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Di Natale a GOAL: "Sono stato vicino alla Juventus, ma l'Udinese era la mia famiglia"

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Più di Baggio o Del Piero, dietro solo a Piola, Totti, Nordahl, Meazza e Altafini, ma senza mai indossare la maglia di una delle big del nostro calcio: la grandezza di Antonio Di Natale è tutta qui, nel suo essere stato uno degli attaccanti più prolifici della storia della Serie A senza aver mai rinunciato ai suoi valori, al suo amore per la maglia, a quel senso d'appartenenza e di riconoscenza che nel calcio di oggi sembra ormai smarrito.

209 goal in 445 presenze, dipingendo opere d'arte tra Empoli e Udinese, in una provincia che con lui ha sognato ad occhi aperti, vissuto notti d'Europa, provato emozioni uniche e irripetibili.

Niente e nessuno è riuscito a scalfire il suo matrimonio con il club friulano, nonostante per oltre un decennio Totò sia stato uno dei giocatori più corteggiati in Italia e in Europa.

In occasione del raduno di Operazione Nostalgia abbiamo ripercorso con lui la sua carriera, parlato del suo presente all'Orvietana, dei talenti del futuro della Nazionale e del suo tifo, mai nascosto, per il Napoli, portato in trionfo dal suo ex maestro Luciano Spalletti.

  • IL CALCIO MODERNO E IL CONCETTO DI 'BANDIERA'

    Antonio Di Natale è stato una delle ultime bandiere del nostro calcio: dodici stagioni vissute con la maglia dell'Udinese, i colori bianconeri come seconda pelle. Qualcosa di sempre più raro nel calcio moderno, soprattutto alla luce di quanto successo nei giorni scorsi: la cessione di Sandro Tonali dal Milan al Newcastle, una delle operazioni più inattese e sorprendenti degli ultimi anni.

    “Ognuno di noi ha la sua storia - spiega Totò - io ho sempre detto che a Udine stavo bene. Per me è una famiglia, ci sono stato 12 anni, per me i più belli per me quando giocavo a calcio. Ma adesso sono cambiati anche un po’ i tempi, adesso purtroppo ci sono i procuratori, le società che hanno bisogno di far cassa. È arrivata un’offerta per un giocatore così importante come Tonali e il Milan ha accettato”.

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  • "ERO QUASI VICINO ALLA JUVE"

    Anche Di Natale è stato più volte al centro dei rumors di mercato. Come nel 2012, quando il Milan lo cerca con insistenza: Galliani vorrebbe affidarsi alla sua esperienza in una delle estati più complicate per il mondo rossonero, con le cessioni di Ibrahimovic e Thiago Silva e gli addii di Seedorf, Inzaghi, Nesta e Gattuso. Ma la sua risposta ai cronisti su un possibile trasferimento in rossonero è tranchant: “Non lascerei mai l’Udinese, nemmeno se il Real Madrid bussasse alla mia porta. Voglio finire la mia carriera qui e arrivare a 150 goal in Serie A con la maglia bianconera”.

    Una scelta coerente con quella di due anni prima, quando a tentare Totò, fresco di titolo di capocannoniere della Serie A 2019/2020, era stata la Juventus. La squadra che più di ogni altra era stata a un passo dal mettere le mani sul fuoriclasse napoletano.

    "C’è stato un mesetto in cui ero quasi vicino alla Juve - ammette Di Natale ai microfoni di GOAL - Poi insieme alla famiglia Pozzo abbiamo deciso di rimanere a Udine”.

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  • Buffon Di NataleGetty

    "RINGRAZIO BUFFON, È IL PIÙ FORTE DEL MONDO"

    Alla Juventus Di Natale avrebbe trovato ad accoglierlo a braccia aperte Gigi Buffon, suo compagno in Nazionale. La stima del portiere dell'attuale portiere del Parma nei confronti di Totò è nota, ribadita anche in un suo recente intervento alla 'Bobo TV'. “I sei giocatori italiani tecnicamente più forti con cui ho giocato sono, e non è una classifica, Pirlo, Totti, Del Piero, Roberto Baggio, Cassano e il sesto valeva veramente tipo Bebeto, è Antonio Di Natale”.

    Un commento che ovviamente riempie d'orgoglio l'ex attaccante dell'Udinese: “Gigi per me è il portiere più forte del mondo, io l’ho sempre detto, io ho una stima verso di lui e lui ce l’ha verso di me. Sono belle parole, lo ringrazio, vuol dire che nel calcio ho dato qualcosa anche io”.

  • "L'ADDIO AL CALCIO AL MOMENTO GIUSTO"

    Una carriera lunghissima quella di Di Natale, che ha deciso di appendere gli scarpini al chiodo dopo 20 stagioni tra i professionisti costellate di goal. Da quell'Udinese-Carpi datato 15 maggio 2016 sono passati ormai oltre 7 anni, ma Antonio non ha alcun rimpianto sul timing di quella decisione.

    “Sinceramente io sei mesi prima ero già pronto, ho cercato di dare tutto quello che potevo, mi sono divertito nel calcio perchè è la mia passione, però è arrivato un punto che ho detto basta. Dispiace dopo 25 anni che fai questo mestiere, però arriva anche il momento nostro. Per me è stato il momento giusto”.

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  • "UN ALTRO DI NATALE? C'ERA INSIGNE..."

    Ancora oggi la ricerca di un "nuovo Di Natale" non ha dato risultati. Totò era assolutamente unico nel suo genere: il fisico e la tecnica di un 10 mixata alla prolificità e alla cattiveria sotto porta di un vero numero 9. Ma c'è un giocatore in cui Di Natale si rivede in Italia, almeno in parte...

    "C’era prima, c’era Insigne, quello che si avvicinava un po’ alle caratteristiche come giocavo io. Adesso tanti ragazzi giocano con altri ruoli… Speriamo, lo aspettiamo (un altro Di Natale, ndr)”.

  • Pafundi BaldanziGetty

    "BALDANZI E PAFUNDI FANNO LA DIFFERENZA"

    Puntando lo sguardo al futuro due talenti che potrebbero per certi versi ripercorrere le orme di Di Natale sono Tommaso Baldanzi e Simone Pafundi, in due piazze come Empoli e Udine che Totò conosce benissimo.

    “Se Baldanzi e Pafundi possono essere il futuro della Nazionale? Credo di si, Mancini lo ha dimostrato negli ultimi 4-5 anni sta portando tanti ragazzi giovani in Nazionale e secondo me loro sono due giocatori di cui tra due-tre anni si sentirà parlare molto. Sono due giocatori che secondo me fanno la differenza”.

    E la presenza di un ct come Mancini non può che aiutarli nel loro percorso in azzurro.

    "Mancini ha fatto bene a continuare ancora, è l’unico allenatore che crede ancora molto nei giovani, c’è crescita anche in Under 21, Under 15, Under 20, tutti ragazzi che secondo me Mancini vede. Speriamo di poter fare un po’ come ha fatto la Spagna, Germania, la Francia. Ci vuole del tempo ma secondo me abbiamo tanti ragazzi interessanti”.

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  • "NOI NAPOLETANI RINGRAZIAMO SPALLETTI PER LO SCUDETTO"

    Dall'azzurro della Nazionale a quello del Napoli, la squadra della sua città, l'amore di sempre. E se in carriera Antonio ha preferito non indossare quella maglia per non dover reggere il peso di una responsabilità cosi grande, adesso si sta godendo da tifoso un'annata leggendaria.

    “Faccio i complimenti al presidente, ai tifosi, al mister Luciano Spalletti di cui sono molto amico, a tutto lo staff, lo ringraziamo perchè ha fatto un percorso bellissimo l’anno scorso, ci ha portato lo Scudetto che a Napoli stanno ancora festeggiando. Lo ringraziamo tutti noi napoletani”.

    Il legame tra Di Natale e Spalletti è speciale: fu proprio il tecnico di Certaldo a farlo esordire tra i professionisti in un Empoli-Cremonese del gennaio 1997, prima di ritrovarsi a Udine nell'estate del 2004 vivendo insieme una stagione storica, suggellata dalla qualificazione in Champions League dei friulani.

    Oggi, come allora, Spalletti ha deciso di lasciare dopo un grande traguardo. Una scelta che Di Natale rispetta e condivide:
    “Se il mister ha preso una decisione cosi vuol dire che il ciclo era finito per lui, e secondo me quando un allenatore non può dare più di quello che ha dato è giusto cosi. Ripetersi il secondo anno non è facile, lui l’ha capito e noi napoletani lo ringraziamo perchè ci ha portato lo Scudetto dopo 30 anni".

  • IL PRESENTE ALL'ORVIETANA

    Il presente di Di Natale, dopo l'esperienza da allenatore alla Carrarese, è dietro la scrivania, nel suo incarico di vicepresidente dell'Orvietana, club che milita in Serie D. Una sfida che Totò ha accolto nell'autunno del 2022 con la solita passione.

    “A Orvieto ho tanti amici, il presidente lo conoscevo da tanti anni, mi ha chiesto di entrare in società, l’ho fatto volentieri. Quest’anno abbiamo fatto un bel campionato, ci siamo salvati. Quest’anno speriamo di fare meglio dell’anno scorso”.

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