Laura Giuliani MilanGetty Images
Redazione Goal22 nov 2024
WOMEN'S FOOTBALL
AC Milan
Italia

Laura Giuliani a INDIVISA: "Il nostro è un calcio empatico, viviamo di sensazioni. Alle bambine dico: imparate dal Piccolo Principe"

Molto più di una calciatrice. Laura Giuliani, portiere del Milan e della Nazionale, si è raccontata in esclusiva a INDIVISA. Una chiacchierata a 360 gradi su come sta il calcio femminile in Italia, sulla sua carriera e su cosa vuol dire essere una giocatrice professionista al giorno d'oggi: "Il calcio femminile in Italia è in grande crescita. C’è stato un piccolo rallentamento l'anno scorso, ma nell’ultimo periodo si è ripreso benissimo e sono tanti i cambiamenti in arrivo. Il professionismo è una sicurezza, ci dà basi solide, ma quello che stiamo vivendo oggi è un passaggio di testimone, di crescita importante, ora bisogna costruire qualcosa di ancor più solido per diventare uno dei migliori campionati d’Europa”.

WOMEN'S SUPER LEAGUE SUPERIORE

"Il nostro campionato non è tanto distante dagli altri top a livello continentale, solo quello inglese è un pochino più lontano. È soprattutto una questione mediatica, di strutture, di risonanza e di visibilità. Non è un caso che siano arrivati certi risultati. È un progetto che nasce tanti anni fa e ha sempre visto con costanza una crescita. È bello vedere tutta l’attenzione mediatica che viene creata, le strutture dedicate, la possibilità di giocare in stadi capienti. Questo succede perché ci sono una visibilità e una tendenza che porta ad avere 45-50 mila persone allo stadio, creando un ambiente consono a un prodotto mediatico che poi fa la differenza".

NEVER GIVE UP

"Non ho mai avuto la sensazione di non potercela fare, anche quando mi ero infortunata al ginocchio a Friburgo, in un periodo nel quale non stavo giocando, facevo fatica a trovare spazio. Ammetto che in quel momento ho avuto un “inciampo”, ho iniziato a “balbettare”, ma in generale, in tutta la mia carriera, tutto quello che ho fatto ha trovato riscontro in quella che sono oggi. Devo ringraziare anche quei momenti là".

LA GERMANIA NON PIU' SUL TRONO

"Le cose sono cambiate rispetto a qualche anno fa, merito della crescita delle altre Nazionali ma anche per demerito loro. Non hanno continuato a investire nella crescita del movimento quando in realtà non ci sono punti di arrivo. C’è sempre una costante da mantenere e delle richieste da supportare. Nel momento in cui la richiesta europea cresceva, la Germania ha tirato un attimo i remi in barca, ha continuato sul suo percorso. Quando si è accorta che doveva fare qualcosa in più ha riniziato a investire, a crescere, con nuovi progetti e oggi si sta riprendendo alla grande. Riguardo alla mia esperienza, io ero a Como e finito il liceo ho deciso di intraprendere questa strada personale e mettermi gioco. La Germania ai tempi aveva il campionato migliore, erano già professioniste, tutte le migliori giocatrici avevano l’ambizione di giocare nella Frauen Bundesliga. Per me era l’occasione per mettermi in gioco e fare una esperienza extracalcio, di crescita, che mi avrebbe portato a un’autonomia personale. Non è stato facile, a 950 chilometri di distanza. Ma in Germania mi sono messa alla prova e ho capito che avrei voluto fare la calciatrice”.

LAURA A 360 GRADI

"Non ho mai pensato al calcio come il lavoro per arrivare a fine del mese. Ho sempre amato coltivare i miei hobby, le mie passioni al di fuori del calcio. Lo sport ti dà da vivere fino a quando sei in carriera, una volta che la carriera finisce c’è una seconda vita che va portata avanti. Che ti porta a rivedere il tuo percorso. Che cosa ho imparato, in che cosa posso specializzarmi, che apporto posso dare, in che modo posso reinventarmi. Lasciare da parte le abitudini del passato e fare qualcosa di nuovo può creare qualche difficoltà. Quando la carriera finisce non hai più la sfrontatezza dei 18 anni, ci sono situazioni che richiedono una sicurezza e una stabilità diversa. Per questo motivo mi è sempre piaciuto portare avanti “la Laura a 360 gradi”, portare avanti gli studi, cercare di capire in che campi potessi interessarmi. Quando ero in Germania non ho mai solo giocato a calcio, nonostante fosse il mio obiettivo primario. Tutto quello che era di contorno è stato un modo per mettermi alla prova, a livello linguistico, culturale e di gestione personale".

INSEGNAMENTO

"Quando sono andata in Germania mi sono ritrovata all’improvviso catapultata a 950 chilometri di distanza, convivendo con il mio attuale marito, a dover portare avanti da sola una casa e una carriera calcistica. L’impegno era quello di una professionista, ma dall’altra parte non mi dava la possibilità di vivere di questo e quindi dovevo lavorare. L’esperienza lavorativa è stata molto formativa, mi ha dato la possibilità di comprendere anche delle situazioni all’interno della squadra che si possono venire a creare. Di base io credo che ci siano due modi di comprendere le cose: o viverle, fare esperienza di quello che si vive e quindi comprendere perché si è vissuto; dall’altra parte ascoltare, ascoltando una persona riesci, con la mente aperta e con la volontà di entrare in empatia con quella persona, a comprendere quello che è l’esperienza della persona e quello che ti sta cercando di passare, come se la facessi tua. Ad oggi queste due cose le metto insieme, sia perché le ho vissute sia perché ascoltando sono riuscita a contestualizzare tante cose. Mi piace il fatto di poter dire “in passato questa cosa l’ho vissuta, ti capisco e posso darti una mano”. Questo lo devo all’esperienza che ho fatto, nonostante non sia stato sempre facile".

EMPATIA

"Noi donne di base siamo molto più empatiche, viviamo di sensazioni, di emozioni, è quello che il nostro movimento, il nostro settore cerca di passare, la capacità di emozionare e di emozionarsi, non solo attraverso le parole ma anche attraverso le azioni. Il modo in cui giochiamo, la passione che mettiamo, la responsabilità che ci portiamo in campo e questo non sempre può essere un fattore pro. Perché la responsabilità sul campo spesso ti porta a metterti extrapressioni che non ti portano ad entrare in campo a mente lucida, a cuore sereno e a prendere le decisioni a volte migliori per il momento”.

RESPONSABILITA' SOCIALE

"Credo che lo sport dia la possibilità di avere una cassa di risonanza importante e dia una responsabilità sociale per l’ambito in cui vuoi impegnarti. È importante capire in che cosa si vogliono mettere le proprie energie. Che cosa si può apportare al proprio mondo, al settore in cui si vuole essere "engagée" e portare delle migliorie, piuttosto che portare esperienza, ispirazione o educazione. Ogni giocatrice per quello che è, per quelli che sono i suoi principi e i suoi valori, può sentirsi responsabile in un settore e lì decide di mettersi alla prova o dare il contenuto, ma niente è dovuto".

RAPPORTO CON I SOCIAL

"Il mio rapporto con i social è semplice: portare chi sono dentro e fuori dal campo. Mi piace essere coerente. Ci sono volte nelle quali non posto niente, perché non mi va di postare, ho bisogno dei miei spazi e dei miei tempi, per stare con me stessa nella mia intimità e non mi sento costretta a fare nulla. Tutto quello che esce sul mio profilo è quello che mi sento di condividere. I social sono uno strumento bellissimo perché danno la possibilità di arrivare a un pubblico vasto, in ogni angolo del mondo in pochissimo tempo. Ma dall’altra parte bisogna stare attenti a non perdere la propria identità dietro a un mondo che te la fa perdere facilmente, soprattutto per quello che ti promette e fa vedere, ma che spesso è inarrivabile”.

LA PIU' GRANDE VITTORIA

"Sentire il mio nome urlato dalle bambine sugli spalti, tra l’altro della nostra Academy, è qualcosa di impagabile".

COSA DIRESTI A UNA BAMBINA CHE INIZIA A GIOCARE A CALCIO

"In questo momento mi sento di riprendere una frase del Piccolo Principe che dice: “E’ il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha reso la tua rosa così importante”. Credo sia il tempo che si dedica alle cose che si amano, alle proprie passioni e a coltivare i propri interessi, a rendere importante per sé stesso il percorso che si fa, al di là degli altri. È il vostro percorso, non permettete a nessuno di dirvi che non potete fare qualcosa".