alves e Pogba, Abel Xavier verrà ricordato sempre da tutti per via dei suoi capelli e della sua barba ossigenata. Di sicuro non verrà mai ricordato per le sue prestazioni in campo, sempre piuttosto tendenti al disastroso.

    In italia ci arrivò giovanissimo, firmando per il Bari nel 1995, ma nel suo match d'esordio i Galletti vennero travolti 7-1 dalla Cremonese. Restò appena una stagione, poi iniziò a girare l'Europa tra Olanda, Inghilterra e Turchia prima di tornare in Serie A con la maglia della Roma.

    “Se sono in prova? I provini li facevo a otto anni”, disse il giorno del suo arrivo nella Capitale. In realtà rimase appena sei mesi e giocò giusto quattro partite. Di lui ci si ricorda per la maxi squalifica di 9 mesi inflittagli dall'UEFA per aver messo le mani addosso all'arbitro dopo un Francia-Portogallo a Euro 2000, oltre che per quella di un anno in Premier per doping. Oggi fa l'allenatore e guida la nazionale del Mozambico.

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    MATIAS RODRIGUEZ

    Protagonista assoluto con la Universidad de Chile di Sampaoli, vincitrice della Copa Sudamericana, arriva alla Sampdoria nel gennaio del 2013 dopo la candidatura a 'Calciatore dell'anno in Sudamerica' . I blucerchiati spendono oltre 3 milioni per assicurarsi quello che tutti conoscono come 'Maticrack'.

    Un soprannome quanto mai inopportuno, considerando quella che sarà l'esperienza di Rodriguez in Italia. Si presentò a Bogliasco in tenuta casual appena arrivato dal Cile e Delio Rossi lo accolse con queste parole: "Calciatore? I calciatori hanno pantaloncini e maglietta, per adesso non vedo nessun calciatore”. Fu una sentenza per il povero Maticrack, che accumulerà appena cinque presenze in un anno e mezzo a Genova. 

    Le cose non andarono certo meglio col trasferimento in prestito al Gremio, dove giocherà ancora una volta pochissimo. Fu così che Rodriguez decise di fare ritorno alla U, con la quale si è subito ritagliato un ruolo da protagonista, nel bene ma anche nel male, considerando che in Copa Libertadores ha disputato tutti e 90 minuti della partita persa clamorosamente 7-0 contro il Cruzeiro.

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    MORTEN BISGAARD

    Arrivato in Italia nel 1998, quando l'Udinese lo prelevò dalla Danimarca, Bisgaard rimase in Friuli per tre stagioni senza mai lasciare il segno e mettendo insieme appena 36 gare in Serie A.

    A lui è legato un evento unico nella storia del calcio europeo: con un suo goal l'Odense vinse 2-0 al Bernabeu ed eliminò il Real Madrid dalla Coppa UEFA 1994/95. Si tratta dell'unica volta su 32 in cui il Real Madrid è stato eliminato dopo aver vinto l'andata fuori casa (3-2 in quel caso).

    Dopo l'Udinese, giocò per Copenhagen, Derby County e infine di nuovo per l'OB Odense. Attualmente ricopre il ruolo di commentatore tecnico per la tv danese TV 2.

  43. MARKO ARNAUTOVIC

    Arrivato all'Inter nel 2009 dopo l'esplosione nel Twente, si pensava potesse diventare un fenomeno sotto l'esperta guida di Mourinho. Invece il giovane austriaco iniziò malissimo, collezionando un serie di ritardi agli allenamenti già nel corso della tournée estiva. 

    Partecipò alla stagione più esaltante nella storia dell'Inter, quella del triplete, ma il suo ruolo fu quello della comparsa, visto che scese in campo appena 3 volte per un totale di 55 minuti. "Ho subito capito che non avrei mai trovato spazio - ha raccontato qualche tempo dopo - di Milano ricordo soprattutto le donne. Quando stavo in Olanda le mie vicine erano le mucche da pascolo".

    Negli anni successivi Arnautovic è maturato, trovando una discreta dimensione in Premier League dopo un'esperienza in Bundesliga al Werder Brema. Ha fatto molto bene allo Stoke, insieme all'altra meteora interista Shaqiri, e oggi è uno dei punti fermi del West Ham olte che della nazionale austriaca.

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    RUBEN BOTTA

    Nel 2013 era considerato come uno dei talenti più scintillanti del calcio argentino dopo aver fatto faville con il Tigre. L'Inter si convinse di aver messo a segno il colpaccio della stagione quando nel gennaio dello stesso anno trovò l'accordo con il giocatore per un trasferimento a costo zero al termine del suo contratto con il Tigre, ma qualche mese dopo il ginocchio del povero Botta fece crack.

    L'argentino arrivò all'Inter coi postumi dell'operazione e venne spedito al Livorno per liberare uno slot da extracomunitario. Tornò in nerazzurro a gennaio 2014 senza aver giocato nemmeno un minuto con i toscani: "Mi piace Lionel Messi e mi ispiro a lui", disse il giorno della sua presentazione. Ovviamente non c'è bisogno di specificare che questa frase non gli portò troppo bene.

    Botta giocò in totale soltanto 11 partite con l'Inter prima di venire ceduto in prestito al Chievo la stagione successiva. In Veneto le cose andarono leggermente meglio, anche se nella sfida da ex contro i nerazzurri Botta si fece persino espellere. La troppa voglia di spaccare si è tramutata in un biglietto di sola andata per il Messico. In due stagioni al Pachuca ha tuttavia conquistato il titolo e ritrovato lo smalto dei vecchi tempi. Da circa un anno è tornato in Argentina, al San Lorenzo.

  45. GORAN SLAVKOVSKI

    Nessuno si ricorda probabilmente di questo ragazzone macedone che provò a farsi largo senza successo nell'Inter post Calciopoli, eppure di lui si diceva che potesse diventare l'erede di Ibrahimovic per caratteristiche tecniche e non solo.

    Slavkovski ha infatti il passaporto svedese e macedone come Ibra, ha giocato nelle giovanili del Balkan e nel Malmoe proprio come Ibra, ma queste saranno le uniche cose che avrà in comune con Zlatan. All'Inter giocherà appena 7 minuti della partita contro il Siena nella penultima giornata della stagione 2005/06.

    Successivamente Slavkovski ha iniziato a girovagare tra Inghilterra e Germania prima di tornare in Svezia e sposare la causa del KSF Makedonija, militante in sesta divisione, dove è riuscito a ritrovare la condizione dopo tantissimi infortuni e anche il feeling con il goal.

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    MARKO MARIN

    Esploso in Bundesliga tra Gladbach e Werder Brema, venne acquistato per quasi 10 milioni di euro dal Chelsea nel 2012, iniziando così un'infinita serie di prestiti che lo hanno portato anche a vestire la maglia della Fiorentina nell'agosto del 2014.

    Nonostante la sua condizione fisica sempre precaria, i viola pensavano di aver messo a segno un colpaccio. Tuttavia alla Fiorentina il povero Marin ha avuto una sorte peggiore del suo connazionale Mario Gomez. Giocò soltanto in Europa League, segnando al Guingamp, mentre in campionato Montella non lo ha mai impiegato per 5 mesi anche in caso di emergenza: “Perché io voglio vincere le partite”, la motivazione di Montella.

    Marin lasciò Firenze nel gennaio dello stesso anno per trasferirsi all'Anderlecht, ma anche in Belgio si rivelò un flop e i tifosi della Fiorentina che accusarono Montella di non avergli mai concesso una chance si dovettero ricredere. Il talentuoso e fragile Marin gioca adesso all'Olympiakos, dov'è andato in cerca dell'ennesimo riscatto. Alla sua prima stagione in Grecia ha contribuito alla conquista del titolo, realizzando 4 reti, prima di trasferirsi alla Stella Rossa.

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    HUGO ALMEIDA

    Bomber giramondo, anche se bomber forse è una parola troppo grossa, inizia la sua carriera nel Porto e conquista anche la storia Champions League con Mourinho in panchina. Ai Dragoni, tuttavia, lo spazio per lui è limitato ed è per questo che decide di trasferirsi Bundesliga, al Werder.

    In Germania rimane cinque stagioni e conquista anche la coppa tedesca, poi inizia il suo vero e proprio giro del mondo che lo porterà a giocare in Turchia, Russia, Grecia ed anche in Italia. Hugo Almeida passa da Cesena per poco più di 3 mesi, collezionando più panchine e tribune che presenze.

    "Sarò pronto in due settimane, il mio idolo era Vieri", dirà il giorno della sua presentazione al Cesena. In realtà il buon Hugo non sarà mai pronto per giocare in Serie A e oggi, dopo un ritorno fugace in Germania e l'esperienza all'Aek Atene, ha deciso di provare una nuova avventura in Croazia, firmando con l'Hajduk Spalato.

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    ERAN ZAHAVI

    27 goal in meno di 100 partite con la maglia dell'Hapoel Tel Aviv, in patria, gli sono valse nell'estate del 2011 le attenzioni del Palermo. Su di lui la società rosanero punta per sostituire Javier Pastore, ceduto al PSG. Si tratta del primo israeliano nella storia del Palermo, del secondo nella storia della Serie A.

    Il 28 luglio debutta nel preliminare di Europa League, mentre il suo esordio in Serie A è datato 18 settembre, nel finale di Atalanta-Palermo. Pochi giorni dopo debutta come titolare e va a segno nella gara vinta contro il Cagliari per 3-2. Sembra l'inizio di un'ascesa che, però, non avverrrà mai: Zahavi conclude la stagione con appena due reti all'attivo e, nell'estate successiva, si fa male al ginocchio. La sua avventura si conclude a gennaio, quando il Palermo lo cede al Maccabi Tel Aviv.

    In patria Zahavi ritrova se stesso: 88 reti in 118 gare disputate in 4 campionati prima del trasferimento in Cina, nel Guangzhou R&F, dove ha continuato a segnare con impressionante continuità.

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    HASSAN YEBDA

    Nell'estate del 2010, il Napoli acquista in prestito dal Benfica il primo algerino della sua storia. Reduce da una buona stagione con la maglia del Portsmouth, avrebbe dovuto garantire muscoli e una maggiore esperienza internazionale al centrocampo azzurro.

    Per un periodo Mazzarri si innamorò di lui, schierandolo titolare per quattro gare consecutive senza toglierlo dal campo, ma poi qualcosa andò storto. Tra infortuni e un rendimento non all'altezza, Yebda cominciò a perdere posizioni nelle gerarchie del centrocampo e a fine stagione il Napoli decise di non riscattarlo.

    L'addio al San Paolo ha coinciso con l'inizio del suo declino: Yebda è finito a giocare negli Emirati Arabi e poi in Portogallo, al Belenenses prima di rimanere svincolato. Tuttavia non dimenticherà mai l'esperienza al Napoli, nel bene... ma anche nel male: "Avevo un premio da circa 100mila euro nel caso in cui avessi giocato più di 20 partite. In quella magica stagione raggiunsi quel traguardo ma questa somma non mi è mai stata versata".

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    ALI SAMEREH

    Arrivato al Perugia di Gaucci nell'estate del 2001 grazie all'intermediazione di un commerciante di tappeti, l'Inzaghi persiano' diventa il primo calciatore di nazionalità iraniana a calcare i campi della Serie A. Ma l'investimento non fu dei più fruttuosi.

    Pagato 500 milioni di vecchie lire, con riscatto fissato a 3 miliardi, Samereh si rende protagonista di un grande precampionato e poco più: la sua unica stagione al Perugia si concluderà con 6 presenze e 0 goal all'attivo. Il riscatto, manco a dirlo, non è stato esercitato.

    Tornato in patria, Samereh riconquista anche la Nazionale, ma anche lì i goal latitano: solo 2 in 25 presenze. Dopo un girovagare in alcune squadre del suo paese, decide di appendere le scarpette al chiodo senza aver lasciato mai il segno.

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    MARCUS DINIZ

    Il Milan lo prelevò dal Duque de Caxias quando aveva appena 18 anni, pregustando già la sua esplosione tra i grandi. In rossonero, tuttavia, Diniz Plonio, giocò soltanto un paio di stagioni con la Primavera e qualche partita di pre campionato negli Stati Uniti prima di trasferirsi al Livorno.

    In Toscana riuscì ad accumulare 21 presenze in Serie A, le uniche della sua carriera, non impressionando certo per la sua affidabilità. Era la stagione 2009/10, il Livorno retrocesse in Serie B e dopo l'esonero di Serse Cosmi il brasiliano non venne nemmeno più convocato dal nuovo tecnico Ruotolo.

    Tornato al Milan, venne mandato in prestito addirittura in Lega Pro e lasciò il club rossonero soltanto nel 2015 al termine del suo contratto. La scorsa stagione è stato grande protagonista in Svizzera con la maglia del Losanna, segnando addirittura 2 reti in 30 presenze totali. Dall'anno prossimo giocherà in Israele, all'Ironi Kiryat Shmona.

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    MICHAEL RABUSIC

    Dopo aver messo a segno oltre 20 reti in due stagioni con lo Slovan Liberec, questo attaccante ceco classe '89 finisce al Verona nel gennaio del 2014 con l'obiettivo di prendere l'eredità di Luca Toni.

    "Sono una prima punta alla Toni - ha dichiarato in occasione della presentazione -, spero di fare tanti goal anche in maglia gialloblù. Appena l'ho visto dal vivo ho capito che grande giocatore sia, ho intenzione di imparare molto da lui". Tuttavia, Rabusic non imparò proprio nulla da Toni e lo certificano i suoi numeri: 4 presenze e nessuna rete in Serie A.

    Rabusic iniziò così a girare in prestito tra Perugia e Crotone in Serie B, riuscendo a segnare appena un goal in Coppa Italia. Nel frattempo perse il posto anche in Nazionale e decise di tornare in Repubblica Ceca, prima al suo Slovan Liberec e poi al Vysocina, con la quale ha sfiorato la retrocessione nella scorsa stagione.

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    FABIAN CARINI

    Alla fine degli Anni '90, in Sudamerica, una voce si fa sempre più insistente: "In Uruguay c'è un portiere destinato a diventare il migliore del Mondo". Il suo nome è Fabian Carini, gioca nel Danubio, e convince gli osservatori della Juventus che, nell'estate del 2000, lo porta in Italia immaginandolo come erede del deludente Van der Sar.

    Nel primo anno in bianconero è la riserva dell'olandese e non scende mai in campo in campionato. L'estate dopo la Juve punta su Buffon e la storia si ripete, per Carini c'è spazio solo nelle Coppe ed il portiere viene prestato allo Standard Liegi. Torna alla Juve nel 2004 e, tra lo stupore generale, i bianconeri lo cedono all'Inter in cambio del futuro Pallone d'Oro, Fabio Cannavaro.

    In nerazzurro è il vice di Toldo, gioca 4 partite e a fine stagione viene prestato al Cagliari. In Sardegna, però, è 'Zucchina' Chimenti a soffiargli la maglia da titolare così, dopo un'altra stagione da spettatore all'Inter, lascia l'Italia. Adesso milita nuovamente in Uruguay, nella Juventud. Con la Nazionale 'Celeste' ha messo insieme 74 presenze e partecipato all'edizione del 2002 dei Mondiali.

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    STEFAN RISTOVSKI

    Arrivato in Italia sulle orme del connazionale Goran Pandev, ha cominciato a girare in prestito un po' per tutta la penisola tra Serie B e Lega Pro prima di esordire in Serie A nella stagione più nefasta nella storia recente del Parma, quella 2014/15.

    Ristovski gioca appena sei partite in massima serie, poi viene rispedito nuovamente in prestito al Latina dove l'anno prima ha sfiorato la promozione in Serie A. A fine stagione torna a Parma e affronta il 'dramma' del fallimento con la conseguente retrocessione nei dilettanti. Lo acquista lo Spezia, ma non resterà in Italia.

    Finisce ancora una volta in prestito, questa vola ai croati del Rijeka, dove diventa un titolare inamovibile e conquista uno storico titolo rompendo l'egemonia della Dinamo Zagabria. Una stagione da incorniciare, impreziosita dallo splendido goal nelle qualificazioni Mondiali alla Spagna con la maglia della nazionale macedone.

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    DOMINIC ADIYIAH

    Dopo aver vinto una Coppa d'Africa e un Mondiale Under 20 da protagonista con il Ghana, segnando sette goal in otto gare, viene acquistato dal Milan che se lo va a prendere direttamente in Norvegia versando 1,4 milioni di euro per il suo cartellino. A quei tempi sembrava un affarone e i tifosi immaginavano già che coppia sarebbe potuta essere lui e Pato insieme in attacco.

    E' il 2010 ed Adiyiah viene inserito anche nella classifica dei migliori giocatori nati nel 1989 stilata da Don Balon. Tuttavia dopo gli ottimi propositi iniziali col Milan non vede mai il campo. Il suo rifugio è il Ghana, con il quale conquista una finale di Coppa d'Africa e soprattutto diventa protagonista suo malgrado del quarto di finale dei Mondiali 2010 contro l'Uruguay. Il suo colpo di testa a botta sicura al 120' viene respinto con una mano da Suarez sulla linea, è l'inizio del declino per la sua carriera.

    Dopo l'errore dal dischetto di Gyan, il Ghana verrà eliminato ai rigori a causa anche di Adiyiah che si farà ipnotizzare da Muslera. Il Milan decide allora di mandarlo in prestito un po' ovunque, anche alla Reggina dove segnerà il suo unico goal italiano, prima di scaricarlo definitivamente in Ucraina. Dopo un'esperienza in Kazakistan, oggi è finito in Thailandia a soli 25 anni. E ovviamente ha perso anche la Nazionale.

  56. Proshots

    ELJERO ELIA

    Fa parte della lista infinita delle promesse olandesi mai mantenute, dei predestinati ai quali il destino (e non solo) ha voltato le spalle. Esploso nel Twente, si trasferisce all'Amburgo nel 2009 e ci resta per tre anni prima di ricevere l'irrinunciabile chiamata della Juventus.

    Il 24enne Elia arriva a Torino per 9 milioni di euro, pronto a fare definitivo salto di qualità della sua carriera nella prima Juventus di Conte. Peccato, però, che il rapporto tra lui e il tecnico bianconero fu praticamente nullo: tra difficoltà di linguaggio e d'adattamento al calcio italiano, il talentuoso olandese riuscì ad accumulare appena 5 presenze in stagione (4 in campionato e una in Coppa Italia) per un totale di soli 94 minuti giocati.

    Alla Juve vinse comunque lo Scudetto, il primo dei 6 consecutivi, ma qualche tempo dopo rivelò: "Tutti i giocatori avevano a disposizione una Ferrari o un bonus da 200.000 euro dopo la vittoria dello Scudetto. La Juventus mi ha costretto a rinunciare a questi premi per permettermi di unirmi al Werder Brema. Il tecnico non mi ha mai parlato. Non mi ha rivolto nemmeno una parola durante l'anno. Mi ha completamente ignorato. Non ho mai avuto un'esperienza così brutta, così frustrante". L'addio alla Juve coincise con la sua parziale rinascita: oggi Elia, a 30 anni, è leader e trascinatore del Feyenoord fresco campione d'Olanda.

  57. Getty Images

    JUAN PABLO SORIN

    Quando nel 1995 Omar Sivori segnala alla dirigenza della Juventus un laterale argentino dal futuro roseo, i bianconeri non si lasciano sfuggire un 19enne già capitano della fortissima Under 20 'Albiceleste'. Sorin sbarca così in Italia, ma la sua avventura in maglia bianconera è a dir poco disastrosa: appena 2 le sue presenze in Serie A nell'anno del trionfo in Champions League della squadra di Lippi.
  58. MAURO BOSELLI

    Nella sua carriera non è mai stato un bomber, ma qualche soddisfazione se l'è presa, come per esempio vincere la Copa Libertadores con l'Estudiantes e un'incredibile FA Cup con la maglia del Wigan. Tuttavia è in Italia, nello specifico a Genova, dove Maurone verrà ricordato per sempre.

    E' il gennaio del 2011 quando il Genoa lo acquista in prestito oneroso dal Wigan per 1 milione di euro. Boselli ha giusto il tempo di arrivare in Liguria prima di infortunarsi e quando torna segna immediatamente un goal inutile nella sconfitta per 5-2 contro l'Inter. Da lì in poi giocherà soltanto qualche spezzone di partita, ma uno in particolare farà la storia.

    Mancano due giornate alla fine del campionato e a Marassi va in scena il derby della Lanterna. Il Genoa è tranquillo, mentre la Sampdoria ha il disperato bisogno di almeno un punticino per salvarsi. Tutto fila liscio fino al'82', quando entra in campo Boselli. Il match sembra destinato a terminare 1-1, ma al 96' Boselli si inventa un goal tanto inaspettato quanto assurdo, condannando la Samp alla sconfitta e alla retrocessione. Boselli diventa un eroe per caso, per le strade della città compaiono scritte e c'è chi gli dedica pure una via. In Italia ci ritornerà, con la maglia del Palermo, ma in quel caso sarà lui a retrocedere.

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    SHABANI NONDA

    Vice campione d'Europa con il Monaco, vive il periodo migliore della sua carriera in Francia dove realizza più di 100 reti in tutte le competizione tra Rennes e il Principato. Per anni il suo nome è stato accostato a quello dei top club europei, ma la Roma lo ha preso nel momento sbagliato.

    Nonda approda in giallorosso nell'agosto del 2005 e dopo un inizio folgorante, con tanto di doppietta al Parma alla quarta giornata, l'attaccante congolese perde progressivamente la fiducia di Spalletti, sprofondando inesorabilmente in panchina. Il bilancio della sua prima e unica stagione con la Roma è di 22 presenze e 8 goal in tutte le competizioni, tra cui quello nella finale di ritorno di Coppa Italia persa contro l'Inter.

    L'anno successivo Nonda viene ceduto in prestito al Blackburn e poi a titolo definitivo al Galatasaray, dove riuscirà a vincere addirittura il double prima di ritirarsi prematuramente. L'addio al calcio arriva nel 2010, a soli 33 anni: il Betis cerca di fargli cambiare idea proponendogli un ingaggio nella Liga, ma Nonda è irremovibile. Oggi il pallone non è più al centro della sua vita, evidentemente lo aveva stancato.

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    JAMES TROISI

    Sulle orme di Harry Kewell, al quale viene impropriamente paragonato, inizia la carriera in Inghilterra nelle giovanili del Newcastle prima di trasferirsi in Turchia, dove si consacra con la maglia del Kayserispor. Il suo nome inizia a circolare e per lui arriva addirittura la chiamata della Juventus.

    Tuttavia ai bianconeri serviva soltanto come merce di scambio per arrivare a Gabbiadini, in una delle tante operazioni imbastite dalla Juventus con l'Atalanta. Nella Dea Troisi giocherà però soltanto 8 partite tra campionato e coppa, senza segnare nemmeno un goal. Dopo un prestito al Melbourne Victory, la sua comproprietà viene risolta a favore della Juve, che sborserà 2 milioni per l'altra metà del suo cartellino.

    Dopo l'ennesimo prestito in Belgio, allo Zulte Waregem, Troisi lascia definitivamente la Juventus per trasferirsi in Arabia Saudita senza aver mai debuttato con la maglia bianconera. Oggi è tornato al Melbourne Victory, nella sua Australia, con la quale ha conquistato la Coppa d'Asia 2015, segnando un goal decisivo nella finale contro la Corea del Sud.

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    THOMAS MANGANI

    Nell'estate del 2014 il Chievo attinge dalla Ligue 1 per rimpolpare la propria rosa con un innesto d'esperienza. La scelta cade sul 27enne Thomas Mangani, reduce da una buona stagione al Nancy e in precedenza per diversi anni al Monaco.

    La sua esperienza in Italia è sufficiente a relegarlo al rango di meteora. Gioca 90' contro il Pescara in Coppa Italia (0-1 per gli abruzzesi) e una settimana dopo Corini gli consegna una maglia da titolare all'esordio in Serie A contro la Juventus. All'intervallo il tecnico clivense dice che può bastare così e lo sostituisce con Radovanovic. Da allora il campo lo vedrà solo dalla panchina, per essere poi rimpatriato all'Angers nel mercato di gennaio.

    All'Angers ha ritrovato la sua dimensione, specializzandosi come rigorista e bomber di Coppa di Francia: doppietta su rigore al Caen nei sedicesimi e goal apripista in semifinale al Guingamp. Alle viste una finalissima da protagonista inatteso...

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    JAROSLAV PLASIL

    Centrocampista ceco dalle grandi qualità, conquista le luci della ribalta al Monaco nel 2004 arrivando sino alla finale di Champions persa con il Porto di Mourinho. Perno della nazionale, rimane per quattro anni nel Principato alternando buone annate ad altre mediocri per via anche di qualche infortunio.

    Dopo una parentesi nella Liga, all'Osasuna, torna in Francia al Bordeaux dove conquista due trofei e diventa il capitano. Nel 2013 arriva la chiamata dall'Italia, con il Catania che gli offre l'occasione di misurarsi in Serie A. I rossazzurri pensano di aver piazzato un colpo di caratura internazionale, ma rimarranno assai delusi.

    Plasil gioca 28 partite con il Catania e segna una rete contro il Chievo, contribuendo in negativo al ritorno dei rossazzurri in Serie B. L'ottimo centrocampista ammirato con la maglia del Monaco sembra ormai sul viale del tramonto, ma il ritorno al Bordeaux lo rigenera e Plasil ritrova addirittura la nazionale, partecipando agli ultimi Europei in Francia.

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    DRAZEN BRNCIC

    Drazen Brncic è la classica 'meteora' del calcio italiano, ma in casa Milan in pochi lo hanno dimenticato. Il motivo è presto detto: dopo averlo prelevato dal Monza, i rossoneri lo inserirono nello scambio che portò Pirlo alla corte del club di Berlusconi.

    Storie di plusvalenze, venne fuori qualche anno dopo. Con quella operazione (così come con altre), Inter e Milan incassarono parecchi miliardi, ma con un netto distinguo: i nerazzurri ottennero Brncic (0 presenze per lui con la 'Beneamata'), i rossoneri Andrea Pirlo.

    Dall'Inter all'Ancona, poi al Venezia, prima di trasferirsi in Olanda ed infine in Belgio dove, nel 2012, chiuderà la carriera. Proprio in Belgio, tuttavia, Brncic ha iniziato la propria avventura da allenatore: è tuttora il tecnico del Seraing United.

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    GAEL KAKUTA

    Cresciuto nel Chelsea con l'appellativo di 'enfant prodige', non è mai riuscito a disputare una stagione intera prima del trasferimento in Eredivisie al Vitesse, nel quale divenne famoso più che un altro per un video di un suo tiro finito fuori dallo stadio.

    Nonostante tutto la Lazio decise di acquistarlo in prestito nel gennaio del 2011 per sostituire Hernanes, appena trasferitosi all'Inter. In quattro mesi Kakuta disputò appena due partite (una in Serie A e una in Europa League) prima di tornare mestamente al Chelsea.

    Trasferitosi nella Liga, al Rayo Vallecano, il francese si guadagnò addirittura un contratto con il Siviglia che lo prelevò a titolo definitivo dal Chelsea per poi scaricarlo a sua volta in Cina qualche mese dopo. Ma il futuro di Kakuta sarà ancora in Spagna, dove con la maglia del Deportivo segnerà la prima doppietta della sua carriera proprio al Siviglia, che lo aveva silurato senza troppi complimenti.

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    MARIO PAGLIALUNGA

    Arrivato a Catania nell'estate del 2011 dal Rosario per poco meno di un milione di euro, è stato uno dei pochi argentini a non lasciare tracce del suo passaggio ai piedi dell'Etna. Centrocampista difensivo, non riuscì ad imporsi come fatto dai più talentuosi connazionali.

    In due stagioni al Catania collezionò sette presenze tra campionato e Coppa Italia, riuscendo tuttavia a segnare il suo primo e unico goal in Serie A nella vittoria per 3-1 sulla Sampdoria al Massimino. Si narra che un giorno, stanco di giocare così poco, si presentò all'oratorio di un paese vicino chiedendo di poter partecipare a una partitella.

    Nel 2013 salutò Catania per trasferirsi in Spagna, all'Hercules, poi arrivò il trasferimento al più blasonato Real Saragozza prima di cambiare nuovamente maglia la stagione successiva con il trasferimento al Ponferradina. Le presenze in campo iniziarono però nuovamente a scarseggiare e allora Paglialunga decise di tornare in Argentina. Attualmente, a 28 anni,  è alla ricerca di una sistemazione dopo due esperienza non troppe felici con Tigre e Olimpo.

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    HARIS SEFEROVIC

    Arrivato giovanissimo alla Fiorentina dalla Svizzera, ha fatto molta fatica a mostrare il suo talento in Serie A. Per sgrezzarlo i viola decisero di cederlo in prestito al Lecce, ma con i pugliesi collezionò soltanto cinque presenze senza segnare ovviamente nessun goal.

    Tornato alla Fiorentina, ebbe giusto il tempo di segnare un goal alla Juve Stabia in Coppa Italia prima di essere ceduto nuovamente in prestito al Novara, dove trovò finalmente la sua dimensione con 9 goal segnati in 16 presenze. Nonostante tutto la Fiorentina decise di non puntare su di lui, cedendolo a titolo definitivo alla Real Sociedad.

    Nel periodo spagnolo Seferovic si guadagnò anche la chiamata della Nazionale, ma fu in Bundesliga che arrivò al top andando in doppia cifra alla prima stagione con l'Eintracht. Oggi l'ex viola gioca al Benfica, dopo aver disputato l'ultimo Europeo con la Nazionale svizzera.

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    ANTHONY REVEILLERE

    Dopo aver vinto cinque campionati in dieci anni con il Lione, nel novembre del 2013 approda da svincolato al Napoli per coprire il buco lasciato dagli infortuni di Mesto e Zuniga. In panchina c'era Benitez, che lo aveva avuto anche al Valencia, con risultati non certo entusiasmanti.

    E le cose a Napoli non cambiarono, visto che Reveillere venne impiegato appena 18 volte in tutta la stagione. Era comunque in panchina all'Olimpico quando il Napoli conquistò la Coppa Italia in finale con la Fiorentina. A fine stagione arrivò la rescissione e il trasferimento al Sunderland, dove concluse la sua carriera.

    "Sono stato preso perché si erano fatti male Zuniga e Mesto - ha dichiarato qualche tempo dopo -  mi avrebbe fatto piacere restare ma non andrà così. La scelta di andare via non è stata purtroppo la mia, ma sono stato contento di aver vestito la maglia del Napoli". L'azzurro gli è rimasto comunque nel cuore, tanto che il figlioletto (come mostrato da una foto su Instagram) ha voluto comprate le pantofole del Napoli.

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    TULIO DE MELO

    Arrivato in scadenza di contratto con il Le Mans, De Melo scatena un duello tra Palermo e Parma: il giocatore firma per entrambe, alla fine la spuntano i rosanero.

    De Melo, però, non vedrà il campo nemmeno per un minuto e a gennaio farà le valigie per tornare in Francia, al Lille.

    Dopo il Lille l'Evian, qualche goal col Valladolid e con il Recife. Ora è tornato in maglia Chapecoense, per aiutare il club a rialzarsi dopo la tragedia di fine 2016: già due anni fa aveva militato con tanti dei giocatori deceduti tristemente in Colombia.

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    ISAH ELIAKWU

    Arrivato all'Inter insieme al connazionale e amico Martins, ha intrapreso una strada ben diversa rispetto a quella di Oba Oba. Mentre quest'ultimo si conquistava una maglia da titolare tra una capriola e l'altra, Eliakwu riusciva soltanto a fare il suo esordio in Coppa Italia contro l'Udinese prima di essere spedito in prestito in Serie B.

    La sua carriera reale viene frenata da pubalgia e continui problemi fisici, mentre quella virtuale prende il volo. In quegli anni Eliakwu diventa uno dei giocatori più quotati nel celebre Football Manager, al punto che l'head researcher italiano del videogioco dirà di lui: "Una delle più grandi delusioni è Isah Eliakwu, che quando andò all’Inter pareva un craque ma poi non si è riproposto".

    Nel 2008 l'Inter lo cedette a titolo definitivo alla Triestina. L'anno dopo passò al Gallipoli e poi al Varese, prima del trasferimento in Russia all'Anzhi. Tecnicamente non ha ancora annunciato il suo ritiro, ma è svincolato dal 2012 e nonostante alcuni provini non è riuscito a trovare squadra. A 31 anni, di lui rimane un segno soltanto su Football Manager.

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    RICARDO VERON

    Argentino classe '81, arriva alla Reggina all'inizio del nuovo millennio con un cognome pesante che non riuscirà mai ad onorare. Di Veron ce n'è uno solo e infatti il povero Matias non può far nulla per evitare la retrocessione dei calabresi in Serie B.

    Nonostante dia il suo contributo nell'immediato ritorno in Serie A, la Reggina comincia a prestarlo a destra e manca: torna in Argentina due volte, in mezzo gioca appena cinque partite con la Salernitana e poi torna in Serie B al Crotone.

    Nell'estate del 2007 fa finalmente la differenza per la Reggina quando viene inserito nella trattativa col Siene che porterà sullo Stretto l'idolo Ciccio Cozza. Coi toscani non vede mai il campo e nel gennaio 2008 lascia definitivamente l'Italia per trasferirsi in Grecia, dove ha giocato sino alla scorsa stagione in Serie B prima di rimanere svincolato.

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    MARVIN COMPPER

    Dopo un paio di stagioni da protagonista con la maglia dello'Hoffenheim, con cui non si è lasciato nemmeno troppo bene, approda alla Fiorentina nel gennaio 2013 per appena 200 mila euro. Un colpo low cost, sotto tutti gli aspetti.

    Compper gioca appena 7 partite in sei mesi e nella stagione successiva le cose non vanno meglio. Il centrale tedesco disputa 9 gare in campionato, ma è titolare in Europa League, almeno fino a quando la Fiorentina non arriva agli ottavi contro la Juventus e lui non viene nemmeno convocato.

    Nell'estate del 2014, dopo 26 presenze e un goal in Coppa Italia contro il Siena, la Fiorentina lo cede all'ambizioso Lipsia: "Non ero soddisfatto di essere considerato la terza scelta per la difesa dopo Gonzalo e Savic", dirà successivamente Compper che, dopo essere stato tra i protagonisti della favola del club della Red Bull in Bundesliga, oggi gioca al Celtic.

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    MATHIAS RANEGIE

    Questo gigantesco svedese con origini della Guadalupa si è guadagnato un contratto in Serie A dopo aver realizzato caterve di goal nel paese di Ibrahimovic, al quale è stato ovviamente paragonato in maniera incauta. Pozzo sborsò poco più di un milione di euro per strapparlo al Malmoe nell'agosto del 2012: un colpaccio.

    Già perché a settembre Ranegie schiantò da solo il Milan con un goal e un rigore procurato. Da quel momento in poi iniziarono i paragoni con Bierhoff e gli venne affibbiato il soprannome 'Renegade'. Peccato che quello contro i rossoneri fu il primo e l'unico goal segnato in Italia. Il suo declino iniziò quando andò in macchina al Bentegodi perché pensava che la partita col Chievo si giocasse al Friuli.

    Poi arrivò una rissa in una discoteca austriaca e infine rischiò di morire dopo aver mangiato un dolce alle noci (lui è allergico) in un ristorante. Attualmente di proprietà del Watford, è stato mandato in prestito un po' ovunque negli ultimi anni, ma ora è pronto a fare il suo ritorno all'Udinese che lo ha scelto per sostituire il partente Perica. La Serie A trema, 'Renegade' sta tornando.

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    JEHAD MUNTASSER

    Dopo un inizio di carriera addirittura nell'Arsenal, dove però non giocò mai, questo promettente centrocampista libico approdò in Italia trovando la sua dimensione nelle categorie inferiori tra Viterbese, L'Aquila, Catania e Triestina.

    Il grande salto arrivò con il suo trasferimento al Treviso, che decise di puntare su di lui per sua prima storica stagione in Serie A. Peccato che il buon Muntasser venne utilizzato soltanto in quattro occasioni, per un totale di 124 minuti pieni zeppi di anonimato.

    Nel gennaio 2007, il mancato accordo tra il Treviso e alcuni sponsor libici pone fine all'avventura di Muntasser in Veneto. Si trasferì allora per qualche anno in Qatar prima di concludere prematuramente la sua carriera in Libia a poco più di 30 anni. Oggi è nella giuria di 'The Victorious', un reality arabo incentrato sul calcio.

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    GIANNIS FETFATZIDIS

    Il 'Messi greco', così lo chiamavano nel Peloponneso, arrivò in Italia nel 2013 con l'etichetta di crack fantacalcistico assicurato. Il Genoa lo pagò 4 milioni di euro, praticamente un milione a goal. Insomma avete già capito che non si trattò proprio di un affare.

    Il 'Fetfa' venne impiegato spesso e volentieri nel tridente da Gasperini, ma il primo goal arrivò soltanto in primavera e nella stagione successiva il suo rendimento viene definitivamente condizionato dalla pubalgia. Avrà comunque il tempo di segnare la sua prima doppietta in Serie A contro il Sassuolo prima di essere spedito in prestito al Chievo.

    Tutti pensarono che a Verona Fetfatzidis potesse davvero spostare gli equilibri, ma in realtà si spostò raramente dalla panchina. Chiuse la stagione con sole 4 presenze e il Chievo decise di non riscattarlo, ma per fortuna del Genoa il 'Messi greco' aveva ancora appeal in Arabia Saudita. Passò quindi all'Al-Ahli, dove alla prima stagione ha vinto campionato, coppa e supercoppa. Oggi è sempre lì, col numero 10, proprio come Messi.

  75. VRATISLAV GRESKO

    Inizio anni 2000, era di grandi esperimenti in Serie A. Il campionato italiano è in cima al mondo, ma neanche le big disdegnano arrivi dalle più svariate nazioni d'Europa. E' il caso dell'Inter, che riempe la squadra di giocatori provenienti da ogni parte del mondo. Uno di loro è Gresko, reduce da un triste anno al Bayer Leverkusen, nel quale ha perso il campionato all'ultimo momento, dopo essersi messo in mostra nella natia Slovacchia. Qui, come in Germania, aveva perso il torneo con il Bratislava, da favorito assoluto. Ahi, il destino.

    Alla disperata ricerca di un terzino, of course sinistro, per dimenticare Brehme e Roberto Carlos, l'Inter paga Gresko 14 miliardi di lire. Gioca una buona prima stagione e non demerita nella seconda. Quel che accade nel 2001/2002 macchierà però per sempre la sua esperienza italiana, etichettandolo come bidone, colpevole, capro espiatorio. E' il 5 maggio, nerazzurri in casa della Lazio per festeggiare lo Scudetto. Vratislav sbaglia, Poborsky segna, l'Aquila dilaga, vince 4-2, fa piangere Ronaldo e il popolo interista. Idolo della Juventus, mancato idolo dell'Inter.

    Lasciata l'Inter qualche mese dopo giocherà una manciata di gare col Parma, prima di proseguire la carriera con Blackburn, NoriMberga e l'amato Bayer Leverkusen. Ha chiuso la carriera appena un anno fa nel Podbrezová, con una Coppa di Germania nel palmares e tre grandi delusioni, che hanno affibiato a Gresko l'etichetta di eterno secondo. Di certo lui non si è mai buttato giù, ha studiato le lingue, guadagnato e recuperato la sua grande passione, il teatro: in Slovacchia organizza il programma, i calendari e si occupo di marketing per le rappresentazioni. Comprese le tragedie, come il 5 maggio.

  76. Getty

    RAUL GONZALEZ

    Quando sei abituato a galoppare con i tuoi cavalli nella pampa argentina e da grande sei destinato a fare il 'gaucho', è quasi una forzatura provare a intraprendere una carriera da calciatore. Lo fu per Raul Gonzalez, che con un nome così pesante non poteva che finire dritto nell'universo dei bidoni.

    Raul iniziò con il piede giusto in Argentina, trascinando l'Atletico Rafaela a una storica finale playoff promozione con 16 goal, ma a differenza del suo più celebre omonimo non riuscì mai a confermarsi.  Il Brescia si fece però ammaliare dal nome esotico e lo portò in Italia agli inizi del nuovo millennio per quasi 2 miliardi di lire: "Batistuta è il mio idolo. Ho il fiuto del gol e sono molto veloce", disse in sede di presentazione...

    I tifosi del Brescia lo ribattezzarono 'Speedy Gonzalez', ma Raul era talmente veloce che gli ritirarono la patente per eccesso di velocità e lui venne pure denunciato per oltraggio a pubblico ufficiale. Correva, correva, eccome se correva, ma di goal manco a parlarne. Oscurato dalla stella di Baggio, finì addirittura in Serie C al Martina Franca prima di tornare in Argentina e poi nuovamente in Italia, stavolta in D, al Darfo Boario. Oggi pare che giochi ancora, a 40 anni, nel Central Cordoba. D'altronde per uno abituato a correre è difficile fermarsi.

  77. Elrojinegro.com

    DIEGO MATEO

    'El Gladiator' non ha più voglia di combattere: a 38 anni il centrocampista argentino ha deciso di ritirarsi dal calcio giocato. Lasciando proprio con la maglia della squadra con cui è cresciuto: il Newell's. Ma se domenica i tifosi rossoneri gli hanno tributato applausi e lacrime, non si può certo dire che il ricordo che hanno di lui a Lecce sia altrettanto florido.

    Mateo arriva a in Puglia nell'estate del 2000, praticamente in contemporanea col connazionale Aldo Pedro Osorio (nella foto è assieme a lui e a Vugrinec): deluderà il primo, deluderà anche il secondo. Preso dal Newell's, il biondino 22enne mette però assieme solo 8 presenze in A, per un totale di 280 minuti: una miseria. Un anno dopo, l'addio è inevitabile.

    Dal 2001 al 2009, Mateo è un'anima in pena: gira per Spagna (Racing, Valladolid ed Hercules) e Argentina (San Lorenzo e Gimnasia Jujuy), prima di trovare pace nel 'suo' Newell's. Se non altro la sua cessione al Danubio, dove peraltro non giocherà mai, è propedeutica all'arrivo dall'Uruguay di un sudamericano che a Lecce avrà una fortuna ben superiore: Ernesto Chevanton.

  78. SAMUEL KUFFOUR

    Da Kumasi alla vittoria della Champions League. Dalla povertà del Ghana ai milioni in Germania e in Italia. Lui è Kuffour, Samuel Kuffour. Lustrascarpe da ragazzo, difensore centrale insuperabile al Bayern, una vera gatta da pelare per gli attaccanti avversari. Un big del calcio europeo che in Serie A è stato e sempre sarà una grande delusione per i tifosi romanisti e gli appassionati di calcio. Quelli delle favole e delle grandi crescite professionali ottenuti con ardore e fiducia.

    Dopo aver vinto il titolo di miglior africano nel 2001 ed aver dato tutto per la causa Bayern Monaco, nel 2005 sbarca in Serie A. Non una prima volta italiana per Kuffour, che nel 1991 aveva passato due stagioni nelle giovanili del Torino, prima del grande salto bavarese. Kuffour chi? Quello che capitolò al cospetto di Ibrahimovic? Sì, il ghanese è ricordato così. Colui che venne spazzato via dal gigante svedese durante un Juve-Roma del 2005: tacco al volo, corsa e Kuf giù. Goal, episodio storico.

    Dopo una stagione deludente alla Roma e l'anno in sovrappeso al Livorno, Kuffour lascerà l'Italia prima per firmare con l'Ajax (dove giocherà appena due gare), dunque per far ritorno a casa, all'Asante Kotoko. Troppo avanti con l'età ed osteggiato dai fans, non giocherà mai. Diventerà così parte del cda del club ed opinionista tv. Fino al ruolo di presidente del club ottenuto proprio nel 2016. Da lustrascarpe a capo, Sammy Tuga superstar.

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    JORGE ANDRADE

    Che questo promettente difensore portoghese fosse scarognato, lo si era capito dal 2002 quando lasciò il Porto poco prima che scrivesse la storia con Mourinho. Il suo trasferimento al Deportivo si rivelò comunque un trampolino di lancio, visto che con il club galiziano si consacrò come uno dei migliori centrali europei. Almeno fino al marzo del 2006, quando due anni dopo aver perso l'Europeo in casa contro la Grecia, si ruppe il tendine rotuleo.

    Dopo nove (dicesi nove) mesi di riabilitazione, Jorge si rimette in forma al punto che nel 2007 la neopromossa Juventus spende qualcosa come 10 milioni di euro per acquistarlo dal Deportivo e utilizzarlo soltanto nelle prime quattro partite. All'Olimpico contro la Roma, infatti, si rompe la rotula del ginocchio sinistro ed inizia un infinito calvario.

    Giusto il tempo di tornare in campo per la preparazione della nuova stagione che la rotula fa nuovamente crack. Dopo operazioni su operazioni, nel novembre 2008 chiede addirittura la messa in mora della Juventus che nel frattempo aveva pensato bene di non pagargli lo stipendio. La tanto agognata rescissione con i bianconeri arriva nel 2009, mentre la carriera del povero Jorge terminerà mestamente a 32 anni dopo un'esperienza a dir poco infruttuosa in MLS.

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    RICARDO CENTURION

    Negli ultimi giorni del mercato estivo 2013 il Genoa pensò di aver preso l'uomo di ideale per far volare il suo tridente. Argentino, tecnico, un po' 'loco', forse troppo considerando che diede scandalo appena maggiorenne ai tempi del Racing facendosi una foto con una pistola. 600 mila euro per il prestito sono comunque una scommessa che valeva la pena tentare.

    Il Genoa allora tentò, ma rimase deluso. Centurion collezionò soltanto 12 presenze nella sua prima e unica stagione in Italia, senza ovviamente segnare nessun goal e nessun assist. L'unico segno lo ha lasciato nella testa dei suoi vicini, che lo hanno denunciato più di una volta per disturbo della quiete pubblica. Il ragazzo amava infatti ascoltare la 'cumbia' a tutto volume in piena notte.

    A fine stagione il diritto di riscatto non venne esercitato dal Genoa e Centurion se ne tornò in Argentina prima di trasferirsi al San Paolo, in Brasile, dove si rilanciò tra buone prestazioni, sbronze in discoteca ed incidenti d'auto. Oggi 'El Wachiturro' gioca nel Boca Juniors e dopo qualche problemino (risse, foto nudo) ha conquistato il cuore dei tifosi con un goal nell'ultimo Superclasico contro il River Plate.

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    MIKE TULLBERG

    Nell'estate del 2007, la Reggina si fa cogliere totalmente impreparata dalla partenza di bomber Rolando Bianchi in direzione Manchester e si ammala di una febbre danese che in un colpo solo porta in riva allo Stretto non uno ma ben due bidoni: Kris Stadsgaard e il nostro protagonista, Mike Tullberg.  

    Ficcadenti lo ritiene subito pronto per la Serie A, schierandolo subito titolare contro il Torino pochi giorni dopo la sua presentazione al Granillo. La sua partita, in termini di prestazione, non è neppure negativa, ma il povero Tullberg si mangia un goal clamoroso e da quel giorno in poi smette praticamente di giocare.

    Con l'arrivo di Ulivieri in panchina, Tullberg viene retrocesso addirittura nella squadra Primavera e la sua esperienza italiana si concluderà con appena quattro presenze totali in tutte le competizioni. L'anno dopo viene mandato in prestito all'Hearts, ma l'amaranto evidentemente non gli porta troppo bene. Dopo aver rescisso con la Reggina nel 2009, Tullberg chiude la carriera al Rot-Weiß Oberhausen a soli 27 anni a causa di un brutto infortunio alla coscia. Oggi allena le giovanili dello stesso club tedesco.

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    MASASHI OGURO

    "Mi ispiro a Pippo Inzaghi", disse il giorno della sua presentazione al Torino. In Giappone, effettivamente, aveva dimostrato opportunismo e senso del goal degni di Superpippo, ma in italia la sua fama da killer dell'area di rigore venne presto smentita dopo due stagioni senza lo straccio di una rete.

    L'allora tecnico granata De Biasi fece capire subito di non considerarlo esattamente una prima scelta: "Oguro? Chi? Non lo conosco”. Con l'arrivo di Zaccheroni le cose non cambiarono più di tanto per Oguro, che nonostante le sole 7 presenze in stagione venne riconfermato.

    Oguro vive il suo secondo campionato in granata praticamente tra panchina e tribuna. Gioca solo tre partite e quando Novellino, poi esonerato per richiamare De Biasi, lo mise in campo nel finale di partita contro il Livorno sopra di 2 goal, all'Olimpico di Torino partì un coro indimenticabile, sulle note di 'Rumore': "Ma ci prendi per il c**o, fai entrare addirittura Oguro,Oguro!". Fu il de profundis per l'Inzahi giapponese, che nel 2009 se ne tornò mestamente in patria, dove è rimasto sino ad oggi. A 36 anni gioca nella seconda serie giapponese, al Monte Yamagata.

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    LUCAS CASTROMAN

    Cragnotti sborsò 12 miliardi delle vecchie lire per portarlo alla Lazio, un investimento che l'argentino ripagò parzialmente in una sola e unica partita. Nello specifico 'La Partita', il derby di Roma. Zoff lo mandò in campo nei minuti finali con la Lazio sotto per 2-1 e lui al minuto 95 scaricò in rete il pallone del pareggio, mandando totalmente in delirio la Curva Nord.

    I tifosi della Lazio non dimenticheranno mai quei momenti di estrema goduria ed è forse per questo motivo che Castroman rimase in biancoceleste per tre stagioni nonostante delle prestazioni assolutamente rivedibili. Come fai a criticare uno che ti ha fatto pareggiare il derby al 95'? Non la pensò tuttavia allo stesso modo Mancini, che secondo Castroman fu il motivo principale del suo addio alla Lazio: “Io con lui mi arrabbiai molto - raccontò successivamente l'argentino - , gli tirai addosso la pettorina e gli dissi che sarei andato via dal club per orgoglio. Lasciai la Lazio perché Mancini dava più peso ai soldi che al calcio“.

    Dopo un'esperienza fugace e non troppo produttiva all'Udinese, che dopo averlo rifiutato se lo prese solo perché il Velez gli pagava l'ingaggio, Castroman tornò definitivamente in Argentina e fu uno dei protagonisti del titolo vinto dallo stesso Velez nella stagione 2004-05. Si guadagnò anche la prestigiosa chiamata del Boca Juniors, ma fu una toccata e fuga. Castroman appese gli scarpini al chiodo nel 2010, a soli 30 anni. 

  84. LEANDRO GRIMI

    Uno che si presenta all'aeroporto di Malpensa alle 7.15 del mattino dicendo che sarà "il nuovo Maldini' non può che avere vita breve al Milan. E così è stato per Leandro Grimi, che è costato 2 milioni, ha firmato un contratto di quattro anni e mezzo, ma in rossonero ha disputato appena quattro scampoli di partite tra aprile e maggio.

    Se andate a guardare il suo palmares, scoprirete però che Grimi vanta la vittoria di una Champions League. Non ha disputato nemmeno un minuto della cavalcata vincente del Milan, conclusasi con la vittoria in finale sul Liverpool, ma faceva comunque parte della rosa. Nell'estate del 2007 passò in prestito al Siena, per restarci però appena sei mesi prima del trasferimento in Portogallo allo Sporting.

    Il Milan riuscì comunque a realizzare una mini plusvalenza, visto che i portoghesi decisero di riscattarlo per 2,5 milioni. Allo Sporting Grimi vinse coppa e supercoppa, poi fece due esperienze in prestito al Genk e al Godoy Cruz prima di tornare definitivamente al Racing Avellaneda, il club dove è cresciuto e dove trova un altro figliol prodigo, il 'Principe' Milito. Una meteora rossonera e una leggenda nerazzurra: insieme vinceranno il titolo in Argentina.

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    LUCAS PRATTO

    Il cammello è un animale che sa adattarsi anche negli ambienti più difficili, ma non il 'Cammello' Lucas Pratto che al di fuori del Sudamerica e nello specifico a Genova verrà sempre considerato un bidone. Nonostante il legame tra il Genoa e il Boca Juniors, club nel quale è cresciuto, la scintilla non è infatti mai scoccata.

    Pratto è arrivato al Grifone nell'estate del 2011 dopo una bella stagione in Cile con la Universidad Catolica. Le due reti segnate in Coppa Italia  a Bari e Nocerina feceo schizzare in alto le aspettative su di lui in contemporanea con le offerte dei fantallenatori che hanno fatto a botte in sede d'asta per accaparrarselo. Peccato che chi l'ha acquistato si è ritrovato ad imprecare a febbraio per la sua cessione al Velez dopo un solo goal realizzato in 14 presenze.

    In Argentina Pratto si ritrova, ricomincia a segnare, ma è in Brasile con l'Atletico Mineiro che si consacra come bomber, al punto da meritarsi la chiamata dell'Albiceleste. Per convocarlo il ct Bauza lascia a casa Icardi e per farlo giocare tiene in panchina Higuain. Ma i tifosi sono tutti dalla sua parte e Pratto ricambia la fiducia con goal pesanti come quello alla Colombia nell'ultima gara di qualificazioni ai Mondiali. E quando Higuain prende il suo posto in campo, i fischi sono tutti per il Pipita.

  86. DANNY DICHIO

    Nato grazie all'unione tra un macellaio pugliese e una bella lady inglese negli anni '70, Daniele diventa presto Danny e grazie all'aiuto del padre e del bomber Les Ferdinand si guadagna un posto in Premier League al QPR. Conquista i tifosi a suon di goal, ma li tradisce quando decide di non rinnovare il contratto per ritrovare le sue origini italiane.

    Il padre agente lo avrebbe visto benissimo al Milan, ma alla fine è la Sampdoria ad acquistarlo nell'estate 1997 a costo zero sotto consiglio di Eriksson. Peccato che il tecnico svedese se ne andrà da lì a poco e che con Menotti in panchina il povero Danny non vedrà mai il campo fino ad ottobre, quando si trasferirà in prestito al Lecce.

    In Salento segna nel match d'esordio, ma è soltanto un fuoco di paglia. Concluderà la stagione con sole 4 presenze prima di tornare alla Sampdoria ed essere rispedito immediatamente in Inghilterra, lì dov'era stato eletto calciatore più bello del mondo (tanto che ha sfilato per Dolce&Gabbana) e dove parallelamente al calcio faceva anche il dj. L'Italia non è mai stata casa sua: oggi infatti vive in America, anche se è in Canada che ha lasciato il segno realizzando il primo storico goal di Toronto (quello di Giovinco) in MLS.

  87. Getty Images

    OGUCHI ONYEWU

    Nato negli Stati Uniti da genitori nigeriani, Onyewu è volato in Europa nel 2002, a 20 anni, per vestire la maglia del Metz. L'esordio in Nazionale è datato 2004, dopo il passaggio allo Standard Liegi.

    Nel 2009, dopo un breve passaggio al Newcastle, approda in Serie A, al Milan. Acquistato a costo 0, zero saranno anche le sue presenze in maglia rossonera in Serie A. Uno solo il suo gettone ufficiale, in Champions League, nel ko contro lo Zurigo. In rossonero si farà ricordare più per la violenta rissa con Ibrahimovic che per altro.

    Lascia il Milan nel gennaio 2011, dopo di che veste le maglie di Twente, Sporting Lisbona, Malaga, QPR, Sheffield Wednesday e Charlton. Dice addio all'Inghilterra nel 2015 e dopo due anni senza giocare torna in patria per firmare con il Philadelphia Union.


     

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    ROBERT FECZESIN

    Bomber giovanissimo nell'Ujpest, esordisce in nazionale maggiore a soli 19 anni ed attira l'interesse del Brescia che nel 2007 lo porta in Italia. L'esordio in Serie A arriverà però soltanto nel 2010, dopo un prestito al Debreceni, contro il Parma subentrando al posto di bomber Caracciolo.

    Giocò in tutta la stagione quei dieci minuti e altri 37 contro il Catania al Massimino. In entrambi i casi non riuscì ovviamente a lasciare il segno e il Brescia venne sconfitto senza segnare in entrambe le partite. A fine anno arrivò inevitabilmente la retrocessione e soltanto in Serie B Feczesin riuscì a trovare una discreta continuità.

    La Serie A, quella ungherese, l'ha riabbracciata nel 2014 con il trasferimento al Videoton. Si è preso anche la soddisfazione di segnare due goal in Europa League ed attualmente è il capocannoniere del campionato con 8 reti messe a segno in 15 partite. A 30 anni è la volta buona per arrivare nuovamente in doppia cifra, cosa che gli è riuscita soltanto una volta in carriera. E non in Italia.

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    ERWIN HOFFER

    Nell'estate del 2009 il Napoli piazza il colpo a sorpresa dell'ultimo giorno di calciomercato, acquistando per 5 milioni di euro il talentuoso attaccante austriaco Erwin Hoffer, reduce da 27 goal in 34 partite con la maglia del Rapid Vienna.

    Il suo esordio al Napoli è promettente, Hoffer va subito in goal nel derby di Coppa Italia contro la Salernitana e promette: "Ne farò altri". Una promessa che non verrà però mai mantenuta, visto che in tutto il resto della stagione Hoffer giocherà soltanto 11 partite. Il suo bilancio definitivo in Serie A è di appena 88 minuti giocati.

    L'avventura al Napoli si conclude al termine della stessa stagione nella quale Hoffer era stato acquistato. L'austriaco inizia a girovagare in prestito in Germania tra Kaiserslautern e Francoforte, prima di trasferirsi a titolo definitivo al Fortuna Dusseldorf. Oggi, a 29 anni, gioca nel Karlsruhe in Zweite Bundesliga.

  90. Mido Roma

    HOSSAM MIDO

    Gemello del goal di Ibrahimovic all'Ajax, fece addirittura meglio dello svedese in termini realizzativi nella prima stagione ai lancieri. Tra i due c'era un rapporto speciale, dentro ma soprattutto fuori dal campo. Mido raccontò che un giorno litigò con Ibra negli spogliatoi e gli lanciò addosso una forbice, sfiorandogli la testa: "Ci guardammo e cominciammo a ridere. E a Zlatan dissi: 'Lo sai che ti ho quasi ucciso?" e lui disse: 'Certo che lo so'.

    Nel 2003, dopo le esperienze al Celta Vigo e al Marsiglia, la folle genialità dell'egiziano conquistò la Roma. Capello avrebbe voluto Ibrahimovic, ma Sensi gli regalò Mido. Alla fine, tra promesse non mantenute, pubalgie e una mancanza totale di fiducia da parte del nuovo tecnico Voller, l'ex Ajax saluterà la Roma già a gennaio con un bilancio di 8 presenze e nessun goal.

    La sua parabola discendente iniziò ufficialmente dalla Coppa d'Africa 2006, quando rischiò di venire alle mani con il ct dell'Egitto dopo una sostituzione. Per fermare la sua furia ci volle addirittura l'intervento delle forze dell'ordine. Lasciò il calcio nel 2013 a soli trent'anni dopo svariate problematiche, anche religiose. Oggi fa l'allenatore, ma è attualmente senza squadra dopo l'esonero allo Zamalek, in Egitto.
     

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    ACO STOJKOV

    Sulle orme di Goran Pandev, transitato per l'Inter una decina d'anni prima, ecco Aco Stojkov. Ha 18 anni e in Macedonia segna già parecchio: i nerazzurri vanno a vederlo al Belasica e decidono che sì, è buona cosa portarlo a Milano. Nel 2001 può iniziare l'avventura.

    La storia d'amore tra Stojkov e l'Inter, però, non decolla mai: il giovane macedone inizia nella Primavera, poi attraversa l'Italia tra un prestito e l'altro, giocando con le maglie di Spezia, Castel di Sangro e Fidelis Andria. Nel 2006, anno in cui i nerazzurri lo lasciano andare definitivamente, il bottino è di 4 goal in 4 stagioni da professionista. Oggi, trentatreenne, gioca in patria al Vardar.

    Ma ci sarà mica anche un lato positivo nell'acquisto di Stojkov? Sì, c'è: gli osservatori che vanno a vederlo al Belasica rimangono colpiti da tale Goran Pandev, un altro diciottenne, e prendono pure lui. Inutile sottolineare come l'influenza di quest'ultimo in A sia stata ben diversa.

  92. JOSE ANGEL CRESPO

    Riuscire ad approdare al Siviglia all'età di 20 anni potrebbe sembrare l'inizio di una brillante carriera: spesso lo è, ma non nel caso di Josè Angel Crespo. Dopo un breve passaggio al Racing Santander, infatti, il laterale spagnolo si è trasferito a Padova, in Serie B.

    La sua prima stagione italiana, in Serie B, con la maglia del Padova, è tutt'altro che negativa: i veneti sfiorano la Serie A (perdendo la finale playoff contro il Novara), ma Crespo se la prende da solo, conquistando la stima del Bologna dove si trasferisce nell'estate 2011.

    A Bologna, però, le cose non vanno come dovrebbero: Bisoli, che probabilmente lo aveva richiesto, viene esonerato dopo poche giornate, Pioli non lo vede affatto. Alla fine deella stagione le sue presenze saranno appena 7. Dopo un altro anno di Serie B, a Verona, torna a Bologna dove mette insieme soltanto 8 presenze. Torna così in Spagna, al Cordoba, ma il suo girovagara riprende subito: prima l'Aston Villa, poi il Rayo Vallecano, adesso il Paok.
     

  93. DAVID LIMBERSKY

    Nato a Plzen, David Limberský muove i suoi primi passi proprio nel Viktoria. Le sue buone prestazioni gli valgono l'interessamento del Genoa che lo acquista in comproprietà con la Juventus. Il giocatore finisce però al Modena in Serie A ma prima Malesani e poi Belotto gli concedono poco spazio.

    La sua avventura a Modena, però, è tutta in un'ora. Appena 60 sono i minuti che riesce a mettere insieme in Emilia prima del termine della stagione. In estate l'Udinese lo testa ma poi lo scarta e, svincolato, fa ritorno a Plzen per poi andare in prestito al Tottenham. Presenze? 0.

    Abbandonate le velleità internazionali, Limbersky torna in patria, prima allo Sparta Praga e poi ancora al Viktoria Plzen nel 2008. Proprio diventando il leader del club ha conquistato un posto fisso anche nella Nazionale ceca, con la quale ha disputato

  94. DARKO PANCEV

    Dalla Macedonia... senza furore. E' l'epilogo dell'avventura italiana di Darko Pancev, approdato all'Inter ad inizio/metà anni '90 dopo piogge di goal tra Vardar e Stella Rossa. Peccato che 34 reti col club di Belgrado, una Champions, una Scarpa d'Oro e un secondo posto al Pallone d'Oro in nerazzurro non abbiano fruttato.

    Con un curriculum che definire da sogno è poco, nell'estate del '92 Pancev sbarca nel nostro campionato: contratto di 4 anni da 2 miliardi di vecchie lire, l'Inter mette le mani sulla 'stella' del momento. L'esordio, però, rappresenta il preludio ad un 'matrimonio' fallimentare: goal divorato col Cagliari all'esordio e fischi, 5 mesi per vederlo gonfiare una rete avversaria e prima stagione conclusa con 6 timbri in 16 gare.

    Quella seguente, se possibile, si rivela ancor più disastrosa: 1 goal in 12 presenze, i nerazzurri perdono la pazienza e lo cedono in prestito al Lipsia. Darko è smarrito, non si ritrova neanche in Germania, a fine anno rientra alla base e fallisce anche l'ultima chance concessagli dall'Inter: 7 apparizioni e 2 goal nel '94/95, ora basta. Stavolta è addio, il 'Ramarro' (questo il soprannome affibiatogli dai tifosi) finisce al Fortuna Dusseldorf. Con tanti saluti all'Italia.
     

  95. -

    FRANZ CARR

    "Ooh Ahh Franzy Carr, I said Ooh Ahh Franzy Carr", gli cantavano i tifosi del Nottingham Forest. Un ritornello che qualche anno più tardi venne riutilizzato dai tifosi dello United per Cantona. Ma allora era forte sto Carr? Il mitico Brian Clough provò a farsi questa illusione, prendendolo sotto la propria ala sin da bambino, ma dovette ricredersi.

    Turbo Carr correva i 100 metri in poco più di undici secondi, ma tecnicamente (in tutta onestà) era davvero scarso. Una serie infinita di prestiti in Inghilterra non servì a farlo crescere, tuttavia nell'estate del 1996 la neopromossa e multietnica Reggiana decise di puntare su di lui per dare fantasia al proprio attacco. Ci voleva però fantasia a pensare una cosa del genere.

    Alla Reggiana di Lucescu, Carr gioca appena sei partite e non realizza ovviamente nessun goal. Nel frattempo gli emiliani tornano mestamente in Serie B e lui, amante del lambrusco e delle tagliatelle, è costretto ad abbandonare l'Italia per tornare in patria. Termina la carriera negli Stati Uniti e successivamente si dice sia diventato procuratore, anche se non risulta scritto presso l'albo Fifa degli agenti. Troppo veloce per lasciare il segno.

  96. -

    JEAN-PAUL VAN GASTEL

    Cresciuto a pane e tulipani nel Willem II, il nostro Jean-Paul matura e diventa un giocatore di tutto rispetto al Feyenoord, con cui conquista campionato e Supercoppa nel 1999 da grande capitano. In mezzo anche una breve esperienza con la Nazionale olandese, impreziosita da un goal in amichevole contro il Brasile di Ronaldo.

    Terminato il ciclo al Feyenoord, per Jean-Paul si presenta l'occasione di giocare in Italia. A chiamarlo è la Ternana e lui, nonostante il club umbro si trovi in Serie B, accetta la sfida. Uno come lui dovrebbe fare la differenza in cadetteria, ma per capire quale sia stato il suo impatto vi basta sapere che ad oggi viene considerato il più grande bidone nella storia degli umbri.

    Ma allora come ha fatto a finire nei bidoni della Serie A? Semplice, l'anno dopo Van Gastel viene inspiegabilmente comprato dal neopromosso Como: "A 30 anni è un sogno che si avvera giocare in serie A", dichiara durante la presentazione prima di scoprire che non verrà mai utilizzato da Dominissini prima e Fascetti poi. Il suo sogno dura sei mesi, poi il ritorno in Olanda, al De Graafschap, dove chiude la carriera. Dal 2001 è assistente tecnico al Feyenoord, l'unico club che lo ha realmente valorizzato.

  97. -

    FLORIN RADUCIOIU

    Chi è cresciuto negli anni '90 non può mai dimenticare il mitico Florin e il suo fiuto del goal che si è istinto inesorabilmente una volta messo piede in Italia. E pensare che il Bari di Matarrese si era innamorato proprio della sua precocità sotto porta con la Dinamo Bucarest. E pensare che con la Romania è riuscito a segnare quattro reti a USA '94, due delle quali nel quarto di finale perso con la Svezia.

    Ma, come dicevamo, in Italia quel pallone non voleva proprio entrare: cinque goal al Bari, appena due col Verona - che in preda alla depressione lo portano a chiedere la riduzione dello stipendio alla dirigenza - e ancora due in sette presenze col Milan. Sì, il Milan. Voi direte: perché i rossoneri lo hanno acquistato? Per 'colpa' del Brescia.

    In una stagione con le 'Rondinelle', infatti, il buon Florin mette a segno ben 13 reti e zittisce la Gialappa's che nel frattempo gli aveva dedicato una rubrica per la sua miriade di goal sbagliati sotto porta. Quella al Brescia rimase l'unica annata prolifica nella carriera di Raducioiu, che a cavallo del nuovo millennio tenta senza successo una nuova esperienza nel club che era ormai diventato di Baggio.Il ritiro arriva nel 2004, in Francia, poi prova a fare l'allenatore ma ad oggi nessuno gli ha ancora affidato una panchina.

  98. -

    MARK FISH

    Un sudafricano bianco, tutt'altro che ricco e privilegiato fugge dai problemi con la giustizia grazie al pallone, conquistando da protagonista una storica Coppa d'Africa nel 1996 e diventando l'idolo di un'intera nazione. Fino a questo punto la storia del difensore lungagnone Mark Fish sarebbe da raccontare ai nipotini, peccato che poi ci fu il trasferimento alla Lazio.

    L'allora presidente biancoceleste Cragnotti sborsa quasi 3 miliardi per portarlo a Roma, dove Fish segue alla perfezione la prima regola per diventare un vero bidone: mancare di umiltà. Dirà infatti di assomigliare a Desailly e ispirarsi a Baresi. ma alla fine collezionerà appena 15 presenze prima di essere prestato al Bologna con risultati, se possibile, ancora peggiori.

    “Non è rapido nei movimenti e quando viene attaccato può trovarsi in difficoltà”, le parole con cui l'allora tecnico del Bologna Ulivieri se ne sbarazza dopo la prima metà del ritiro estivo. Fish trovò continuità solo in Inghilterra, con la maglia del Charlton, prima di finire la carriera allo Jomo Comos nel 2007. Provò quindi l'esperienza da allenatore in Sudafrica, ma durò solo 4 mesi. Gli andò meglio al reality 'Surviror', del quale fu finalista nell'edizione 2014.

  99. -

    DAVID SESA

    Facciamo subito una premessa: a Lecce ancora oggi il ragazzo del Canton Zurigo viene ricordato come una specie di Maradona. A inizio del nuovo millennio una sua punizione permise ai salentini di sconfiggere l'Inter al 'Via del Mare' per la prima volta nella loro storia e allo stesso tempo gli valse la chiamata dell'ambizioso Napoli di Zeman, neopromosso in Serie A.

    Facciamo un'altra premessa: Zeman avrebbe voluto uno tra Baggio e Zola, ma si ritrovò con un tridente composto dal mitico Nick Amoruso, Checcho Moriero e appunto il nostro Sesa, pagato la modica cifra di 18 miliardi di lire. Tutti a Napoli attendevano con ansia il colpo dell'anno, ma lo svizzero si rivelò incapace di reggere le pressioni del San Paolo e soprattutto della fame, che lo ridusse in uno stato perenne di sovrappeso.

    In Serie A con gli azzurri segnò appena 1 goal in 16 presenze, non riuscendo a far meglio nemmeno nelle successive stagioni in Serie B. Dopo un fugace ritorno in Svizzera, Sesa concluse la sua carriera nelle serie minori tra Spal (della quale diventò capitano) e Rovigo. Nel 2012 ha iniziato il suo percorso da allenatore, ma dopo due stagioni è stato esonerato dal Wohlen e ora cerca squadra. Peccato che il Napoli abbia già preso Sarri...

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    PAUL OKON

    Nato in Australia nel 1972, Paul Okon approdò per la prima volta in Italia nel 1988 quando l'amico Christian Vieri lo porta con sè al Santa Lucia. Poi il ritorno in Australia, prima della più che positiva esperienza in Europa al Bruges. La Lazio decide di puntare su di lui e, nel 1996 lo acquista dopo averlo visto eletto miglior giocatore del campionato belga.

    Alla Lazio, però, non riesce a lasciare il segno. E' la Lazio di Zeman, con il duo Protti-Signori davanti, ma Okon è poco più che un comprimario. Prima centrocampista, poi difensore, spesso panchinaro o in infermeria. Appena 19 presenze in 3 stagioni in biancoceleste, poi l'addio.

    La Fiorentina prova a dargli una chance, ma in viola disputa appena 11 partite. Dopo di che fa le valigie, approda al Middlesbrough e poi al Leeds prima di ripassare dall'Italia, al Vicenza. Nel 2007 ha appeso le scarpe al chiodo e adesso è il c.t. della Nazionale australiana Under-20.

  101. -

    IBRAHIM BABATUNDE

    Qualcuno forse lo ricorda a Fifa: lì non era neanche male a dire il vero, faceva faville nel Piacenza di Hubner, ma in realtà questo semi sconosciuto attaccante nigeriano in Italia non ha mai sfondato. Appena due le presenze con la squadra emiliana in Serie A, una delle quali nella vittoria per 4-2 all'ultima giornata sul Milan futuro campione d'Europa.

    Lasciato il Piacenza, Babatunde inizia a girovagare tra Belgio, Danimarca e Malta senza lasciare il segno. Poi il ritorno in Italia, alla Nocerina, dove dopo una tripletta al Pomigliano un'addetto stampa del Bitonto ha una visione mistica ed esclama: "Sembra Pelè". Un paragone forse un tantino esagerato considerando che 'Baba' è scappato nuovamente via dal Belpaese dopo qualche estemporanea presenza in Lega Pro.

    Nel 2013 approda in Lettonia, al Daugava, dove trova la sua dimensione. Conquista subito il campionato e segna il primo storico goal del club in Champions nella sfida d'andata dei preliminari persa 7-1 in casa dell'Elfsborg. Oggi, a 30 anni, il 'Baba' è di nuovo pronto a tornare in Italia: "Ci sono contatti in corso - ha detto a gennaio - e spero possano materializzarsi. Mi sento e sono italiano e sono cresciuto con questo calcio". Noi ovviamente lo aspettiamo a braccia aperte.

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    IVAN DE LA PENA

    Lanciato dalla cantera del Barcellona nel '95, viene considerato dai catalani la risposta alla 'quinta del Butre' del Real, capitana dal mitico Butragueno. Lui guida invece la 'quinta del Calvo' e da protagonista conquista una Liga, due coppe di Spagna, una Coppa Uefa e una Supercoppa Europea. Un palmares da predestinato che spinge la Lazio a sborsare per lui 30 miliardi del vecchio conio.

    Il 'Piccolo Buddha', così lo chiamavano in Italia, doveva andare all'Inter e qualcuno disse che con lui e Ronaldo i nerazzurri avrebbero "vinto 10 scudetti di fila". Ma Moratti almeno questo bidone se lo fa scappare ed alla fine è la Lazio a piangere per i miliardi spesi dopo essersi accorta che la sua tenuta fisica è di appena un tempo. I biancocelesti sono uno squadrone e col passare del tempo per De la Pena non c'è spazio nemmeno in amichevole.

    Dopo un prestito al Marsiglia e un altro al 'suo' Barcellona, De la Pena vive una stagione da desaparecido alla Lazio prima di trasferirsi all'Espanyol. Nella seconda squadra della Catalogna 'El Pelat' trova la sua dimensione e in nove stagioni conquista una Coppa del Re e una finale di Coppa Uefa, diventando una bandiera del club. Lascia il calcio nel 2011 e poche settimane dopo accetta di seguire Luis Enrique nella sua avventura alla Roma, ma se ne andrà dopo due mesi: "Scusa Lucho, me ne torno a Barcellona". Lì dove tutto è iniziato e finito.

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    RICARDO OLIVEIRA

    Nell'estate del 2006 il Milan pensò bene di sostuire Shevchenko (mica Comandini) con un brasiliano nemmeno di primo pelo che in Spagna è arrivato in doppia cifra con Betis. Galliani è più che convinto del suo potenziale e convince Berlusconi a scucire 17 milioni più il rimpiantissimo e carismatico Vogel per portarlo via dall'Andalusia. All'arrivo a Milanello, però, il buon Ricardo fa la cosa più sbagliata: prendere la 7 lasciata libera da Sheva. Gli porterà una scarogna indicibile.

    Dopo un buon inizio e un goal all'esordio contro la Lazio, Ricardo comincia infatti a diventare un corpo estraneo alla squadra. In mancanza di alternative Ancelotti è costretto a dargli fiducia spesso e volentieri, ma verrà ripagato con sole altre due reti a Udinese e Siena. I tifosi del Milan si ricordano più del rapimento (a lieto fine) di sua sorella che delle sue prestazioni in campo. Ma intanto potrà dire di aver vinto una Champions in rossonero, anche se ad Atene (non a caso) il suo nome non figurava nemmeno in panchina.

    Sbolognato al termine della stagione al Real Saragozza, dove segnerà 18 reti (sì, 18) senza però evitare la retrocessione del club, Ricardo prova anche l'esperienza negli Emirati prima di tornare al suo Santos dove a 35 anni suonati ha vinto da protagonista l'ultimo titolo paulista. Sarà la fede che lo spinge? Probabilmente sì, visto che nel tempo libero fa il pastore evangelico a San Paolo e col microfono in mano se la cava addirittura meglio che col pallone tra i piedi.

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    CARSTEN JANCKER

    Faccia alla Gravesen e fisico da Ibrahimovic, avrebbe fatto paura (forse) anche a Stam. Inizia la carriera al Colonia, ma è col Bayern che vive il momento migliore della sua carriera: in 6 anni vince tutto, compresa la Champions che con un look sobrio da skinhead solleva in foto con il mitico 'Brazzo' Salihamidzic, passato dall'Italia con ben altri risultati.

    Al termine del contratto col Bayern, il nostro Jancker sbarca all'Udinese per far dimenticare Bierhoff: "Non ho paura del fantasma di Oliver - dice con orgoglio - saprò fare meglio di lui". Un'autogufata tremenda che gli costa 36 presenze e appena due goal a Chievo e Reggina in due anni. Forse sarebbe stato meglio che il fantasma di Bierhoff si fosse impossessato di lui.

    Lascia l'Udinese nel 2004 per tornare in Germania al Kaiserslautern, ma la media goal (se si può chiamare tale) è quella di Udine e il 'falso panzer' finisce in Cina allo Shanghai Shenhua. Il canto del cigno arriva al Mattersburg, in Austria, dove Jancker torna a vedere perlomeno la porta prima di ritirarsi nel 2009. Rummennigge disse di lui che era più forte di Bierhoff perché sapeva usare anche i piedi. A Udine ancora ridono...

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    MILTON CARAGLIO

    Di lui si ricordano forse (e non ne siamo neanche certi) i tifosi del Pescara. Nessun altro, se non chi a gennaio del 2013 aveva avuto la brillante idea di prenderlo al fantacalcio. Milton Caraglio, detto 'El Tanque' proprio come Denis, dopo i tanti goal messi a segno con il Rosario Central e il Rangers de Talca, infatti, approdò in Italia e fu accolto come il 'Salvatore della patria' a Pescara.

    Il Pescara, però, navigava in acque talmente agitate da non poter permettere ad un attaccante alla sua prima esperienza in Europa, di adattarsi pian piano. E se il buongiorno si vede dal mattino, l'esordio di Caraglio nel 6-0 rifilato dalla Sampdoria al Pescara, fu già tutto un programma. Dopo di che altre 3 presenze per un totale complessivo di 262 minuti giocati, nessun goal e un solo punto portato a casa.

    Retrocesso il Pescara, Caraglio - che gli abruzzesi avevano pagato ben 1 milione di euro - fu rispedito in Argentina, all'Arsenal de Sarandì. Oggi veste la maglia del Velez Sarsfield.

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    JAVIER PORTILLO

    Lo avevate riconosciuto qui, assieme a Beckham? Sicuramente se lo ricorderanno i tifosi della Fiorentina che, nell'estate del 2004 accolsero con entusiasmo l'arrivo di Javier Portillo in viola. Recordman di goal nel settore giovanile del Real Madrid (circa 700 reti), di lui si dice che è un predestinato.

    Alla Fiorentina, quell'anno, l'allenatore è Mondonico e in attacco ci sono Miccoli, Pazzini e Riganò. Portillo inizialmente gode della fiducia del tecnico, ma pian piano viene scavalcato nelle gerarchie e il suo primo (e unico goal) arriva solo a dicembre, con una splendida punizione rifilata al Chievo. A fine stagione, però, sarà divorzio e un tifoso saluterà a suo modo l'attaccante spagnolo, scrivendo sotto la sua abitazione un irridente "Ciao Galactico!"

    Conclusa la parentesi negativa a Firenze, in tanti scommettono sul rilancio di Portillo ma l'ex 'Blanco' non riuscirà più a ritrovarsi. Goal col contagocce ed in realtà poco esaltanti lo trascinano dal Bruges al Gimnastic, dall'Osasuna all'Hercules, dove tuttora milita.

  107. Reuters

    BASTOS TUTA

    "Il Venezia ha comprato Bastos Tuta... ", "Chi? Batistuta?!". Nell'ottobre del 1998 una tragica assonanza fa credere al clamoroso arrivo di Batigol in Laguna, invece si tratta soltanto del sosia spiccicato del mitico Aristoteles. Tuttavia l'inizio (almeno quello) non è male con un goal alla Lazio e un altro a San Siro contro il Milan futuro campione d'Italia. Poi tra fughe notturrne con Bilica ed eventi extracalcistici succede il finimondo.

    E' il gennaio del 1999 e si gioca lo scontro salvezza tra Bari e Venezia: Tuta entra nella ripresa e al 90' segna il goal vittoria per i lagunari, ma la sua esultanza non viene condivisa nemmeno dai compagni. Deluso e incompreso, il brasiliano viene anche linciato negli spogliatoi. E' il suo de profundis. Quindici anni dopo, Tuta dirà di quella partita: "Era combinata, ricordo i pugni e gli schiaffi negli spogliatoi. Fuori dall'Italia non mi è mai più capitato qualcosa di simile“.

    L'addio al Venezia al termine della stagione è inevitabile. La carriera europea del 'nuovo Aristoteles' è ormai rovinata, ma tra Brasile e Corea il buon Tuta riesce a riscattarsi e vincere qualche campionato. Oggi, a 41 anni, si dice giochi ancora in Serie D brasiliana con la maglia del Flamengo Piauì: non sarà stato Batistuta, ma Bastos Tuta avrebbe forse potuto avere una grande carriera senza quel goal della disgrazia in riva alla Laguna. Ma forse no.

  108. -

    MOHAMMED ALIYU

    Poiché il suo nome completo è Mohammed Aliyu Datti, per qualcuno è stato troppo semplice ed anche un po' crudele offrirgli questo consiglio: "Datti al calcio". Gli inizi facevano sembrare che quel giovane attaccante nigeriano dall'ottima tecnica e velocità avesse un futuro da campione, ma l'Italia ha per lui in serbo un futuro da bidone.

    Nel 1997 il Padova tira a sorte per scegliere tra lui e Garba (rimasto non a caso per tutta la carriera a vagare per i campi polverosi della nostra Serie C) e due anni dopo lo cede al Milan, che lo trasforma nel punto di forza delle proprie giovanili. Un grande Torneo di Viareggio gli permette di esordire in Serie A a soli 17 anni: sarà il punto più alto della sua carriera.

    Aliyu viene mandato in prestito a Monza e Siena, ma è troppo leggero per lasciare il segno. Decide quindi di provare l'esperienza in Belgio e dalle parti di Mons si fa ancora ricordare per qualche bel golletto. Conclude la sua carriera nel 2010 al Dessel Sport, in terza divisione belga. Ma ad ogni modo ha fatto la storia del Milan: "Ricordo a tutti che Aliyu e’ il giocatore che una volta ceduto allo Standard di Liegi ci ha consentito di liberare un posto da extracomunitario per Kaka". Galliani lo ringrazia ancora.

  109. Getty Images

    NELSON VIVAS

    È il Quilmes la prima squadra del piccolo difensore argentino (alto meno di 1 metro e 70) che ha presto però la sua grande occasione al Boca Juniors. Dopo 3 stagioni al Boca, il volo in Europa: prima il Lugano, poi l'Arsenal (con in mezzo un breve passaggio al Celta Vigo). Ormai quasi in pianta stabile in Nazionale argentina, Vivas attira su di sè l'interesse dell'Inter che, nell'estate del 2001 lo porta in Italia.

    In maglia nerazzurra, però, non si distingue certo per un rendimento brillante. Cordoba e Materazzi sono il duo titolare nell'anno conclusosi 'tragicamente' con il disastro del 5 maggio. Vivas resta in nerazzurro anche l'anno successivo, ma un suo clamoroso errore costato all'Inter il derby (vinto dal Milan per 1-0) gli fa perdere fiducia. Dopo due anni lascia l'Italia per tornare in patria, dove veste prima la maglia del River Plate e poi di nuovo quella del Quilmes.

    Ritiratosi dal calcio nel 2005, inizia la carriera da allenatore. Prima come vice, poi è sempre il Quilmes ad offrirgli la grande chance: nel giugno del 2013 diventa l'allenatore ma la sua avventura dura appena 4 mesi: dopo una rissa con un tifoso. Ha avuto altre esperienze in panchina con Estudiantes e Defensa y Justicia.

  110. -

    FABIO JUNIOR

    Zeman avrebbe voluto Shevchenko, ma l'allora presidente giallorosso Sensi gli regala Fabio Junior. In un periodo in cui la Lazio la faceva da padrona, alla Roma pensano bene di spendere quanto Salas (30 miliardi di lire) per acquistare colui che con deplorevole blasfemia viene definito il 'nuovo Ronaldo'. Anzi, per la precisione lui stesso si definisce "l'attaccante brasiliano più forte in attività". Il tutto dopo aver segnato una ventina di goal nelle prime due stagioni al Cruzeiro.

    La Roma lo presenta in pompa magna: "Sono qui per vincere lo Scudetto e nulla mi fermerà", delira il giovane 'Fabietto' che per il calcio di Zeman (e probabilmente nessun calcio) non era proprio portato. Movimenti pachidermici e una forma fisica approssimativa lo portano a segnare appena 4 reti in due stagioni alla Roma. Un tantino meglio, a onor del vero, dell'altro fuoriclasse Bartelt.

    Rispedito al Cruzeiro, Fabietto delude ancora e finisce per tentare la fortuna in ogni luogo in giro per il mondo: Giappone, Israele, Emirati Arabi e Germania sono i paesi che hanno avuto la fortuna di ammirare il talento di "colui che avrebbe preso il posto di Romario in Nazionale". Oggi, a 37 anni, sta vivendo il miglior periodo della sua carriera all'America Mineiro, squadra di Serie B brasiliana della quale è capitano e bomber indiscusso. E voi state ancora lì a parlare di Ronaldo...
     

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    MA MINGYU

    Pagato Nakata circa 6 miliardi di lire e rivenduto un anno e mezzo dopo alla Roma per 30, il Perugia riprovò il colpo orientale quando, nell'estate del 2000, prelevò il regista cinese Ma Mingyu, reduce da buone stagioni in patria.

    In Italia, però, quello di Ma fu uno dei flop più clamorosi della storia. Primo (e finora unico) cinese a conquistare un contratto in Serie A, Ma fu poco profetico: "Sono orgoglioso - disse appena sbarcato in Italia - Mi auguro che dopo il mio arrivo, si aprano le porte ad altri cinesi".

    Cosmi, però, lo manda in campo soltanto per una manciata di minuti in Coppa Italia, mentre in campionato Ma il campo lo vede solo da spettatore. Il suo numero 9 sulle spalle ed il soprannome di 'Nonno' lo accompagnarono per l'intera stagione. Alla fine del campionato, alla casella 'presenze' rimarrà associato lo 0. Addio scontato, così come il ritorno in Cina.

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    JUAN ESNAIDER

    Nato a Mar del Plata e cresciuto al Ferro Carril, il giovane Esnaider si mette in mostra 'a modo suo', facendosi espellere dopo 30 secondi per un calcione ad un avversario ed una testata (tentata) all'arbitro. Nonostante questo, il Real Madrid lo compra e gli dà l'occasione di giocare nella squadra B, dove inizia a trovare i primi goal. Dopo aver indossato anche la maglia della squadra maggiore e quella del Saragozza, Esnaider si scatena prima con l'Atletico Madrid e poi con l'Espanyol arrivando ad imporsi come uno degli attaccanti migliori della Liga di fine anni '90.

    Per questa ragione, nel gennaio del 1999, la Juventus - pagandolo 12 miliardi di lire - lo porta in Italia per sostituire l'infortunato Del Piero. Esnaider, però, di 'Pinturicchio' non riuscirà a sostituirne nemmeno una scarpa. La sua avventura in bianconero è disastrosa: 1 solo goal, in Coppa Uefa, e - come ultimo ricordo - la presenza nel pantano del 'Curi' nel giorno del celebre diluvio di Perugia che strappò lo Scudetto dalle mani dei bianconeri per consegnarlo alla Lazio.

    A fine stagione, la Juventus se ne sbarazza: Esnaider torna nuovamente al Real Saragozza, poi veste (con risultati pessimi) le maglie di Porto, River Plate, Ajaccio, Real Murcia e Newell's, prima di dire basta col calcio giocato ed intraprendere la carriera da allenatore.
     

  113. -

    RADOSLAW MATUSIAK

    Prima di Paulo Dybala, i numeri 9 del Palermo non sono stati sempre così forti. Prendete per esempio Matusiak, l'antitesi di Lewandowski che dopo aver strabiliato in Polonia con la maglia del Belchatow si guadagna nel gennaio del 2007 la chiamata del Palermo. I rosanero devono sostituire l'infortunato Amauri e scelgono (purtroppo per loro) lui.

    Strappato alla concorrenza di Aston Villa e Villarreal per quasi 2 milioni di euro, Matusiak si presenta nel modo più sbagliato descrivendosi come un mix tra Van Basten e Ibrahimovic. L'allora allenatore rosanero Guidolin non vede niente di tutto ciò in lui e nasconde il suo inutilizzo dietro la scusa del 'problema di comunicazione'. Alla fine l'attaccante polacco concluderà la stagione con 3 presenze e una rete nella sconfitta contro il già retrocesso Ascoli. Purtroppo per lui, infatti, le sei reti in amichevole col Trapani non contano.

    Dopo sei mesi il Palermo riesce incredibilmente ad ottenere una plusvalenza dalla sua cessione al povero Heerenveen, dove Matusiak fallisce ancora prima di lasciare al padre il compito di annunciare il suo ritiro dal calcio a soli 26 anni: "Mio figlio ha deciso di diventare un uomo d'affari". Ovviamente non lo diventerà mai e dopo aver provato invano anche l'esperienza in Grecia, oggi pare non ci sia più nessuna squadra disposta ad accollarselo.

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    JAVI MORENO

    Nessun goal in 15 presenze con il Cordoba: inizia così, non nel migliore dei modi per un attaccante, la carriera di Javi Moreno. Dopo un breve passaggio all'Alaves, è al Numancia che trova sicurezza in se stesso, una sicurezza tale da permettergli di tornare protagonista proprio con la maglia dell'Alaves: 22 goal nella Liga 2000-2001, appena uno in meno di Rivaldo e due in meno di Raul capocannoniere.

    L'Alaves arriva persino in finale di Coppa Uefa, perdendo 4-5 con il Liverpool nonostante la doppietta di Javi Moreno. Il Milan nota il rapido attaccante 'valenzano' e lo porta in Italia nell'estate del 2001, pagandolo circa 32 miliardi. Di goal, però, in rossonero, ne arriveranno soltanto due. Dietro Inzaghi e Shevchenko c'è poco spazio, Javi Moreno - quando prima Terim e poi Ancelotti - gli concedono una chance, stecca.

    Al termine della stagione, il Milan gli dà il benservito e 'El Raton' torna in Spagna, stavolta all'Atletico Madrid dove il club rossonero lo spedisce in compagnia di Josè Mari. Il momento magico di Javi Moreno, però, è già finito: Bolton, Saragozza, Cordoba, Eivissa e Lucena saranno le squadre che lo accompagneranno fino al 2010, anno del suo ritiro.
     

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    LEE SHARPE

    Prima che nascesse la stella di Beckham, il Manchester United era ai piedi di Lee Sharpe e della sua 'Sharpey shuffle', l'esultanza alla Elvis che prevedeva l'uso della bandierina a mo di microfono. Con i Red Devils vince tanto, ma sul più bello una forma di meningite lo mette ko e un bambinetto di nome Ryan Giggs gli frega senza pietà posto in campo e notorietà fuori.

    Dopo qualche lattina di troppo (in futuro raccontò di essere rimasto sobrio appena tre giorni durante le sette settimane di pausa estiva) riparte senza successo da Leeds prima di accettare la chiamata dell'amico Platt alla Sampdoria nel gennaio '99. Ma tra l'incompatibilità con Ortega (dicono) e il ritorno di Spalletti, Sharpe accumula soltanto tre presenze e a 'Marassi' è ancora oggi fortissimo il rimpianto per non aver potuto ammirare la 'Sharpey shuffle'.

    Lasciata la Sampdoria, Sharpe bazzica nei bassifondi del calcio inglese prima di finire in Islanda, dove scappa qualche mese dopo una volta saputo che la sua squadra, il Grindavik, non tollera l'assunzione di alcool durante la stagione. Poco male, Sharpe dice basta con il calcio giocato e inizia a fare reality di ogni tipo, dal pattinaggio sul ghiaccio al wrestling. Nel 2009 decide di redimersi e iniziare un percorso spirituale che lo porterà, tra le altre cose, ad allenare la squadra di calcio di un penitenziario sudafricano.

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    ADOLFO VALENCIA

    Da venditore di cocco in Colombia a bomber del Bayern Monaco, in mezzo tanti goal con l'Independiente Santa Fè. È iniziata così la favola di Valencia, tra i protagonisti della Bundesliga vinta dai bavaresi nel '94 e autore di due reti al Mondiale americano. All'Atletico Madrid i primi problemi: il presidente Gil lo insulta pubblicamente, lui fatica a fare goal e dopo una nuova parentesi in Colombia, torna in Europa, in Italia.

    La Reggiana, nell'estate del 1996, gli concede una chance. In panchina c'è Lucescu, la squadra è imbottita di stranieri dalle discutibili qualità. Valencia trova 4 goal, ma con l'arrivo di Oddo viene messo ai margini della squadra. Qualcuno ironizza: "Il Treno è deragliato", giocando sul soprannome affibbiato in patria all'attaccante della Nazionale.

    A fine stagione la Reggiana torna in Serie B, l'avventura italiana di Valencia finisce dopo appena 23 apparizioni. Ancora Colombia per lui, poi Grecia (PAOK), Stati Uniti (Metrostars) e persino Cina e Venezuela, prima dell'addio al calcio datato 2004.

  117. -

    ELI LOUHENAPESSY

    Olandese, ma di origini molucche (no, nemmeno io sapevo dell'esistenza di questa etnia) si forma nel florido vivaio dell'Ajax sotto gli occhi del maestro Van Gaal, al quale per un minuto balena in testa il pensiero che Eli possa essere l'erede di Davids e Seedorf. Alla fine con i Lancieri farà una presenza, prima di togliere le tende.

    Nell'estate del 1997 lo accoglie l'Udinese, che già a quei tempi sposava la politica del compriamo un mazzo di giovani che uno maturo lo troviamo sempre. Non è però il caso di Eli, che in mezzo a tedeschi, ghanesi, egiziani, argentini e brasiliani fatica per così dire ad ambientarsi. Lui è molucco, non capisce una parola. Zaccheroni non trova spazio per i suoi piedi da regista in mezzo al campo e lo sbologna al primo offerente.

    Dopo due prestiti infruttuosi al Genoa e al De Grasfschap, Eli lascia l'Udinese al termine dell'infinito contratto quadriennale senza accumulare nemmeno una presenza. Finisce a giocare tra i dilettanti, dove diventa un vero pezzo pregiato del mercato. Termina la sua carriera da giocatore di calcio nell'Aurora Buonacquisto, ma solo per iniziare un'avventura nei dilettanti del calcetto, dove il molucco più talentuoso del mondo sparerà le sue ultime cartucce.
     

  118. -

    FRANCO RAMALLO

    Al Penarol sembrava forte e di ciò si convince anche l'allora direttore sportivo del Torino Sandro Mazzola: "Ho trovato la spalla perfetta di Ferrante", dice, convincendo il patron Romero a spendere 14 miliardi del vecchio conio per portarlo in granata. L'affare è fatto, ma Romero al primo allenamento di Franco cambia idea: 14 miliardi? Ma voi siete pazzi...

    Dopo mesi e mesi in cui Franco rimane senza stipendio e senza casa, nonostante l'amico juventino Montero gli abbia offerto la sua, il suo agente Paco Casal convince Romero a firmare l'assegno. E' il gennaio del 2002 e la risposta granata a Zalayeta entra bene nei meccanismi di Camolese, segnando quattro reti (una alla Weah sempre contro il Verona) e contribuendo alla qualificazione della squadra al defunto Intertoto.

    L'anno dopo è un disastro: il grande Magallanes gli frega il posto, Franco realizza soltanto un goal in 6 presenze e retrocede mestamente in Serie B. Rimane al Torino fino al fallimento nel 2005, prendendosi il lusso di segnare cinque reti in Coppa Italia. Successivamente torna in Sudamerica, girovagando tra Cile, Uruguay ed Ecuador. Oggi è svincolato dopo l'esperienza allo Juventud. Un ritorno al Torino? Telefoni a Paco Casal.
     

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    FRANCISCO FARINOS

    Per 22 anni, nel suo destino c'è stata solo la maglia del Valencia. Dopo aver completato la trafila nelle giovanili, approda in prima squadra, dove sfiora la vittoria della Champions perdendo in finale contro il Real Madrid. E' il Valencia di Mendieta, Claudio Lopez e tante stelle, tutte approdate in Italia. Anche Farinos sbarca nel Belpaese, acquistato dall'Inter per 36 miliardi di lire nell'estate del 2000.

    Con la maglia nerazzurra, però, l'amore non sboccia. Mister Lippi si dimette dopo una sola giornata, con Tardelli la squadra precipita e Farinos stenta ad ambientarsi. L'anno dopo, sulla panchina dell'Inter arriva proprio Hector Cuper, ma le cose non migliorano e di Farinos i tifosi dell'Inter ricordano principalmente quei minuti giocati in porta, in Coppa Uefa, proprio contro il Valencia dopo l'espulsione di Toldo.

    Dopo appena 2 stagioni, lascia l'Italia e torna in Spagna, al Maiorca. Veste anche le maglie di Hercules, Levante e Villarreal ma senza mai rivivere i fasti di Valencia.
     

  120. -

    MARCUS DAHLIN

    Nome svedese, cognome svedese ma... pelle scura. Martin Dahlin, nei primi anni '90 divenne famoso anche per questo. Figlio di un uomo venezuelano che non l'ha mai riconosciuto come tale, il giovane Martin si fa subito notare al Malmo dove, realizzando goal a raffica, si conquista la stima di mezza Europa. A portarlo in Germania è il Borussia Moenchengladbach, club grazie al quale conquista la maglia della Nazionale svedese.

    Nel 1994 prende parte ai Mondiali americani, in occasione dei quali mette a segno anche 4 reti. Anche con la maglia del Borussia continua a segnare goal su goal e, nell'estate del 1996, la Roma decide di aggiungerlo al suo già ricco parco-attaccanti composto da Balbo, Fonseca, Totti e Delvecchio.

    In giallorosso, però, la sua avventura è un flop totale: Carlos Bianchi non lo vede e lo fa giocare appena 3 volte, per un totale di 50 minuti. A gennaio fa ritorno al Borussia Moenchengladbach. Dopo aver indossato anche le maglie di Blackburn ed Amburgo, chiude la carriera nel 1999, a soli 31 anni.
     

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    THOMAS HITZLSPERGER

    Cresciuto nel Bayern Monaco, è l'Aston Villa a credere nel centrocampista tedesco che firma proprio coi 'Villans' il suo primo contratto da professionista. Nel 2005 torna in patria, allo Stoccarda, dove si guadagna il soprannome di 'The Hammer' - il Martello - per via della potenza del suo tiro.

    Nel gennaio del 2010, la Lazio lo porta in Italia. Su di lui ci sono grandi aspettative, ma Reja non lo 'vede': appena 6 presenze per lui (e 1 goal contro l'Udinese) e a fine stagione l'addio. Passa al West Ham, poi al Wolfsburg ed infine all'Everton dove, nel 2013, gioca la sua ultima partita.

    Nel corso della carriera di Hitzlsperger non sono mancati gli episodi di cronaca: nell'estate del 2011 rischiò l'arresto a Londra per guida ad alta velocità, nel 2014 invece si tornò a parlare di lui quando fece coming out, dichiarandosi omosessuale.

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    DAMIR STOJAK

    Stagione 1997-98, il Napoli è in affanno e rischia la retrocessione. A gennaio, ceduto il 'bidone' Calderon, gli azzurri si aggiudicano un 22enne serbo, tale Damir Stojak reduce da brillanti stagioni al Vojvodina.

    Di lui si dice un gran bene, l'atalantino Dundjerski, suo connazionale lo paragona ad Enrico Chiesa. "Stessa capacità di vedere la porta,stessa rapidità nel tiro, grande tecnica. Tira di destro e sinistro. Per me farà bene in Italia, si adatterà presto”, disse. Contro il Vicenza vive una giornata da sogno e trova il suo primo goal in campionato. Peccato che da lì a fine stagione ne segnerà solo un altro e che il Napoli retrocederà in malo modo.

    A fine stagione il Napoli lo gira in prestito all'Eintracht Francoforte, poi al Lugano. Veste ancora una volta la maglia del Napoli per una sola gara nel 2000, poi va in Belgio. La sua carriera si conclude nel 2003, l'ultima maglia da lui indossata sarà quella del Visè.
     

  123. -

    SAVIO NSEREKO

    Nato in Uganda, ma trasferitosi giovanissimo in Germania, il giovane Savio inizia a giocare a calcio col Monaco 1860 ma, appena 15enne, si trasferisce al Brescia. Di lui si dice un gran bene e il club lombardo lo fa anche esordire in Prima squadra, trovando persino i primi goal.

    Attorno a lui si crea grande entusiasmo e, dopo un breve passaggio al West Ham, è la Fiorentina a puntare su di lui: il club viola lo paga 3 milioni più il cartellino Da Costa. In viola, però, Savio si rivelerà un clamoroso flop: 0 presenze per lui prima della cessione al Bologna. Altro flop.

    Nel 2010 torna al Monaco 1860, poi al Cermonorec, alla Juve Stabia e al Vaslui. Adesso veste la maglia dell'Atıraw, in Kazakistan.
     

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    HECTOR TAPIA

    Reduce da un brillante 10° posto con Mazzone, il Perugia si presenta ai nastri di partenza della stagione 2010-2011 con in panchina Serse Cosmi ed in avanti, in sostituzione di Nicola Amoruso, un cileno di 23 anni protagonista in patria prima col Colo Colo e poi con l'Universidad Catolica: Héctor Tapia.

    L'impatto col calcio italiano del giovane sudamericano, però, è drammatico. Il suo debutto arriva alla 'Scala del Calcio', nel finale di un match contro il Milan. Poi gioca un tempo col Verona, 8 minuti col Lecce e 27 col Bologna: 101 minuti in totale, 0 goal. La stagione successiva andrà ancora peggio: 0 presenze e, a gennaio, le valigie: Tapia torna in patria, al Colo Colo.

    Dopo aver vissuto un paio di stagioni in Cile, Tapia calca i campi della Ligue 1 con il Lille, poi va in Brasile, al Cruzeiro e in Svizzera, al Thun. La sua carriera si chiuderà nel 2009, con i cileni del Palestino. Adesso è l'allenatore del Colo Colo.
     

  125. -

    JOHNNIER MONTANO

    Giunto in Italia dopo le esperienze in Colombia ed in Argentina, Johnnier Montano fu presentato come un talento dal sicuro futuro. Tesserato dal Parma nel 1999, approda in Serie A a soli 16 anni, risultando il giocatore più giovane del campionato. Nel Parma ci sono Crespo ed Amoroso e Montano, ovviamente, fatica a trovare spazio. Gioca col contagocce per due stagioni, prima di essere girato al Verona. In terra scaligera ritrova Malesani ma vive un'annata no che si conclude con la retrocessione del club.

    L'anno dopo passa al Piacenza, club col quale trova il suo primo (e unico) goal in A e la sua seconda retrocessione consecutiva. Afflitto dalla nostalgia di casa, a Natale scappa in Colombia senza alcun permesso e rientra a Piacenza soltanto a febbraio, guadagnandosi l'aggressione di alcuni tifosi emiliani. Col club è rottura totale e Montano torna a Parma.

    Il Parma, stavolta, lo rispedisce in Sudamerica, da dove Montano inizia un piccolo giro del Mondo senza mai esprimersi al massimo delle sue potenzialità, complice anche il suo carattere fumantino. Adesso milita in Perù, dove ha da poco firmato con lo Sport Boys Association.

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    SIYABONGA NOMVETHE

    Nato e cresciuto calcisticamente in Sudafrica, Nomvethe è un esterno rapido e tecnicamente dotato. Messosi in luce in patria, nell'estate del 2001 viene notato dall'Udinese che, sempre attenta ai talenti sparsi in giro per il Mondo lo porta in Italia all'età di 23 anni.

    Sulla panchina friulana siede Roy Hodgson (rimpiazzato poi da Ventura), ma per Nomvethe le occasioni sono poche: appena 14 presenze, nessun goal e pochi numeri per farsi notare. Dopo una stagione da spettatore, nel 2003 passa in prestito alla Salernitana, in Serie B, dove mette a segno 2 reti ma gioca appena 17 volte.

    Dopo un breve passaggio all'Empoli, Nomvethe decide di lasciare l'Italia. Si trasferisce in Svezia, al Djurgardens, prima di tornare in patria, all'Orlando Pirates. Dopo aver vestito la maglia dell'Aalborg, in Danimarca, adesso milita nuovamente in Sudafrica, dove indossa la maglia del Moroka Swallows.

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    SAADI GHEDDAFI

    Figlio dell'allora capo di stato libico, Saadi Gheddafi coltiva da sempre una passione per il calcio. Tifoso (e socio) della Juventus, veste le maglie dei due club di Tripoli (Al-Ahly e Al-Ittihad) prima di tentare l'esperienza che ha sempre sognato: giocare in Italia.

    A concedergli la chance è il Perugia del vulcanico presidente Gaucci che lo porta in Italia nell'estate del 2003. Saadi realizza il suo sogno scendendo in campo contro la sua squadra del cuore, la Juventus. Sarà quella l'unica presenza in Serie A con la maglia del Perugia.

    Due anni dopo passa all'Udinese, dove ha ancora una volta l'opportunità di scendere in campo. Infine, è la Sampdoria a tesserarlo, ma - senza mai vestire la maglia blucerchiata in partite ufficiali - Gheddafi decide di smettere col calcio nel 2007.

  128. -

    COSTINHA

    Diventato una delle leggende del Porto con quel goal al Manchester United e la Champions vinta agli ordini del suo mentore Mourinho, questo ragazzotto portoghese classe '74 dallo stile mai sobrio arriva all'Atalanta nel settembre del 2007 con la nomea del campione navigato. A Bergamo pensano di aver trovato il giocatore con cui poter fare il salto di qualità. C'è bisogno di dire che si sbaglieranno?

    Costinha sbarca a Zingonia con la sua mitica e poco vistosa Lamborghini gialla, tanto per non far saltare all'occhio che avrebbe guadagnato 750 mila euro all'anno per le successive tre stagioni. Anzi, per gli unici 54 minuti in cui è sceso in campo prima di far perdere le tracce: "Piuttosto di farmi giocare hanno comprato Zanetti e De Ascentiis. Dio ha voluto mandarmi a Bergamo per farmi capire come non si deve fare questo mestiere", disse qualche tempo dopo.

    Lascia finalmente l'Atalanta nel 2010, ma non il suo stile da 'american gangster'. Dopo le esperienze come direttore sportivo allo Sporting e al Servette, inizia la carriera da allenatore al Beira-Mar e poi passa al Pacos Ferreira, ma dà le dimissioni dopo nemmeno un anno. Oggi è di nuovo libero, come nell'estate nel 2007, ma questa volta non accetterebbe mai un'offerta dall'Atalanta.

  129. -

    KERLON

    Meglio noto come 'Foquinha', per la sua abilità di dribblare gli avversari palleggiando di testa con il pallone, fu paragonato a Ronaldinho e quasi ammazzato da Coelho (non Paulo) irritato dalla 'piccola foca' al punto da beccarsi 10 giornate di squalifica. Le giocate di Kerlon fanno milioni di visualizzazioni su 'Youtube', milioni come i suoi infortuni.

    Nonostante la fragilità fisica, però, quel vecchio volpone di Raiola riesce a piazzarlo all'Inter, che lo parcheggia al Chievo dove accumula appena 67 minuti. La stagione successiva viene girato in prestito all'Ajax, ma il ginocchio fa ancora crack e l'ennesima operazione gli stronca definitivamente la carriera. Lasciò l'Inter nel 2011, senza mai scendere in campo.

    Tornato in Brasile, il Paranà si accorse per tempo che era rotto e decise di scaricarlo. Kerlon ricominciò allora addirittura dalla terze serie giapponese, al Fujieda, riuscendo finalmente a giocare e segnare con continuità prima di una nuova ricaduta. Oggi, a 27 anni, lo sfortunato 'Foquinha' palleggia ancora al Weymouth Wales, nel campionato barbadiano. Ammesso che esista...

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    HAZEM EMAM

    Figlio d'arte, il padre era stato un attaccante dello Zamalek, muove nello stesso club i primi passi da calciatore. Nel 1996 vive una Coppa d'Africa da protagonista che gli valse un contratto in Italia, all'Udinese.

    Mister Zaccheroni dispone di Poggi, Bierhoff e Amoroso e per Emam lo spazio non è tantissimo. Dopo pochi mesi, in un match contro il Perugia, Emam viene mandato in campo al 51' al posto di Amoroso, ma dopo appena 7 minuti l'Udinese resta in dieci e Zaccheroni decide di sostituirlo. Lui lascia il campo in lacrime. E' l'unica immagine che ha lasciato nelle sue 11 anonime presenze in Serie A.

    Al termine dell'avventura a Udine, lo 'Zico delle Piramidi' viene ceduto in prestito agli olandesi del De Graafschap, ma anche in Eredivise stecca. Rientrato a Udine, è lo Zamalek a riportarlo in patria. Ad oggi veste ancora la maglia del club egiziano.

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    MAURO FORMICA

    Nato a Rosario, da giovanissimo entra a far parte dell'organico del Newell's, club col quale esordisce in prima squadra a 18 anni. Trequartista molto tecnico, colpisce sin da subito gli osservatori europei e si ritrova ad essere ad un passo prima dal Genoa e poi dal Catania. Passa invece al Blackburn, dove - invece - non incanta affatto.

    Dopo un nuovo tentativo del Catania, è il Palermo a portarlo in Italia. E' l'inverno del 2013 e a dirigere il mercato rosanero c'è proprio quel Pietro Lo Monaco che da sempre lo cercava. A Palermo, però, Formica sprofonda insieme alla squadra che termina a sorpresa in Serie B. Un solo goal per lui e soltanto 7 presenze totali. Un vero e proprio flop.

    Dopo la retrocessione del Palermo, Formica rientra al Blackburn che lo cede a titolo definitivo al Cruz Azul, in Messico. In America, Formica conquista la 'Champions League della Concacaf' che gli permette di partecipare anche al Mondiale per Club 2014. Ancora oggi veste la maglia del club messicano.

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    MARCUS ALLBACK

    Tanti goal con l'Orgryte, poi il passaggio a Lyngby e, all'età di 24 anni, la chance: nell'estate del 1997 il Bari gli propone un'esperienza in Italia, Allback accetta con entusiasmo. Fresca neopromossa, la squadra pugliese regala il 'bomber' svedese ad Eugenio Fascetti.

    Il tecnico del Bari, almeno inizialmente, sembra volersi affidare a lui, nonostante la presenza in organico di Masinga, Guerrero e Ventola. Allback debutta alla decima giornata, Fascetti lo manda in campo con continuità, ma di goal nemmeno l'ombra. Alla fine della stagione, le presenze saranno 16, i goal 0.

    Inevitabile il divorzio, Allback torna all'Orgryte e, a suon di goal, si conquista il trasferimento all'Heerenveen. Goal a raffica anche in Olanda che gli valgono un posto da titolare in Nazionale (con la quale disputerà 2 Mondiali e 2 Europei). Dopo le esperienze con Aston Villa, Hansa Rostock e Copenaghen, il ritorno all'Orgryte e poi l'addio al calcio. Attualmente fa parte dello staff tecnico della Nazionale svedese.

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    MAGNUS HEDMAN

    Raccogliere l'eredità di un 'mostro sacro' come Thomas Ravelli, in Svezia, non era certo facile ma Magnus Hedman, portiere dell'AIK Solna, si conquistò la fiducia di c.t. e ambiente e dal 1997 iniziò a difendere la porta della Nazionale scandinava. Contestualmente, si trasferì prima al Coventry e poi al Celtic, ma in Scozia non riesce ad imporsi come titolare.

    Nel gennaio del 2004, l'Ancona - in situazione di classifica disperata - punta su di lui, all'epoca 30enne. Hedman, però, gioca appena 3 gare per poi lasciare il posto a Marcon e tornare in Scozia al termine della stagione.

    Deluso per le scarse soddisfazioni ottenute, Hedman dice addio al calcio nel 2005. Tuttavia, nel 2006, convinto dal Chelsea, torna a giocare ma non andò oltre qualche panchina, come vice di Hilario.

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    MAURO OBOLO

    I primi calci col Boca Juniors, il debutto e i primi goal col Velez, la consacrazione con il Belgrano: Mauro Obolo, all'età di 21 anni, sembra uno dei bomber sudamericani più promettenti e così il Piacenza, dopo aver abbattuto il 'muro stranieri', punta su di lui per il ruolo di vice-Hubner.

    Il Velez, proprietario del cartellino del giocatore, non vuole privarsene, rifiuta l'offerta del Napoli (si parla di circa 10 miliardi di lire) e lo presta al Piacenza. In panchina c'è Agostinelli, in attacco il 'bisonte' Hubner: Obolo, soprannominato 'Ivan il Terribile', di terribile ha davvero poco: 7 le sue presenze in Serie A, 0 i goal, Piacenza retrocesso e volo di ritorno per l'Argentina.

    Belgrano, Lanus e Arsenal di Sarandì gli offrono la chance del riscatto: lui la sfrutta e torna in Europa, all'AIK Solna, dove ben si comporta. Rientrato in Sudamerica, dove ha costruito una buona immagine di sè, adesso gioca in Cile con la maglia dell'Universidad Catolica.

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    ERNESTO FARIAS

    Goal a raffica con la maglia dell'Estudiantes, una media superiore di una rete ogni due partite. "El Tecla", dopo anni di goal a raffica in Argentina, approda dunque in Italia nell'estate del 2004 quando il neopromosso Palermo decide di aggiungerlo al 'roster' degli attaccanti composto da Toni, Zauli, Possanzini e Brienza.

    Guidolin, sin dall'inizio, prova a dare fiducia al giovane argentino che però fatica a convincere. 13 presenze e nessun goal fino a gennaio, poi la cessione, nel mercato invernale, agli argentini del River Plate.

    Dopo due annate positive vissute col River, Farias torna in Europa e si riscatta: al Porto torna a segnare a ritmi vertiginosi. Adesso, a 34 anni, veste la maglia del Cruzeiro.

  136. .

    WARLEY

    La sua figurina è una di quelle che ti è rimasta più impressa, ma non sai bene il perché. Non lo sa neanche l'Udinese il perché una notte di mezza estate del 1999 decise di acquistare il 21enne brasiliano Warley dal Rentistas per ben 9 milioni di dollari. Si dice che i friulani per i giovani hanno fiuto, ma quella volta avevano il naso tappato.

    Warley viene infatti ricordato più che altro per esser stato coinvolto nello scandalo 'Passaportopoli'. Diceva di avere i nonni portoghesi, ma il 'portoghese' in realtà lo faceva soltanto lui. Un giorno, però, dopo una trasferta europea in Polonia dove tra l'altro Warley segnò, la polizia doganale si accorse che qualcosa non andava e per l'Udinese furono guai.

    Il club di Pozzo fu condannato a pagare una multa (poi dimezzata) di 3 miliardi delle vecchie lire, mentre a Warley fu commiata una squalifica (poi dimezzata anche quella) di 12 mesi. Dopo tre stagioni e tre reti in maglia bianconera, Warley se ne tornò mestamente a finire la carriera in patria. Da cittadino brasiliano.

  137. Getty

    ATSUSHI YANAGISAWA

    Quando Zico ti definisce il suo erede, è difficile mantenere le aspettative. E' successo a 'Yanagi', che dopo essere diventato una superstar in Giappone e segnato anche all'Italia in amichevole, sbarca nell'estate del 2003 alla Sampdoria. A portarlo in Liguria fu Beppe Marotta, lo stesso che portò a Venezia Nanami. Errare è umano, ma perseverare... è diabolico!

    Come tutti i bidoni Yanagi parte bene, ma tra difficoltà linguistiche e psicologiche collezionerà appena 14 presenze e ovviamente zero goal. La Samp decide così di rispedirlo al Kashima, ma su di lui è già pronto a scommettere il neopromosso Messina di Franza.

    In Sicilia Yanagi segna un goal, in Coppa Italia all'Acireale, ma in campionato fallisce ancora e non è una consolazione il fatto che l'amico-bidone Ogasawara faccia peggio di lui. Tornato in Giappone fa pace con il goal e nel gennaio di quest'anno, a 37 anni, ha annunciato il ritiro. Per buona pace di Zico.

  138. -

    CYRIL DOMORAUD

    Nato in Costa D'Avorio, Domoraud si impone nel calcio in Francia, con le maglie di Bordeaux e Olympique Marsiglia. Difensore roccioso, le sue buone prestazioni con la maglia dell'OM attirano l'attenzione dei top club italiani.

    Nell'estate del 1999 approda all'Inter ma, chiuso dall'ex compagno Blanc, mette insieme appena 6 presenze nella stagione targata Marcello Lippi. A fine stagione fa mestamente ritorno in Francia, in prestito al Bastia.

    In Corsica vive una stagione tutto sommato positiva e, una volta rientrato all'Inter, i nerazzurri lo cedono al Milan in cambio di Thomas Helveg. In rossonero, però, disputa solo una gara amichevole e, pochi giorni dopo il suo ingaggio, riparte per la Francia, destinazione Monaco. Nel 2008 dice basta al calcio, dopo aver vestito anche le maglie di Espanyol, Konyaspor, Creteil e Africa Sports.

  139. Getty Images

    WILFRIED DALMAT

    Classico 'fratello d'arte', Wilfried Dalmat approda in Italia nel gennaio del 2004, pochi mesi dopo il passaggio del fratello Stèphane dall'Inter al Tottenham. Wilfried, dopo le esperienze in Francia con le maglie di Nantes, Marsiglia, Chateauroux e Grenoble, ha l'occasione di calcare i campi della Serie A.

    A puntare su di lui è il Lecce guidato da Zeman che chiude la stagione con un onorevole 11° posto. L'annata di Dalmat è però contraddistinta da appena 7 presenze ed 1 goal, realizzato in occasione di un Lecce-Perugia, terminato 1-2 per gli umbri. A fine stagione, rientra al Grenoble.

    Dopo un anno vissuto al Grenoble, Dalmat jr. inizia il suo girovagare: Santander, Mons, Standard Liegi, Club Brugge, Orduspor, Karsiyaka, Boluspor e Panetolikos nel suo destino. Adesso milita nella Royal White Star di Bruxelles, in Belgio.

  140. Getty Images

    DJIBRIL DIAWARA

    Diawara incarna in pieno il concetto di 'flop'. Arrivato in Italia dal Monaco, dopo aver disputato persino la Champions League, a Torino - sponda granata - si attendono un difensore in grado di fare la differenza. E' il Toro del presidente Vidulich e di mister Mondonico che, nell'estate del 1999, lo accoglie in Italia.

    Con la maglia granata addosso, però, Diawara non riesce a lasciare il segno. Galante e Maltagliati sono la coppia titolare, lui fatica a trovare spazio e, quando lo fa, non fa bella figura. Nel 2000, innervosito da cori razzisti provenienti dal settore occupato dai tifosi del Bari, viene colpito da Del Grosso e reagisce ma... sbaglia bersaglio: sputo e calcio all'incolpevole Garzya. A fine stagione il Toro va in B, ma lui non riesce a ben figurare nemmeno in cadetteria.

    Nel 2001 va in prestito al Bolton, poi rientra al Torino che riesce a liberarsene girandolo in prestito al Cosenza, in Serie B. Anche lì, però, complice - si dice - anche una vita sregolata, non riesce a distinguersi e a sorpresa, a soli 27 anni, decide di smettere col calcio.

  141. Getty Images

    JEREMIE BRECHET

    Messosi in evidenza nel 'primo' Lione dei record, Brechet approda a 24 anni in Italia, nell'estate del 2003 quando l'Inter lo sceglie per provare a risolvere lo storico problema del laterale mancino, non certo risolto dall'ingaggio di Gresko.

    In nerazzurro, però, Brechet non riesce mai a prendersi la scena. E' l'Inter di Hector Cuper, ma Brechet lascia il segno per la prima volta regalando a Shevchenko un goal nel derby. Non benissimo. Un altro errore contro il Brescia, poi in un Inter-Empoli, Tavano lo irride e offre a Rocchi il goal-partita nel recupero. Titoli di coda.

    L'Inter lo spedisce in Spagna, al Real Sociedad, poi Brechet torna in patria dove veste la maglia del Sochaux. Dopo un breve passaggio al PSV e ancora tanta Ligue 1 con Sochaux, Troyes e Bordeaux, è passato al Gazelec Ajaccio in Ligue 2, annunciando il ritiro al termine della stagione 2017/18.

  142. -

    HUGO RUBIO

    Nell'estate del 1988 il Bologna, appena neopromosso, decide di pescare nuovi talenti all'estero. Il ds Governato pesca in Cile due attaccanti: Ivan Zamorano (giovane 21enne) e Hugo Rubio (esperto 28enne). Entrambi approdano a Bologna, ma alla fine mister Maifredi sceglie Rubio e Zamorano finisce al San Gallo.

    E proprio mentre Zamorano inizia a segnare goal a raffica, Rubio non riesce a fare altrettanto con il Bologna. Il cileno delude, Maifredi inizia a preferirgli Lorenzo e Marronaro e al termine della stagione, Rubio non riuscirà mai a realizzare un goal in Serie A. Il Bologna si salva, Rubio no e, ironia della sorte, raggiunge Zamorano al San Gallo.

    Le due carriere, da lì, prendono due strade opposte: Zamorano, a suon di goal, incanta con le maglie di Siviglia, Real Madrid e Inter diventando - insieme con Salas - il simbolo del calcio cileno. Rubio, invece, vedrà per l'ultima volta la maglia della Nazionale nel 1991, per poi lasciare il calcio 5 anni dopo.

  143. ATHIRSON

    E' nel febbraio del 2001 che la Juventus, su suggerimento di Omar Sivori, porta in Italia un promettente laterale mancino brasiliano, cresciuto nel Flamengo e già capace di ottenere qualche convocazione nella Seleçao. Alla Juventus serviva un laterale mancino, Roberto Carlos costava troppo e allora decise di puntare su Athirson. Beh, non proprio la stessa cosa...

    Con la maglia bianconera, in quello spezzone di stagione, metterà assieme appena 5 presenze. L'anno dopo sulla panchina della Juventus torna Marcello Lippi che non punta mai sul giocatore, spingendo la società a rispedirlo al Flamengo, in prestito, appena un anno dopo il suo arrivo. Nel 2003 arriva addirittura la rescissione del contratto.

    Athirson ha però un'altra ghiotta occasione: su di lui punta il Bayer Leverkusen. In Germania non sfigura più di tanto, pur senza eccellere ma dopo due stagioni decide di tornare in Brasile. Dopo aver vestito anche le maglie di Botafogo, Brasiliense e Portoguesa, nel 2011 decide di smettere.

  144. -

    DAVOR ČOP

    Nell'estate del 1987, un Empoli voglioso di mantenere la categoria decide di affiancare al centravanti principe Ekstroem, il semisconosciuto croato Davor Čop. La pronuncia esatta, fanno sapere, è  'Ciop'. Un cognome da barzelletta annunciata.

    Pagato 40 milioni di lire (sì, avete capito bene!), 'Ciop' contribuì alla mesta retrocessione dell'Empoli in Serie B con nove presenze e nessun goal. I dirigenti toscani si erano fatti accecare dai 37 goal in due stagioni segnati con la Dinamo Vinkovci, ma l'allora tecnico dell'Empoli Salvemini lo bocciò già nel pre-campionato.

    Tornato nella sua Vinkovci, che nel frattempo aveva cambiato nome in Cibalia, chiuse la carriera nel '94 prima di tentare una breve e infruttuosa esperienza da allenatore. Quattro anni prima del ritiro festeggiò la nascita del figlio Duje, appena approdato al Cagliari dopo tre stagioni da protagonista con la Dinamo Zagabria. Tale padre, tale figlio? Speriamo per lui di no...

  145. Getty Images

    JOHN ALOISI

    Nel novembre del 1995, la Cremonese di Gigi Simoni porta in Italia un giovane attaccante australiano, tale John Aloisi. Il suo debutto è da sogno: goal dopo 2 minuti nel match vinco contro il Padova. L'inizio di un sogno? Niente affatto, Aloisi troverà soltanto un'altra volta la via del goal a fronte delle 22 gare disputate e la Cremonese retrocederà in Serie B.

    Neanche in cadetteria, Aloisi riesce a distinguersi. Appena 2 goal nella stagione successiva culminata con l'incredibile retrocessione della Cremonese in C1. Aloisi lascia così l'Italia per vestire la maglia del Portsmouth e lì rinasce: tanti goal e una carriera che riparte: l'ex oggetto misterioso della Cremonese diventa il centravanti della Nazionale australiana, guidata anche ai Mondiali del 2006.

    Dopo tanti goal con le maglie di Portsmouth, Coventry, Osasuna e Alaves, Aloisi conclude la carriera in patria, nel 2011. Adesso è un allenatore.

  146. -

    RABIU AFOLABI

    Capitano della Nigeria Under 20, difensore dalla sicura affidabilità per lo Standard Liegi: alla fine degli anni '90, Afolabi è descritto come uno dei difensori migliori in prospettiva. Il Napoli, così appena tornato in A nell'estate del 2000, punta su di lui prelevandolo in prestito dal club belga.

    E' il Napoli di Zeman, che insieme ad Afolabi accoglie anche Saber, Quiroga, Husain e Stojak: nessuno di loro, però, riuscirà a trovare continuità di impiego e di rendimento. Afolabi, addirittura, non vede nemmeno una volta il campo. Siede in panchina 4 volte, l'ultima a febbraio, e a fine stagione lascia il Napoli (retrocesso) per rientrare allo Standard.

    La parentesi Napoli rappresenta però un'involuzione, per lui. Allo Standard non dà la stessa stabilità di un tempo e dopo due anni va in Austria. Pian piano, con le maglie di Austria Vienna, Sochaux e Salisburgo, ritrova se stesso. Veste anche la maglia del Monaco, prima di vivere un'esperienza in Danimarca. Forse a quel Napoli, Afolabi avrebbe fatto comodo.

  147. -

    ANDREAS ANDERSSON

    Classica prima punta in pieno stile anni '90, Andreas Andersson si guadagna gli onori della cronaca in patria a suon di goal, messi a segno con la prestigiosa maglia del Goteborg. Così, il Milan di Fabio Capello nel 1997 decide di portarlo in Italia pagandolo 3 miliardi di vecchie lire.

    In Italia, però, Andersson fatica ad ambientarsi. Chiuso da un altro nuovo acquisto, Kluivert, lo spazio per lui è poco ed il suo primo goal arriva soltanto ad ottobre: è il goal-partita di un Empoli-Milan.

    A fine stagione, dopo aver messo insieme soltanto 13 presenze ed 1 goal, arriva l'offerta del Newcastle ed il Milan decide di non trattenerlo. Anche in Inghilterra, però, lo svedese annaspa e per tornare ad andare in goal con regolarità è costretto a tornare in patria, all'AIK, dove conclude la carriera nel 2005.

  148. -

    ADRIAN PIT

    Cresciuto in Romania, nell'UTA Arad, Adrian Pit approda in Italia dopo una positiva esperienza in Svizzera, al Bellinzona. E' la Roma a puntare su di lui nel 2007, ma dopo un anno avaro di soddisfazioni passa in prestito al Pisa.

    Anche al Pisa, però, le cose per lui non vanno benissimo. Un infortunio al ginocchio lo blocca proprio nel momento migliore e a fine stagione torna nuovamente alla Roma.

    Anche stavolta, però, in maglia giallorossa le chance scarseggiano: esordisce ad ottobre, poi il 31 gennaio (sua seconda presenza) offre ad Okaka l'assist per il goal-partita contro il Siena. Il giorno dopo, però, viene ceduto alla Triestina. Attualmente milita nel Khazar Lankaran, in Azerbaijan.

  149. Getty

    ALEKSANDAR PRIJOVIC

    Classe 1990, la sua esperienza italiana è limitata a una sola presenza in Serie A, senza alcuna foto a documentarla: appena 6' in un Reggina-Parma 2-1 della stagione 2007/08. A 18 anni appena compiuti, quello che pareva un promettente punto di partenza si rivelò essere un unicum, relegandolo al ruolo di meteora.

    Centravanti possente da un metro e 90 d'altezza, Prijovic una volta lasciata l'Italia ha girovagato per l'Europa, con risultati alterni: serie minori inglesi, tanta Svizzera (è nato a San Gallo da genitori serbi), Svezia con il Djurgarden, Polonia con il Legia Varsavia, fino all'approdo in Grecia al PAOK.

    Nell'ultima stagione si è laureato capocanonniere della Superleague greca con 19 goal: un exploit che gli è valso la convocazione nei 23 della Serbia per Russia 2018. Chi lo avrebbe mai detto?

  150. Getty Images

    RONNIE O'BRIEN

    Nell'estate del 1999, una Juventus in crisi d'identità aggiunge alla sua collezione di meteore un 20enne irlandese di cui nessuno sa nulla. L'erede di Brady (qualcuno ha provato a definirlo così) firma inspiegabilmente un contratto quinquennale con i bianconeri ed il perché di questo lungo legame rimane ancora oggi un mistero.

    O'Brien probabilmente aveva un buon procuratore o forse è stato consigliato alla Juve dall'ex dal dente avvelenato Ravanelli, che dal Middlesbrough aveva fatto ingannevoli recensioni. Fatto sta che il povero Robbie alla Juventus non vede il campo e dopo una serie infinita di prestiti (e stipendi non pagati) emigra in America, dove otterrà un discreto successo.

    Ma come ha fatto allora O'Brien ad essere eletto miglior giocatore della Juventus nel 1999? Merito di un gruppo di studenti irlandesi, che tramite un massiccio giro di email è riuscito a falsare il sondaggio di 'Juventus.it'. E con lo stesso metodo O'Brien guidava, davanti ad Einstein e Martin Luther King, il sondaggio online sui 'Personaggi del secolo' indetto da 'Time Magazine' prima di venire inevitabilmente escluso.

  151. -

    RAPHAEL CHUKWU

    L''uomo dal tiro che uccide', così lo chiamavano in Sud Africa, sbarca al Bari nell'estate del 1999 ma le cose si mettono subito male. L'allora 24enne nigeriano non supera le visite mediche, ma nessuno sa realmente il perché e qualcuno spiffera che il povero Chuwku sia addirittura malato di AIDS.

    Mentre il connazionale Enyinnaya fa le prove per diventare una delle meteore più amate della Serie A, Chuwku finisce ai margini della rosa. Ma in suo aiuto interviene la FIFA: "Il giocatore va protetto, non discriminato", e il Bari si trova così costretto a tenerlo sotto contratto.

    Viene rimandato in Sud Africa, poi viene definitivo 'guarito', ma il Bari nel frattempo era retrocesso e per lui le porte della Serie A non si spalancarono mai. Oggi il 'malato immaginario' è diventato un ricco magnate della telecomunicazione nigeriana. Si può dire che è benestante... in tutti i sensi.

  152. www.torinofc.it

    DOLLY MENGA

    Nel gennaio 2013, la coppia Cairo-Petrachi mette le mani su Dolly Menga, centrocampista belga-angolano non ancora ventenne proveniente dal campionato belga. Un giocatore che nel Lierse aveva collezionato buoni risultati, prima di litigare con l'allenatore Ramzy e finire fuori squadra. Al Torino farà la comparsa, con un solo, infinitesimale gettone di presenza, subentrando ad Alessio Cerci nel recupero di Torino-Cagliari 4-3.

    Terminata rapidamente l'esperienza italiana, Dolly si è spostato in Portogallo, dove ha giocato con alterne fortune nelle squadre riserve di Benfica e Braga. Un po' di visibilità in più gli è arrivata dalla Nazionale angolana, con cui ha fatto il suo debutto nel 2014.

  153. -

    IANIS ZICU

    Per un calciatore rumeno, che come ruolo ricopre quello di trequartista, l'appellativo di "nuovo Hagi" è più che pesante. Zicu, cresciuto nella Dinamo Bucarest, sembrava avere tutti i requisiti giusti per una carriera da protagonista.

    Nel 2004 l'Inter decide di puntare su di lui, pagandolo 800.000 euro ma girandolo subito al Parma. Non convince, non segna e si fa male: finisce così l'avventura in gialloblù. L'Inter smette di credere in lui, lo presta a più riprese prima di cederlo definitivamente.

    Adesso Zicu milita nella Serie B rumena, indossando la maglia del Targu Mures. Una fine decisamente diversa da quella prospettata ad inizio carriera.

  154. -

    BETO

    A metà degli Anni '90, in Brasile, inizia a brillare la stella di Joubert Araùjo Martins, detto Beto. "Non abbiamo bisogno di Baggio, Beto è un degno sostituto", dichiarò Ferlaino quando nell'estate del '96 lo portò a Napoli.

    Arrivato insieme al connazionale Caio, raggiunge un altro brasiliano, Andrè Cruz, ma a Napoli non riesce a lasciare il segno. Qualche lampo, 4 goal, ma tanta discontinuità. A fine stagione, gli azzurri lo rispediscono in Brasile, puntando su Giannini e Rossitto.

    Beto riparte per il Brasile dove veste diverse maglie prima di tuffarsi nell'avventura giapponese, ad Hiroshima. Ma dopo una rissa, con conseguente arresto, è costretto a lasciare anche il Sol Levante. Nel 2009 dà l'addio al calcio.

  155. Getty Images

    LEANDRO

    L'estate del 2000 è quella che segna l'addio di Gabriel Batistuta alla Fiorentina. Per sostituire il 'Re Leone', l'attaccante più sempre della storia viola, il club punta su Leandro Amaral, pagato 3.5 miliardi di lire.

    L'inizio della sua avventura in viola appare promettente ma ben presto, complici alcuni problemi al ginocchio, Leandro fatica a confermarsi. Chiesa e Nuno Gomes gli chiudono gli spazi e a fine stagione il divorzio è scontato.

    La Fiorentina lo gira in prestito al Gremio al termine della stagione, per poi cederlo a titolo definitivo al San Paolo. L'ultima maglia indossata da Leandro sarà proprio quella 'rubronegro' della squadra di Zico.

  156. Getty Images

    REINALDO

    Un inizio di carriera straordinario con l'Atletico Mineiro, convince l'Anderlecht a portarlo in Europa. Dipinto come un potenziale fenomeno e divenuto punto di forza del Brasile Under 20, in Belgio il giovane brasiliano 'stecca', ma il suo paracadute si chiama Verona.

    Nell'estate del 1996 gli scaligeri puntano su di lui, ma nonostante di concorrenza ne abbia ben poca, Reinaldo non riesce a convincere Gigi Cagni il quale, dopo averlo mandato in campo nei minuti finali del match d'esordio contro il Milan (perso dall'Hellas per 4-1 nel giorno del super-goal di Weah) non gli farà mai più vedere il campo nemmeno per un minuto.

    Problemi caratteriali e limiti tecnici lo conducono via dall'Italia dopo appena qualche mese e il suo girovagare senza mai brillare per i campi brasiliani prosegue fino al 2007, quando decide di smettere.

  157. -

    HARVEY ESAJAS

    Va a scuola con Seedorf, Davids e Kluivert, ma dopo un inizio da futuro campione si perde e a 25 anni finisce in terza divisione spagnola, senza stipendio e con la necessità di trovarsi un altro lavoro come cuoco in ristorante locale.

    Arriva a pesare 100 kg, ma mantiene il rapporto col grande amico Seedorf che nel 2004 lo porta nell'ufficio di un incredulo Galliani per convincerlo a prenderlo nel Milan. L'ad rossonero pensa sia uno scherzo, ma alla fine accetta ed Esajas, dopo aver perso 12 kg, si guadagna un contratto annuale al Milan.

    Riesce addirittura ad esordire in Coppa Italia contro il Palermo e si siederà in panchina nella finale di Champions persa contro il Liverpool. Tutti sognano di poter giocare nel Milan se ce l'ha fatta lui, anche se per Esajas il sogno dura appena 12 mesi: chiuderà la carriera al Lecco prima di far perdere nuovamente le sue tracce. Ma pare che qualcuno lo abbia avvistato a Casoria, patria della mozzarella di bufala...

  158. -

    BENJAMIN ONWUACHI

    Cresciuto insieme a Oba Oba Martins, Benjamin sembra poter seguire la stessa strada del connazionale quando nel 2002 viene acquistato dalla Reggiana. Nella Primavera del club emiliano segna caterve di goal, al punto di meritarsi la chiamata della Juventus, che nell'estate del 2004 batte la concorrenza di Milan ed Inter assicurandosi il ragazzo per 600.000 euro.

    L'inizio di Benjamin è da futuro campione: vince il Torneo di Viareggio insieme all'altro 'predestinato' Chiumiento ed esordisce in Coppa Italia con la prima squadra segnando la rete decisiva in casa del Siena. L'inizio della fine per Benjamin, che dopo una discreta stagione in Serie B alla Salernitana viene sbolognato all'estero.

    La Juventus lo cede allo Standard Liegi, che dopo pochi mesi è costretto privarsene a causa di un'indagine sulla presunta irregolarità del trasferimento. Finisce così in Grecia, dove tutt'oggi milita con la maglia dello Xanthi. "Il calcio è la mia strada", diceva, ma forse un navigatore gli avrebbe fatto comodo.

  159. -

    REYNALD PEDROS

    Stella assoluta del Nantes prima e del Marsiglia, poi, il fantasista francese attira su di sè le attenzioni del Parma che, nel gennaio del 1997, lo strappa all'OM per 6.5 miliardi di lire.

    E' il Parma di Crespo e Zola, di Chiesa e Thuram: un Parma capace di lottare per il titolo fino alla fine della stagione. Non è però il Parma di Pedros: appena 4 le sue presenze, poi - in estate - il passaggio al Napoli.

    Con gli azzurri andrà ancora peggio: Pedros perde se stesso, fatica ad esprimersi e torna in Francia prima di finire in fretta nel dimenticatoio.

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    VIKASH DHORASOO

    La sua carriera sembra iniziare in maniera brillante in Francia, tra Le Havre, Bordeaux e Lione. Nell'estate del 2004 il Milan, sempre attento ai colpi a costo 0, riesce ad assicurarselo proprio dopo una delle sue stagioni migliori.

    Al Milan, però, Dhorasoo, rimane l'ombra di Andrea Pirlo. Gioca a intermittenza, non convince mai. Riparte per la Francia, direzione Parigi.

    La sua parabola discendente, però, è ormai compiuta. Anche al PSG non riesce a lasciare il segno e persino la sua breve avventura a Livorno è tutt'altro che memorabile.

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    GONZALO SORONDO

    Cresciuto in Uruguay, nel Nacional Montevideo, approda giovanissimo in Italia, all'Inter, dove trova l'amico e connazionale Alvaro Recoba.

    In nerazzurro, però, tra il 2001 ed il 2003, riesce a disputare appena 11 partite di campionato. E' l'Inter di Cuper, quella del 5 maggio: Sorondo commetterà pochi errori clamorosi, ma mai riuscirà a mettersi in evidenza.

    La sua avventura italiana si conclude quindi ben presto. L'Inter lo cede in prestito prima in Belgio, poi in Inghilterra, finché, una volta scaduto il suo contratto, fa ritorno in Sudamerica per il Defensor Sporting.

  162. MIKA AALTONEN

    I finlandesi, si sa, non hanno mai sfondato nel calcio, ma spesso si sono rifatti nel post carriera. Mika Aaltonen ha battuto tutti, diventando una volta appesi gli scarpini al chiodo, un professore universitario. Se fate l'Erasmus a Turku e studiate economia, potreste trovarvelo davanti a un esame. L'importante è non ricordargli l'esperienza a Bologna...

    Messosi in luce al Turun Palloseura con un goal favoloso a San Siro contro l'Inter in Coppa UEFA, Aaltonen venne ingaggiato nel 1988 proprio dai nerazzurri, che poi lo fecero girare in vari prestiti, tra cui quello in rossoblù. A Bologna racimolò appena 3 presenze, per un totale di 45' giocati.

    Abbandonata a 29 anni la carriera da calciatore, Aaltonen si è rifatto sui libri: ora insegna Economia all'Università di Turku e alla London School of Economics, ed è membro di svariati enti di ricerca. Insomma, se lo si vede in tv, non è per parlare del 4-4-2 di Paatelainen quanto per spiegare - chissà - la sua ricetta anti-crisi...

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    PIERRE WOME

    Messosi in luce sin da piccolo in Camerun, arriva giovanissimo in Italia dove veste le maglie di VIcenza e Lucchese prima di ricevere la grande chance dalla Roma. In giallorosso, però, giocherà solo 8 partite...

    Leggermente più positiva la sua avventura a Bologna, ma non sufficiente per lasciare il segno. Wome lascia invece l'Italia per trasferirsi prima al Fulham e poi all'Espanyol. In Serie A vestirà poi le maglie di Brescia ed Inter, prima di dire definitivamente addio al nostro Paese.

    Dopo l'esperienza in Germania, Wome torna in patria dove ha appeso gli scarpini nel 2013. In Nazionale il laterale mancino ha avuto un rendimento decisamente superiore rispetto a quello offerto con le maglie dei vari club nei quali ha militato.

  164. -

    ZIZI ROBERTS

    L'amico di Weah approda nell'estate del 1997 al Milan su consiglio dello stesso George, che disse di lui: "Sono orgoglioso perche' c'e' un altro grande giocatore che fa onore alla Liberia". Peccato che l'onore lasciò spazio in poco tempo all'orrore.

    Al Milan, il povero, Zizi, non fece nemmeno una presenza. Venne spedito prima al Monza e poi al Ravenna, dove da terzino destro segnò uno splendido goal nello storico 4-2 sul Napoli al San Paolo. La gioia, però, durò poco e il suo stesso tecnico lo liquidò dicendo che era adatto a un "calcio senza regole".

    Nel 2000 Weah lascia il Milan e finalmente i rossoneri possono liberarsi di Zizi, che dopo una discreta esperienza in Grecia all'Olympiacos, emigra in America ai Colorado Rapids e poi chiude la carriera in seconda serie irlandese. Weah, manco a dirlo, non l'ha più chiamato.

  165. -

    IVAN KAVIEDES

    Con la maglia dell'Emelec, club ecuadoriano, riesce ad ottenere una media-goal superiore ad uno a partita. Nel 1998, Luciano Gaucci, sempre attento ai talenti sparsi per il Mondo, non si fa scappare l'occasione di ingaggiarlo.

    Con la maglia del Perugia, però, Kaviedes non riesce a ripetere le gesta che lo avevano reso famoso. Appena 4 goal prima del divorzio. 4 goal ma anche 3... figli! Durante la sua parentesi italiana, infatti, tre donne diverse gli attribuirono le rispettive gravidanze.

    Detto addio all'Italia e dopo un lungo giro del Mondo, Kaviedes si è ritirato nel 2014.

  166. RUSLAN NIGMATULLIN

    Dopo essersi imposto con le maglie di Spartak Mosca e Lokotiv Mosca, approda in Italia presentato come uno dei migliori portieri del Mondo. E' il Verona a puntare su di lui nel 2001-2002.

    Con la maglia dell'Hellas, però, le cose non vanno nel migliore dei modi. Malesani manda in campo Nigmatullin in una sola occasione e il club scaligero retrocede. Il portiere russo torna in patria, al CSKA, prima di una fugace avventura con la Salernitana.

    Nel 2006 finisce al centro dello scandalo Calciopoli dichiarnado di aver ricevuto pressioni per firmare la procura in favore della Gea. Nel 2009 lascia il calcio e adesso si è reinventato dando il via ad una carriera da Dj, Dj Ruslan.

  167. Daniel Bravo Parma

    DANIEL BRAVO

    Il 'Piccolo Principe del Parco', così lo chiamavano al PSG, arrivò a Parma nell'estate del 1996 grazie alle fortissime pressioni di Ancelotti, che nonostante i 33 anni lo considerava ancora un fenomeno.

    'Bràvò' a Parma durò soltanto una stagione: 24 presenze, 0 goal. Gli emiliani chiusero secondi a due punti dalla Juventus e qualche anno più tardi, Bravo raccontò di aver subito un combine, si pensa proprio nel match decisivo contro i bianconeri: "Dissero che era meglio accordarci per il pari, che non si poteva vincere".

    Dopo un peregrinare in Francia tra Lione e Marsiglia, Bravo concluse la sua carriera al Nizza nel 2000 e dal 2001 è uno stimato commentatore televisivo per 'Canal +'.

  168. -

    PABLO GARCIA

    Qualche match in patria, in Uruguay, meno di 40 con la squadra B dell'Atletico Madrid: basta questo a Pablo Garcia per conquistare un ingaggio dal Milan che nell'estate del 2000 lo porta in Italia.

    In rossonero, però, di spazio ne troverà poco. Appena 5 presenze per lui prima del passaggio in prestito al Venezia. In Laguna non va certo meglio e così l'uruguaiano fa le valigie per tornare in Spagna, all'Osasuna.

    Nel 2005 si guadagna addirittura un ingaggio al Real Madrid, ma dopo una stagione da 'Galactico' veste le maglie di Celta Vigo, Murcia, PAOK e Skoda Xanthi prima di lasciare il calcio.

  169. Getty Images

    CESAR PRATES

    Dopo essere cresciuto nell'Internacional e passato persino dal Real Madrid prima di tornare in Brasile, Cesar Prates spicca il volo indossando le maglie di Sporting Lisbona e Galatasaray. Dopo un breve ritorno in patria, l'occasione chiamata Italia...

    E' il Livorno a portare in Serie A nell'estate del 2005 il laterale destro verdeoro che però, col club toscano non riesce ad imporsi nonostante la brillante stagione della squadra labronica. Dopo di che il passaggio al Chievo: appena 3 le presenze con i 'mussi' prima del ritorno in patria.

    Dopo aver giocato, in Brasile, con le maglie di Figueirense, Atletico Mineiro, Portoguesa, Joinville e Nautico, ha appeso gli scarpini al chiodo qualche anno fa.

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    ALBERTO ZAPATER

    Più che un vero e proprio 'bidone', lo spagnolo fu più che altro una meteora. Messosi in evidenza col Real Saragozza, nell'estate del 2009 fu portato in Italia dal Genoa.

    In maglia rossoblù parte subito forte, andando persino in goal al debutto contro la Roma con una splendida rete su punizione. Poi, pian piano, lo spazio per lui inizia a diminuire e al termine della stagione finirà allo Sporting Lisbona in cambio di Miguel Veloso

    Adesso, dopo 5 anni passati in Russia al Lokotiv Mosca, il centrocampista spagnolo è tornato al Real Saragozza.

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    ERIK HUSEKLEPP

    Nel mercato di riparazione della stagione 2010-2011, un Bari in evidenti difficoltà di classifica si aggiudica l'attaccante norvegese. Nei giorni del suo arrivo, su YouTube spopola un video che lo vede protagonista di diversi canestri realizzati con i piedi...

    A Bari, però, di "centri" ne farà soltanto due, contro Roma e Bologna che non basteranno ad evitare la retrocessione dei pugliesi. Al termine della stagione, Huseklepp lascerà l'Italia per trasferirsi al Portsmouth.

    L'esperienza inglese dura poco: prima il Portsmouth e poi il Birmingham, sempre in Championship. Dopo di che, il ritorno in patria, in Norvegia.

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    JORGE CADETE

    Messosi in luce con la maglia dello Sporting Lisbona, il portoghese approda a Brescia nel gennaio 1995, fortemente voluto da mister Lucescu. Le 'Rondinelle' pagano 160 milioni per il semplice prestito semestrale, puntando su di lui per ottenere la salvezza.

    A Brescia, però, Cadete è poco più che una meteora. Appena un goal, in un ko interno con il Cagliari, in 13 gare disputate. Retrocessione inevitabile per i lombardi, derisi dai tifosi del Parma con lo striscione "Cadete in B" che non ha bisogno di interpretazioni.

    Cadete torna in patria per poi vivere delle esperienze nel Celtic, nel Celta Vigo, nel Bradford e persino in Serie D nel proprio Paese prima di ritrovarsi svincolato e costretto persino a partecipare all'edizione portoghese del Grande Fratello per mantenere la propria "celebrità".

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    CIRIACO SFORZA

    Pupillo di Roy Hodgson, arrivò all'Inter nell'estate del 1996 per 5 miliardi dal Bayern. Doveva essere il regista che mancava ai nerazzurri, invece verrà ricordato più che altro per la citazione nel film 'Tre uomini e una gamba', quando Aldo comprò la maglia di Sforza "perché quella di Ronaldo era finita".

    Nel suo unico anno all'Inter giocò 26 partite segnando una sola rete, all'esordio. Tornato in Germania, visse il periodo migliore della sua carriera vincendo praticamente tutto tra Bayern e Kaiserslautern, dove nel 2006 termina la sua carriera.

  174. BRUNO FORNAROLI

    Nato e cresciuto nel Nacional, in Uruguay, Bruno Fornaroli attira su di sè le sirene della Serie A e la Sampdoria riesce a portarlo in Italia.

    A Genova, però, l'attaccante blucerchiato, pagato 3 milioni di euro nel 2008, vede pochissimo il campo e verrà ricordato solo per un goal annullato nel derby e 2 goal in Coppa Uefa.

    Dopo la delusione italiana, Fornaroli torna al Nacional prima di un breve Sampdoria-bis, culminato con l'addio definitivo. Dopo il Danubio ha trovato fortuna in Australia.
     

  175. -

    AYEW, TOFFOLI & GUMPRECHT

    La stagione 1993-94 del Lecce si concluse con un disastroso ultimo posto e una valanga di record negativi. Le stelle del club, infatti, dovevano essere proprio loro tre ma le cose non andarono certo nel modo sperato...
  176. -

    NICOLAE DICA

    Fresco di tre campionati rumeni vinti ed importanti esperienze in Champions League, Nicolae Dica approda a Catania nel 2008 dove ritrova il suo ex tecnico, Walter Zenga.

    In terra sicula, però, Dica mette insieme appena 3 presenze e al termine della stagione si trasferisce in Grecia.

    Tornato in patria, Dica non riuscirà più a ripetere le gesta dei primi anni di carriera e deciderà di ritirarsi per intraprendere la carriera da allenatore.

  177. HIROSHI NANAMI

    Arrivato al Venezia di Zamparini e Spalletti nell'estate del 1999 con un curriculum di tutto rispetto e la nomina di 'mago degli assist', avrebbe voluto ripercorrere le orme di Nakata ma se ne ritornò nel Sol Levante prima del tempo.

    Zamparini disse di lui: "Lo abbiamo preso perché è il più forte giocatore giapponese. Diventerà un protagonista anche qui". Alla fine Nanami chiusa la prima e unica stagione in Italia con un solo goal, pochi assist e la retrocessione.

    Concluse la sua carriera nel 2008 allo Jubilo Iwata, club di seconda serie giapponese. Ora fa l'allenatore.

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    CARLOS MARINELLI

    Arrivato al Torino nel gennaio del 2003 con il pesante soprannome di "nuovo Maradona", Marinelli deluderà ogni aspettativa mettendo insieme appena 7 gettoni di presenza.

    Tornato al Middlesbrough e dopo un breve passaggio in Argentina tra Boca e Racing, ha un'altra occasione in granata. In Serie B, però, riesce a trovare solo una volta il goal per poi dire definitivamente addio al Toro.

    Dopo l'addio all'Italia, via al giro del Mondo: Portogallo, Stati Uniti, Colombia, ancora Argentina, Ungheria e Perù.

  179. -

    GUSTAVO BARTELT

    'El Facha' ('Il Bello') arriva alla Roma dal Lanus per 13 miliardi di vecchie lire. Paragonato a Caniggia, più per la chioma che per altro, fu voluto da Zeman e preferito a... David Trezeguet.

    Scelse con masochismo la numero 9 lasciata libera da Balbo, ma dopo un inizio promettente finì nel dimenticatoio, collezionando appena 12 presenze e ovviamente nessun goal.

    Dopo due stagioni in prestito tra Aston Villa e Rayo Vallecano, lo scandalo passaporti lo travolse e fu costretto a tornare in Argentina. La sua carriera da calciatore termina nel 2011 all'All Boys, la squadra che l'aveva lanciato verso l'Europa.

  180. -

    THEOFANIS KATERGIANNAKIS

    Campione d'Europa nel 2004 con la Grecia, Katergiannakis sbarca in Italia, al Cagliari, ma Arrigoni decide di puntare su Iezzo.

    Così, il portiere greco, dopo aver accumulato appena 15 presenze, lascia l'Italia e si trasferisce al Siviglia.

    Al Siviglia, però, non giocherà nemmeno una partita: deciderà così di tornare in Grecia dove concluderà la carriera tra Iraklis e Kavala.

  181. -

    DEJAN PETKOVIC

    Dopo aver brillato in patria, prima nel Radnicki e poi nella Stella Rossa, Dejan Petkovic ha la grande chance col Real Madrid, ma le cose non vanno nel verso sperato.

    Nell'estate del 1999, dopo aver deluso in Spagna e dopo una fruttuosa esperienza in Brasile, il Venezia punta su di lui. Gli esiti però saranno disastrosi: appena 1 goal in 13 presenze.

    Addio all'Italia, dunque, e via al 'giro del Mondo': Brasile, Cina, di nuovo Brasile, Arabia Saudita e gran finale, proprio in Brasile. Nel 2011 il ritiro dal calcio.

  182. -

    JOCELYN BLANCHARD

    Nell'estate del 1998, la Juventus lo preleva dal Metz e qualcuno lo dipinge addirittura come l'erede di Deschamps, stella dell'organico bianconero.

    In Serie A, però, Blanchard metterà insieme appena 12 presenze prima di tornare, dodici mesi dopo, in Francia.

    Quattro stagioni al Lens, poi ben 8 in Austria prima di chiudere la carriera da calciatore e diventare direttore sportivo.

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    CHRISTIAN KELLER

    Portato in Italia dalla Lazio, nel 2005, veniva descritto come un potenziale titolare nel centrocampo di Delio Rossi. Di spazio, invece, ne troverà poco, appena 7 presenze prima dell'addio.

    Dopo l'unica annata italiana, Keller torna in patria dove veste la maglia dello Stabaek, prima di provare l'avventura in Turchia con il Kasimpasa.

  184. AMARAL

    Cresciuto, parole sue, in una casa senza luce e con praticamente nulla da mangiare e con cui vestirsi, fu costretto a trovarsi subito un lavoro ed ad assumerlo fu un agenzia di onoranze funebri: lì Amaral preparava i morti per la sepoltura, faceva il becchino prima di scoprirsi calciatore.

    Ancelotti si convinse a portarlo nel suo Parma dopo averlo visionato alle Olimpiadi, dove conquistò la maglia di bronzo col Brasile. Schierato sistematicamente fuori ruolo da Carletto, che lo piazzava esterno anziché mediano, Amaral concluse la sua prima stagione in Italia con appena 4 presenze.

    Nel 2000 torna in Serie A, alla Fiorentina, ma si rompe alla prima amichevole e gioca con continuità (senza impressionare) soltanto nella stagione del fallimento. Oggi ha 43 anni e non vuole smettere di giocare: è in forza al Capivariano.