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Gabriele GravinaIMAGO

Gravina si difende: "Io indegno? Nessuno può dirlo, sto vivendo da recluso, della Nazionale frega solo ai tifosi"

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Gabriele Gravina ha parlato dopo le ultime settimane a dir poco complesse per lui, che si è dimesso da Presidente della FIGC a seguito della mancata qualificazione dell'Italia al Mondiale.


Gravina ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui ha affrontato a 360 gradi le principali questioni che sono al centro del dibattito sul calcio italiano.


L'ex numero uno della Federazione ha spiegato le ragioni per cui si è dimesso sottolineando però gli aspetti positivi del suo mandato e rispondendo agli attacchi ricevuti in questi giorni.

  • "NON POSSO TOLLERARE DI ESSERE DEFINITO INDEGNO"

    "Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio. Riferimento alle parole di Abodi? Non voglio fare nomi. Ognuno si qualifica per quello che è e per quello che sente. Toccherà ad altri dare un giudizio".

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  • "SAREI DOVUTO ESSERE PIU' BRAVO COME CALCIATORE..."

    "Pensiamo agli oltre 800 mila minorenni impegnati, ai progetti con le scuole, ai programmi sull’inclusione e sulla sostenibilità sociale e ambientale. Per non parlare dei risultati positivi delle Nazionali giovanili e di quelli delle azzurre", ha detto Gravina sottolineando gli aspetti positivi di questi anni.


    L'ex Presidente della FIGC ha poi ironizzato: "Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…".

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  • "NON HO MANTENUTO LA PROMESSA, ORA VIVO DA RECLUSO"

    Per quanto riguarda le dimissioni: "Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione".


    Gravina ha rivelato però che già prima aveva in testa di rassegnare le dimissioni: "Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione".

  • "ACCORDI PER IL PROSSIMO PRESIDENTE? FOLLE PENSARLO"

    "Non sarò il regista del futuro e non tirerò la volata a nessuno", le sue parole su chi potrà sostituirlo. "È folle pensare che possa fare accordi con qualcuno. Sono convinto che alla fine le componenti mostreranno senso di responsabilità e riusciranno ad individuare un candidato in grado di coagulare il maggior numero di consensi possibile".


    Sulla possibilità che venga scelto un ex giocatore: "Non bisogna avere preclusioni, neppure verso un grande dirigente. Non è questione di uomini, contano i programmi e il valore delle persone. E bisogna relazionarsi con la politica in modo diverso".

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  • "DELLA NAZIONALE FREGA SOLO AI TIFOSI"

    Sul ruolo dei club, Gravina ha aggiunto: "La filiera del talento italiano non si sviluppa a pieno perché i club, che sono aziende private, perseguono i propri interessi e non ritengono funzionali il tempo e la fatica che servono per far sbocciare un giovane selezionabile per la Nazionale".


    Gravina con amarezza ha proseguito sottolineando la mancanza di interesse nei confronti della Nazionale: "Diciamolo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali".