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La Juventus cambia, Spalletti verso il ritorno alla difesa a tre: dalle assenze di Kalulu e Bremer ai troppi goal subiti, i motivi della rivoluzione tattica

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La Juventus sta vivendo il momento più delicato della stagione. Nelle ultime settimane la squadra ha incassato ben 13 goal tra campionato e coppe, un dato che, unito al tracollo europeo di Istanbul, ha fatto scattare un campanello d’allarme a tutti i livelli. 

Le assenze di Gleison Bremer e Pierre Kalulu hanno complicato ulteriormente il quadro, privando la retroguardia bianconera di due elementi fondamentali della difesa.

La sconfitta in terra turca ha aperto scenari inediti. “Abbiamo fatto tre passi indietro, qualcosa dovremo cambiare”, ha ammesso il tecnico Luciano Spalletti al termine della sfida, lasciando intendere un cambio di rotta immediata.

Per far fronte all’emergenza, Spalletti sta valutando seriamente una modifica tattica, con il ritorno alla difesa a tre già in vista del match contro il Como.


  • DIFESA IN EMERGENZA

    La goleada subita all’Ali Sami Yen, nell’andata dei playoff di Champions League contro il Galatasaray, ha aggravato una crisi già evidente: quattordici goal incassati in quattro partite, distribuiti in un ciclo in cui la Juventus ha mostrato fragilità strutturali, soprattutto senza palla. 

    L’assenza prolungata di Bremer, la squalifica di Kalulu e l’infortunio di Emil Holm hanno ridotto drasticamente le rotazioni in difesa.

    A sinistra, nessuno tra Cambiaso, Cabal e Kostic è riuscito a contenere le avanzate di Yilmaz, segnale di una criticità tecnica che Spalletti non può ignorare.

    In vista della sfida contro la squadra di Fabregas, il piano ipotizzato di accentrare Kalulu e spostare Lloyd Kelly a sinistra è svanito, lasciando come unica possibilità Cambiaso terzino e Federico Gatti al posto di Bremer.

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  • RITORNO ALLA DIFESA A TRE

    Spalletti sta valutando con decisione la reintroduzione della difesa a tre, già utilizzata nella fase iniziale della sua gestione.

    In questo sistema, i candidati naturali sarebbero Gatti, Kelly e Teun Koopmeiners, con Cambiaso possibile jolly sugli esterni. 

    Koopmeiners potrebbe abbassarsi per alleggerire il lavoro di Thuram o Locatelli, riportando Fabio Miretti tra le linee in funzione di maggiore gestione del possesso.

    Dall’altra parte, però, la scelta, metterebbe in discussione alcune certezze acquisite, generando nuovi problemi di collocazione per diversi elementi chiave.

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  • COME CAMBIA IL CENTROCAMPO

    L’eventuale cambio di modulo coinvolgerebbe - chiaramente - anche la linea di centrocampo. Kostic scalpita e vuole riprendersi la fascia sinistra, mentre in attacco il cambio di rotta potrebbe portare a soluzioni più creative.

    Sulla fascia destra restano dubbi pesanti: né ConceicaoZhegrova convincono, motivo per cui Spalletti starebbe valutando il ritorno di Weston McKennie in quella zona, alternativa a un possibile impiego di Boga, più a suo agio a sinistra ma adattabile a destra.

  • LE SOLUZIONI IN ATTACCO

    In avanti, la coperta è cortissima: Vlahovic resta indisponibile, mentre Openda continua a non garantire prestazioni adeguate. 

    La gestione del ruolo di centravanti potrebbe quindi alternare McKennie e David, con caratteristiche profondamente diverse fra loro. 

    In alternativa, anche Kenan Yıldız potrebbe essere provato da falso nove, opzione che libererebbe la sinistra per Boga o per un Miretti finto esterno.

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  • UN FINALE DI STAGIONE DA ‘DENTRO O FUORI’

    La sconfitta contro il Galatasaray ha reso in salita la qualificazione agli ottavi di Champions: servono tre goal di scarto all’Allianz Stadium per allungare la sfida ai supplementari. 

    Una missione complicata, che influenza direttamente le scelte tecniche per le prossime partite di campionato contro Roma e Como, veri scontri diretti nella corsa al ritorno in Champions.

    Spalletti è stato chiaro con la sua squadra “niente alibi e più personalità”. Le scorie psicologiche di Istanbul restano, ma la necessità di un cambiamento è stata sancita dallo stesso allenatore. 

    Ora la Juventus deve decidere se affidarsi alla continuità della difesa a quattro o puntare su una svolta netta con il ritorno alla retroguardia a tre, nella speranza che basti a raddrizzare un equilibrio sempre più fragile.

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