Pubblicità
Pubblicità
Premier League title race bottle jobs GFXGOAL

L'incubo dell'Arsenal rischia di diventare realtà: dallo scivolone di Gerrard alla sfuriata di Keegan, tutti i colpi di scena nelle corse al titolo di Premier League

Pubblicità

Solo un mese fa, il 14 marzo, infatti, l'Arsenal di Mikel Arteta aveva il 97.6 per cento di possibilità di vincere il campionato. 

Tuttavia, due sconfitte consecutive per 2-1, in casa contro il Bournemouth e in trasferta contro il Manchester City, fanno sì che i Gunners rischino il secondo posto per la quarta stagione consecutiva - il che rappresenterebbe un duro colpo per una squadra assemblata a suon di milioni e che sembrava praticamente certa di porre fine ad una attesa che dura da 22 anni.

Ciononostante, i nordlondinesi hanno ancora cinque partite da giocare, e il City ha senza dubbio il calendario finale più difficile, il che significa che non tutto è ancora perduto. La pressione, però, rischia di cestinare l'ottimo lavoro fatto nei mesi precedenti.

Di seguito, GOAL passa in rassegna le più clamorose vicende nella corsa al titolo nella storia della Premier League...

  • FBL-ENG-PR-MAN CITY-ARSENALAFP

    7ARSENAL 2022-23: NON BASTANO OTTO PUNTI DI VANTAGGIO AD APRILE

    Quando l'Arsenal travolse il Leeds per 4-1 il 1° aprile 2023, sembrava davvero che i Gunners stessero per vincere il campionato per la prima volta dalla stagione degli 'Invincibles' del 2003-04. Dopo il ko per 3-1 in casa nello scontro diretto contro il Manchester City a metà febbraio, i londinesi avevano vinto sette partite di fila ed erano otto punti avanti sui diretti contendenti al titolo.

    Tuttavia, l'Arsenal mandò tutto all'aria dopo essersi portato sul 2-0 ad Anfield il 9 aprile, in quello che fu il primo di tre pareggi consecutivi, contro Liverpool, West Ham e il Southampton ultimo in classifica, prima di essere travolto 4-1 dagli uomini di Guardiola all'Etihad il 26 aprile.

    "Siamo stati battuti dalla squadra migliore", ha ammesso Arteta su BT Sport dopo la batosta subita dall'Arsenal a Manchester. "Sono stati eccezionali e quando è così è estremamente difficile raggiungere quel livello e noi non ci siamo nemmeno avvicinati. Siamo stati puniti e avremmo potuto essere puniti ancora di più. Però non ci arrenderemo. Mancano cinque partite in questo campionato, può succedere di tutto."

    Alla fine, però, quella rimontà non arrivò mai.

  • Pubblicità
  • 6MANCHESTER UNITED 1997-98: IL GOAL DI OVERMARS CHE FECE LA STORIA

    Le persone forse non ricordano il nome, ma tutti ricordano quel volto. Quando l’Arsenal batté la capolista Manchester United a Old Trafford il 14 marzo 1998, la regia passò dal campo agli spalti, dove un tifoso dei Gunners dai capelli ricci, Barry Ferst, appariva quasi sul punto di esplodere dalla gioia.

    Il suo entusiasmo era più che comprensibile. Grazie al goal nel finale di Marc Overmars, l’Arsenal si portò a soli sei punti dallo United, con però tre partite ancora da recuperare. Un visibilmente nervoso Alex Ferguson cercò di ridimensionare la portata della sconfitta, mettendo in dubbio qualità e solidità mentale dei londinesi.

    "Se vinceranno le loro gare da recuperare ci sorpasseranno, ma scopriranno che nel finale di stagione inizieranno a perdere punti, non c’è alcun dubbio su questo", dichiarò lo scozzese. "Oggi hanno giocato bene, ma non credo siano una squadra di calcio migliore di noi".

    Ferguson, però, si sbagliava. Il suo Manchester United reggerà il ritmo fino al traguardo, ma i rivali non si spezzeranno mai fino alla conquista del titolo. Quella vittoria a Old Trafford fu infatti la seconda di una serie di dieci successi consecutivi che permisero all’Arsenal di vincere il campionato con due giornate d’anticipo.

    Arsène Wenger completò poi una stagione d’esordio straordinaria guidando i suoi al 2-0 contro il Newcastle nella finale di FA Cup, firmando così il secondo double nazionale della storia del club.

    Nel frattempo Ferguson era furioso. Lo United aveva un vantaggio di 11 punti dopo il successo sul Chelsea di febbraio - tanto che un bookmaker di Manchester aveva già pagato le scommesse sul titolo - e aveva sprecato l’occasione di volare a +14 dopo la clamorosa sconfitta contro lo Sheffield Wednesday, seguita dal pareggio per 1-1 sul campo del West Ham.

    I campioni in carica chiusero infine la stagione senza trofei, uno scenario impensabile fino a quella partita contro l’Arsenal. Ma quel goal di Overmars cambiò tutto. E Ferst, insieme a tutti gli altri tifosi, lo aveva capito perfettamente.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • 5ARSENAL 2003/03: LA SCONFITTA CONTRO IL LEEDS, L'INIZIO DI UN CROLLO INATTESO

    Arsene Wenger fu furioso per la narrazione che descriveva la stagione 2002/03 dell’Arsenal come un “fallimento”.

    "Ovviamente vogliamo vincere il titolo, ma la cosa più difficile per un club è essere costante e noi lo siamo stati in modo straordinario", spiegò. "Abbiamo perso il campionato contro una squadra che spende il 50% in più ogni anno: l’anno scorso, dopo aver perso il titolo, hanno comprato un giocatore da 30 milioni di sterline. Faranno lo stesso anche il prossimo anno. Noi abbiamo fatto miracoli solo per poter competere con loro".

    Sotto il profilo della potenza economica del Manchester United, il discorso di Wenger non era del tutto infondato. Tuttavia, era altrettanto evidente come un Arsenal ricco di talento avesse perso slancio nel momento decisivo della stagione.

    Dopo il successo contro il Charlton del 2 marzo 2003, i Gunners si trovarono a +8, seppur con una partita in più rispetto allo United. Da lì iniziò però un crollo inatteso: solo due vittorie nelle successive sette gare e, soprattutto, la sconfitta casalinga per 3-2 contro il Leeds il 4 maggio che di fatto chiuse ogni speranza di riconferma del titolo.

    In quel periodo decisivo, l’Arsenal aveva anche pareggiato ad Highbury contro lo United, con Ryan Giggs autore del 2-2 finale per gli ospiti. Ma fu soprattutto un altro 2-2 a lasciare il segno, quello sul campo del Bolton, con i Gunners raggiunti due volte negli ultimi 15 minuti al Reebok Stadium, episodio che sembrò incrinare definitivamente la fiducia della squadra.

    Lo stesso Wenger ammise in quell’occasione: "Per la prima volta non dipende più da noi, ed è difficile da accettare". Un colpo dal quale l’Arsenal non si sarebbe più ripreso, con la sconfitta contro il Leeds arrivata appena otto giorni dopo a sancire la fine dei sogni di gloria.

  • 4MANCHESTER UNITED 2011/12: IL GOAL DI AGUERO CHE FECE LA STORIA

    Alex Ferguson pensava di aver visto tutto in oltre trent’anni di carriera da allenatore, ma anche lui rimase senza parole di fronte al Manchester United che si fece rimontare un vantaggio di 4-2 in un clamoroso pareggio contro l’Everton, in un momento cruciale della corsa al titolo 2011/12.

    "È stato un regalo, un vero e proprio regalo", sbottò Ferguson. "Dovevamo solo portare a casa la partita e invece è un peccato, perché abbiamo giocato anche un grande calcio. I goal segnati erano bellissimi. Subire quattro reti a Old Trafford in una gara così importante… non riesco a crederci".

    Per Ferguson, però, il peggio doveva ancora arrivare. Poco dopo, infatti, lo United offrì una prestazione al di sotto delle aspettative nella sconfitta per 1-0 nello scontro diretto con il Manchester City, permettendo ai “cugini” di balzare in vetta alla classifica a due giornate dalla fine.

    Lo United rimase aggrappato al sogno fino all’ultimo secondo della stagione, vincendo contro Swansea e Sunderland. Ma il City si aggiudicò uno dei finali di campionato più incredibili della storia della Premier League grazie al goal di Sergio Agüero all’ultima giornata.

    In conferenza, Ferguson si mostrò elegante nella sconfitta: "A nome del Manchester United voglio congratularmi con il City. È un risultato straordinario vincere la Premier League".

    Dentro di sé, però, la delusione era enorme, soprattutto considerando che la sua squadra aveva avuto otto punti di vantaggio sul City prima della pesante sconfitta per 1-0 contro il Wigan a metà aprile. Quel “regalo”, alla fine, era costato il titolo.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • 3ARSENAL 2007/08: IL CROLLO EMOTIVO DI CAPITAN GALLAS

    Il crollo collettivo di concentrazione dell’Arsenal in una giornata ormai entrata nella memoria, a St Andrew’s nel febbraio 2008, era in parte comprensibile. Dopo appena tre minuti della sfida contro il Birmingham, infatti, i Gunners avevano assistito al terribile infortunio di Eduardo, vittima di una frattura scomposta alla gamba dopo un intervento durissimo di Martin Taylor.

    Eppure, il crollo emotivo del capitano William Gallas nel finale risultò del tutto inspiegabile, e per molti addirittura imperdonabile.

    Il francese aveva visto la sua squadra sprecare un vantaggio di 2-1 contro un avversario rimasto in dieci uomini, con il pareggio del Birmingham arrivato su calcio di rigore al quinto minuto di recupero. Una frustrazione comprensibile, che lo portò a sfogarsi contro le barriere pubblicitarie.

    Ma ciò che accadde al fischio finale non aveva giustificazioni. Nel momento in cui il capitano avrebbe dovuto provare a reagire e incoraggiare i compagni, Gallas rimase seduto a terra in preda alla rabbia, rifiutandosi inizialmente di lasciare il campo.

    Solo l’intervento di Arsène Wenger lo convinse ad alzarsi e rientrare negli spogliatoi. Un gesto che contribuì ad alimentare la sensazione di una squadra fragile mentalmente, incapace di reggere la pressione nel momento decisivo.

    L’Arsenal era arrivato a Birmingham con cinque punti di vantaggio in classifica, forte di una serie positiva di 10 partite senza sconfitte, con otto vittorie. Ma da lì in avanti raccolse una sola vittoria in sette gare, chiudendo poi il campionato al terzo posto, a quattro punti dal Manchester United campione.

    Il grave infortunio di Eduardo aveva già pesato enormemente sulla stagione, ma la reazione di Gallas in quella giornata finì per rappresentare uno dei simboli più evidenti del crollo dei Gunners.

  • 2NEWCASTLE 1995/96: LA CADUTA DI KEEGAN

    Ancora oggi, il celebre sfogo post-partita di Kevin Keegan contro Alex Ferguson è difficile da guardare. C’è tanta passione, ma anche altrettanta sofferenza. È un’esplosione viscerale di orgoglio e ribellione, ma anche il segnale evidente di un uomo che sta iniziando a rendersi conto di stare perdendo la sua battaglia.

    Per gran parte della stagione 1995/96, il Newcastle di Keegan sembrava destinato a conquistare il suo primo titolo dal 1927, con una squadra soprannominata “The Entertainers” capace di travolgere gli avversari con un calcio spettacolare e offensivo. A un certo punto il vantaggio in classifica aveva raggiunto i 12 punti.

    Lo United, però, iniziò lentamente a ricucire lo strappo e, dopo la storica sconfitta per 4-3 del Newcastle contro il Liverpool in quella che è ancora considerata una delle partite più belle della storia della Premier League, Keegan apparve distrutto: la sua immagine, piegato sulle barriere pubblicitarie ad Anfield, divenne uno dei simboli di quella stagione.

    Poche settimane più tardi arrivò però il momento più iconico. Dopo la vittoria per 1-0 sul campo del Leeds, Keegan si scagliò pubblicamente contro Ferguson, che aveva messo in dubbio la capacità degli avversari di lottare con la stessa intensità mostrata dallo United.

    "Sono stato zitto fino a ora, ma devo dire che ha perso molto della mia stima quando ha detto quelle cose", sbottò Keegan a Sky Sports. "Noi non abbiamo mai fatto ricorso a certe cose, ma glielo dico chiaramente: siamo ancora in corsa per questo titolo, e lui deve andare a Middlesbrough e fare risultato… e vi dico una cosa, sinceramente: lo amerò se li batteremo, lo AMERÒ!"

    Alla fine, però, lo United andò a Middlesbrough e ottenne ciò che serviva: i tre punti. E il campionato si chiuse con il Manchester United campione, mentre il Newcastle si arrese nelle ultime due giornate.

    Sia Keegan che la sua squadra finirono per essere logorati dalla straordinaria capacità di Ferguson di giocare anche la partita psicologica.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • 1LIVERPOOL 2013/14: L'ICONICA E DRAMMATICA CADUTA DI GERRARD

    Il capitano del Liverpool Steven Gerrard radunò i compagni in un cerchio e li incitò con parole rimaste celebri: "Non possiamo farcela sfuggire adesso". I Reds avevano appena battuto 3-2 il Manchester City, rivale diretto per il titolo, portandosi a +2 sul Chelsea in vetta alla Premier League. Il City, terzo ma con due partite in meno, era scivolato a sette punti dalla capolista dopo la sconfitta di Anfield.

    Il primo titolo in campionato dal 1990 sembrava finalmente a portata di mano per il Liverpool di Brendan Rodgers, protagonista di una straordinaria serie di 10 vittorie consecutive che li aveva proiettati sorprendentemente in corsa per il trofeo. La striscia si allungò a 11 successi con la vittoria sul Norwich, ma proprio in quel momento la stagione cambiò direzione.

    La svolta arrivò il 27 aprile, nella sfida casalinga contro un Chelsea ormai concentrato sulla Champions League. Un successo avrebbe di fatto consegnato il titolo ai Reds, ma nonostante il dominio territoriale, il Liverpool non riuscì a concretizzare. E in modo quasi simbolico, arrivò l’errore più pesante: nel recupero del primo tempo, proprio Gerrard scivolò a centrocampo perdendo palla, spalancando a Demba Ba la via del goal.

    Nella ripresa il Liverpool assediò la porta del Chelsea, ma la squadra di José Mourinho — come ammesso da Rodgers — “mise due autobus davanti alla porta”. I Reds non riuscirono a trovare il pareggio e nel finale Willian firmò il 2-0 che chiuse la partita.

    Il sogno non era ancora finito, ma pochi giorni dopo arrivò il disastro di “Crystanbul”: nella penultima giornata, il Liverpool si fece incredibilmente rimontare dal 3-0 al 3-3 contro il Crystal Palace, sprecando anche il vantaggio nella differenza reti rispetto al Manchester City. L’assalto finale lasciò la squadra completamente sbilanciata e costò altri punti decisivi.

    Il colpo fu definitivo. Al triplice fischio, Gerrard provò a consolare Luis Suárez, ma l’impressione era che fosse lui ad aver bisogno di conforto. In seguito, il capitano ha definito quel periodo “i tre mesi peggiori della mia vita”, ammettendo di convivere ancora con ricordi difficili da cancellare.

    "Sarebbe facile se bastasse nasconderli sotto il tappeto e non pensarci più", ha raccontato al High Performance Podcast nel 2020. "Ma non credo che sarà mai così…"